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Di matematica ma non soltanto…

Archive for the ‘varie’ Category

Ciao, papà…

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Caro Mauro,
la notizia che ho appena ricevuto mi ha rattristato molto. Conoscevo tuo padre fin da quando ero bambina, i nostri genitori erano amici e si frequentavano. Ricordo le nostre chiacchierate, quando ci incontravamo a qualche ricevimento presso l’ambasciata o in altre occasioni. Una cosa che avevamo in comune era l’affetto e l’ammirazione per Alexander Dubcek. Tuo padre mi ha anche regalato i libri che ha scritto su di lui. Con Luciano se ne va un pezzo della nostra e anche della mia storia.
Un abbraccio
L.C.

Caro Mauro,
come mi dispiace! Sapevamo naturalmente che stava poco bene da tempo, ma a queste notizie non ci si abitua mai. Luciano per me è stato un faro di conscenza, un grande amico e una persona davvero degna con la quale ho scambiato idee, contatti, svolto attività lavorativa assieme da almeno trent’anni (forse anche più). Lo serberò sempre nei miei ricordi. Ti sono vicino in questo doloroso momento in cui non ci sono mai parole sufficienti a riflettere i sentimenti che si affastellano nella mente e nel cuore e tanto meno a consolare te della perdita del padre.
S.B.

Caro Mauro, ho letto solo adesso, non sai il dolore che mi provoca questa tua notizia, ti sono vicina in questo momento e immagino le sofferenze tue e di Luciano… un altro pezzo della nostra storia che se ne va, un’ intelligenza ed una esperienza.
Non posso dire altro mi passano davanti tante cose e tante memorie, ti siamo vicine con E…. un abbraccio affettuoso. Tra qualche giorno ti chiamo, penso che adesso sei troppo preso da tutte le incombenze per parlare.
D.R.

Mauro,
per me é un pezzo della mia vita che é scomparso, anzi, degli anni giovani a Roma. Ti abbraccio. Fammi sapere per i funerali o altro: se possibile cercheremo di esserci, malgrado qualche acciacco.  
A.W. e V.T.

Caro Mauro,
sono addolorato per la notizia che ci hai comunicato. Sai quanto ero personalmente legato a Luciano da sentimenti di affetto e di stima.
D.M.

Vážený pán Mauro Antonetti,

prijmite našu úprimnú sústrasť. Vášho pána otca sme si veľmi vážili. Aj po smrti môjho manžela Petra Dubčeka (syna Alexandra Dubčeka) sme boli ja a malý Peťko (11 rokov) s ním v kontakte.
Je nám úprimne ľúto, že už nie je medzi nami.
S úctou Vaši

M.D. e P.D. (nuora e nipote di Alexander Dubček)

Caro Mauro,
ricordo con vivo affetto la figura e l’opera di Suo padre e ne conservo grande stima per il suo appassionato impegno politico e culturale. Ora più che mai c’è bisogno di un “socialismo dal volto umano” di fronte a un capitalismo sempre più arrogante e disumano e si cercherà quindi con i nostri comuni amici di continuare la strada indicata da Dubcek, dall’umanesimo di T.G. Masaryk e dalla migliore tradizione socialista europea. In questo modo sarà presente, non solo nei suoi scritti e nelle sue innumerevoli traduzioni, l’attività di Suo padre.
Con un forte abbraccio
F.L.

Caro Mauro,
Luciano era un carissimo amico e una persona che ricorderò sempre per il suo impegno di cuore, di verità, di relazioni umane autentiche. Per la sua umiltà, per la generosità con cui dava di se stesso, per l’aiuto che ha dato a Pelikan e a tutti noi cechi e slovacchi che incontratu sulla tortuosa strada di giustizia sociale e di ideali non ideologici.
Penso a lui e l’accompagno con il mio cuore, penso a te e mi dico che la vita non è stata tenera e non lo sarà. Ci siamo incontrati poche volte, eppure la vostra casa, tua madre e il sorriso di Luciano sono un tesoro per me.
Ti esprimo le mie condoglianze, ti auguro tanto coraggio e se potessi esserti utile, famelo sapere, per favore.
S.R.

Gentilissimo Mauro,
leggo solo ora la tristissima notizia, che mi addolora molto. Ho avuto modo di conoscere Suo padre solo negli ultimi anni, ma mi ha sempre colpito la sua grande umanità e onestà inellettuale, unite a un’acume e un’ironia davvero non comuni. Conoscerlo e ascoltare i suoi ricordi, le sue testimonianze e le sue analisi è stato certamente un privilegio.
In questo momento di grande dolore e tristezza, invio un forte abbraccio a tutti voi suoi familiari.
A.H.

