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Archive for the ‘medicina’ Category

Gino Strada

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Del compleanno del premio Nobel Rita Levi Montalcini ne ho già parlato in questo post, qui non posso che ripeterle i miei auguri…

Ieri è stato invece il compleanno di un altro grande personaggio della medicina e della solidarietà umana, Gino Strada.

Nato a Sesto S. Giovanni il 21 aprile del 1948, Luigi Strada è un chirurgo italiano, uno dei fondatori dell’organizzazione non governativa Emergency.

Laureatosi all’Università Statale di Milano in medicina nel 1978 e successivamente specializzato in chirurgia d’urgenza, durante gli anni della contestazione fu uno degli attivisti del Movimento Studentesco, anche come responsabile nel gruppo di servizio d’ordine della facoltà di Medicina.

Dopo aver fatto pratica nel campo del trapianto di cuore fino al 1988, si è indirizzato verso la chirurgia traumatologica e la cura delle vittime di guerra. Nel periodo 1989-1994 ha lavorato con il Comitato Internazionale della Croce Rossa in varie zone di conflitto in Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Somalia e Bosnia-Erzegovina. Questa esperienza sul campo ha motivato lui e un gruppo di colleghi a fondare Emergency, un’associazione umanitaria internazionale per la riabilitazione delle vittime della guerra e delle mine antiuomo, che dalla sua fondazione ha assistito gratuitamente più di tre milioni di pazienti.

Alcune frasi tratte dai suoi libri:

«Qualcuno ci critica per questi "particolari", i "lussi" non strettamente necessari alla sopravvivenza dei pazienti: le pareti affrescate nelle corsie pediatriche, la cura maniacale della pulizia, dei pavimenti lucidi, dei servizi igienici in cui si sente l’odore dei detersivi. Dicono che c’è sproporzione rispetto al livello del paese, alle devastazioni della guerra che segnano il territorio appena fuori il muro di cinta dell’ospedale. Ma perché? Costa poco di più mettere nel giardino bougainville, gerani e rose. E altalene. Costa poco e aiuta a guarire meglio. Sono sicuro che i nostri sostenitori, quelli che sottraggono cinquanta euro alla pensione, o che consegnano agli amici, come lista di nozze, il nostro numero di conto corrente postale, sono d’accordo con questa scelta.»

«Se uno di noi, uno qualsiasi di noi esseri umani, sta in questo momento soffrendo come un cane, è malato o ha fame, è cosa che ci riguarda tutti. Ci deve riguardare tutti, perché ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi.»

«Rahman, uno dei bambini feriti che avevamo finito di operare mezz’ora prima, camminava davanti a noi avvolto in una coperta e accompagnato da un’infermiere che reggeva la bottiglia della flebo e lo scortava verso la sua tenda […]. Mia figlia disse – Perché quel bambino che era in sala operatoria non piangeva? – Ne abbiamo ragionato a lungo, abbiamo cercato di capire perché quei bambini non piangono, abbiamo parlato della miseria che si fa routine, della presenza silenziosa della tragedia e, a volte, della morte.»

«Noi abbiamo il privilegio di poter essere immediatamente utili. Ma in Italia ci sono decine di migliaia di persone che rendono possibile tutto ciò, non solo sostenendoci economicamente, ma anche, come mi dicono da Milano quando mi sentono depresso, "circondandoci di affetto".»

Per chi volesse contribuire (come io faccio saltuariamente) a Emergency, ecco alcuni contatti:

il sito di Emergency (sono possibili anche donazioni on-line attraverso carta di credito)

il codice per donare il 5‰ : 971 471 101 55

Written by matemauro

22-04-2009 at 15:42

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Albert Sabin

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sabin

Albert Bruce Sabin (Białystok, 26 agosto 1906 – Washington, 3 marzo 1993) è stato un medico pediatra e virologo polacco, naturalizzato statunitense, ricercatore famoso per aver sviluppato il più diffuso vaccino contro la poliomelite.

Ebreo, emigrò negli Stati Uniti nel 1921 con la sua famiglia, dove, nel 1930, acquisì la cittadinanza statunitense. Studiò medicina all’università di New York e sviluppò l’interesse per la ricerca medica, in modo particolare nel campo delle malattie infettive. Dal 1946 è stato a capo della Ricerca pediatrica all’università di Cincinnati. I suoi studi sulle malattie infettive dell’infanzia lo portarono, soprattutto nel dopoguerra, a fare ricerche su quelle provocate da virus e in particolare sulla poliomelite.

