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Di matematica ma non soltanto…

Archive for the ‘sport’ Category

Italia – Slovacchia: per chi tifo?

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Chiaro, no? 😀

25′: Vittek!!! Slovacchia 1 – Italia 0

Commento al primo tempo: Slovacchia presente, fisicamente e mentalmente, in ogni zona del campo, tutto sommato ha anche raccolto meno di quello che ha seminato; non è una squadra tecnica e si vede, ma mette cuore, muscoli e cervello in ogni azione e in ogni zona del campo. Italia meno che negativa: uomini fuori ruolo e fuori zona, deconcentrati, una difesa che quattro anni fa fu il nostro punto di forza e che oggi fa ridere i polli, un centrocampo senza idee e senza forza, un attacco… attacco? Non c’è. E il “ricco pensionato arabo” Cannavaro meritava l’espulsione per doppia ammonizione: l’arbitro inglese Webb si conferma “amico” dell’Italia…

Secondo  tempo: l’Italia si butta nervosamente e indiscriminatamente in avanti, esponendosi a qualche pericolo; entra anche Pirlo, ma a parte un paio di occasioni, fino al 20′ non si nota alcuna differenza rispetto al primo tempo. Squadre ambedue stanche.

75′: Vittek!!! Slovacchia 2 – Italia 0

Nulla da dire sul doppio vantaggio: assolutamente meritato. Italia senza idee, senza cervello, con pochi muscoli e un allenatore imbe(ci)lle e vanaglorioso. Italiani spesso irrisi con passaggi semplici, l’abc del calcio, ma sembra che loro l’abbiano dimenticato. Gli slovacchi, ovviamente, acquistano fiducia col passare dei minuti e giocano come fossero loro i campioni del mondo.

81′: Di Natale!!! Slovacchia 2 -Italia 1

Gol assolutamente casuale, gli slovacchi non si devono far intimorire, hanno una qualificazione storica a portata di mano! Gli ultimi minuti si preannunciano confusi; speriamo che l’arbitro, già dimostratosi in più occasioni pro-Italia, non si faccia prendere dalla confusione.

89′: Kopunek!!! Slovacchia 3 – Italia 1

Che dire? Vantaggio e vittoria assolutamente meritate. Italia inesistente, a parte qualche giocata sporadica di Pirlo e degli attaccanti, più con la forza della disperazione che altro.

92′: Quagliarella!!! Slovacchia 3 – Italia 2

Cambia poco: gli ultimi minuti sono soltanto una guerra di nervi. Nemmeno l’arbitro può far nulla per aiutare l’Italia: siamo a 7 minuti di recupero, ben oltre i 4 annunciati… E finalmente fischio finale!

Slovacchia 3 – Italia 2

Devo dire quanto sono felice e contento? Non credo… 😉

Tra l’altro credo sia la prima volta che una squadra ex campione del mondo termina ultima nel girone di qualificazione al campionato successivo…

Per brindare alla vittoria dei “nostri” ragazzi, un canto tradizionale slovacco, che tra l’altro spiega perché sentimentalmente mi sento molto più vicino agli slovacchi che ai cechi: i primi bevono per lo più vino, come noi italiani, i secondi birra…

Le parole:

“Vinello bianco, che vieni dalla mia amata,
ti berrò fin quando vivrò, vinello bianco.
Vinello rosso, che vieni dalla mia seconda,
ti berrò fin quando vivrò, vinello rosso.

Vinelli ambedue, fratellini miei,
vi berrò fin quando vivrò, vinelli ambedue!”

Written by matemauro

24-06-2010 at 15:46

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Fausto Coppi

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Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi.
(Mario Ferretti, collegandosi per la radiocronaca RAI della Cuneo-Pinerolo, terzultima tappa del Giro d’Italia del
1949)

Angelo Fausto Coppi (Castellania, 15 settembre 1919 – Tortona, 2 gennaio 1960) è stato un ciclista italiano.

Soprannominato il Campionissimo o l’Airone, fu il corridore più vincente e famoso dell’epoca d’oro del ciclismo, ed è considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi.

Le sue imprese, la rivalità con Bartali, la sua vita e la sua morte, rimarranno impresse per sempre negli annali di questo sport e nella storia stessa dell’Italia.

A sedici anni disputa la prima corsa tra giovanissimi e conosce Cavanna, un massaggiatore cieco che si accorge subito delle potenzialità fisiche del ragazzo e che diventerà una figura di rilievo nella vita del ciclista. Entra tra i professionisti nel 1939 e l’anno successivo, a soli ventuno anni, vince il suo primo Giro d’Italia.

