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Le fontane di Roma: IL LIBRO!

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fontane_cover

È uscita la mia ultima (in ordine di tempo, sia ben chiaro, altre seguiranno…) creatura; oltre alla cernita e alla scrittura di nuovi sonetti, mi ha richiesto una grande quantità di energie mentali, per la limatura dei versi, per la correzione e il miglioramento, l’ordinamento in sezioni, la scrittura delle note (linguistiche, ma non soltanto), la scelta delle immagini; insomma, è stata una faticaccia, ma di questa fatica, ora che è finita, sono contento. Sono contento per il risultato, perché è più o meno quello che desideravo, e doppiamente contento perché persone care mi sono state nel frattempo vicine con consigli e altro; e non posso non nominarne almeno tre: il mio amore, che di tutto questo è l’ispiratrice (anche se non sempre esplicita), mio padre, come correttore – talvolta – del mio dialetto (dato che vive a Roma da molto più tempo di me ) e Sabina, in qualità di incitatrice e suggeritrice…

Le modalità per averlo sono sempre le stesse: cliccate sull’immagine della copertina per accedere alla mia vetrina virtuale, e da lì in poi è tutto guidato; come al solito, se qualcuno non volesse fornire i propri dati via Internet (ma su questo argomento sto scrivendo un articolo per il Carnevale della matematica di Annarita…), me lo faccia sapere, glielo invierò io.

Buona lettura!!!

Written by matemauro

29-11-2009 at 23:29

Le fontane di Roma – 8 – Campo de’ Fiori

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Campo de’ Fiori

Certo che ’na fontana così bbrutta[1]
a ’r centro de ’na piazza tanto bbella
(che me ricorda, sai, a Nannarella[2]
che qui cce venneva[3] verdura e frutta)

nun è che ppo’ ppiace’ a ’gni[4] turista,
anzi, fateme di’, propio a gnisuno…[5]
Ppovero te, caro Ggiordano Bbruno[6],
che cce ll’hai ogni ggiorno ’n bella vista!

Te vedo cammina’, mordacchia ’n bocca[7],
dignitoso ne l’abito de morte…
Caro Ggiordano, a chi tocca tocca:

ma tu sei stato, certo, assai ppiù forte
de quer papa fijo de meretrice
ch’ammazzò tte e ppuro Bbeatrice![8]

[1] In effetti, la fontana di Campo de’ Fiori, come si può vedere dalla foto in testa, è proprio brutta… Appena appena meno brutta di quella che era precedentemente nella piazza, che è questa

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e che ora si trova in piazza della Chiesa nuova; ambedue sembrano terrine, una con il coperchio e una senza. La posa di questa fontana è dovuta alla giunta comunale eletta nel 1888, in cui per la prima volta vi fu una maggioranza massonica e anticlericale.
Off topic: Tra i primi sindaci di Roma, dopo la breccia di porta Pia e l’unificazione con il regno d’Italia, si annoverarono parecchi esponenti della proprietà latifondistica e della nobiltà romana: Doria Pamphili, Torlonia, Colonna, Pallavicini, Ruspoli, Caetani, Alibrandi e così via. Si dovette attendere il 1907, con l’elezione di Ernesto Nathan, mazziniano, massone e anticlericale, per rovesciare finalmente quella tendenza. La fontana che si trova attualmente nella piazza venne lì posta mente era sindaco, appunto, Leopoldo Torlonia.
[2] Il riferimento è al film del 1943 di Mario Bonnard, Campo de’ Fiori, con Anna Magnani, Aldo Fabrizi e Peppino de Filippo. Nel film la Magnani (detta a Roma, familiarmente, Nannarella) è Elide, che ha nella piazza un banco di frutta e verdura. La pellicola fa parte della trilogia comprendente Avanti c’è posto e L’ultima carrozzella, dove Aldo Fabrizi interpreta personaggi popolari come il tranviere, il vetturino e, qui, il pescivendolo. Il film è considerato uno dei primi segni del nascente neorealismo, per via delle locazioni naturali, del linguaggio popolare, e degli attori provenienti dalla strada o dall’avanspettacolo. Protagonista del film è anche la piazza, ora purtroppo luogo famigerato di risse notturne, ma che a quei tempi, frequentata da una varia umanità di piazzaroli, era vivo esempio dello spirito popolare romanesco. Fanno da sottofondo (da coro greco, direi…) ai protagonisti le grida dei venditori che esaltano la merce e i battibecchi con gli acquirenti che ne mettono in dubbio la freschezza.
[3] Ci vendeva.
[4] Non può piacere a ogni.
[5] Anzi, fatemelo dire, proprio a nessuno.
[6] Giordano Bruno, frate domenicano, filosofo e scrittore, condannato al rogo per eresia. Venne arso il 17 febbraio 1600 proprio in Campo de’ Fiori. Sul luogo dove era stata posta la pira, nel 1889 venne eretta una statua in bronzo a ricordo dell’avvenimento.
[7] Estremo affronto, Bruno venne condotto al rogo con la lingua in giova, cioè serrata da una morsa, affinché non potesse parlare…
[8] Eroina popolare romana, giustiziata per parricidio sotto il regno dello stesso Clemente VIII, appena pochi mesi prima del rogo inflitto a Giordano Bruno. Per la storia di Beatrice, si veda questo mio post di qualche mese addietro.

