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Di matematica ma non soltanto…

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La depressione: un problema economico o politico?

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Paul Krugman è un economista statunitense; considerato un liberista di scuola keynesiana, è stato insignito del Nobel per l’economia nel 2008. Dal 2000 collabora con il New York Times, per il quale tiene anche un blog, che ogni tanto vado a leggere. L’altroieri ha pubblicato un post che mi pare chiarisca perfettamente qual è il problema dell’attuale situazione socio-economico-politica. Vi raccomando, in particolare, l’ultimo paragrafo. (Cliccare sull’immagine per leggere l’originale; la traduzione e le sottolineature sono mie.)

Il disfattismo della depressione

Un certo numero di persone mi ha chiesto di intervenire sull’articolo di David Brooks di oggi. Spiacenti, non è mia intenzione di rendere pan per focaccia. Fatemi invece solo fare una considerazione più generale.

Ovunque, in questo momento, ci sono persone che asseriscono che i nostri giorni migliori sono passati, che l’economia ha subito una generale perdita di dinamismo, che è irrealistico aspettarsi un rapido ritorno a qualcosa come la piena occupazione. C’era gente che affermava la stessa cosa nel 1930! Poi arrivò la seconda guerra mondiale, la cui conclusione portò a uno stimolo fiscale di dimensioni adeguate, e improvvisamente ci furono abbastanza posti di lavoro, e tutti quei lavoratori non necessari e inutili si sono rivelati molto produttivi, appunto.

In ciò che vediamo intorno a noi non c’è nulla – nulla – che indichi che l’attuale depressione sia qualcosa più che un problema di domanda insufficiente, che potrebbe essere risolto in pochi mesi con le giuste politiche. Il nostro problema non è, in definitiva, economico: è politico, è provocato da una élite che preferisce aggrapparsi ai propri pregiudizi piuttosto che risollevare la nazione.

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Written by matemauro

29-12-2011 at 12:34

Pubblicato su economia, politica

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I miei auguri di Natale

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Sta cambiando il mondo nel quale ci muoviamo. Vabbe’, non è una novità… il mondo, per fortuna, cambia in ogni istante. Ma quello che intendo dire è che per la prima volta, da vent’anni (più o meno) a questa parte, il termine di paragone per come si muove la Politica (quella con la p maiuscola, ovviamente) non è più Berlusconi (o quantomeno è molto meno appariscente di prima, povero vegliardo pedofilo, lasciamolo pure marcire nei suoi processi).

Era facile, quando al governo c’era lui con i suoi scalzacani, prendersela con le decisioni e le esternazioni sue o della Gelmini o del Brunetta o Sacconi di turno. Adesso tocca confrontarsi con persone che quando parlano sanno di quel che parlano; poi, come già accennai qualche tempo fa, si può essere o meno d’accordo, ma almeno un terreno di discussione comune c’è. Era facile prima: sapevamo di avere ragione, manco ci impegnavamo più di tanto, perché le corbellerie si palesavano platealmente per quello che erano; adesso no, sulle cose tocca ragionarci, vederle punto per punto e una per una e sviscerarle adeguatamente. Azz, che fatica! 😉

Insomma, è tornata la voglia di Politica, senza spazio per gli scandali sessuali, i bunga-bunga, le dichiarazioni prive di senso pratico, i tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso. Da qualche settimana è tornata la Politica: la riforma delle pensioni, il mercato del lavoro, le liberalizzazioni, i tassisti e le farmacie ecc.

Quindi meno spazio alle cialtronerie e alla facile demagogia: tutti ci dobbiamo rimboccare le maniche e “ripulirci” il cervello e la bocca mettendo al centro dei nostri discorsi le questioni pragmatiche e di forte impatto socio-economico. Io, per quanto mi riguarda e compatibilmente con le mie possibilità cercherò di fare così… e voi?