La prima sfida tra Coppi e Bartali va in scena al Giro d’Italia del 1940, quando Fausto, allora semisconosciuto gregario, vince a sorpresa la corsa a tappe nella quale il suo capitano Bartali, di cinque anni più vecchio, era considerato il grande favorito.

L’intermezzo della Seconda guerra mondiale riduce l’attività del ciclismo su strada, così Coppi si dedica, con successo, alla pista. Il 7 novembre 1942 al velodromo Vigorelli di Milano centra al primo tentativo il record dell’ora: 45,871 km con sole tre settimane di allenamento specifico.

L’atleta piemontese fa il suo esordio post-bellico alla Milano-Sanremo, che stravince con 14 minuti di vantaggio, tanto che il cronista radiofonico annunciò: "Primo, Fausto Coppi; in attesa del secondo arrivato, vogliate gradire un programma di musica da ballo"… dopodiché inizia le serie di botta e risposta tra i due grandi rivali: Bartali si aggiudica il Giro del 1946, Coppi quello del 1947; Bartali domina al Tour del 1948, Coppi vince Giro e Tour nel 1949, primo nella storia a centrare la doppietta.

Coppi e Bartali, oltre che due grandi atleti, sono considerati due esempi diversi di stile sportivo e due rappresentanti delle diverse facce della neonata Repubblica. La loro rivalità è fatta di tattiche, scatti e allunghi sulle strade, ma anche di aspre polemiche e litigi che continuano anche dopo essere scesi dalla bicicletta. Entrambi posseggono le stimmate del campione ed entrambi sono amati dalla gente, al punto che l’Italia è divisa, più o meno equamente, in due fazioni. Coppi arriverà a sconvolgere il cosiddetto "comune senso del pudore", quando si verrà a sapere che, pur sposato, aveva una relazione con Giulia Occhini, la «Dama bianca», a sua volta moglie di un medico genovese.

Nell’immaginario collettivo, comunque, Fausto Coppi rimane il più grande di tutti, per la sua immensa classe, perché vinse di più, perché incarnava il desiderio di riscatto degli italiani e perché la sua morte prematura, per malaria nel 1960, lo consegnò al mito.

[In testa la famosissima foto di uno scambio di borraccia tra Coppi e Bartali, durante una tappa del Tour de France 1952, tra Losanna e Alpe d’Huez. I due sostennero sempre ognuno di aver passato la borraccia all’altro; in realtà, secondo me, contrariamente all’opinione corrente, è Coppi che passa la sua ultima borraccia a Bartali, visto che nei suoi portaborracce non ve n’è più nessuna, e sembra strano che un campione come lui avesse potuto non prevedere un simile evento…]

Written by matemauro

15-09-2009 at 15:42

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Ogni tanto…

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FC-Barcelona

FC Barcelona – Manchester Utd.

2 – 0

G R A N D I !

Gaudì, Mirò, Albéniz, Casals,
Granados, Montserrat Caballé…
e ora Messi e Eto’o! 

Written by matemauro

27-05-2009 at 22:36

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Ultimi fuochi da Olimpia

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Con questo post, e le considerazioni finali, terminano anche per me i giochi della XXIX Olimpiade; a tutti l’arrivederci a Londra nel 2012!

Visti i deludenti risultati degli italiani negli sport di squadra (basket, hockey e baseball/softball assenti sia al maschile che al femminile, calcio femminile assente, su quello maschile stendiamo un velo pietoso, le due squadre di volley che raggiungono a malapena la sufficienza, quelle di pallanuoto ridicolizzate; non conto i tornei a squadre di tiro con l’arco e di scherma, perché in quelli il risultato della squadra è semplicemente la somma dei risultati dei singoli), probabilmente stiamo diventando una nazione sempre più individualista, nella quale ha sempre meno peso il principio del "sacrificio per il bene comune". E non parlo solo di sport, perché il discorso riguarda l’intera sfera sociale, ovviamente.

In compenso ben 17 medaglie italiane sulle 28 totali provengono da sport in cui c’è il contatto fisico diretto con l’avversario oppure che sono una matafora bellica (pugilato, scherma, judo, taekwondo, lotta, tiro a volo, tiro con l’arco); visto che gli italiani non passano certo per un popolo bellicoso, vuol dire che preferiamo la simulazione alla realtà?

Tra Phelps e Bolt non ho dubbi: scelgo Bolt, nonostante gli 8 ori contro 3; e vi spiego i perché: prima di tutto, se gli atleti corressero anche i 50 m, i 150, i 100 correndo al’indietro, i 200 con una capriola a metà ecc. anche Bolt sarebbe arrivato a 8 ori; poi, per una ragione "estetica": Phelps è costruito in laboratorio (e fino a prova contraria non parlo di doping, sia ben chiaro…), Bolt è umano; potendo scegliere di avere un figlio di una o dell’altra conformazione fisica, credo che nessun genitore "normale" avrebbe dubbi!