Perché Sabin scelse di studiare la poliomielite? "Iniziai quasi per caso" – affermò in un’intervista – "Avevo appena terminato gli studi di medicina a New York, nel 1931. Un mese dopo, scoppiò un’epidemia di polio. Avevo già fatto delle ricerche su questa malattia, che allora uccideva migliaia di persone… Fu il mio maestro, dottor Park, a consigliarmi di studiare la polio: quindi non fu una mia scelta. Fu l’unica volta che feci qualcosa dietro suggerimento di un altro."

In questo periodo il giovane microbiologo fece la sua prima scoperta, una scoperta che avrebbe rivoluzionato completamente le conoscenze del tempo sulla natura del virus poliomielitico. Nel 1939 dimostrò che la sede prediletta del poliovirus è l’intestino: contrariamente a quanto allora si credeva, non si trattava di un virus "respiratorio", ma "enterico".

Nella seconda metà degli anni 30 un ricercatore, Jonas Edward Salk, mise a punto, utilizzando virus uccisi con formolo, tre vaccini contro la poliomielite. Bisognava però dimostrare che il preparato agisse come vaccino, cioè a protezione contro i virus naturali. Il 26 aprile del 1954 la National Foundation for Infantile Paralysis (NFIP) varò ufficialmente il programma di vaccinazione di massa, per verificare la reale efficacia del vaccino realizzato dal dottor Salk. Purtroppo il metodo Salk si rivelò inefficace, in quanto non garantiva una protezione assoluta, sicura al 100 per cento.

Al Children Hospital di Cincinnati, Sabin aveva finalizzato le ricerche per la messa a punto di una sospensione di virus attenuati e, nel 1953, presentò alla Commissione per l’immunizzazione del NFIP i risultati delle esperienze condotte all’inizio su 10 mila scimmie e 160 scimpanzé e, poi, su 242 persone (tra cui se stesso e i suoi figli). Poco dopo, a Singapore, vennero sottoposti a vaccinazione 200 mila bambini. Ma, per una serie di ragioni (anche di campanilismo), Sabin non fu creduto né seguito, almeno in patria. Così il suo vaccino trionfò nei paesi dell’Est prima che in America. La prima nazione a produrre il vaccino di Sabin su base industriale fu la Cecoslovacchia, poi la Polonia, l’Urss e la Repubblica democratica tedesca. Dal 1959 al 1961 furono vaccinati obbligatoriamente milioni di bambini asiatici ed est-europei, e dato che nei suddetti paesi non si verificò più alcun caso di poliomielite, furono prodotti e immessi sul mercato notevoli quantitativi del vaccino Sabin. Seppure con ritardo, anche gli Usa seguirono il nuovo corso. Il 1962 e 1963 furono gli anni della svolta e della riconoscenza scientifica verso lo scienziato.

Poiché tutti dobbiamo morire, gli è stato chiesto una volta, che differenza fa andarsene per cancro o infarto? "Non dobbiamo morire in maniera troppo miserabile" – rispose lo scienziato – "La medicina deve impegnarsi perché la gente, arrivata a una certa età, possa coricarsi e morire nel sonno senza soffrire."

Sabin rifiutò sempre di brevettare il vaccino anti-polio, rinunciando allo sfruttamento commerciale per garantire una più vasta diffusione della cura. Anche per questo motivo, oggi la poliomelite è praticamente debellata. Incredibilmente, non ha ricevuto il Nobel per la sua scoperta.

Alcune considerazioni sui vaccini.

Sempre più cresce nei paesi occidentali un movimento anti-vaccini (contro la polio e non solo). Addirittura su un sito di un’associazione del genere ho letto che il morbo della mucca pazza, la meningite, l’epatite B, l’HIV e altre malattie sono inventate (testuale!) dai vaccini!

Da persona che soffre dei postumi di questa malattia (ne sono stato colpito nel 1952, dunque, ahimé, anni prima che in Italia arrivasse un qualunque vaccino), inorridisco al solo sentire parlare di "lotta contro i vaccini". La lotta dev’essere contro le malattie e le loro conseguenze, non contro la prevenzione e le cure.

