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Di matematica ma non soltanto…

Archive for the ‘1968’ Category

Jan Palach

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palach

[…]
libertà va cercando, ch’è sì cara
come sa chi per lei vita rifiuta.
[…]
(Dante, Purgatorio, I)

Jan Palach (Všetaty, 11 agosto 1948 – Praga, 19 gennaio 1969) è stato uno studente cecoslovacco, divenuto simbolo della resistenza anti-sovietica del suo Paese.

Quest’anno avrebbe compiuto 61 anni. Jan Palach, che definì se stesso come "comunista e luterano" e che al primo anno di studi aveva scritto una tesina su "l’umanesimo nel giovane Marx", oggi invece per molti, quasi tutti, è diventato il simbolo dell’anticomunismo. Si diede fuoco il 16 gennaio del 1969 a Praga nel cuore della città, a piazza Venceslao. Morì tre giorni dopo, dopo atroci sofferenze.

Sacrificò la sua giovane vita per protestare contro la brutalità perpetrata dalle truppe del patto di Varsavia che nell’agosto del 1968 avevano messo fine alla purtroppo breve Primavera di Praga. Faceva parte dell’Unione degli Studenti e si era battuto perché venisse tolta la censura sulla stampa, ripristinata dopo l’invasione. Recentemente uno storico praghese, mettendo ordine nel carteggio del giovane, ha trovato una lettera in cui Palach scriveva che lui e altri suoi colleghi della facoltà di folosofia avrebbero voluto occupare la Radio cecoslovacca e da lì lanciare un appello alla nazione per uno sciopero generale contro l’invasione sovietica. Altri studenti, dei quali non verrà mai reso noto il numero preciso, seguiranno il suo esempio.

Lo studente praghese portò alle estreme conseguenze il desiderio di difendere la verità, rifiutando menzogne e compromessi. Con il suo gesto volle proclamare che “i valori umani non possono essere manipolati ad arbitrio col sopruso e che l’uomo non può accettare la menzogna”.

Quarant’anni dopo a Praga c’è la "libertà". I praghesi e i turisti mettono fiori nella stele che in piazza Venceslao ricorda Palach. Ma allo studente del ’68 sarebbe piaciuta questa città com’è oggi?

Così ne ha parlato il fratello, in un’initervista a un laureando bolognese che su Jan ha preparato la tesi:

"Jan in particolare era rimasto colpito nel vedere quelli che erano stati entusiasti di gennaio rassegnarsi alla situazione seguita all’invasione degli eserciti del Patto di Varsavia. Con il suo atto intendeva scuotere la gente, impedire che cadesse in letargo…"

"All’inizio, quando ci fu la cosiddetta rivoluzione di velluto, venne fondata un’associazione Jan Palach, che ogni anno organizzava una manifestazione di ricordo, alla quale partecipavano alcuni uomini politici, che forse in questo modo volevano rendersi visibili, ma era tutto teatro."

"…nelle persone per bene sicuramente qualcosa ha lasciato. Ma non credo che in mezzo a noi ce ne siano tante. La gente se ne infischia. Guardi: quando ci fu la rivoluzione di velluto piazza Venceslao era piena di gente… Ognuno dei presenti credeva che tutto gli sarebbe caduto in grembo. Bene passano 2, 3 anni e tutti riprendono a imprecare. Come è finita? Dappertutto imbroglioni, corruzione a piene mani."

Mi piace infine ricordare le parole che Jaroslav Seifert, premio Nobel cecoslovacco per la letturatura, di cui ho pubblicato qualche mia traduzione, scrisse in una lettera aperta il 23 gennaio 1969, un paio di giorni prima dei funerali:

"A voi che siete risoluti a morire! Non vogliamo vivere nell’illibertà e perciò non ci vivremo. Questa è la volontà di noi tutti, di tutti coloro che lottano per la libertà del paese e dei nostri popoli. Nessuno deve restare solo; neanche voi studenti, che vi siete decisi al più disperato degli atti, dovete aver l’impressione che non vi sia altra strada che quella che avete scelto. Vi prego, non pensate nella vostra disperazione che le nostre cose si possano risolvere ora o mai più e che si risolvono soltanto qui. Avete il diritto di fare di voi stessi quello che volete. Se non volete però che ci uccidiamo tutti, non uccidetevi."

