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Di matematica ma non soltanto…

Archive for the ‘musica’ Category

Mia Martini

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Mia Martini, al secolo Domenica o Mimì Bertè (Bagnara Calabra, 20 settembre 1947 – Cardano al Campo, 12 maggio 1995), è stata una cantante italiana.

Ci manca da quindici lunghissimi anni…

Piccolo uomo – 1972



Minuetto – 1973




Almeno tu nell’Universo – 1989




Gli uomini non cambiano – 1992

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12-05-2010 at 15:39

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Ciao, Nicola!

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Nicola Arigliano (Squinzano, 6 dicembre 1923 – Calimera, 30 marzo 2010) è stato un cantante jazz italiano.

Nasce a Squinzano, in provincia di Lecce; la famiglia ama la musica, e tenta di dare un’educazione musicale a tutti i cinque figli, ma il solo Nicola si distingue. A 11 anni scappa di casa e si trasferisce a Milano, dove inizia molto presto a esibirsi professionalmente nei numerosi locali notturni. Suona allora sax, batteria e contrabbasso; nel frattempo studia composizione, arrivando fino al settimo anno. In questa sua attività ha modo di incontrare professionalmente i più importanti musicisti dell’ambiente del jazz: Renato Sellani, Franco Cerri, Gianni Basso, Oscar Valdambrini. Inizia a cantare, quasi per caso, incoraggiato da colleghi  musicisti.
Nel 1963 è protagonista di uno show televisivo del sabato sera, Il cantatutto, con Milva e Claudio Villa, in cui si diverte a scambiarsi il repertorio con gli altri due colleghi e a esibirsi in gag e scenette comiche.
Dalla fine degli anni Sessanta le sue apparizioni pubbliche si fanno sempre più rade, per una sua precisa scelta di privacy e di ricerca di altri valori. Arigliano in effetti, è tutt’altro che scontroso e chiuso in se stesso. Chi lo conosce lo definisce un uomo generoso e di grande umanità, oltre che naturalmente dotato di un grande senso dell’umorismo, quello che manifesta anche cantando. La sua professionalità e le sue straordinarie doti artistiche gli hanno permesso di essere forse l’unico grande cantante di jazz che il nostro Paese abbia mai avuto. Arigliano ha partecipato come attore al film di Mario Monicelli La grande guerra ed è stato per quasi 30 anni, l’indimenticabile testimonial dei Caroselli del digestivo Antonetto (nessuna parentela, ovviamente! ).
Nel 2005 è il cantante più anziano a partecipare a un Festival di Sanremo, presentando il brano Colpevole, e aggiudicandosi il Premio della critica.
Tra le interpretazioni che lo hanno portato al successo, le più memorabili sono: Buonasera signorina, buonasera, Amorevole, Simpatica, I sing ammore e Maramao perché sei morto.
Nel secondo video lo vediamo in una jam session con Franco Cerri, Antonello Vannucchi, Gianni Basso e Bruno De Filippi.

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31-03-2010 at 19:58

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Yves Montand

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Yves Montand, pseudonimo di Ivo Livi (Monsummano Terme, 13 ottobre 1921 – Senlis, 9 novembre 1991), è stato un cantante e attore italiano naturalizzato francese.

Lo pseudonimo è formato dalla francesizzazione del suo nome italiano, e dal grido della madre che lo richiamava in casa dal cortile “Ivo, monta!” (cioè “Ivo, sali in casa”).

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18-10-2009 at 22:54

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Gabriella Ferri

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Se Anna Magnani ha dato un volto a Roma,

Gabriella Ferri ha dato a questa città la voce…
 

Gabriella Ferri (Roma, 18 settembre 1942 – Corchiano, 3 aprile 2004) è stata una cantante italiana di musica leggera e attrice teatrale.