In Italia la vaccinazione con il Salk fu introdotta nel 1958, quella Sabin sei anni più tardi e, infine, l’obbligatorietà nel 1966. Questi ritardi costarono all’Italia in totale quasi 10 mila casi di poliomielite, che provocarono più di mille decessi e oltre 8 mila paralisi.

Certo, negli ultimi anni il numero di malattie indotte dal vaccino è risultato significativo, ma soltanto perché prima tale numero era assolutamente insignificante rispetto al numero delle persone che dallo stesso vaccino avevano avuto salva la vita!

Discorso di tutt’altro genere per quanto riguarda la diffusione delle vaccinazioni contro malattie non mortali. In questo caso sono d’accordo nel dire che questo fenomeno è provocato dalle aziende farmaceutiche, che ovviamente vi hanno il loro tornaconto.

Insomma, come in altri ambiti sociali, il rimedio non può essere quello di tornare indietro, di fare il passo del gambero, altrimenti, per evitare poche decine di casi di malattie provocate dai vaccini, torneremmo alle migliaia di morti per le malattie che i vaccini evitano. La soluzione è il controllo democratico della medicina, che non deve essere sottoposta alle "leggi di mercato".

Written by matemauro

06-09-2008 at 14:47

Pubblicato su medicina, poliomielite, sabin, salk, vita

Spigolature

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Spigolature

Da Brescia a Reggio Calabria per diventare avvocato

L’avvocato Mariastella Gelmini è diventata tale grazie a un esame di stato. La dottoressa in giurisprudenza Mariastella Gelmini si era laureata a Brescia. Sapete dove l’avvocato Mariastella Gelmini ha sostenuto l’esame di stato per diventare avvocato? A Reggio Calabria. Ohibò, direte voi… e perché?

Perché agli inizi di questo decennio le percentuali di ammessi all’orale nell’esame di stato variavano dal 30% del nord al 90% e oltre al sud (con Catanzaro che faceva la parte del leone: 2.295 ammessi su 2.301 candidati!). E l’avvocato Mariastella Gelmini così si giustifica: "La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l’esame per ottenere l’abilitazione alla professione".

Capito chi si riempie la bocca di parole come "meritocrazia", sì?

 


 

 La nuova enciclopedia arriva da Berlusconi

Gli uomini della Fininvest sono al lavoro per creare la prima enciclopedia in videoclip a livello mondiale. Il principale curatore è Andrea Pezzi, ex vj (videojockey) di Mtv, sotto la guida di tale Antonio Meneghetti. Ora vi chiederete chi sia costui: uno storico? un sociologo? un enciclopedista? Macché… è un ontologo. "Azz!" Direte voi… ma che è l’ontologia? E qui le cose si fanno difficiline assai, anche per uno come me, abituato a maneggiare paroloni… Ma la cosa più semplice, se avete voglia di farvi due, anzi quattro, ma che dico, migliaia di risate, è di andare a leggere il suo sito, questo qui.

Vi si legge che costui sa tutto di tutto, tutto vede e tutto comprende, è esperto di lingue antiche e moderne, suona l’organo e il pianoforte, è architetto, pittore, scultore, vetraio, stilista, pedagogo, ex-sacerdote, marito e padre (ma la moglie l’ha lasciato… e ti credo!), studioso di ostetricia, coltissimo in bibliofilia (sic!)… no, scusate, non continuo, se avete voglia e tempo di sbellicarvi dalle risate leggetevelo da soli.

Insomma, finalmente Berlusconi ha trovato il Leonardo moderno, quello che riscriverà l’umano scibile da capo a piedi. Altro che Diderot, D’Alembert, Voltaire, Rousseau ecc. Meneghetti è l’uomo nuovo!

Ah, ovviamente il progetto di Ovopedia (così si chiamerà l’enciclopedia) è molto apprezzato da Marcello Dell’Utri, quello che vuole revisionare "i libri di storia, ancor oggi caratterizzati dalla retorica della Resistenza"…

Per sapere tutta la storia, cliccate qui

 


 

Eluana e Terri

"Terri Schiavo suffered severe, irreversible brain damage that left that organ discolored and scarred, shriveled to half its normal size, and damaged in nearly all its regions, including the one responsible for vision, according to an autopsy report released yesterday. Although the meticulous postmortem examination could not determine the mental state of the Florida woman, who died March 31 after a judicial and legislative battle over her "right to die," it did establish the permanence of her physical condition."

