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Di matematica ma non soltanto…

Archive for the ‘spigolature’ Category

Il maschilismo non muore mai…

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Era tempo che non scrivevo una “spigolatura” delle mie… 😉

Su Libero di oggi è comparso un articolo (questo il link, se avete voglia di leggere l’originale), a firma di tal Camillo Langone, che recita, in soldoni, più o meno così:

“Siccome è dimostrato che le donne con un più alto grado di scolarizzazione tendono a fare meno figli, la ricetta per fargliene fare di più è quella di non farle studiare.”

L’indignazione per una simile castroneria sarebbe giustificata, ma vediamo di ragionare con calma.

Prima di tutto lo studio citato da Langone indica una correlazione tra l’alta scolarizzazione nei paesi industrializzati e il loro basso tasso di natalità; e la correlazione è cosa del tutto diversa dalla causalità (tanto per fare un esempio, se c’è una correlazione tra il numero di automobili circolanti in Italia e il numero di matrimoni celebrati negli Usa, questo non porta a dire che un fenomeno è “causa” dell’altro…).

Il fatto è che il basso tasso di natalità è causato (e qui uso il termine a proposito) da tutt’altro: dall’assenza di condizioni sociali, fiscali e di altro genere che possano favorire una genitorialità più diffusa e responsabile.

Altro che “se vogliamo aprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà”! (Giuro, questa è la chiusa dell’articolo che mi ha fatto imbestialire.)

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Written by matemauro

30-11-2011 at 19:21

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Spigolature e metodi di discolpa…

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Il 30 giugno sono passato sicuramente dalle parti dell'Alberone, dato che abito a un tiro di schioppo: però la scena dell’esponente del Pdl che, alla fine di un festino con tre o quattro trans in cui scorreva coca a fiumi, esce sul balcone e improvvisa un comizio me la sono, purtroppo, persa. È proprio vero: la vita è tutta una questione di tempi e l’ora non era proprio quella giusta, visto che il fatto è successo alle prime luci dell’alba, quando io personalmente dormo il sonno dei giusti.

Comunque, Pier Paolo Zaccai (consigliere provinciale Pdl a Roma, cattolico fervente, promotore di un Osservatorio contro la criminalità e di una Rete di telesorveglianza contro lo spaccio) si è affacciato al balcone dell'appartamento di una delle trans alle quattro di mattina pronunciando (o meglio, urlando) queste storiche parole: “Mi vogliono far fare la fine di Marrazzo. È un complotto, mi stanno incastrando!”

Portato in ospedale, prima al San Giovanni e poi al Grassi di Ostia, in evidente stato di agitazione, il consigliere ha rifiutato di sottoporsi al narcotest. “Ha ammesso di aver assunto cocaina” – hanno dichiarato i medici – “ma alle 11 e 30 ha firmato per essere dimesso e per non sottoporsi al trattamento di disintossicazione.”
 
Cosimo Mele (ve lo ricordate? Era l’esponente Udc – ma attualmente rifugiatosi pure lui sotto le ali protettrici del Pdl, in quota Alleanza di centro – beccato in flagranza in un festino a base di coca e mignotte) sostenne di non sapere che la donna con cui si stava intrattenendo fosse una prostituta (e questa giustificazione potrebbe essere rubricata sotto la voce “metodo Scajola”); Piero Marrazzo cercò di rifarsi una verginità chiedendo scusa al papa (vogliamo chiamarlo “metodo Enrico IV” o “metodo Canossa”1?); quest'ultimo esponente politico, bisogna ammetterlo, ha tirato fuori dal cilindro un coniglio geniale e innovativo, inaugurando quello che mi sento di poter definire il “metodo Montalbano”; ha infatti dichiarato alla stampa il giorno successivo: “Indagavo sui trans.”
 
Giuro che il primo che la smetterà con la doppia morale dei “vizi privati e pubbliche virtù” e sarà capace di assumersi onestamente e da adulto la responsabilità di ciò che ha fatto, lo voto.
 