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Written by matemauro

16-01-2009 at 19:40

40 anni fa, la repressione della Primavera

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La democrazia non è solamente la possibilità e il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni.
(Alexander Dubček)

praga 1939

colloquio

Queste due foto vi sembrano diverse, vero?

Sono diverse per le uniformi che vi compaiono (naziste nella prima, sovietiche nella seconda), per i volti raffigurati (distrutti dal dolore nella prima, intenti al colloquio con i soldati nella seconda), per gli abbigliamenti immortalati (abiti in stile anni 30 nella prima, anni 60 nella seconda), per il tipo di fotografia (pressoché ufficiale nella prima, molto spontanea nella seconda).

Eppure per me quelle due foto sono la stessa foto, perché rappresentanto due momenti tanto diversi eppure tanto simili del paese che più amo dopo l’Italia (ma non ho difficoltà a riconoscere che in determinati momenti passa in prima posizione).

La prima foto è stata scattata il 15 marzo 1939, e coglie l’ingresso a Praga dell’esercito nazista, sei mesi dopo che le cosiddette "democrazie occidentali" (Francia e Gran Bretagna), mediante il patto di Monaco, con il clownesco contributo di Mussolini, avevano consegnato su un piatto d’argento a Hitler la repubblica cecoslovacca, nata vent’anni prima sulle rovine dell’impero austro-ungarico di francesco-giuseppiana memoria, sperando ignobilmente di distogliere da sé l’attenzione del famelico lupo nazista.

La seconda foto è invece stata scattata il 21 agosto 1968; nella notte tra il 20 e il 21 le truppe del patto di Varsavia (esclusi i romeni) entravano, senza essere invitate, in territorio cecoslovacco. L’invasione (secondo gli invasori l’"aiuto fraterno") doveva reprimere quello che è stato il primo, serio e purtroppo unico tentativo di rendere "umano" il socialismo reale come sviluppatosi nell’Europa orientale del XX secolo, la primavera di Praga.

Ma le primavere non sono nate con quella di Praga e non sono finite: tutto il mondo, dall’inizio dei tempi a oggi, vive gli stridenti contrasti tra un "potere imperiale" (che sia di stampo persiano, greco, romano, nazista, statunitense, russo o cinese per quanto riguarda la politica estera, ovvero cesariano, mussoliniano, hitleriano, staliniano, berlusconiano, sarkozyano o putiniano in politica interna) che fa della propria sopravvivenza – e del mantenimento di sé come unico potere "buono" possibile – la sua ragion d’essere, e i desideri di cambiamento, di ribellione anche non violenta, che una minoranza accorta e pensante di cittadini vorrebbe attuare. Non per sfizio o per voglia di fare la rivoluzione, ma semplicemente perché, mentre il potere, a causa della sua elefantiaca immobilità, non può che richiudersi a riccio, nascondendo anche a se stesso gli effetti negativi del suo predominio, questi effetti sono invece ben visibili e per quanto possibile vanno divulgati, anche a costo di sembrare Cassandre vocianti nel tranquillo mare dell’ordine universale raggiunto.

Ad Alexander Dubček

Nuove primavere,
come in ogni tempo
il mondo brama.
E nuovi profeti
all’uomo narranti verrano:
non è eterna la notte!
Sašenka, principe slovacco,
la tua eredità altri raccoglieranno,
tenendo nel cuore la disillusione
di quell’agosto praghese.
Ma il futuro della nuova alba,
tra dieci o tra cent’anni,
con tutto il suo splendore,
mai eguaglierà
quello che tu hai tentato.

Primavera di Praga
Francesco Guccini

Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita:
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga.

Ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce.

Son come falchi quei carri appostati;
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.

Quando la piazza fermò la sua vita
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,

quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all’orizzonte del cielo di Praga.

Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l’odio fra denti;
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti;

dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava:
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga.

Nella foto qui sotto: 1989, Alexander Dubček, per la prima volta all’estero vent’anni dopo, in occasione della sua laurea honoris causa all’università di Bologna, con i miei genitori.