Secondo il rapporto autoptico, reso noto ieri, il cervello di Terri Schiavo ha subito danni gravi e irreversibili, che hanno lasciato l’organo sbadito e sfregiato, ridotto a metà del volume normale e danneggiato in quasi ogni regione, compresa quella deputata alla visione. Sebbene la meticolosa analisi post-mortem non abbia potuto determinare lo stato mentale della donna della Florida, morta lo scorso 31 marzo dopo una lunga battaglia giudiziaria e legislativa sul suo "diritto a morire", essa ha stabilito l’irreversibilità delle sue condizioni fisiche.

(The Washington Post, washingtonpost.com, 16 giugno 2005)

 


 

Aggiornamento: per comprendere meglio l’insensatezza, ma anche la pericolosità del progetto Berlusconi-Dell’Utri-Meneghetti, si consulti anche questo link, che ho scoperto casualmente pochi minuti fa…

Written by matemauro

05-09-2008 at 14:39

Pubblicato su eluana, medicina, scuola, spigolature

Maria Montessori

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Maria Montessori (Chiaravalle, 31 agosto 1870 – Noordwijk aan Zee, 6 maggio 1952) è stata una pedagogista, filosofa, medico, scienziata e femminista italiana.

Maria Montessori è stata una ragazza curiosa, determinata, dotata di non poco coraggio. Interessata agli studi scientifici, riuscì poco più che ventenne a iscriversi alla Facoltà di Medicina di Roma, ostacolata e malvista in un ambiente esclusivamente maschile. Si laurea nel 1896, prima donna italiana laureata in medicina. Sta tramontando l’epoca in cui le signore della borghesia camminavano in abiti lunghi e grandi cappelli piumati e Maria, bella e di una naturale eleganza, studia con passione e si lega a un gruppo di giovani psichiatri insieme ai quali mette a fuoco la situazione tragica dei bambini con handicap, chiamati allora "oligofrenici". Per cercare le soluzioni migliori, Maria si reca in Francia e in Inghilterra per studiare le opere di altri studiosi e capisce che l’educazione dei sensi è la via maestra per potenziare le capacità mentale.

Comincia a lavorare direttamente con i bambini svantaggiati, progettando materiali adatti a loro. Nel frattempo vive con il collega Montesano un’intensa relazione amorosa che però per una serie di impedimenti non può approdare al matrimonio. Nel ’98 nasce un bambino che non può tenere con sé per le convenienze sociali. Lo affida a una famiglia di fiducia in campagna: andrà a trovarlo sistematicamente, ma potrà riprenderlo con sé solo nel 1913, quando morirà sua madre.

Sul finire del 1906 l’ingegner Talamo, che aveva risanato palazzoni fatiscenti nel quartiere romano di San Lorenzo e temeva che bambini piccoli, abbandonati a se stessi – allora erano rari gli asili – distruggessero e rovinassero, le aveva proposto di creare per loro un luogo adatto, mettendole a disposizione un locale a piano terra di uno dei casamenti in via dei Marsi 58. Lei accetta con entusiasmo: dopo anni trascorsi a studiare ragazzini grandi in gravi difficoltà è curiosa di vedere come reagiscono i bambini piccoli sani: nasce così un’esperienza del tutto nuova. Non si mette a fare l’insegnante, ma osserva i bambini, scoprendo che sanno scegliere da soli e che si concentrano su ciò che fanno. Nessuno li sgrida e loro si aiutano spontaneamente; mostrano il piacere di rimettere a posto le cose, adorano le attività pratiche come lavare, spazzare, apparecchiare la tavola per il pranzo, ma anche le esperienze sensoriali e le lettere. Maria Montessori – ha detto un suo estimatore – osservava i bambini non con sentimentalismo, ma con attenzione scientifica per capire il funzionamento dei poteri della psiche umana.