Written by matemauro

09-07-2009 at 23:01

Le fontane di Roma – 7 – Fontan de’ Trevi

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Fontan de’ Trevi

Racchiusa in mezz’ettaro de spazzio
tra palazzi che fanno monumento
s’apre davanti l’occhi ’n gran portento
che d’umanità nun te fa mai sazzio.

Lì trovi tanta ggente che s’affolla[1]:
er principe ch’ammolla ’na patacca[2],
quarcuno che rimorchia ’na polacca[3],
chi de straforo[4] ’na canna se rolla,

chi pe’ ’r futuro butta ’na moneta[5],
e chi se tuffa pe’ tiralla su[6],
er cinese che vénne suvenìr[7],

quarcuno che ce prova a fa’ l’atleta…[8]
Fontan de’ Trevi mia, sei sempre tu,
la vita è dorce e tu nun poj spari’![9]

[1] Oggi piazza di Trevi è il tipico caso di “turismo insostenibile”: la piazza è minuscola, occupata per metà dalla monumentale fontana e per l’altra metà affollata a ogni ora del giorno e della notte da centinaia, se non migliaia, di turisti, ambulanti, borseggiatori e cacciatori di occasioni; è possibile goderne la bellezza, soprattutto d’estate e nei periodi di alta stagione turistica, praticamente soltanto fra le 4 di notte e le 7 di mattina…
[2] Il principe che rifila una patacca. Come dimenticare il film Totò truffa 62, nel quale rifulge la splendida invenzione della truffa ideata dal principe De Curtis e Nino Taranto per vendere a un americano la fontana di Trevi? Lo sventurato viene raggirato alla grande con il miraggio del possibile prelievo di tutte le monetine gettate dai turisti nella fontana. Totò è, come sempre, irresistibile, e Nino Taranto è una spalla di grande levatura.
Off topic. Andrebbe scritto l’elogio delle “spalle” dei comici giganteschi qual era Totò: per andargli appresso, a quella furia scatenata, visto che spesso se non sempre recitava “a braccio”, dovevano avere una dose non inferiore di follia e genialità. Nello stesso film (che spero tutti abbiano visto…) c’è anche un mirabile travestimento in panni femminili di Totò che sforna una serie di giochi di parole e di doppi sensi che travolge lo spettatore.
[3] L’arte del “rimorchio”, resa celebre da innumerevoli film della commedia all’italiana, si estrinseca(va) soprattutto nei pressi del Colosseo, a piazza Navona e, a appunto a piazza di Trevi.
[4] Di nascosto.
[5] Il lancio della monetina è la tradizione più conosciuta al mondo (citata anche nella canzone Arrivederci Roma): lanciando di spalle una moneta dentro la fontana ci si propizia un futuro ritorno nella città. Ignote le origini della tradizione, che scaturisce probabilmente dall’usanza di gettare nelle fonti sacre oboli o piccoli doni per propiziarsi la divinità locali.
[6] Il comune di Roma ha deciso da molti anni (sindaco Veltroni) che tutte le monetine recuperate vengano devolute alla Caritas romana; questo non impedisce, comunque, a qualche “dilettante” di fare recuperi personali, se non ci sono vigili (pizzardoni…) a guardare.
[7] Il cinese che vende souvenir. La vendita ambulante, una volta appannaggio pressoché esclusivo degli immigrati meridionali (a parte i gelatai, che, chissà perché, erano quasi tutti veneti), è oggi in mano a cinesi, bengalesi e asiatici in genere.
[8] Qualcuno che prova a fare l’atleta. Non è raro il caso di qualche vandalo che si diverte a scalare il monumento.
[9] La vita è dolce e tu non puoi sparire. Il riferimento, palese, è al film di Federico Fellini La dolce vita, ovviamente, con la celebre scena del bagno notturno di Anita Ekberg (Anitona, per i romani) nella fontana. Il bianco/nero della pellicola esalta il nitore del monumento (fontana o attrice?); a sua volta la Ekberg è fasciata in un abito scuro che stimola fantasia e immaginazione. Anni dopo, il regista affermerà, in una intervista:
“Se mi chiedete della Dolce vita come nel test delle associazioni, rispondo subito: Anita Ekberg! A distanza di trent’anni il film, il suo titolo, la sua immagine, anche per me, sono inseparabili da Anita. Era di una bellezza sovrumana. La prima volta che l’avevo vista in una fotografia a piena pagina su una rivista americana pensai: «Dio mio, non fatemela incontrare mai!» Quel senso di meraviglia, di stupore rapito, di incredulità che si prova davanti alle creature eccezionali come la giraffa, l’elefante, il baobab lo riprovai anni dopo quando nel giardino dell’Hotel de la Ville la vidi avanzare verso di me preceduta, seguita, affiancata da tre o quattro ometti, il marito, gli agenti, che sparivano come ombre attorno all’alone di una sorgente luminosa. Sostengo che la Ekberg, oltretutto, è fosforescente."