Caro Mauro,
la notizia tristissima che mi dai mi addolora profondamente. Non vi ero affatto preparato, venerdì pomeriggio lo avevamo trovato lucidissimo, anche se alquanto affaticato (aveva appena cominciato la fisioterapia, non pensavo proprio che si sarebbe trattato di un definitivo commiato; volevo pensare piuttosto alla degenza dell’anno scorso, che aveva avuto tanti momenti intensi e affettuosi e si era conclusa con l’uscita “riparatrice” di quel libro così bello).
Per parte nostra perdiamo un amico e un compagno che, insieme con Marcella, ci è stato carissimo. Da lui abbiamo imparato moltissimo e capito come la passata grandezza del PCI derivasse proprio da persone fatte come lui. Per noi è stato un esempio di sobrietà, di moralità, di rigore intellettuale, di infinita generosità e di rifiuto di ogni facile protagonismo (che si sarebbe potuto tranquillamente permettere) che rimarrà sempre dentro di noi. C’è una pagina del suo diario che registra, tra l’altro, il nostro primo incontro, al Convegno di Parma, e lì non senza commozione mi è capitato di leggere già un anno fa che eravamo già diventati amici. E’ andata proprio così.
E’ stato un vero privilegio conoscere Luciano e condividere con lui tanti momenti dalla grande e piccola storia che ci è capitato in sorte di attraversare. E con lui non potremo mai dimenticare nemmeno Marcella, sua compagna di vita (sai che venerdì ricordavamo insieme i suoi inimitabili panzerotti?).
Mi dispiace enormemente di non potere essere presente oggi vicino a te ai tuoi familiari perché, come purtroppo spesso mi accade, sono qui trattenuto a C. da dove tornerò soltanto mercoledì sera.
Mi dispiace di poterti solo inviare queste poche parole e abbracciarti forte con tutto il mio affetto e la mia amicizia, insieme con R.
C.N.

Voglio aggiungere anche il mio personale cordoglio a quello dei tanti che hanno pianto la scomparsa di Luciano. Ricordo bene il tratto umano di grande cordialità e attenzione con cui mi accolse quando, giovane studente e militante, collaborai negli anni ’70 alla Scuola di Partito, e la feconda ed intensiva collaborazione che ebbi con la Nuova Rivista Internazionale da lui diretta. Ed ho a cuore i gradevoli momenti conviviali – purtroppo rari – che passammo assieme, con la vostra moglie e compagna, nei quali ricordava gli inizi della sua militanza politica in Calabria con arguzia, passione e vivacità. Era un esempio di quella forza e tenacia che profuse, per tanti anni, nella solidarietà al popolo cecoslovacco e nella sua sincera vicinanza agli uomini della Primavera di Praga. Luciano di merita appieno la stima di cui ha goduto.

 

G.M.

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28-03-2012 at 15:17

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Luigi Tenco – E se ci diranno…

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Luigi Tenco – E se ci diranno….

Ancora auguri a tutti!

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31-12-2011 at 23:04

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I miei auguri di Natale

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Sta cambiando il mondo nel quale ci muoviamo. Vabbe’, non è una novità… il mondo, per fortuna, cambia in ogni istante. Ma quello che intendo dire è che per la prima volta, da vent’anni (più o meno) a questa parte, il termine di paragone per come si muove la Politica (quella con la p maiuscola, ovviamente) non è più Berlusconi (o quantomeno è molto meno appariscente di prima, povero vegliardo pedofilo, lasciamolo pure marcire nei suoi processi).

Era facile, quando al governo c’era lui con i suoi scalzacani, prendersela con le decisioni e le esternazioni sue o della Gelmini o del Brunetta o Sacconi di turno. Adesso tocca confrontarsi con persone che quando parlano sanno di quel che parlano; poi, come già accennai qualche tempo fa, si può essere o meno d’accordo, ma almeno un terreno di discussione comune c’è. Era facile prima: sapevamo di avere ragione, manco ci impegnavamo più di tanto, perché le corbellerie si palesavano platealmente per quello che erano; adesso no, sulle cose tocca ragionarci, vederle punto per punto e una per una e sviscerarle adeguatamente. Azz, che fatica! 😉

Insomma, è tornata la voglia di Politica, senza spazio per gli scandali sessuali, i bunga-bunga, le dichiarazioni prive di senso pratico, i tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso. Da qualche settimana è tornata la Politica: la riforma delle pensioni, il mercato del lavoro, le liberalizzazioni, i tassisti e le farmacie ecc.