È per lei l’inizio di un nuovo percorso: la Casa dei Bambini – come verrà chiamato quel luogo – attirerà educatori da tutto il mondo: è la scoperta di capacità infantili dai 2 ai 6 anni, fino ad allora ignorate. Nel giro di pochi anni lascia la professione di medico e comincia il lavoro di formazione degli adulti: perché i bambini mostrino le loro autentiche capacità occorrono maestri non aggressivi, non giudicanti, capaci di dare fiducia ai piccoli e di preparare un ambiente ricco di oggetti significativi, rispondenti alle età e alle abilità progressive dei bambini.

La nuova proposta educativa si diffonde a Roma, a Milano in scuole dei quartieri operai e della borghesia, e così all’estero: Olanda, Norvegia, Francia, Inghilterra, Svezia, Spagna, Russia, Stati Uniti, Sud America, in Asia. Ovunque, questa modalità educativa che rinuncia a esprimere giudizi, premi e castighi ma predispone con cura spazi di libertà accuratamente organizzati, produce gli stessi effetti: gli inquieti si calmano, i passivi si svegliano, rivelano comportamenti sociali inaspettati. Tra gli anni 20 e i 30 si aprono decine di scuole dai piccoli di tre anni fino ai licei, impostati sempre sulla libertà di scelta, autoeducazione, il senso di responsabilità, ma anche la rigorosa formazione degli insegnanti. Ovunque, però, non mancano attacchi sia da parte di talune forze cattoliche che da parte dei filosofi idealisti che dominano la scena; più tardi anche gli stalinisti si dimostreranno ostili: la libertà dei bambini, la loro elevata capacità di decidere, di agire criticamente e di pensare con la propria testa sono considerate evidentemente pericolose.

Lasciata l’Italia a causa dell’ostilità del fascismo, Maria trova ospitalità in Olanda, in Inghilterra e in Danimarca, dove svolge anche conferenze sul tema della pace e continua a ribadire che il mezzo basilare per costruirla è l’educazione, intesa come rispetto della vita, dei bambini fin dalla nascita. Per questo suo forte impegno nel 1949 e poi ancora nel 1950 verrà candidata al Nobel per la pace.

Oggi esistono in tutti i continenti centinaia di luoghi montessoriani: Nidi, Case dei Bambini, Scuole elementari e Medie, Centri di formazione per educatori, genitori e docenti, pubblicazione di riviste e bollettini, traduzioni in varie lingue dei suoi libri, congressi e seminari di studio. Una grande educatrice? Piuttosto una "robusta mente di scienziato" apprezzata da psicologi, etologi e antropologi, meno dai pedagogisti, più preoccupati di "plasmare" il bambino che di seguirlo nella sua conquista d’indipendenza e di libertà di pensiero.

Per dire dei successi del metodo montessoriano: i fondatori di tre tra i più grandi odierni protagonisti della scena di Internet, Google, Amazon e Wikipedia, debbono la loro straordinaria creatività proprio al metodo Montessori; i due padri di Google, Larry Page e Sergey Brin, il creatore di Amazon, Jeff Bezos, e “il dittatore benevolo” di Wikipedia, Jimmy Wales, sono tutti accomunati dall’aver  frequentato scuole montessoriane. In particolare Page e Brin hanno espressamente riconosciuto quanto fondamentale sia stato il ruolo della loro educazione montessoriana nella ideazione del celebre motore di ricerca e, successivamente, nella creazione di una gioiosa organizzazione, il cui motto è costituito dalla frase, apparentemente infantile, don’t be evil ("non essere malvagio").

In un’intervista rilasciata alla rivista on line Moment, Sergey Brin ha affermato che il segreto del metodo consiste nel lasciare liberi gli studenti di scegliere le attività da cui siano maggiormente interessati, promuovendo così le loro potenzialità creative. In analogia con il metodo Montessori, anche i dipendenti della grande G sono incoraggiati ad impiegare il venti per cento del loro orario di lavoro in progetti di propria ideazione. Anche l’autorevole rivista Science ha riconosciuto che, in base ai risultati di una recente e rigorosa ricerca, il metodo Montessori appare non solo adatto a sviluppare ottime capacità cognitive, ma anche a stimolare la creatività degli studenti e infondere loro sentimenti di correttezza e giustizia.