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[Piccola nota autobiografica: Anitona festeggia il compleanno lo stesso giorno del sottoscritto!]

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04-07-2009 at 14:50

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Le fontane di Roma – 6 – I Quattro fiumi

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 Er cicerone a piazza Navona

“Uànderful! Veri, veri nais dis piazza…”[1]
‘Macché piazza…’ se disse er cicerone
sbircianno er decorté[2] de ’na regazza,
‘questi so’ i colli de Montefiascone…’[3]

“Questa è opera de ’r granne Bbernini,
iu si?[4] Er fiume co’ ’na mano arzata,
pijanno ’n po’ pe’ ’r culo Bboromini,[5]
pe’ paura che caschi ’a facciata!”[6]

“End dat cerce? Sant’Aghnese, is it tru?”[7]
“E come no! La statua l’hai guardata?
Lo vedi che se tie’ ’na mano ’n petto?[8]

Che sembra quasi di’, a ttu pper tu:
‘È inutile che fate ’sta gufata[9],
qui sto e qui resterò, caro architetto!’”

[1] Wonderful! Very, very nice this “piazza”. (Meravigliosa! Molto, molto carina, questa piazza)
[2] Sbirciando il décolleté.
[3] Montefiascone è un paese vicino Viterbo, in zona collinare, famoso per la produzione del vino Est! Est!! Est!!! Il nome particolare di questo vino deriva da una leggenda. Nel 1111 Enrico V di Germania stava raggiungendo Roma con il suo esercito per ricevere dal papa Pasquale II la corona di Imperatore del Sacro romano impero. Al suo seguito si trovava anche un vescovo, intenditore di vini. Costui mandava il suo coppiere Martino in avanscoperta precedendolo lungo la via per Roma, per assaggiare e scegliere i vini migliori. I due avevano concordato un segnale in codice: qualora Martino avesse trovato del buon vino, avrebbe dovuto scrivere “est”, ovvero “c’è”, sulla porta della locanda, e, se il vino era molto buono, doveva scrivere “est est”. Il coppiere, una volta arrivato a Montefiascone e assaggiato il vino locale, non poté comunicare in altro modo la qualità eccezionale di quel vino se non ripetendo per tre volte il segnale convenuto e rafforzandolo con punti esclamativi: EST! EST!! EST!!!…
[4] You see? (Lo sai?)
[5] Prendendo un po’ in giro Borromini.
[6] Nella Fontana dei quattro fiumi (opera di Bernini) a piazza Navona, la statua rappresentante il Rio de la Plata tiene un braccio alzato e quella rappresentante il Nilo si copre il volto; una leggenda vuole che ambedue lo facciano per proteggersi dall’eventuale caduta della facciata arcuata (primo esempio del genere) della chiesa di Santa Maria in Agone, opera di Borromini, rivale acerrimo di Bernini.
[7] And that church? Sant’Agnese, is it true? (E quella chiesa? Sant’Agnese, vero?)
[8] Un’altra leggenda narra poi che Borromini rappresentò Sant’Agnese, che si tocca il petto con la mano, come ad assicurare che la sua chiesa non sarebbe caduta.
[9] La gufata è l’atto del portare jella.

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30-06-2009 at 21:59

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Le fontane di Roma – 5 – La Pigna

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Pigna

La fontana de la Pigna

’Gni vorta che cce passo[1], senti a mme,
me sovviene[2] che, sotto ar solleone,
annavo co’ mi padre a ’r Bottegone[3]
che era de Tojatti e Berlinguer.