Dubcek, mamma e papà

Nell’ultima foto: scritte sui muri di Praga nei gorni dell’invasione. Le scritte recitano:
"Lenin, alzati! Brežnev è impazzito!"
"Sovietici, tornatevene a casa!" (in russo)
"Protestiamo aspramente contro l’occupazione della Cecoslovacchia"
"Unione sovietica garanzia di pace" (ironicamente…)
"Urss -> 1.000 km." (una sorta di indicazione stradale…)

scritte Praga 1

Per chi volesse saperne di più su Dubček e sul "socialismo dal volto umano" consiglio la lettura della sua autobiografia (terminata di scrivere poco prima che morisse in un incidente stadale), che è uscita oggi in edicola assieme a l’Unità; l’edizione è curata da Jiří Hochman, una storico ceco attualmente docente all’Ohio State University, la traduzione è di mio padre (non è pubblicità occulta, non ci prende un centesimo ).

[La poesia Ad Alexander Dubček è mia; Sašenka (si legge "sàscenka") è un diminutivo di Alexander.]

Written by matemauro

20-08-2008 at 14:30

Olimpiadi: sport e non solo…

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Non sono certo queste le prime Olimpiadi in cui si intrecciano problemi che poco hanno a che spartire con lo sport. Vediamo una rapida carrellata del passato, relativa soltanto ai giochi  moderni (e vi raccomando la chicca finale ):

1900 Parigi: le Olimpiadi si svolgono contemporaneamente all’Esposizione universale, con il risultato che si trasformano in una delle tante attività collaterali dell’Esposizione e in alcuni casi vengono addirittura cancellate. Le gare di corsa si svolgono in un ippodromo, quelle di nuoto e di canottaggio nella Senna e quelle di equitazione in una via del centro di Parigi. Gli organizzatori fanno addirittura svolgere la gara di lancio del disco in un parco pieno di alberi.

1904 St. Louis: durante i giochi vengono organizzate anche le cosiddette Giornate antropologiche, cioè delle competizioni in cui gareggiano persone di razze considerate inferiori ai bianchi: pigmei, amerindi, inuit, mongoli, ecc. Peraltro, quasi tutti gli uomini che partecipano a quelle "gare" sono stati pagati dagli organizzatori. Inoltre vengono organizzate gare per fenomeni da baraccone e per anziani, o almeno considerati tali a quell’epoca, e cioè "over 33". I giochi durano complessivamente oltre cinque (!) mesi.

1916 Berlino: le Olimpiadi non vengono effettuate a causa della I guerra mondiale.

1920 Anversa: la Germania non viene invitata a causa della guerra appena persa.

1924 Parigi: la Germania, invitata, stavolta non si presenta per protesta contro l’occupazione francese della regione della Ruhr.

1936 Berlino: le Olimpiadi sono per il regime nazista un’enorme occasione pubblicitaria; per fortuna il nero Jessie Owens (vincitore di 100, 200, lungo e staffetta 4×100) causa un grosso mal di pancia al Führer e agli altri gerarchi .

1940 Tokyo e 1944 (non assegnata): le Olimpiadi non vengono effettuate a causa della II guerra mondiale.

1956 Melbourne: Svizzera, Olanda e Spagna boicottano i Giochi per protesta contro l’invasione sovietica dell’Ungheria.

1968 Città del Messico: due mesi prima dei Giochi gli eserciti di Unione sovietica, Polonia, Repubblica democratica tedesca, Ungheria e Bulgaria invadono la Cecoslovacchia (gli atleti cecoslovacchi protesteranno tacitamente durante i giochi); pochi giorni prima dell’apertura ufficiale, nella piazza delle Tre culture perdono la vita centinaia di persone, principalmente studenti, per mano dell’esercito e della polizia che sparano all’impazzata su una manifestazione pacifica organizzata per protestare contro le miserrime condizioni di vita della popolazione.

1972 Monaco di Baviera: durante lo svolgimento dei giochi, un commando di terroristi palestinesi aderenti all’organizzazione Settembre nero irrompe nel villaggio olimpico, uccidendo due componenti della squadra olimpica israeliana, e rapendone altri nove; durante la loro fuga rimangono uccisi i restanti nove ostaggi e gli stessi terroristi (tranne tre superstiti) a causa dell’intervento maldestro delle forze di polizia tedesche all’aeroporto di Monaco.