Era nata a Testaccio, quartiere popolare, e lei rivendicava con foga il suo luogo di nascita; la sua formazione musicale era popolaresca e ne era orgogliosa. Aveva una voce solare e negli ambienti intellettuali romani aveva destato simpatia e ammirazione per quel suo modo beffardo di lanciare la voce e per quel volto col caschetto biondo che esprimeva grande ironia. Le sue prime canzoni erano state quelle da osteria, come La società dei magnaccioni, interpretate accanto a un’altra ragazza, Luisa De Sanctis, figlia del regista Giuseppe, il regista di Riso amaro. Due ragazze che cantavano canzoni sfrontate, che intonavano Alla renella e altri stornelli romaneschi con il piacere di cantare, che ti perforavano con gli occhi, non potevano passare inosservate. Ed eccole a Milano, ospiti di Camilla Cederna, che le presentò al maestro Intra, che le fece cantare nei localini di Brera. In seguito Gabriella continuò la sua avventura artistica da sola, per la timidezza a comparire in pubblico di Luisella, cantando gli stornelli romani. Con il successo arrivarono anche le apparizioni televisive, dove il suo naturale temperamento teatrale la aiutò a divenire grande.

 

Il suo fisico, da sottile, si andò via via irrobustendo e questo nuovo aspetto fece parlare di lei come di «una mamma Roma» che tenne testa (in Tv, in una trasmissione che è divenuta culto) a Claudio Villa: stornellando, i due si dicevano le cose peggiori e Gabriella ne uscì come l’erede di un genere romanesco moderno, che non era soltanto voce, ma anche e soprattutto aspetto. È così che si appropriò delle canzoni, vecchie o nuove non importa, che le dessero la possibilità di costruire dei veri e propri numeri, quasi delle «macchiette», nelle quali però non c’era imitazione dei vecchi artisti, ma il filtro di una personalità esuberante e irrefrenabile.

 

Oltre alle più famose canzoni romane, Gabriella Ferri ha saputo interpretare in modo profondo anche quelle della tradizione popolare napoletana. Nel suo curriculum c’era anche tanta musica diversa: dalla canzone d’autore anni 70, ai vecchi successi americani, per arrivare alle atmosfere latine. 

 

Insomma, un’artista completa, che ha lasciato un segno indelebile nel panorama musicale italiano, che non è mai stata e non sarà mai dimenticata. 

 
Con lei se n’è andata l’ultima grande interprete femminile della canzone romana e non solo. Di lei è impossibile non ricordare lo stile inimitabile, che l’ha resa di fatto un’artista unica e straordinaria.

Written by matemauro

20-09-2009 at 18:00

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Giuni Russo

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Giuni Russo, nome d’arte di Giuseppa Romeo (Palermo, 7 o 10 settembre 1951 – Milano, 14 settembre 2004), è stata una cantautrice e cantante italiana di musica pop, jazz, folk e sperimentale.

Ci manca da cinque lunghi anni, ma la sua voce e la sua capacità interpretativa sopravvivono, grazie alla rete…

"Voglio che Giuni sia conosciuta per quella che è, e siccome qualcosa è mancato, allora continuerò a farlo io, ma voglio intorno a me gente che lavori con amore, perché in questo cofanetto c’è tutto il mio amore. Sento molto la sua mancanza, ma so che se lei fosse ancora qui con noi, lo avremmo fatto proprio così. Negli anni lei mi ha spinto molte volte ad apparire, ma sono sempre voluta rimanere nell’ombra, le sono sempre stata dietro e così continuerò a fare.
[…]
Lei, invece, voleva evolversi in un percorso artistico ed interiore perché – come sempre sosteneva – rimanendo fermi in realtà si va indietro. Continuerò a combattere da sola affinché si pubblichino le sue cose, come lei avrebbe voluto se fosse ancora qui.
[…]
Vorrei anche lavorare ad un libro di aneddoti e foto per far conoscere meglio il carattere e la personalità di Giuni, sembrava schiva ed invece era simpaticissima e sempre con la battuta pronta.
[…]
Ci siamo conosciute che Giuni aveva 16 anni ed io 17. Tutta questa vita insieme è una cosa straordinaria, spesso le coppie si prendono, si lasciano, si tradiscono, invece il nostro è stato un incontro di anime che si sono riconosciute, a quel tempo inconsapevolmente, ma che già da allora sapevano di appartenersi da sempre e per sempre. Questo è. C’era qualcosa di interiore molto forte che ci legava. Io ero la figlia, la mamma, il padre, il fratello, la sorella, la compagna, l’amica, il suo tutto. Sono stata fortunata ad incontrarla, anche se sono sfortunata adesso che lei non c’è più.
[…]
Noi abbiamo sempre pensato che la spettacolarizzazione dei gay pride sia un po’ inutile: una persona è quella che è, il ghettizzarsi, il mettersi nella scatoletta è un errore da parte di tutti. Quando facciamo certe manifestazioni dobbiamo essere noi stessi, non dovremmo fare una baracconata. Ognuno è libero di farlo ma, secondo me, non ci sarebbe bisogno perché noi siamo delle persone come tutte le altre e a chi osa dire che siamo diversi io rispondo: No ti sbagli, siamo tutti uguali. Inutile dire io sono bianco, io sono nero, io sono gay. E allora? E così la pensava anche Giuni, è una cosa talmente normale. Sin da bambina la mia condizione mi era chiara e per me era normale. "