Che bbevute lì sotto a quer nasone!
A Roma, ce lo sai, a le fontanelle
te voressi lava’ puro[4] l’ascelle
si nun girasse ’ntorno ’n pizzardone…[5]

Quella pigna sta lì, messa a ricordo
de una ppiù granne[6], aritrovata
in loco[7] e fregata poi da ’r papa.

Si se trovasse, noi romani, accordo
pe’ dasse tutti quanti ’na svejata[8],
je faressimo vede’[9], a ’sto magnarapa[10]!

[1] Ogni volta che ci passo.
[2] Mi ricordo.
[3] Bottegone era il soprannome con cui era noto, sia tra i comunisti che tra gli avversari, il palazzo dove aveva sede la direzione nazionale del Pci, in via delle Botteghe oscure, che si trova a poche decine di metri da questa fontana. D’estate, quando non avevo scuola, ero solito andarci con mio padre, dato che lui lavorava lì. Ricordo con affetto, soprattutto, il centralinista; all’epoca non esistevano numeri passanti, né tantomeno teleselezione, dunque tutte le telefonate da e per l’esterno passavano attraverso di lui; stavo interi pomeriggi affascinato dalle sue veloci mani che pigiavano sui tasti, e, talvolta, quando non ne poteva più, si assentava per i suoi bisogni lasciandomi alla consolle per un paio di minuti. Così ho potuto conoscere le voci di Pajetta, Bufalini, D’Onofrio e tanti tanti altri, che naturalmente incontravo anche nei corridoi, ma con i quali certo non mi capitava di scambiare voce! A due personaggi, invece, ho potuto invece stringere anche la mano: i due citati qui, ma questo sarà oggetto, casomai, di altro sonetto…

[4] Ti ci vorresti lavare anche.
[5] Se intorno non girasse qualche pizzardone. Questo è l’appellativo (affettuoso, ma non sempre…) con cui vengono chiamati a Roma i vigili urbani. Il nome deriva dal cappello che le guardie civiche portavano nell’ottocento, una sorta di feluca a due pizzi. Memorabile lo stornello del sor Capanna, che qui riporto:

Fiore de uvaccia,
li pizzardoni porteno la treccia,
in testa j’hanno messo la bbarcaccia.

Dove la barcaccia è la fontana di cui a un precedente sonetto; il cappello delle guardie municipali ricordava per la forma, una barca rovesciata!
[6] La fontana, realizzata dall’architetto Pietro Lombardi nel 1927, insieme ad altre nove, per l’arredo urbano in occasione del quinto anniversario della marcia su Roma, prende lo spunto dal ritrovamento, presso le Terme di Agrippa, di una enorme pigna in bronzo, risalente a epoca romana. La pigna bronzea venne portata in Vaticano (dove si trova ora nel cortile del Belvedere, all’interno dei Musei vaticani) in epoca medievale, tant’è che la cita Dante nel XXXI canto dell’Inferno:

La faccia sua mi parea lunga e grossa
come la pina di San Pietro a Roma.

[7] Nel luogo.
[8] Per svegliarci tutti quanti.
[9] Gli faremmo vedere.
[10] Mangia rape. A Roma, i crauti (verza cotta) vengono detti anche rape, ed essendo il papa tedesco…

Written by matemauro

27-06-2009 at 15:26

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Le fontane di Roma – 4 – Le rane

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Rane

’A fontana de le rane

A ’r centro de ’r quartiere Coppedè[1]
ce sta ’na fontana co’ li ranocchi
tra muri bbizzantini e bbarocchi:
riminiscenze da dove’ vvede’[2].

’Sto Coppedè era ’n mostro de bbravura,
c’aveva ’n gusto a mescola’ li stili
che in quattro palazzotti signorili
scrisse la storia de l’architettura[3].

M’aricorda[4] ’n concerto ch’ho sentito,
pe’ ppianoforte, ne ’r novantatré;
sonava ’n itagliano, ’n tal Cannato[5]

- era chiaro – appena diplomato[6]:
ne ’r programma, da Bacche a Sciombé[7]
c’era tutta ’a storia de lo spartito[8]!