Il mio augurio di Natale (oltre al classico “sereno”, “foriero di pace” ecc.), rivolto a tutti e ognuno dei frequentatori di questo blog è che ognuno di noi possa riappropriarsi di quel pezzo di Politica di cui in questi venti anni siamo stati indebitamente usurpati.

Written by matemauro

24-12-2011 at 14:33

Pubblicato su politica, varie

Piccola lezione di fiscalità equa

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Chiarissimo Professore Monti,

devo dire che fin dall’inizio della Sua esperienza quale Presidente del Consiglio dei ministri, ho avuto un atteggiamento di buona disposizione verso questo “nuovo corso governativo”, non foss’altro perché credevo (e i primi fatti mi hanno dato ragione) che sarebbe finalmente cessata la pletora di interventi su una cosa seria come l’economia fatti da (come mi sono permesso di chiamarli) scalzacani, parvenues della politica così come dell’economia.

Ora però, Professore, dopo la presentazione di questa ennesima manovra finanziaria dell’anno di grazia 2011, mi consenta una breve osservazione, premettendo che non sono un’economista, ma un matematico che si diletta anche di cultura umanistica, e che per deformazione (professionale in un caso,  dilettantistica nell’altro), è abituato a dare alle parole il senso e il peso che esse meritano.

I Suoi discorsi – da quando si è insediato nella Sua attuale carica – sono infarciti dell’aggettivo (declinato sempre nel genere nel numero appropriati) “equo”; estraggo dal dizionario Sabatini-Coletti (edizione online sul sito del Corriere della Sera) la definizione di questo aggettivo:

1 Di persona, che giudica con imparzialità ed equilibrio: giudice e.

2 Di cosa, che ubbidisce a un criterio di giustizia, di corrispondenza tra dare e avere, tra colpa e punizione ecc.: prezzo e.; sentenza e.

Ebbene, Professore, mi permetto di sottoporLe questo semplice esempio che credo dimostri in maniera inoppugnabile che nessun regime fiscale in vigore in Italia (né, tantomeno, quello da Lei introdotto ultimamente) risponde alla seconda definizione del termine “equo”.

Prendiamo tre persone (diciamo Anna, Barbara e Cesare) più o meno della stessa età (diciamo sui 45 anni), che abitano tutte nella stessa grande città (Roma, tanto per dirne una) in una casa in affitto delle stesse dimensioni, nessuno dei tre è sposato né ha figli e, guarda caso, hanno goduto in questo anno dello stesso identico reddito lordo: poniamo 60 000  €. Le uguaglianze dal punto di vista reddituale, però, finiscono qui, e vediamo perché.

Anna lavora in una grande multinazionale, dove ha la qualifica di quadro con una buona anzianità. Poiché gode soltanto del reddito che le deriva dall’essere lavoratore dipendente, paga, su quel reddito di 60 000 euro, una tassazione IRPEF di 19 720 €.

Barbara invece lavora come segretaria in un’altra azienda; il suo reddito annuo sarebbe di 30 000 € lordi, ma per sua fortuna i genitori le hanno lasciato tre appartamenti che lei affitta a 10 000 € l’anno ognuno. Barbara paga allo Stato 6 883 € di IRPEF e una cedolare secca di 6 300 € per i canoni di locazione riscossi dai suoi affittuari (Barbara è una persona onesta e i suoi contratti di affitto sono regolarmente denunciati).

Passiamo infine a Cesare; egli non “lavora” (nel senso tecnico del termine) più: dopo molti anni passati nell’esercizio commerciale che era stato dei suoi genitori, ha avuto il coraggio e/o la fortuna di venderlo nel momento più opportuno e adesso, investito il ricavato della vendita in diversi fondi comuni d’investimento, ne ricava 60 000 € lordi, sui quali (anche con il recente aumento della cedolare dal 12,5% al 20%) paga 12 000 € di tasse allo Stato.