Quindi meno spazio alle cialtronerie e alla facile demagogia: tutti ci dobbiamo rimboccare le maniche e “ripulirci” il cervello e la bocca mettendo al centro dei nostri discorsi le questioni pragmatiche e di forte impatto socio-economico. Io, per quanto mi riguarda e compatibilmente con le mie possibilità cercherò di fare così… e voi?

Il mio augurio di Natale (oltre al classico “sereno”, “foriero di pace” ecc.), rivolto a tutti e ognuno dei frequentatori di questo blog è che ognuno di noi possa riappropriarsi di quel pezzo di Politica di cui in questi venti anni siamo stati indebitamente usurpati.

Written by matemauro

24-12-2011 at 14:33

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Una ciambella col buco…

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Scherzo ovviamente, ma la cosa che segnalavo in un commento al post precedente, si è verificata… Il vostro umile scrivano è stato pubblicato su un giornale online, precisamente Paneacqua, gloriosa erede di Aprileonline.

Ecco la testata del giornale, cliccate e leggete! 😀

 

Written by matemauro

13-12-2011 at 21:09

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Piccola lezione di fiscalità equa

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Chiarissimo Professore Monti,

devo dire che fin dall’inizio della Sua esperienza quale Presidente del Consiglio dei ministri, ho avuto un atteggiamento di buona disposizione verso questo “nuovo corso governativo”, non foss’altro perché credevo (e i primi fatti mi hanno dato ragione) che sarebbe finalmente cessata la pletora di interventi su una cosa seria come l’economia fatti da (come mi sono permesso di chiamarli) scalzacani, parvenues della politica così come dell’economia.

Ora però, Professore, dopo la presentazione di questa ennesima manovra finanziaria dell’anno di grazia 2011, mi consenta una breve osservazione, premettendo che non sono un’economista, ma un matematico che si diletta anche di cultura umanistica, e che per deformazione (professionale in un caso,  dilettantistica nell’altro), è abituato a dare alle parole il senso e il peso che esse meritano.

I Suoi discorsi – da quando si è insediato nella Sua attuale carica – sono infarciti dell’aggettivo (declinato sempre nel genere nel numero appropriati) “equo”; estraggo dal dizionario Sabatini-Coletti (edizione online sul sito del Corriere della Sera) la definizione di questo aggettivo:

1 Di persona, che giudica con imparzialità ed equilibrio: giudice e.

2 Di cosa, che ubbidisce a un criterio di giustizia, di corrispondenza tra dare e avere, tra colpa e punizione ecc.: prezzo e.; sentenza e.

Ebbene, Professore, mi permetto di sottoporLe questo semplice esempio che credo dimostri in maniera inoppugnabile che nessun regime fiscale in vigore in Italia (né, tantomeno, quello da Lei introdotto ultimamente) risponde alla seconda definizione del termine “equo”.

Prendiamo tre persone (diciamo Anna, Barbara e Cesare) più o meno della stessa età (diciamo sui 45 anni), che abitano tutte nella stessa grande città (Roma, tanto per dirne una) in una casa in affitto delle stesse dimensioni, nessuno dei tre è sposato né ha figli e, guarda caso, hanno goduto in questo anno dello stesso identico reddito lordo: poniamo 60 000  €. Le uguaglianze dal punto di vista reddituale, però, finiscono qui, e vediamo perché.

Anna lavora in una grande multinazionale, dove ha la qualifica di quadro con una buona anzianità. Poiché gode soltanto del reddito che le deriva dall’essere lavoratore dipendente, paga, su quel reddito di 60 000 euro, una tassazione IRPEF di 19 720 €.

Barbara invece lavora come segretaria in un’altra azienda; il suo reddito annuo sarebbe di 30 000 € lordi, ma per sua fortuna i genitori le hanno lasciato tre appartamenti che lei affitta a 10 000 € l’anno ognuno. Barbara paga allo Stato 6 883 € di IRPEF e una cedolare secca di 6 300 € per i canoni di locazione riscossi dai suoi affittuari (Barbara è una persona onesta e i suoi contratti di affitto sono regolarmente denunciati).

Passiamo infine a Cesare; egli non “lavora” (nel senso tecnico del termine) più: dopo molti anni passati nell’esercizio commerciale che era stato dei suoi genitori, ha avuto il coraggio e/o la fortuna di venderlo nel momento più opportuno e adesso, investito il ricavato della vendita in diversi fondi comuni d’investimento, ne ricava 60 000 € lordi, sui quali (anche con il recente aumento della cedolare dal 12,5% al 20%) paga 12 000 € di tasse allo Stato.