Italiani solita gente: quando si perde i dirigenti (e, ahimé, talvolta anche gli atleti) se la prendono nell’ordine con arbitri, giudici, sfortuna, tempo atmosferico… Prendessero tutti esempio da quella grande donna che è Josefa Idem: è arrivata seconda per 4 millesimi di secondo (meno di un battito di ciglia, praticamente) ed era felicissima, senza lamentarsi dell’onda malefica che l’ha rallentata. Ridicoli i dirigenti e le atlete della ginnastica artistica: siamo arrivati quarti e tutti a piangere e inveire contro i giudici; non credo che ce l’abbiano con noi, visto che ad Atene avevamo vinto l’argento e da tempo siamo tra le migliori; ricordo inoltre che il presidente della Federazione internazionale è un italiano…; evidentemente stavolta le ragazze sono state meno brave delle avversarie!

Quando finirà il profluvio di sport ridicoli e/o inutili? Badminton, bmx, trampolino elastico, tuffi sincronizzati, beach volley (versione ridotta, sexy e oltremodo noiosa della pallavolo, creata dai pubblicitari); pare che entreranno pure squash, aerobica e altri sport da spiaggia (tennis, calcio)… a quando battimuro e soffio? E intanto già da Londra spariranno baseball e softball (gli Usa si sono imposti, dato che sono loro sport nazionali e non riescono mai a vincere, visto che i loro professionisti si rifiutano di andare) e verranno tagliate altre gare dal nuoto, dal canottaggio, dalla canoa/kayak, cioè gli sport più veri insieme all’atletica …

Written by matemauro

27-08-2008 at 01:12

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Spigolature

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Dopo qualche giorno di silenzio, rieccomi! Vi ero mancato, vero?

Inauguro una nuova rubrica, di notizie varie; tanto per essere originali, la copio da La Settimana Enigmistica…

Spigolature

Il provveditorato agli studi della contea di Harrold, Texas (Usa), ha consentito agli insegnanti di andare in classe armati. Ora, dieci anni dopo i fatti di Columbine, oltre agli studenti che ammazzano compagni di classe, insegnanti e passanti vari, avremo finalmente gli insegnanti che mettono in fila (mortuaria) gli allievi. La Gelmini sta prendendo nota: dopo i grembiulini e i ceci dietro la lavagna, la prossima circolare del MinCulPop nostrano prevederà corsi di tiro al volo obbligatori.

 


 

Splendido gesto di Giovanna Trillini, icona dello sport e della scherma azzurri: alla sua quinta olimpiade, dopo 4 ori 1 argento e 3 bronzi olimpici, 9 ori 4 argenti e 3 bronzi mondiali, 2 ori 1 argento e 2 bronzi europei, aveva annunciato il suo ritiro dalle competizioni, purché la squadra avesse vinto una medaglia a Pechino; ha giocato tutti gli incontri, salvo l’ultimo, quello decisivo per il bronzo, nel quale ha lasciato il posto alla debuttante Salvatori, "affinché si facesse le ossa"; l’altra icona della scherma, la Vezzali, dopo aver vinto il bronzo ha dichiarato: "Dovevamo vincerla per forza una medaglia, sennò ci saremmo ritrovati la Giovanna a Londra tra 4 anni!!!"

 


 

Suggerisco al ministro (?) per la semplificazione legislativa (deché?!?!?!) XYZ (scusate, non riesco mai a ricordare come si chiama ) una leggina semplice semplice, che più deregolatoria non si può, visti gli ultimi casi di Torino e Roma: abolire il senso di circolazione, tanto, già ognuno guida come cazzo gli pare; e poi, visto l’esempio al massimo livello di deregulèscion, nel quale ognuno si fa gli affari suoi e, potendo, le leggi sue…

 


 

Per la serie "alla solitudine non c’è mai fine": semi-barbone a Hong Kong si riduce a fare sesso con una panchina; dopo l’intervento di polizia e sanitari, l’uomo è stato trasportato in ospedale (assieme alla panchina, sradicata dal terreno), dove i chirurghi, dopo un intervento di 4 ore, sono riusciti a salvargli il sesso, che correva pericolo di amputazione. Commento di OnTV, che ha diffuso il filmato: "Evidentemente, non tutti gli asiatici ce l’hanno piccolo!" Lui (il semi-barbone), invece, ha affermato che voleva festeggiare l’inizio delle Olimpiadi…