Ecco, Professore: le pare “equo” un regime fiscale che tratti in modo così “iniquo” i redditi? Non contando, per sovrapprezzo, che Cesare, quello dei tre che non produce e non fa produrre, non lavora e non dà lavoro, ma ha semplicemente immobilizzato dei capitali, è quello che addirittura paga meno tasse di tutti?

Non sarebbe più “equo” un sistema che tassasse tutti e tre per 14 967,67 €? O sono io che, da non economista, non capisco la differenza tra quei redditi oppure c’è qualcosa di ingiusto e di “iniquo” nel sistema di tassazione; e a quell’ingiustizia e a quell’iniquità quale governo migliore del Suo – composto di persone che della materia sanno – può (volendo) mettere mano e rimediare?

La ringrazio per l’attenzione che Ella vorrà concedere a questo modesto articolo.

Cordiali saluti e auguri di un buon lavoro sul fronte dell’equità.

Written by matemauro

10-12-2011 at 15:36

Pubblicato su economia, politica, varie

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Lacrime, potere e persone affidabili

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Io non credo che il pianto del Ministro Elsa Fornero fosse dovuto al fatto che si sia accorta all’improvviso di cosa significano le sue misure, senza averci mai pensato prima; credo invece che, non essendo una persona abituata a decidere dei destini delle persone (a parte i suoi studenti agli esami), si sia umanamente commossa. Sapere che alcuni sacrifici sono – nel pensiero della Fornero – necessari, non vuol necessariamente dire che li si propone (impone) con leggerezza. Anzi, mi pare che proprio la “non leggerezza” (severità, starei per dire, anche se il termine ha assunto un significato anglofono che è affatto diverso dal significato latino) con cui, a partire da Monti e per proseguire con tutti gli altri, hanno proposto queste misure le rende, grosso modo, accettabili. Ciò detto, preciso: esse misure, nelle parti presenti e forse ancor di più in quelle assenti (l’ICI degli edifici ecclesiastici, in primis, ma anche le spese per le missioni militari e il contrasto alla corruzione dilagante), sono assolutamente criticabili e attaccabili, ma sono pensate e proposte da professionisti: loro stessi hanno ammesso, primi da molti anni a questa parte, di poter sbagliare, di essere perfettibili e di aver avuto, oggettivamente, poco tempo.

Tornando alla Fornero: le lacrime dei “potenti” sono una manifestazione di carattere molto delicato: furbe o vittimiste, a uso e consumo dei fotografi o che hanno il sapore della colpa; ci sono lacrime che estrinsecano una debolezza, e altre che rappresentano un punto di forza; ci sono lacrime finte, e ci sono lacrime vere. A ognuno il suo giudizio, ovviamente. Però: per capire il tipo di lacrime non bisogna andare a leggere un comunicato stampa o una nota ufficiale. Per coglierne il senso bisogna guardare in faccia una persona, e fissarla dritta negli occhi.

E il ministro Fornero ha un bel viso, che racconta esattamente gli anni che ha, senza trucchi e senza inganni.

(Foto Repubblica.it)

Qui Totò avrebbe utilizzato una delle sue frasi a effetto, che mi sento di poter adattare alla situazione: “a prescindere”… A prescindere da tutto il resto, questo governo è fatto di persone che, a torto o a ragione, sono convinti (e sperano) di agire per il “bene comune”. Ogni riferimento a governi passati (e ai suoi scalzacani) è assolutamente voluto.

Written by matemauro

06-12-2011 at 14:51

I soliti…

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Complimenti all’incognito genio che da questo fotogramma – in realtà non proprio da questo, ma suvvia… – del film I soliti ignoti (regia del geniale Monicelli, con attori del calibro di Totò, Gassmann, Mastroianni, Salvadori, Cardinale e comparse – che orrendo termine – quali Ferribotte e Capannelle)

è riuscito a tirare fuori questa splendida immagine de I soliti Scilipoti

Peccato soltanto che nel fotomontaggio si perda l’imperdibile Capannelle…

Written by matemauro

21-11-2011 at 21:40

Governo Monti: un passo avanti, uno indietro e uno di lato

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Il governo a guida del prof. Monti è ormai pienamente in carica, avendo ricevuto la fiducia di ambedue le Camere. Che sia un governo di persone di pasta totalmente e radicalmente diversa da quelle che componevano il precedente è talmente ovvio che non lo ripeto qui per non sembrare il maresciallo de La Palice, che se non fosse morto sarebbe ancora in vita.