Written by matemauro

02-09-2008 at 15:47

Patch Adams

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patch adams

In questo periodo impazzano sui blog e sui giornali discussioni e polemiche sul caso Englaro; il fatto mi ha ricordato un bellissimo film che mi sono andato a rivedere: Patch Adams, con Robin Williams. Brevemente, per chi non la ricordasse, la trama:

Hunter "Patch" Adams (personaggio esistente nella realtà, è effettivamente il medico che ha inventato la clown-terapia) è internato in un ospedale psichiatrico in conseguenza di un tentativo di suicidio. Resosi conto di avere una certa predisposizione per il contatto umano, soprattutto con i suoi compagni d’ospedale, decide, una volta dimesso, di intraprendere gli studi di medicina. Nonostante sia molto più grande di un normale studente universitario, frequenta l’università con ottimi voti, e si innamora di Carin. Non gli piace però il modo che hanno di lavorare i suoi futuri colleghi medici; troppa indifferenza, troppa avidità nel trattare i pazienti. Lui invece adora starci a stretto contatto e cerca di alleviare le loro sofferenze, è la sua filosofia di vita. Per andare incontro ai suoi princìpi, trasgredisce al regolamento della facoltà, e inizia a far visita ai malati terminali, li assiste e li diverte con le sue trovate imprevedibili ed esilaranti.

Purtroppo il cuore di Patch deve ricevere un durissimo colpo: Carin viene uccisa in modo brutale da un paziente disturbato mentalmente. L’accaduto smonta tutti gli entusiasmi di Patch, inducendolo a distruggere tutto quello che con tanta fatica e amore aveva creato. Mentre sta per tentare di nuovo il suicidio, una farfalla (evoluzione del bruco, animaletto che Carin amava), posandosi prima sulla sua borsa da medico e poi sul suo cuore, gli farà capire che non è sbagliato aiutare gli altri, sarebbe errato arrendersi.

Patch deve però tornare subito alla realtà: le trovate goliardiche e gli strappi al regolamento gli costano numerosi richiami e una possibile espulsione dall’università. Decide perciò di affrontare la commissione disciplinare, che rimane invece affascinata dal suo modo innovativo di curare i malati e lo assolve, consigliando anzi al decano che ne aveva proposto l’espulsione, un po’ di eccessiva felicità, termine che compare addirittura come nota negativa nel fascicolo personale di Patch. Il trionfo nonché l’applauso è pieno e continuato, in quanto studenti, amici, colleghi, pazienti e infermieri sono lì per testimoniargli affetto e i risultati raggiunti dall’innovativa terapia.

Patch si rivolge così ai membri della commissione che deve decidere se può proseguire negli studi.

"Cos’ha la morte che non va? Di cosa abbiamo così mortalmente paura? Perché non trattare la morte con un po’ di umanità e dignità e decenza e, dio non voglia, perfino di umorismo? Signori, il vero nemico non è la morte. Vogliamo combattere le malattie? Combattiamo la più terribile di tutte: l’indifferenza. Nelle vostre aule ho assistito a disquisizioni sul transfert e la distanza professionale. Il transfert è inevitabile, signori, ogni essere umano ha un impatto su di un altro. Perché vogliamo evitarlo in un rapporto paziente-medico? È sbagliato quello che insegnate nelle vostre lezioni. La missione di un medico non dev’essere solo prevenire la morte, ma anche migliorare la qualità della vita; ecco perché se si cura una malattia si vince o si perde, ma se si cura una persona vi garantisco che in quel caso si vince, qualunque esito abbia la terapia! Qui vedo oggi un’aula piena di studenti di medicina: non lasciatevi anestetizzare, non lasciatevi intorpidire di fronte al miracolo della vita! Vivete sempre con stupore il glorioso meccanismo del corpo umano: questo dev’essere il fulcro dei vostri studi e non la caccia ai voti, che non vi daranno alcuna idea di che tipo di medico potrete diventare! E non aspettate di essere in corsia per sviluppare la vostra umanità; sviluppate subito la capacità di comunicare, parlate con gli estranei, con gli amici, con chi sbaglia numero, con chi vi càpita! E coltivate l’amicizia di quelle stupende persone che vedete laggiù in fondo all’aula: infermiere, che possono insegnarvi, stanno con la gente tutti i giorni fra sangue e merda e hanno un patrimonio di conoscenze da dividere con voi. E così fate con quei professori che non sono morti dal cuore in su; condividete la compassione che hanno, fatevi contagiare! Signore, io voglio fare il medico, con tutto il mio cuore."