1 Enrico IV, imperatore del Sacro romano impero, in seguito alla lotta per le investiture, decise di chiedere perdono a papa Gregorio VII, dal quale era stato scomunicato; si recò in penitenza a Canossa, per incontrare il pontefice e chiedergli il perdono. Per tre giorni, dal 25 al 27 gennaio 1077, rimase in attesa sotto la neve di fronte all'ingresso del castello, finché il 28 gennaio il papa decise di revocare la scomunica, soprattutto grazie alla mediazione di due donne: Matilde di Canossa, signora del castello, e la cugina di Matilde, Adelaide di Torino, suocera dello stesso imperatore.

Written by matemauro

06-07-2010 at 21:22

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Spigolature – Quiz per i lettori

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Nel corso dell’annuale raduno leghista di Pontida, qualche giorno fa, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha fatto determinate, ben precise e documentate affermazioni. Ai miei lettori propongo un gustoso esercizio stilistico: scovare, fra queste dieci frasi molto simili, l’unica realmente pronunciata dal presidente regionale. V’avverto che sarà un compito niente affatto facile! Chi sarà il primo a indovinare la frase giusta? 


1. Siamo stanchi di sentire vicini di casa che si insultano in napoletano e romano. In Veneto siamo pieni di inquilini rancorosi che si scannano per il riscaldamento centralizzato. Noi veneti faremo assemblee condominiali differenziate, per pensare prima ai nostri cittadini e poi a quelli del resto del mondo.

2. Siamo stanchi di sentire direttori di telegiornali che raccontano balle in napoletano e romano. Il Veneto brulica di giornalisti venduti che mistificano la realtà. Noi vogliamo realizzare un’informazione di regime differenziata, per pensare prima ai nostri cittadini e poi a quelli del resto del mondo.

3. Siamo stanchi di sentire ubriaconi che cantano canzoni sconce in napoletano e romano. In Veneto esistono tuttora avvinazzati che dopo qualche decina di bicchieri di bianchetto cantano “Ancora un litro de quel bon”*. Nei bar e nelle osterie del Veneto avremo sbronze differenziate, per pensare prima ai nostri cittadini e poi a quelli del resto del mondo.

4. Siamo stanchi di sentire in tv e al cinema parlare in napoletano e romano. In Veneto noi facciamo ancora il presepe e nelle scuole vogliamo il crocifisso. Noi vogliamo fare liste di collocamento differenziate, per pensare prima ai nostri cittadini e poi a quelli del resto del mondo.

5. Siamo stanchi di sentire vescovi e cardinali che vietano l’uso del preservativo in napoletano e romano. Qui in Veneto ci sono molti prelati fondamentalisti che contribuiscono alla diffusione dell’Aids. Noi veneti vogliamo anatemi integralisti differenziati, per pensare prima ai nostri cittadini e poi a quelli del resto del mondo.

6. Siamo stanchi di sentire donne che durante il sesso orale bofonchiano in napoletano e romano. In Veneto ci sono ancora femmine disinibite che praticano la fellatio parlata. Vi prometto che in Veneto obbligheremo per legge a pompini differenziati, per pensare prima ai nostri cittadini e poi a quelli del resto del mondo.

7. Siamo stanchi di sentire tifosi che inveiscono contro arbitri e guardalinee in napoletano e romano. In Veneto ci sono, per fortuna, ultras che augurano morte lenta e dolorosa alle terne arbitrali. Ebbene, in Veneto realizzeremo per loro tribune differenziate, per pensare prima ai nostri cittadini e poi a quelli del resto del mondo.

8. Siamo stanchi di sentire automobilisti che litigano agli incroci in napoletano e romano. Tra noi veneti esistono bene guidatori isterici che si mandano a fare in culo ai semafori. Noi veneti consentiremo soltanto colluttazioni stradali differenziate, per pensare prima ai nostri cittadini e poi a quelli del resto del mondo.

9. Siamo stanchi di sentire meteoristi che scorrreggiano in napoletano e romano. In Veneto ci sono tuttora petomani esperti che fanno le puzzette. In Veneto vogliamo soltanto peti a trombetta differenziati, per pensare prima ai nostri cittadini e poi a quelli del resto del mondo.