1976 Montreal: contrasti tra francofoni e anglofoni del Quebec; inoltre, tutti i paesi africani (tranne Senegal e Costa d’Avorio) boicottano i Giochi per protesta contro la partecipazione della Nuova Zelanda, la cui nazionale di rugby ha giocato diversi incontri in Sudafrica, paese all’epoca escluso dalle Olimpiadi per la pratica dell’apartheid.

1980 Mosca: USA, Canada, Repubblica federale tedesca, Norvegia, Kenia, Giappone, Cina e altri paesi (per un totale di 65) boicottano i Giochi per protesta contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan avvenuta nel 1979; Italia, Gran Bretagna e altri paesi occidentali adottano un boicottaggio parziale: si limitano a non inviare gli atleti dei gruppi sportivi delle forze armate, e sfilano sotto la bandiera dei rispettivi comitati olimpici nazionali .

1984 Los Angeles: tutti i paesi del blocco sovietico decidono di non partecipare ai Giochi come reazione al boicottaggio occidentale all’Olimpiade precedente. La ragione ufficiale addotta è quella di scarse misure di sicurezza per contrastare le previste manifestazioni anticomuniste.

1996 Atlanta: l’edizione si dovrebbe svolgere ad Atene, per celebrare il centenario delle Olimpiadi moderne, ma i soldi della Coca Cola hanno la meglio sulla logica e sul sentimento.

2008 Pechino: è storia di oggi…

Diciamo pure che le frammistioni tra sport e politica non sono certo roba soltanto dei nostri giorni… Le iscrizioni venute alla luce a Pompei offrono testimonianze inequivocabili: il palazzinaro arricchito Aulo Vettio, grande mecenate del calcio (sì, gli antichi romani giocavano a calcio!), decise di scendere in campo anche nella politica e opportunisticamente si mise a cercare i voti con la propaganda elettorale murale presso i tifosi della squadra che sponsorizzava, dichiarando di "essere meritevole di voti per il lodevole e munifico piacere e per il godimento" che lui donava al popolo con la "sua squadra di palla" molto famosa. Per ottenere questo consenso, utilizzò nella sua  propaganda elettorale il nome, le insegne e i colori della squadra per farsi eleggere senatore. Come uomo politico non è rimasto di lui nulla: è passato alla storia soltanto per aver scalato il Senato utilizzando i piedi e non la testa (Facciata della Casa di Giulia Felice – documento al  Museo di Pompei CIL, IV, n. 1147).

Vi ricorda qualche palazzinaro dei giorni nostri ?

Written by matemauro

09-08-2008 at 23:29

1968: L’anno che cambiò tutto – marzo

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1° marzo A Roma, in un venerdì soleggiato, eravamo qualche migliaio di studenti a radunarci in Piazza di Spagna. Il corteo si divise in due: una parte mosse verso la città universitaria, mentre la maggioranza degli studenti (tra i quali ero pure io) si diresse verso Valle Giulia con l’intento di liberare la facoltà di Architettura dalla polizia, che l’aveva sgomberata dall”occupazione il giorno precedente. Giunti sul posto, ci fronteggiammo con un imponente cordone di forze dell’ordine. Alcuni poliziotti presero uno studente e iniziarono a picchiarlo; la nostra reazione fu immediata e iniziò un lancio di sassi e altri oggetti contundenti. Gli scontri presto degenerarono in tutta l’area e dimostrammo di essere in grado di reggere l’urto, a differenza di quanto era accaduto in altri scontri accaduti nei mesi precedenti.

16 marzo Nel villaggio vientamita di Song Mi, frazione del paese di Mi Lai, avviene un massacro di civili inermi, quando i soldati statunitensi della Compagnia Charlie, della 11ª Brigata di Fanteria Leggera (Divisione America), agli ordini del tenente William Calley, uccidono 347 civili; principalmente vecchi, donne, bambini e infanti. I soldati si abbandonarono anche alla tortura e allo stupro degli abitanti. Come venne riferito da un tenente dell’esercito sudvietnamita ai suoi superiori, fu una "atroce" vendetta, che avvenne poco dopo uno scontro a fuoco con delle truppe Viet Cong che si erano mescolate ai paesani.