Ma, tornando al caso Englaro, vorrei qui esprimere la mia solidarietà al padre, che è, legalmente e moralmente, l’unico a sapere cosa volesse e come la pensasse Eluana, quando ancora aveva coscienza di sé. D’altronde, una semplice risposta mi sento di dare a coloro che affermano che "nessuno è padrone della propria vita e tantomeno di quella altrui" (Mons. Ersilio Tonini). Infatti, se non siamo padroni della vita altrui, come possiamo arrogarci il diritto di negare agli altri la signorìa sulla propria vita? Chi vieta agli altri di essere padrone della propria vita, si fa padrone della vita altrui.

Written by matemauro

31-07-2008 at 21:17

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Rita Levi Montalcini – 99 e non li dimostra!

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Ritalevimontalcini

Rita Levi Montalcini (Torino, 22 aprile 1909) è una scienziata italiana.

È stata insignita del Nobel per la medicina nel 1986 e nominata senatrice a vita nel 2001, è socia nazionale dell’Accademia dei Lincei per la classe delle Scienze fisiche.

Dopo aver studiato medicina all’università di Torino, iniziò gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della seconda guerra mondiale.

Nel 1938, in quanto ebrea sefardita, fu costretta dalle leggi razziali del regime fascista a emigrare in Belgio con il suo maestro Giuseppe Levi, dove continuò le sue ricerche in un laboratorio casalingo. Sino all’invasione tedesca del Belgio fu ospite dell’istituto di neurologia dell’Università di Bruxelles. Nella primavera del 1940 tornò a Torino e allestì un laboratorio di fortuna in una collina vicino Asti, dove con Levi iniziò a fare ricerca sullo sviluppo del sistema nervoso negli embrioni di pollo.

I suoi primi studi sono dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Nel 1951-1952 scoprì il fattore di crescita nervoso noto come NGF (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa trent’anni proseguì le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d’azione, per le quali nel 1986 è stata insignita del Nobel per la medicina insieme al biochimico statunitense Stanley Cohen. Nella motivazione del premio si legge: "La scoperta del NGF all’inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo."

Dal 1961 al 1969 ha diretto il Centro di ricerche di neurobiologia del CNR in collaborazione con l’Istituto di biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 il Laboratorio di biologia cellulare. Dopo essersi ritirata da questo incarico per raggiunti limiti d’età continua le sue ricerche come ricercatore e guest professor dal 1979 al 1989, e dal 1989 al 1995 lavora presso l’Istituto di neurobiologia del CNR con la qualifica di superesperto. Le sue indagini si concentrano sullo spettro di azione del NGF, utilizzando tecniche sempre più sofisticate. Studi recenti hanno infatti dimostrato che esso ha un’attività ben più ampia di quanto si pensasse: non si limita ai neuroni sensori e simpatici, ma si estende anche alle cellule del sistema nervoso centrale, del sistema immunitario ematopoietico e alle cellule coinvolte nelle funzioni neuroendocrine.

È da sempre molto attiva in campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. Nel 1992 ha istituito, assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi Montalcini, in memoria del padre, rivolta alla formazione e all’educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario, con l’obiettivo di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese.

Particolarmente sensibile ai temi della difesa dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, nel 1998 ha fondato la sezione italiana di Green Cross International, ong riconosciuta dalle Nazioni Unite e presieduta da Michail Gorbačëv, di cui è consigliere. Significativo l’impegno sulla prevenzione e sulle conseguenze ambientali e sociali delle guerre e dei conflitti legati allo sfruttamento delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione e all’accesso alle risorse idriche.

Tra le numerose iniziative scientifiche, ha recentemente fondato un nuovo centro di ricerca sul cervello a Roma, l’EBRI (European Brain Research Institute), in collaborazione con la Fondazione S. Lucia e il CNR.

Written by matemauro

22-04-2008 at 11:57

Pubblicato su cultura, medicina, scienza