10. Siamo stanchi di avere ministri che incassano tangenti in napoletano e romano. In Veneto ci sono, per nostra e loro fortuna, molti politici corrotti che rubano i soldi pubblici. Noi veneti vogliamo incassare mazzette differenziate, per pensare prima ai nostri cittadini e poi a quelli del resto del mondo.

* Per il testo della canzone, peraltro struggente, vedi qui. E per un’esecuzione da parte di un avvinazzato gruppo canoro, invece qui

Written by matemauro

25-06-2010 at 21:52

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Spigolature – Carfagna e Gelmini (con l’aggiunta di Berlusconi)

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Non sono passati molti giorni da quando abbiamo rivolto (noi progressisti, intendo) lodi alla ministra delle Pari opportunità, Mara Carfagna, perché ha avuto il coraggio civile e l’onestà intellettuale di pronunciare, in un incontro al Quirinale con le associazioni omosessuali, le seguenti parole:

«Consentitemi un pensiero particolare all’onorevole Anna Paola Concia alla quale sono grata per l’impegno e la delicatezza che ha speso per farmi conoscere la ricchezza del mondo associativo qui presente, con tutte le sue sfumature, e per avermi aiutata a sfondare il muro della diffidenza della quale penso di essere stata allo stesso tempo vittima e inconsapevole responsabile, in un passato remoto, ormai ampiamente superato.»

Bene, benissimo. Uno penserebbe allora che un minimo di ragionevolezza, almeno nelle componenti femminili di questo governo maschilista, stia facendo breccia.

Macché. Pochi giorni fa, in occasione della festa del 1° Maggio, la ministra dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, in questo blog già oggetto di Spigolature, per svariati motivi, ha affermato:

«Stare a casa dopo il parto è un privilegio. Penso che siano poche quelle che si permettono l’assenza dal lavoro per mesi. Bisogna accettare sacrifici.»

Ci può dire la ministra, per favore, quante persone ha al suo servizio per garantire a se stessa la ripresa del lavoro dopo pochi giorni dal parto e quante donne sono nella sua stessa condizione? Oltre ad assassinare la scuola, la Gelmini offende le madri lavoratrici; sa qualcosa della condizione delle donne e si è accorta di quanto esse stiano pagando la crisi economica? Lo sa questa insulsa persona che dagli asili nido i genitori vengono chiamati prima della chiusura perché, non essendoci supplenti (dopo i tagli praticati alla scuola da lei e da Tremonti), i genitori debbono lasciare i loro posti di lavoro per andare a riprendersi i figli?

E vogliamo parlare della sua recente proposta di rinviare l’apertura delle scuole al 30 settembre? Per “favorire il turismo”, sostiene. Ma è ministra della Pubblica istruzione o no? Non dovrebbe, anzi, curare che come in tutti i Paesi civili, la scuola duri di più (e meglio) anziché di meno (e peggio)?

D’altronde, cosa si vuole pretendere in fatto di ragionevolezza, se Berlusconi ha affermato (testuali parole riprese da Il Giornale di famiglia):

«Una escort è una mignotta che parla inglese… Abbiamo deciso la soglia per i pagamenti in contanti a 5mila euro così possiamo pagare le mignotte.»

In caso di improvvise foie, i dipendenti pubblici sono dunque avvisati. Spendano al massimo 4 999 euro, altrimenti il sesso tocca saldarlo con assegni.

Written by matemauro

27-05-2010 at 18:28

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Spigolature – Omofobia e preti

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1 – Si è tenuta ieri la Giornata mondiale contro l’omofobia. In particolare, a Udine sono stati affissi manifesti, a cura di Gayfriuli e Arcilesbicaudine, che ritraggono due uomini e due donne che si scambiano un castissimo bacio. Lo stesso giorno dell’affissione, i manifesti sono stati ricoperti con croci celtiche, svastiche e adesivi che riportano questa scritta:
 
“Froci, la natura e il mondo vi ripudierà!”
 
A prescindere dall’imbecillità di quanto affermato negli adesivi, sarebbe troppo pretendere da costoro che almeno conoscano l’italiano? Il soggetto della frase sono “la natura” e “il mondo”, dunque la forma verbale corretta dovrebbe essere “ripudieranno”. Pare che a costoro l’intelligenza (culturale e linguistica) difetti proprio del tutto.
 
