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Di matematica ma non soltanto…

Archive for the ‘pasquinate’ Category

Poèsia – Aggiunta pe’ li suvve

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Aggiunta pe’ li suvve

Scrivevo giorni fa dei machinoni,
li suvve so’ chiamati, ve dicevo
ch’a me me pareno dei gran cafoni
che ce riportano quasi ar Medioevo.

Mo’ è successo però un fatto strano
a ‘n’amico che c’ho lassù a Milano:
ner mentre che girava pe’ Marziglia
ha rischiato quasi de fini’ in portiglia.

Un camionista ‘mbriaco a ‘n’incrocio
nun ha visto er rosso e ha tirato dritto;
ner suvve s’è infilato a capofitto,
‘sto camionista che direi ‘n po’ frocio!

A quell’amico mio j’ha detto bene,
‘na spalla e ‘na cianca c’ha fratturate,
ma potrà passa’ ancor notti serene
come quelle che co’ Laura ha passate.

Inzomma, n’aggiunta me tocca da fa’
a quella poesiola ch’avevo detto:
nun è ch’er suvve è sempre maledetto,
quarche vorta po’ da’ immunità!

Postilla per i Suv

Qualche giorno fa scrivevo dei macchinoni,
Suv li chiamano, e vi dicevo
che chi li conduce a me sembra un gran cafone
che ci riporta quasi al Medioevo.

È successo però un fatto particolare
a un mio amico di Milano:
mentre girava a Marsiglia
ha quasi rischiato di finire in poltiglia.

Un camionista ubricaco a un incrocio
non ha visto il rosso e ha tirato dritto;
si è infilato nel Suv del mio amico,
questo camiomista forse un po’ checca!

All’amico mio ha detto bene,
una spalla e una gamba fratturate,
ma potrà passare ancora notti serene
come quelle che ha già passato con Laura.

In conclusione, mi tocca fare una postilla
a quella poesiola che avevo scritto:
non è che il suv sia sempre maledetto,
qualche volta ci dà immunità!

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Written by matemauro

27-09-2008 at 15:07

Pubblicato su pasquinate, poesia

Poèsia – A li propietari de li suvve

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A li propietari de li suvve

L’artro giorno so’ stato a Centocelle:
ho parcheggiato facenno un minuetto,
ma me se so’ poi strette le mascelle
e ho puro biastimato un pochetto.

Pe’ fa’ lo slalom su li marciapiedi
toccherebbe da esse ‘no sciatore:
‘no spazio microscopico lo vedi
ma rischi de sfonnaje er radiatore.

E le signore, porelle, che vanno
a fa’ pija’ ‘n po’ d’aria ar regazzino,
lo spazio che je serve nun ce l’hanno:
rischieno de fini’ drent’a ‘n tombino!

E nun parlamo poi della vecchina,
magara co’ le borze della spesa,
je toccherebbe a esse ballerina,
p’anna’ prim’ar mercato e poi in chiesa!

Me vie’ da di’ a quelli sciorcinati
che vanno ‘n giro co’ li machinoni
de ripensa’ ar giorno che so’ nati:
è da propio allora che so’ cojoni.

E nun fa gnente si è ‘n’omo o ‘na donna,
er sesso qui nun crea distinzione;
me lo diceva già mi’ pora nonna:
chi rompe li zebbedei è ‘n gran cafone!

Ai proprietari di Suv

L’altro giorno sono stato a Centocelle
ho parcheggiato facendo un minuetto,
ma poi ho digrignato i denti
e ho anche bestemmiato un po’.

Per fare lo slalom sui marciapiedi
occorrerebbe essere sciatori:
vedi uno spazio microscopico
ma rischi di sfondargli il radiatore.

E le povere signore che vanno
a far prendere aria ai ragazzini
non hanno lo spazio che loro serve:
richiano di finire dentro un tombino!

E non parliamo poi della vecchietta,
magari con le buste della spesa,
dovrebbe saper fare la ballerina
per andare prima al mercato e poi in chiesa!

Mi viene da dire a quei miseroni
che vanno in giro con i macchinoni
di ripensare al momento in cui nacquero
perché è proprio da allora che sono coglioni.

E non importa se siano uomini o donne,
il sesso in questo caso non comporta distinzioni;
me lo diceva già mia nonna:
chi rompe le scatole è un gran cafone.

Written by matemauro

14-09-2008 at 16:53

Pubblicato su pasquinate, poesia

Pasquinata

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bossi_ditomedio

Umberto Bossi
 
Nell’oceanico maxi congresso,
preso dar raptus der gran successo,
co’ na girandola de paradossi,
sbraita e farnetica Umberto Bossi.