27 marzo Muore in un incidente aereo Jurij Gagarin, il primo uomo a compiere un’orbita completa attorno alla terra (12 aprile 1961) sulla navicella Vostok 1.

30 marzo Il presidente della Repubblica cecoslovacca Antonín Novotný rassegna le sue dimissioni; al suo posto viene eletto il generale Ludvík Svoboda, eroe della resistenza contro il nazismo. Da oltre un mese si succedevano appelli affinché lasciasse quella carica. In tutte le maggiori fabbriche e nelle università le assemblee (mai viste così gremite da decenni) di lavoratori, intellettuali e studenti esprimono il proprio appoggio al "nuovo corso" della dirigenza del partito.

Written by matemauro

02-02-2008 at 23:57

Pubblicato su 1968, cecoslovacchia, storia, vita

1968: L’anno che cambiò tutto – febbraio

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Proseguiamo con la cronologia degli avvenimenti del 1968…

3 febbraio Gli studenti del movimento occupano a Roma le facoltà di Architettura, Magistero e Fisica. Nelle facoltà occupate, similmente a quanto accade anche in altri atenei italiani, si tengono varie commissioni di studio su diversi temi, la più affollata delle quali risulta quella sull’autoritarismo, che per come la vediamo noi studenti liceali è il male maggiore della scuola italiana. Per quanto mi riguarda, qui inizia il mio percorso personale all’interno del ’68: partecipo anch’io a qualche assemblea a Fisica.

3 febbraio Sergio Endrigo vince il festival di Sanremo in coppia con Roberto Carlos (sì, all’epoca ogni canzone era cantata da due cantanti/gruppi, perché il festival era "della canzone italiana", e quindi avrebbe dovuto vincere la canzone più bella, indipendentemente da chi la cantava) con "Canzone per te". I due cantanti sono fra i miei preferiti 🙂

5 febbraio A Trento si tiene presso l’Università un convegno nazionale delle delegazioni delle varie realtà universitarie in lotta. Inizia formalmente, anche nelle università italiane, il sessantotto.

6/18 febbraio Franco Nones vince alle Olimpiadi invernali di Grenoble la 30 km di sci di fondo. È la prima volta che un atleta mediterraneo vince in una specialità da sempre dominio dei nordici; poi arriveranno i successi dello svedese Stenmark nelle specialità alpine…

18 febbraio Manifestazione a Roma contro gli USA e la guerra in Vietnam: scontri e feriti. Tra i fermati dalla polizia il giovane Paolo Liguori (sic!). E non è certo l’unico ex "sessantottino" a militare attualmente nel centrodestra o lì vicino: Giuliano Ferrara in primis (che ricordo particolarmente scalmanato alla manifestazione di Valle Giulia – di cui parlerò nel post relativo al marzo -, e che era bello corpulento già allora…), ma poi Lanfranco Pace, Carlo Rossella, Paolo Mieli, Aldo Brandirali (da Servire il popolo, formazione di strettissima osservanza maoista a Comunione e liberazione, un bel salto!), Ferdinando Adornato ecc.

19 febbraio A Roma un gruppo di studenti che si autodefiniscono ‘Uccelli’ occupano per 36 ore la cupola di Sant’Ivo all’università Sapienza, dopo essersi fatti consegnare le chiavi con un escamotage dal preside della facoltà. Si tratta di un gruppo ‘creativo’ nato nella facoltà di Architettura, che tiene i suoi raduni sugli alberi dell’ateneo, predica la libertà e l’egualitarismo e contesta l’intellettualismo delle assemblee studentesche.

22-23 febbraio A Praga viene celebrato il ventennale della presa del potere da parte del Partito comunista; sono presenti tutti i leader dei paesi del blocco comunista, con in testa lo stesso Brežnev e con tutti i leader che in agosto parteciperanno all’invasione. Nel frattempo si sta approntando il Programma d’azione del partito, che conterrà le linee guida per i mesi successivi, nell’ottica di rinnovare il sistema socialista in Cecoslovacchia e di adeguarlo alle mutate condizioni economiche e sociali e ai bisogni della popolazione.