2 – Monsignor Giuseppe Agostino, Arcivescovo emerito di Cosenza, ha commentato così l’iniziativa di alcuni comuni italiani che, sempre in occasione della giornata di ieri, hanno ricevuto una delegazione di omosessuali:
 
“La ritengo una stramberia, finalizzata solo ad ottenere voti e consensi. Nel Municipio non possono essere ospitati ladri, omicidi e via discorrendo.”
 
Il monsignore, dunque, non soltanto definisce gli omosessuali come una massa di pervertiti, ma pure il “via discorrendo” di ladri e assassini.
 
3 – È di qualche giorno fa la dichiarazione di Tarcisio Bertone, che aveva equiparato omosessuali e pedofili; il giorno dopo è arrivata la rettifica del Vaticano, precisando che il Monsignore si riferiva esclusivamente all’ambito ecclesiastico. A completare la triade ci ha pensato Monsignor Odo Fusi Pecci, Vescovo emerito di Senigallia, che, fugando ogni incertezza, ha rimesso i puntini sulle i:
 
“La pedofilia spesso è una diretta conseguenza dell’omosessualità, vizio e disordine orrendo ed orripilante, una vera mancanza di rispetto a Dio, che offende la dignità dell’uomo e va contro natura.”
 
Lo schema è lo stesso di quello che abbiamo visto più volte nel nostro governo: il primo la spara grossa, il secondo smentisce e il terzo rilancia in contropiede. Bel gioco di squadra, eh?

Written by matemauro

18-05-2010 at 11:01

Spigolature – Pesci a confronto

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Qualche tempo fa, un deputato del nostro Parlamento definì il figlio una trota, perché per la seconda volta era stato bocciato all'esame di Stato per la maturità. Da quel momento, è passata un po' d'acqua sotto i ponti del Tevere… e anche sotto quelli del Po.

Visto che la "trota", alla fine, è stata giudicata matura (non è dato sapere se perché finalmente avesse studiato il minimo indispensabile o per sfinimento della commissione giudicatrice, che non ce la faceva più a vedersi davanti quel salame), il padre, considerando giustamente che quello là, ovvero costui
 


non avesse né le capacità né probabilmente la voglia di cercarsi un lavoro come si deve, ha avuto la bella pensata di farlo campare a spese di noi contribuenti tutti, e così l'ha candidato alle elezioni regionali in Lombardia.

Va da sé che, essendo il figlio di cotanto genitore, ed essendo gli elettori del suo partito dei "boccaloni", non potesse proprio fare a meno di essere eletto, e così ci troviamo un'altra sanguisuga sul groppone.

Ma, a prescindere da queste considerazioni, che potrebbero lasciare il tempo che trovano, vorrei richiamare la vostra attenzione sul paragone zoologico/ittiologico, effettuato dal padre del desso…

Allora, secondo me quello lì non ha alcun diritto di farsi chiamare trota, cioè questo pesce qui
 


e vado a spiegare il perché: la trota è un pesce intelligente, scaltro, che nuota in acque limpide e per procacciarsi il cibo è costretto a un'attività incessante; vi pare che questa descrizione corrisponda al personaggio? Non direi proprio: dunque niente trota; sorge allora il problema, volendo proprio apparigliarlo a un pesce, a quale rivolgersi… ebbene, io la soluzione l'avrei trovata!

A una carpa! Qualcuno si chiederà perché proprio a una carpa. E io ve lo spiego, sissignori: la carpa (soprav)vive in acque stagnanti, fetide e malsane, per nutrirsi non ha alcuna necessità di muoversi, sta semplicemente sdraiata sul fondale a bocca aperta e aspetta che il cibo le caschi nella bocca.

 


Insomma, non vi sembra che al tizio si adatti meglio il soprannome di carpa?