[1] Viene così chiamata una piccola zona di Roma (pochi isolati che contano esattamente 17 villini e 26 palazzine), tra la via Nomentana e la via Salaria, realizzata ai primi del secolo scorso dall’architetto fiorentino Gino Coppedè.
[2] Reminiscenze da dover vedere.
Gli edifici del quartiere Coppedè sono realizzati con uno stile architettonico in cui le suggestioni del passato – torri medievali, finestre manieriste, stemmi barocchi – si fondono in modo perfetto con elementi desunti dal repertorio Liberty e Déco. Ne risulta un paesaggio unico: villini circondati da vegetazione, edifici in cui i motivi mitologici dell’antica Grecia si uniscono a un medioevo fantastico. Si entra nel quartiere attraverso un arco dal quale pende un enorme lampadario in ferro battuto (!). La decorazione è data da fregi, stucchi, cornicioni, mascheroni, balaustre, bugnati, statue e logge disposte in modo asimmetrico.
[3] Il risultato dell’opera di Coppedè è un paesaggio unico: villini circondati da una discreta vegetazione, edifici in cui l’antichità greca, con i suoi motivi mitologici, si uniscono al medioevo che si immagina da fiaba, con fate e cavalieri corazzati. In altri edifici si nota una dominanza del contemporaneo Liberty, fondato sulla stilizzazione di elementi della natura, come gigli, rose, campanelle, rami che si intersecano. Ma non è tutto: la Palazzina del Ragno, per esempio, con i suoi archi disposti asimmetricamente e il faccione scolpito, vuole riecheggiare la statuaria assiro-babilonese (cui del resto occhieggiava anche l’arte barocca).
[4] Mi fa tornare in mente.
[5] L’episodio è vero, anche se il nome è di fantasia…
[6] Ricordo, per chi non lo sapesse, che al diploma di pianoforte bisogna eseguire brani per un’ora complessiva, che coprono l’arco della storia della musica, dal settecento a (più o meno) i giorni nostri…
[7] Forse non tutti lo sanno, ma i romani sono fantastici nello storpiare i nomi stranieri, che tentano di forzare sempre alle regole del proprio dialetto. Qui si citano nientemeno che Bach e Schönberg…
[8] Ovvero della musica.

Written by matemauro

23-06-2009 at 19:25

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Le fontane di Roma – 3 – La Barcaccia

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’A Bbarcaccia

"Córi[1]! Córi! Er Tevere strarìpa!"
Se senteno ’sti strilli da Regola[2]
a Ppanìco, da Ponte ’nzino[3] a Ripa.
La ggente, pijata da la fregola[4],

s’accarca verzo[5] i colli: a ’r Campidojo,
a ’r Celio, a ’r Viminale e a l’Aventino.
Li ggiorni dopo, sortanto cordojo[6]
de tutto er popolo capitolino.

Passata la bburiana, er papa fece
a Bbernini Pietro, de’ Giallorenzo
padre: “Su quella piazza, Noi volemo[7]

che sia fatta ’na fontana, co’ prece[8]
ch’ar popolo je risovvenga er zenzo[9]
de ’sta bbarca co’ ’n zolitario remo!”[10]

[1] Corri.
[2] Questo e i successivi sono i nomi di alcune delle zone di Roma che affacciano sul Tevere e che più spesso erano sommerse dalle frequenti piene, fino a che, tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, vennero costruiti gli argini a muraglione che ancora oggi proteggono il centro storico della città. Per proteggere la zona meridionale, invece, toccò attendere i primi governi comunali di sinistra, che sistemarono finalmente la zona della Magliana, che fino agli anni sessanta ogni volta che pioveva poco più del normale diventava un acquitrinio.
Regola è il rione di Campo de’ Fiori, Panìco è la zona tra Regola e Ponte, che è il rione di Sant’Eustachio (dove si beve il miglior caffè di Roma), Ripa è il rione dell’isola Tiberina.
[3] Sino.
[4] Presa dall’ansia.
[5] Si accalca verso.
[6] Soltanto cordoglio.
[7] Vogliamo.
[8] Preghiera, ma anche precetto nel senso di ordine.
[9] Gli torni in mente il significato.
[10] La fontana di piazza di Spagna, detta familiarmente Barcaccia, venne realizzata nel 1627 da Pietro Bernini, che lavorò aiutato anche dal figlio Gian Lorenzo, su commissione del papa Urbano VIII. La sua forma particolare, rappresentante appunto una barca, venne ispirata dalla comparsa sulla piazza di una barca, con un solo remo rimasto a bordo, portata fin lì da una delle massime piene del Tevere, quella del 1598. È una delle poche fontane monumentali di Roma che non presenta zampilli o cascate d’acqua, e ciò per una precisa ragione tecnica: all’epoca la pressione dell’acquedotto Vergine, da cui era alimentata, era talmente insufficiente che il Bernini,  per poterne consentire almeno il riempimento, la dovette interrare rispetto al terreno circostante.

[In testa: Ettore Roesler Franz, La piena del Tevere a via della Fiumara, 1870, acquerello, collezione privata]

Written by matemauro

18-06-2009 at 15:46

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