Fra li rigurgiti, mostranno er dito
(ma perché nun je s’è impedito?)
manna affanculo Mameli e maestri;
lui nun sa’, coll’accoliti maldestri,

che si l’insegnanti caccia dar norde,
loro ritornerebbero a esse orde1.
Pensasse piuttosto a fallo studia’,
chi già pe’ du’ vorte nun po’ matura’2!

Straparla euforico de secessione,
libertà, autonomia e rivoluzione:
ma co’ sto traggico contegno lui,
fa li politichi cazzacci sui.

È troppo umana, Roma cojona,
je tiene libbera quella portrona
indove er mitico, cor culo a sede,

campa de rendita (nun ce se crede)
e nella pentola che chiama "fogna"
ce magna e specula senza vergogna.

[1] Oltre il 60% degli insegnanti nella scuola italiana proviene dalle regioni meridionali; è un fenomeno storico, difficilmente modificabile in tempi brevi; va da sé che se Bossi volesse cacciare gli insegnanti meridionali dalle scuole del Nord, i cosiddetti "padani" tornerebbero a essere ignoranti come nel Medioevo.

[2] Il figlio di Bossi, Renzo, è stato dichiarato "non maturo" per il secondo anno consecutivo; eppure si presentava da privatista in una scuola parificata… Chissà da chi avrà preso?

Written by matemauro

21-07-2008 at 16:09

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Pasquinata

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pasquino1

Ar cardinal Bagnasco

Er cardinal Bagnasco:
quasi un bergamasco,
ma che sia generale
ce vedo un po’ de male;
apprezza Berlusconi,
e sì, puro Veltroni;
consija ‘sto governo
manco fosse er padreterno:
"Nun c’è Costituzione?
Avrem l’Inquisizione,
ma solo pe’ i nemici:
ai nostri cari amici
giochi da baraccone
e gnocca a profusione!
Un anticlericale?
Non ci può far male!
Parole manda al vento:
pertanto, nel convento
faremo, senza l’Ici,
l’albergo pe’ l’amici."
Ma scoppierà er bubbone,
e quanno er padreterno
li mannerà a l’inferno
saremo soddisfatti
che da quei quattri gatti
avremo libertà
da qui a l’eternità!

Angelo Bagnasco, attuale presidente della Conferenza episcopale italiana, è nato a Pontevico (BS), dunque quasi bergamasco; inoltre è generale di corpo d’armata dell’esercito italiano in quanto vescovo della struttura religiosa delle forze armate (no, non ridete, è proprio così…)

Written by matemauro

09-07-2008 at 16:17

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Poèsia

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computer

Internette

C’hai ‘sto compiutere che fa’ da serva,
ragiona, carcola, scrive, conserva,
ma si le cose nun ce le metti,
le trovi subito dentro i dischetti.

Poi, quanno navighi co’ internette
nun ce stanno cose interdette,
si c’hai un dubbio su lei o su lui
spurci in un attimo li cazzi sui.

Ma un po’ niscosto in ‘sto sollazzo
ce sta er pericolo d’uscicce pazzo;
così, frenetico, te metti a caccia
d’ogni bazzeccola, d’ogni fregnaccia;

affronti l’effimero, poi scopri er porno,
diventi succubo giorno pe’ giorno.
Dopo ‘sta raffica d’erudizione
sbracato e flaccido stai ner pallone,

fino a che er fosforo che butti ar secchio
nun lo recuperi quanno, a lo specchio,
scopri la tragica trasformazione:
sei enciclopedico, ma un gran cojone!

Internet

Hai questo computer che ti fà da schiavo,
ragiona, calcola, scrive, conserva,
ma se i dati non ce li metti,
li trovi subito nei dischetti.

Poi, quando navighi con Internet
nun ci sono cose impossibili,
se hai un dubbio su una lei o un lui
ti impicci in un attimo degli affari suoi.

Ma un po’ nascosto in questo divertimento
c’è il pericolo di uscirne pazzo;
e dunque, frenetico, ti metti a caccia
di ogni bazzeccola, di ogni stupidaggine;

affronti l’effimero, poi scopri il porno,
diventi succubo giorno dopo giorno.
Dopo questa raffica di erudizione
scomposto e debole, sei nel pallone,

finché l’intelligenza che butti nel secchio
non la recuperi quando, allo specchio,
scopri la tragica trasformazione:
sei enciclopedico, ma un gran coglione!