Inoltre, andiamo a confrontare il sapore dei due pesci: la trota è buona in qualunque modo la si cucini: la si può fare bollita e condirla con appena un filo di olio e limone (qualche amica sicula suggerirà anche qualche grano di origano fresco…), farla alla brace spennennandola con un rametto di alloro intinto nell'olio, sfilettarla, infarinarla e cuocerla in padella… insomma, un sacco di modi e in ogni caso viene fuori un piatto da leccarsi le labbra e tutto il resto. La carpa, invece la carpa… la carpa… la prima cosa che mi viene in mente è il sapore: sa di fango! Ebbene sì! Infatti prima di cucinarla va tenuta in infusione di acqua e aceto per almeno 24 ore; poi fatela come vi pare, sempre insipida rimane, a meno di ricoprirla di salse saporite, in modo che il sapore diventi quello della salsa.

Per il soprannome proposto… beh, sappi che la carpa è un pesce straordinariamente longevo; può arrivare anche a 100 anni di vita…
Un'ultima annotazione: pare, come mi suggeriscono degli anonimi commentatori sul blog di Aps07, che la carpa possa vivere fino a 100 anni…

Ossiùr… 

Written by matemauro

03-05-2010 at 18:17

Pubblicato su bossi jr, spigolature

Il papa e l’ateismo

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Il papa Benedetto XVI, da me soprannominato affettuosamente JR, non la smette, anzi, persiste.

Già un paio d’anni or sono scrisse nella lettera enciclica Spe salvi che l’ateismo dell’era moderna ha provocato “le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia”, rendendosi in tal modo ridicolo agli occhi di chi non abbia su di essi enormi fette di prosciutto (magari proprio di quello arrosto bavarese con patate e prugne, ottimo peraltro da degustare con la birra…), nonché sfregiando la memoria di centinaia di migliaia (se non milioni) di indios sudamericani, sterminati dai cattolicissimi spagnoli e portoghesi, di altrettanti pellerossa, sterminati dai cristianissimi inglesi, olandesi ed europei vari, dei milioni di morti uccisi nei lager dei piissimi tedeschi, protetti dai suoi predecessori Pio XI e XII, e via sterminando; si noti che ho limitato l’elenco all’era moderna, appunto, cioè dalla scoperta dell’America in poi.

Ora si permette di nuovo di concionare sull’ateismo, affermando nientemeno che esso “non di rado nasconde l’esigenza di scoprire il vero volto di Dio” e che “per nostra fortuna Dio non viene mai meno nella sua fedeltà e anche se noi ci  allontaniamo e ci perdiamo continua a seguirci con il suo amore.”

Tradotto in linguaggio più semplice: “anche se siete atei, induisti, giudei, animisti, buddisti o qualunque altra cosa, siete comunque cattolici anche se non lo sapete, perciò dovete fare come dico io”.

Io credo che B16 (altro appellativo che ben gli si addice, anche se coniato da quell’ex comunista di Giuliano Ferrara, divenuto pecuniae causa* più baciapile di una beghina nel periodo di quaresima) si renda perfettamente conto che gli atei sono pericolosi per il suo fondamentalismo e fa di tutto per farli passare per dei poveracci che seguono la moda del momento o che “si ribellano come adolescenti”, ma che, in fondo, sono sempre cristiani. Forse in questo modo spera che non vengano presi sul serio.

Mi sento, bontà mia, di rassicurare l’epigono di Clemente VIII (bruciatore di una ventina d’eretici, tra cui Giordano Bruno): non ho alcuna esigenza di scoprire il vero volto di dio, stante che me lo raffiguro come la natura intera, come pensavano il Nolano, Spinoza e, in tempi più recenti, il buon vecchio Albert (Einstein), che affermò pure, e sottoscrivo ogni singola parola:

«Non posso immaginarmi un dio che ricompensa e che punisce l'oggetto della sua creazione, un dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo con cui l'esercitiamo su noi stessi. Non voglio e non posso figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee! […] Io non credo in un dio personale e non l'ho mai negato, anzi, ho sempre espresso le mie convinzioni chiaramente. Se qualcosa in me può essere chiamato religioso è la mia sconfinata ammirazione per la struttura del mondo che la scienza ha fin qui potuto rivelare.»

* Per chi non rammentasse il latino, la locuzione, usatissima in linguaggio leguleio, vuol dire per ragioni di denaro.

Written by matemauro

15-03-2010 at 23:54

Pubblicato su ateismo, einstein, spigolature