(da un’intervista di Maria Anonietta Sisini, compagna di vita e di lavoro di Giuni)

Written by matemauro

10-09-2009 at 12:59

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Renato Rascel

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Renato Rascel, all’anagrafe Renato Ranucci (Torino, 27 aprile 1912 – Roma, 2 gennaio 1991), è stato un attore, comico, cantautore e ballerino italiano.

Nato per caso nella capitale sabauda (i suoi vi si trovavano per uno spettacolo), ma romano de Roma, è uno dei monumenti del teatro leggero italiano, purtroppo oggi un po’ dimenticato. Nella sua lunghissima carriera ha spaziato dall’avanspettacolo alla rivista, dalla commedia musicale, all’intrattenimento televisivo e radiofonico. Si può dire che lo spettacolo lo avesse in qualche modo nel sangue, se si tiene in considerazione il fatto che i suoi genitori erano cantanti d’operetta. Fin da piccolo, quindi, si ritrovò a calcare i palcoscenici di compagnie filodrammatiche e teatrali, senza trascurare generi più "nobili" come il coro di voci bianche allestito dal compositore don Lorenzo Perosi (un altro illustre dimenticato della smemorata Italia).

Dotato di una carica umana non indifferente e di una simpatia travolgente, fa le sue prime esperienze importanti poco più che adolescente. Suona la batteria, balla il tip-tap e, appena diciottenne, prende parte al trio delle sorelle Di Fiorenza come cantante e ballerino. Nel 1934 viene notato dagli Schwartz e debutta, come Sigismondo, in Al Cavallino bianco. Poi torna con le Di Fiorenza, e poi con Elena Gray e parte per una tournée in Africa. A partire dal 1941 fonda uan compagnia propria, insieme a Tina De Mola, allora sua moglie, con testi di Nelli e Mangini, di Galdieri e infine di Garinei e Giovannini.

Grazie a queste esperienze ha la possibilità di mettere a punto un suo personaggio caratteristico, quello per cui sarà di fatto riconosciuto dal pubblico: la macchietta del piccoletto mite e distratto, stralunato e quasi inadatto a stare al mondo. Elabora sketch e canzoni che sono autentici capolavori del genere della rivista, in compagnia di sodali e amici rimasti poi nel tempo (su tutti, Marisa Merlini, e gli immancabili autori Garinei e Giovannini). Nel 1952 è la volta di uno spettacolo che otterrà un clamoroso successo e che lo conferma una volta di più beniamino del pubblico. Si tratta di Attanasio cavallo vanesio, cui farà seguito Alvaro piuttosto corsaro altro successo travolgente. Sono spettacoli che vanno in scena in un’Italia segnata dalla fine dell’ultima guerra mondiale, vogliosa di svago e di divertimento, ma che non dimentica gli episodi amari e il sarcasmo.

Rascel continua sulla stessa strada, sfornando titoli con continuità, tutti segnati dal suo stile raffinato e candido. Eccolo in Tobia la candida spia (i testi continuano a essere di Garinei e Giovannini), Un paio d’ali (uno dei sui maggiori successi in senso assoluto) e, nel 1961, Enrico studiato con i soliti fidati autori per celebrare il centenario dell’unità d’Italia.