24 febbraio Annunciata la scoperta della prima pulsar (CP 1919), una stella di neutroni, dotata di un forte campo magnetico, che ruota velocemente sul proprio asse (il suo periodo di rotazione è di 1,337 secondi!) L’esistenza delle pulsar era stata prevista già nel 1932 da Lev Davidovič Landau e nel 1939 da Julius Robert Oppenheimer. Il nome originale dell’oggetto fu LGM (Little Green Men) perché qualcuno scherzò sul fatto che, essendo così regolari, i segnali potessero essere trasmessi da qualche civiltà extraterrestre  !

Written by matemauro

20-01-2008 at 00:22

1968: L’anno che cambiò tutto – gennaio

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Inizio con questo post una sorta di cronistoria degli avvenimenti del 1968. Sono passati quarant’anni, eppure in parte ancora oggi si avvertono gli echi di ciò che fu quell’anno per quelli della mia generazione. Vorrei che questi post fossero un’occasione: chi quegli avvenimenti li ha vissuti potrà rinfrescare la propria memoria e, perché no?, contribuire con i suoi ricordi; i più giovani potranno trovarvi (spero) la possibilità di fare raffronti con la situazione attuale e con le idee che si trovano attualmente in circolazione.

Due parole sulla mia situazione personale all’inizio di quell’anno: ero a Roma e frequentavo la III liceo al Cavour (uno dei licei scientifici più prestigiosi della capitale, all’epoca); ero tornato alla fine dell’estate precedente da Praga, dove non avrei più fatto ritorno fino al 1975. Sapevo da mio padre (che vi era rimasto fino alla fine del 1967) che la situazione nel paese andava mutando rapidamente, che grandi cose erano all’orizzonte.

5 gennaio Elezione di Alexander Dubček alla carica di primo segretario del Partito comunista cecoslovacco, in sostituzione dello stalinista Antonín Novotný, che per qualche mese ancora conserverà la carica di Presidente della Repubblica. Il movimento innovatore, che Dubček chiamava socialismo dal volto umano e che in occidente venne chiamato primavera di Praga, partiva dall’analisi della situazione politico-economico-culturale del paese, che da diversi decenni era stagnante; era emersa fin dagli anni precedenti la volontà sia di riformare radicalmente l’economia del paese, abbandonando il centralismo e l’industrializzazione pesante, sia di espandere le libertà fino a favorire una articolazione pluralista del sistema politico, pur senza abbandonare i capisaldi del sistema socialista e, soprattutto, senza abbandonare il sistema delle alleanze; semplicemente, il sistema socialista veniva considerato ormai sufficientemente maturo nel paese sì da permettere maggiori elementi di libertà e di autonomia dei singoli.

14/15 gennaio Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento terremoto colpì una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra la Provincia di Agrigento, quella di Trapani e quella di Palermo. Lo stesso 15 gennaio, dato che la zona interessata non era considerata critica dal punto di vista sismico, il terremoto venne trascurato nella sua entità, tant’è che molti quotidiani dello stesso giorno riportarono la notizia di pochi feriti e qualche casa lesionata. La realtà si fece terribile allorquando i primi soccorsi arrivarono in prossimità del triangolo dell’epicentro, idealmente formatosi tra Gibellina, Salaparuta e Poggioreale: le strade erano praticamente state risucchiate dalla terra e molti collegamenti con i paesi colpiti furono praticamente impossibili sino alla notte tra il 15 e 16 gennaio, ovvero ventiquattro ore dopo il violento sisma. Al termine delle operazioni di soccorso si contarono quasi 400 morti, migliaia di feriti e 70.000 rimasti senza tetto. Come al solito in Italia, le opere di ricostruzione, durate più di vent’anni (!) e mal eseguite, costarono una valanga di soldi…

30/31 gennaio Inizia in Vietnam l’offensiva del Tet, un grande attacco a sorpresa dell’esercito nordvietnamita e dei Vietcong nella notte del capodanno vietnamita (Tết Nguyên Ðán), cioè tra il 30 e il 31 gennaio 1968. Le azioni militari si svolsero praticamente in tutte le maggiori città del Vietnam del Sud e contro la base statunitense di Khe Sanh. L’offensiva non riuscì a sfondare in alcun punto le linee americane, ma fu lo stesso determinante per il forte impatto sui mass media e sull’opinione pubblica.

Written by matemauro

07-01-2008 at 13:01

Pubblicato su 1968, cecoslovacchia, politica, storia, vita