Vorrei invece dire perché, secondo la mia modesta opinione, questo governo ha fatto un passo avanti, uno indietro e uno di lato, manco stesse ballando la quadriglia:

  1. Il passo avanti: il linguaggio; è bello sentire una persona che parla di ciò che sa, e ne parla con cognizione di causa e si sente che in quello che dice c’è la sua passione civile, il suo senso dello Stato. Poi si può consentire o dissentire, ma civilmente appunto.
  2. Il passo indietro: mi sono stufato di sentire parlare di equità fiscale (o sociale, fate voi), vorrei invece che in questo paese, almeno per il periodo di tempo necessario a rimettere in ordine i conti, si parlasse di iniquità sociale/fiscale. Vorrei che chi non ha mai pagato e chi ha pagato in percentuali irrisorie ci mettesse (parecchio, tantissimo) del suo: io per parte mia, sono disposto a fare la mia parte… 1 €. Ecco, manco 1 centesimo di più.
  3. Il passo di lato (quasi indietro a dire la verità): mentre ascoltavo il discorso programmatico del prof. al Senato mi dicevo tra me e me: “Deve raccomandare ai suoi ministri di non rilasciare interviste ai mezzi di comunicazione se non quando è necessario per l’espletamento delle loro funzioni”. Ecco, smentito immediatamente; il neoministro per l’Ambiente Corrado Clini, il giorno dopo il giuramento, va alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora e dice quelle cose su nucleare, Ogm, caccia e Tav che tutti abbiamo letto. Per carità, opinioni rispettabilissime, ma quelle cose un ministro non le deve dire, tantomeno in pubblico.

Written by matemauro

18-11-2011 at 21:23

Pubblicato su governo monti, politica

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Il Governo contro gli invalidi

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Carissimi amici, nella manovra economica presentata dal Governo e attualmente in discussione in Parlamento, sono previste alcune norme che sono volte a risparmiare denaro, ma colpiscono in modo odioso gli invalidi.

In particolare, viene elevata a 85 la percentuale di invalidità necessaria per ottenere l’assegno mensile di assistenza. Per godere dell’assegno sono previste altre due condizioni, oltre a quella sanitaria: risultare inoccupati e iscritti alle liste di collocamento e non superare il limite reddituale annuale di 4.408,95 euro. Un limite molto basso, al limite del ridicolo.

Si crea poi, tra l’altro, un’illegittima disparità fra gli invalidi civili: chi ha la “fortuna” di essere affetto da una patologia singola per la quale è prevista un’invalidità del 74%, avrà l’assegno mensile anche se non raggiunge l’85% di invalidità. Chi è colpito, invece, da due patologie o menomazioni la cui somma dà l’80% non avrebbe diritto a nulla.

Vengono inoltre fissati nuovi criteri per ottenere l’indennità di accompagnamento, irraggiungibili se non ci si trova in stato vegetativo. Ci saranno nuovi esclusi: persone con sindrome di Down, persone che deambulano a fatica e tra mille difficoltà (amputati, poliomielitici), persone che riescono a camminare soltanto con adattamenti, e così via.

Chi mi conosce sa che per motivi personali sono particolarmente sensibile a questo tema. Vi invito perciò a firmare anche voi la petizione online che potrete trovare a questo indirizzo.

Grazie.

[… e grazie a sorgentediluce per la segnalazione…]

Written by matemauro

05-07-2010 at 21:53