Per quanto riguarda il cinema, l’attività di Rascel prende il via nel 1942 con Pazzo d’amore, per proseguire in tutti gli anni ’50 con una serie di titoli non proprio memorabili. In queste pellicole, infatti, l’attore tende a ripercorrere pedissequamente gli sketch e le macchiette applaudite a teatro, senza un vero sforzo inventivo e senza tener conto delle peculiarità del nuovo e diverso mezzo di comunicazione.

Fanno eccezione Il cappotto (tratto da Gogol’), non a caso girato sotto la regia di Alberto Lattuada e Policarpo ufficiale di scrittura, diretto da un altro mostro sacro del macchina da presa (nonché della letteratura), Mario Soldati. Da segnalare la grande interpretazione di Rascel nei panni del cieco Bartimeo nel Gesù di Nazareth di Zeffirelli. Si è trattato di un "cammeo", reso da Rascel con tono estremamente drammatico e commovente senza essere patetico.

Infine, l’attività musicale. Si tende a dimenticare che Rascel ha scritto moltissime canzoni, alcune della quali sono entrate di diritto nel repertorio popolare e hanno avuto diffusione in tutto il mondo. Fra i molti titoli, Arrivederci Roma, Romantica, Te voglio bene tanto tanto, È arrivata la bufera ecc.

Infiniti i programmi alla radio che sarebbe lunghissimo ricordare. Per la televisione invece ha interpretato I Boulingrin di Courteline e Delirio a due di Ionesco e nel ’70, sempre in tv, I racconti di padre Brown da Chesterton.

Anticipatore della comicità surreale, Rascel ha rappresentato il versante nobilmente popolare della commedia, capace di piacere a tutti senza mai cadere nella volgarità o nel facile qualunquismo.

Ebbe avventure e amori, mogli e fidanzate, storie lunghe e brevi con altrettante donne, ma con nessuna di esse riuscì a realizzare un’intesa duratura né soprattutto una famiglia. La prima moglie è stata la citata Tina De Mola, avvenente soubrette del teatro di rivista. Poi è stata la volta del matrimonio con Huguette Cartier, ma anche con lei la storia finisce presto. Fino a quando in occasione di Alleluja, brava gente, Rascel conosce sulla scene una giovane attrice: Giuditta Saltarini. È proprio con lei che decide di fare la grande svolta: dalla loro unione nasce un figlio, Cesare, per il quale decide di allontanarsi pian piano dalle scene. È con il teatro di prosa (che aveva già affrontato varie volte, come quando nel 1967 aveva interpretato la commedia di Neil Simon La strana coppia, accanto a Walter Chiari) che Rascel chiude la sua gloriosa carriera: in coppia con lo stesso Chiari, regala al pubblico, cinque anni prima della morte, uno straordinario Finale di partita, di Samuel Beckett. Forse appagato e felice, nel gennaio del 1991 Renato se ne va dolcemente, privando la scena italiana di un inimitabile grande protagonista.

[Nel video in testa, una delle tante apparizioni televisive; qui, con Mia Martini, Gigliola Cinquetti e Tony Renis, canta la sua Te voglio bene tanto tanto; avrei voluto inserire il video di uno dei suoi brani comici più famosi, Il piccolo corazziere, ma su YouTube non c’è; lo potete però gustare a questo indirizzo.]

Written by matemauro

27-04-2009 at 19:10

Pubblicato su cinema, musica, rascel renato, teatro

Jacques Brel

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Jacques Brel (Schaerbeek, 8 aprile 1929 – Bobigny, 9 ottobre 1978) è stato un cantautore e compositore belga.

Considerato uno dei massimi cantautori di lingua francese, i temi dei suoi testi sono estremamente diversi, spaziando dall’amore alla critica sociale al lato spirituale. Anche stilisticamente il suo lavoro fu molto variegato, abile sia nelle composizioni divertenti che in quelle drammatiche, componendo sia melodie ritmiche che canzoni tristi o solenni.