Ecco, Professore: le pare “equo” un regime fiscale che tratti in modo così “iniquo” i redditi? Non contando, per sovrapprezzo, che Cesare, quello dei tre che non produce e non fa produrre, non lavora e non dà lavoro, ma ha semplicemente immobilizzato dei capitali, è quello che addirittura paga meno tasse di tutti?

Non sarebbe più “equo” un sistema che tassasse tutti e tre per 14 967,67 €? O sono io che, da non economista, non capisco la differenza tra quei redditi oppure c’è qualcosa di ingiusto e di “iniquo” nel sistema di tassazione; e a quell’ingiustizia e a quell’iniquità quale governo migliore del Suo – composto di persone che della materia sanno – può (volendo) mettere mano e rimediare?

La ringrazio per l’attenzione che Ella vorrà concedere a questo modesto articolo.

Cordiali saluti e auguri di un buon lavoro sul fronte dell’equità.

Written by matemauro

10-12-2011 at 15:36

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L’inflazione per G.G. Belli

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Anche ai tempi del mio amato maestro di cultura romana, G.G. Belli, esisteva l’inflazione… 😉 Questo sonetto venne composto il 25 agosto 1830 nella trattoria Da Peppe er tosto (dove d’altronde venne scritta la maggior parte dei sonetti belliani) e, c’è da giurarci, con davanti un bel piatto di “nervetti”, e mezzo litro di vino con la fojetta… 😉

Tempi vecchi e ttempi novi

Ar zu’ tempo mi’ nonno m’aricconta
che nun c’ereno un cazzo bbagarini, 1
se vedeva ggiucà 2 co li quartini 3
a ppiastrella, e a bbuscetta 4: e mmó sse sconta 5.

L’ova in piazza, s’aveveno a la conta 6
cento a ppavolo e ssenza li purcini 7:
la carne annava a ssedici cudrini
ar mascello 8, e ddua meno co la ggionta 9.

Er vino de castelli e dder contorno
era caro a un lustrino pe bbucale 10
e ott’oncia a bboecco la paggnotta ar forno.

E mmó la carne, er pane, er vino, er zale,
e ll’accidenti, crescheno ’ggni ggiorno.
Ma ll’hai da vede che ffinisce male.

1 Non c’erano affatto bagarini; al tempo di Belli, il “bagarino” era un  monopolista di generi commestibili e altri.

2 Si vedeva giocare.

3 Quartino, come i successivi pavolo (paolo), cudrino (quattrino), lustrino (o grosso) e boecco (baiocco) erano tutte monete in corso all’epoca.

4 Piastrella e bucetta erano giochi di strada ai quali si giocava anche a soldi.

5 E adesso ne paghiamo le conseguenze.

6 Si contavano.

7 Senza i pulcini, quindi fresche.

8 Al macello.

9 Due di meno con l’aggiunta: la carne poteva essere “pulita” o “da pulire”, nel qual caso costava di meno, dovendo eliminare lo scarto; va da sé che le classi più misere utilizzavano anche lo scarto…

10 Boccale.

Written by matemauro

09-12-2011 at 14:31

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Ben(ri)trovati!

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Ebbene, ecco il primo post sulla nuova piattaforma.

Devo dire che mi piace proprio, ha un bell’aspetto, un sacco di funzioni (la maggior parte delle quali ancora devo capire però ;-)) ed ha soprattutto un look molto professionale; nessun confronto con quello che era diventato Splinder…

Certo alcune cose mi mancheranno, per esempio i messaggi privati (qui sostituiti dalla email generica), la possibilità di modificare il template (qui solo a pagamento :-() e altre cosucce, che spero di riuscire a dimenticare, magari sostituendole con altri strumenti più raffinati.

Vabbe’, come primo post direi che può bastare, era soltanto per saggiare le possibilità… 😉

Ciao!

 

P.S. (editato) Per chi scorresse il blog, i link “interni” purtroppo rimandano ancora ai post su Splinder, queste correzioni mi toccherà farle “a manella” e ci vuole tempo… mannaggia se ce ne vuole! Idem per i link alle foto che stanno ancora sul mediablog di Splinder, anche quelle mi toccherà spostarle su un server pubblico; sperando di fare in tempo prima che Splinder chiuda… 😦

Written by matemauro

17-11-2011 at 18:39

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