Written by matemauro

01-07-2008 at 23:14

Pubblicato su computer, pasquinate, poesia, umorismo

Le statue parlanti di Roma

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pasquino

La più famosa statua "parlante" di Roma è situata  in piazza di Pasquino, anticamente piazza di Parione, addossata a palazzo Braschi; forse è un frammento di un antico gruppo statuario ellenistico, raffigurante Menelao che sorregge il corpo di Patroclo e venne alla luce quasi per caso nel 1501. Il cardinal Carafa aveva comprato dagli Orsini l’edificio che sorgeva dove oggi è palazzo Braschi e si era adoperato a sistemare la piazzetta, lastricandone il fondo. Così, nel bel mezzo dei lavori, venne tirato fuori dal fango questo antico gruppo marmoreo: il cardinale lo volle all’angolo del suo palazzo, collocato su un piedistallo.

Sull’origine del nome Pasquino vi sono diverse interpretazioni: chi lo vuole riferito a un oste, chi a un barbiere, chi a un maestro di scuola e chi ancora a un ciabattino, tutti logicamente di nome Pasquino. La statua iniziò per caso a essere utilizzata per esporre pungenti satire anonime verso chicchessia, ma con il tempo si specializzò in feroci satire politiche indirizzate al pontefice o comunque ai personaggi in vista dell’epoca, tanto che questo genere di "messaggistica" fu detta "pasquinata". Per tale motivo, la statua corse più volte il rischio di essere distrutta, soprattutto sotto Adriano VI, Sisto V e Clemente VIII.

Pasquino faceva parte della "congrega degli arguti", com’era chiamata l’associazione fra il torso di Pasquino e le altre statue parlanti: Marforio, Madama Lucrezia, l’abate Luigi, il Facchino ed il Babuino. Le pene per i colpevoli di pasquinate erano severissime e giungevano fino alla massima pena, quella capitale. Molte sono le pasquinate pervenute fino a noi;  eccone un’antologia.

Durante la proclamazione del dogma dell’infallibilità papale, avvenuta durante il Concilio Vaticano I sotto il pontificato di Pio IX:

Il Concilio è convocato,
i Vescovi han decretato
che infallibili due sono:
Moscatelli e Pio Nono
(Moscatelli era una marca di fiammiferi, sulla cui scatola era stampato: "Moscatelli – Infallibili")

Non poteva mancare tra gli obiettivi di Pasquino la famosa Donna Olimpia, la "Pimpaccia di piazza Navona". Olimpia aveva un maestro di camera di nome Fiume; inoltre, a quei tempi, le piene del Tevere venivano indicate con una lapide che riportava il livello raggiunto dall’acqua con l’indice di una mano puntato all’altezza della piena. Un giorno fu trovato sul busto di Pasquino un disegno raffigurante una donna nuda, senza dubbio somigliante a Olimpia Maidalchini, e una mano con l’indice puntato all’altezza del sesso e la scritta:

Fin qui arrivò Fiume

E sempre contro la stessa nobildonna:

Per chi vuol qualche grazia dal sovrano
aspra e lunga è la via del Vaticano.
Ma se è persona accorta
corre da Donna Olimpia a mani piene
e ciò che vuole ottiene.
È la strada più larga e la più corta.

Per la morte di papa Alessandro VI Borgia, accusato con tutta la sua famiglia di violenza, lussuria e crudeltà:

Qui giace Alessandro sesto.
È sepolto con lui
quanto venerò:
il lusso, la discordia, l’inganno,
la violenza, il delitto.

Per la morte di papa Leone X Medici, famoso perché prometteva il Paradiso in cambio di soldi ("vendita delle indulgenze"), soldi che usava per pagare i grandi progetti artistici a Roma e a Firenze:

Gli ultimi istanti per Leon venuti,
egli non poté avere i sacramenti.
Perdio, li avea venduti!

Dopo la morte di papa Clemente VII dei Medici, provocata forse dalla scarsa bravura del suo medico, sulla statua venne messo il ritratto del medico con la scritta:

Ecce qui tollit peccata mundi
(Ecco colui che toglie i peccati del mondo)

Per la morte di Paolo III Farnese, papa accusato di "nepotismo", cioè di avere concesso ricchezze e poteri ai suoi parenti:

In questa tomba giace
un avvoltoio cupido e rapace.
Ei fu Paolo Farnese,
che mai nulla donò,
che tutto prese.
Fate per lui orazione:
poveretto, morì d’indigestione.

Famosa la pasquinata contro Napoleone Bonaparte, che aveva il vizio di prendere le opere d’arte nei paesi conquistati e portarle in Francia. Si tratta di un colloquio con Marforio:

Marforio: È vero che i francesi sono tutti ladri?
Pasquino: Tutti no, ma BonaParte sì!

Written by matemauro

01-07-2008 at 00:24

Pubblicato su pasquinate, pasquino, roma, umorismo