La sua acuta intuizione lo fece diventare un "pittore" creativo e innovativo della quotidianità, con una rara facilità poetica. Il suo utilizzo intelligente delle parole era singolare e semplice, rivelando un ricchissimo vocabolario visuale e un forte senso della metafora.

Il romanticismo lirico di Brel rivelava talvolta profondi livelli di oscurità e di amara ironia. I suoi acuti e compassionevoli ritratti dei "rifiuti della società" (alcolisti, vagabondi, drogati, prostitute) evitavano sempre sentimentalismi e semplificazioni.

Nel video il suo brano forse più famoso, di cui riporto le parole con una mia traduzione.

Ne me quitte pas

Ne me quitte pas
Il faut oublier
Tout peut s’oublier
Qui s’enfuit déjà
Oublier le temps
Des malentendus
Et le temps perdu
A savoir comment
Oublier ces heures
Qui tuaient parfois
A coups de pourquoi
Le cœur du bonheur

Ne me quitte pas
Ne me quitte pas
Ne me quitte pas
Ne me quitte pas

Moi je t’offrirai
Des perles de pluie
Venues de pays
Où il ne pleut pas
Je creuserai la terre
Jusqu’après ma mort
Pour couvrir ton corps
D’or et de lumière
Je ferai un domaine
Où l’amour sera roi
Où l’amour sera loi
Où tu seras reine

Ne me quitte pas…

Ne me quitte pas
Je t’inventerai
Des mots insensés
Que tu comprendras
Je te parlerai
De ces amants-là
Qui ont vu deux fois
Leurs cœurs s’embraser
Je te raconterai
L’histoire de ce roi
Mort de n’avoir pas
Pu te rencontrer

Ne me quitte pas…

On a vu souvent
Rejaillir le feu
De l’ancien volcan
Qu’on croyait trop vieux
Il est paraît-il
Des terres brûlées
Donnant plus de blé
Qu’un meilleur avril
Et quand vient le soir
Pour qu’un ciel flamboie
Le rouge et le noir
Ne s’épousent-ils pas

Ne me quitte pas…

Ne me quitte pas
Je n’vais plus pleurer
Je n’vais plus parler
Je me cacherai là
A te regarder
Danser et sourire
Et à t’écouter
Chanter et puis rire
Laisse-moi devenir
L’ombre de ton ombre
L’ombre de ta main
L’ombre de ton chien

Ne me quitte pas…

Non abbandonarmi

Non abbandonarmi
Bisogna dimenticare
Tutto si può dimenticare
Chi fugge già
Dimenticare il tempo
Dei malintesi
E il tempo perso
A sapere come
Dimenticare queste ore
Che talvolta uccidevano
A colpi di perché
Il cuore della felicità

Non abbandonarmi
Non abbandonarmi
Non abbandonarmi
Non abbandonarmi

Io ti offrirò
Delle perle di pioggia
Venute da paesi
Dove non piove mai
Scaverò la terra
Fin dopo la mia morte
Per coprire il tuo corpo
D’oro e di luce
Farò un campo
Dove l’amore sarà re
Dove l’amore sarà legge
Dove sarai la regina

Non abbandonarmi…

Non abbandonarmi
Inventerò per te
Parole insensate
Che tu comprenderai
Ti parlerò
Di questi amanti
Che hanno visto due volte
I loro cuori infiammarsi
Ti racconterò
La storia di questo re
Morto per non averti
Potuto incontrare

Non abbandonarmi…

Si è visto spesso
Schizzare il fuoco
Da un vecchio vulcano
Che credevan spento
A quanto pare
Alcune terre riarse
Danno più grano
Del migliore aprile
E quando viene la sera
Affinché un cielo s’infiammi
Il rosso e il nero
Non si sposano

Non abbandonarmi…

Non abbandonarmi
Non piangerò più
Non parlerò più
Mi nasconderò là
A guardarti
Danzare e sorridere
E ad ascoltarti
Cantare e poi ridere
Fammi diventare
L’ombra della tua ombra
L’ombra della tua mano
L’ombra del tuo cane

Non abbandonarmi…

Written by matemauro

12-04-2009 at 22:20

Pubblicato su brel jacques, musica