Written by matemauro

16-08-2008 at 21:53

Il tiro con l’arco

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arco antico

Arco Galiazzo

La storia

La storia dell’arco si accompagna con quella dell’uomo; risalgono, infatti, ad oltre 8.000 anni fa i primi graffiti che riproducono scene di caccia. È indubbio che l’arco fu fondamentale per la sopravvivenza dei primi uomini, sia per la caccia che come mezzo di difesa. Probabilmente fu inventato tra i 20.000 e i 30.000 anni fa. Tra i popoli della storia, gli Egizi sono stati i primi famosi arcieri, adottando l’arco come principale arma da guerra; gli archi Egizi erano leggermente più corti della statura di un uomo, erano fatti di legno e cuoio, spesso finemente cesellati e dipinti. Le frecce, ricavate da sottili bastoncini di legno, avevano una punta di bronzo; in alcuni casi, specie nel periodo più antico, sono state ritrovate punte in selce finemente lavorate.

Nello stesso periodo storico, altre popolazioni mediorientali diedero il loro contributo all’arco; mentre gli Assiri e i Cretesi diventavano una nazione d’arcieri, sviluppando materiali e tecniche di tiro, i Greci ed i Romani furono piuttosto indifferenti all’arco come arma da guerra, perciò spesso assoldavano arcieri Cretesi ed asiatici per le loro legioni. L’indifferenza dei Romani cambiò quando le loro legioni furono distrutte ad Adrianopoli nel 378 e.v. e soltanto dopo questa sconfitta l’esercito dell’impero si avvalse di un notevole numero d’arcieri a cavallo.

Tra gli arcieri storicamente più importanti dell’estremo oriente, i più noti sono probabilmente Attila, re degli Unni, e Gengis Khan, imperatore dei mongoli.

Passarono i secoli e l’arco conobbe dei mutamenti tecnici, uno dei quali fu l’utilizzo dei tendini di animali invece di corde vegetali, perché insensibili all’umidità, il che ne migliorò inoltre le prestazioni. Ma l’arco moderno deve la sua celebrità anche grazie alle gesta di Robin Hood o di Guglielmo Tell, l’uomo capace di spaccare in due la mela posta sul capo del proprio figlio nella città di Schwitz (anche se Tell pare abbia usato una balestra, cioè un arco migliorato tecnologicamente). Poi, con l’introduzione delle armi da fuoco, intorno al 1300, iniziò il suo declino come arma da guerra.

Nei tempi moderni, il progresso tecnico nella struttura degli archi e delle frecce ha incrementato la precisione e quindi l’interesse per il tiro con l’arco. Nessuna invenzione ha avuto un maggior impatto di quella dell’arco compound, che si serve di un sistema di pulegge eccentriche o camme, montate alle estremità dei flettenti, per diminuire lo sforzo necessario a tendere la corda e a mantenerla tesa il tempo necessario a prendere la mira.

La filosofia

È bello tirare con l’arco, non è soltanto uno sport, ma una filosofia, un momento di concentrazione estrema che porta la mente al bersaglio e visualizza la freccia sul paglione ancora prima che incocchi sulla corda.

È essere un tutt’uno: il nostro corpo, la nostra mente, l’arco e la freccia. È un esercizio di respirazione, è velocità adeguata nel tendere la corda e lasciare la freccia volare verso il bersaglio.

Un braccio si tende, la mano tiene la corda, si focalizza il bersaglio, si inspira profondamente, si butta fuori tutta l’aria, si fa l’ultimo respiro gonfiando il torace, si tende la corda, un’attimo… e la freccia è sul bersaglio, lo spirito è leggero, leggero come l’aria che viene tagliata dalla freccia, le orecchie sono chiuse a tutti i rumori meno a quello della freccia che solca l’aria.

Quando si riesce a eliminare dalla coscienza tutto ciò che non è necessario, allora il bersaglio è centrato.

Foto

particolare delle pitture rupestri preistoriche di Porto Badisco (LE), databili a circa 6.000 anni fa; si notano, stilizzati, dei cervi (1) e dei cacciatori (2) con arco e frecce

Marco Galiazzo nella gara di oggi con un arco olimpico

Written by matemauro

11-08-2008 at 21:50

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Olimpiadi: sport e non solo…

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Non sono certo queste le prime Olimpiadi in cui si intrecciano problemi che poco hanno a che spartire con lo sport. Vediamo una rapida carrellata del passato, relativa soltanto ai giochi  moderni (e vi raccomando la chicca finale ):

1900 Parigi: le Olimpiadi si svolgono contemporaneamente all’Esposizione universale, con il risultato che si trasformano in una delle tante attività collaterali dell’Esposizione e in alcuni casi vengono addirittura cancellate. Le gare di corsa si svolgono in un ippodromo, quelle di nuoto e di canottaggio nella Senna e quelle di equitazione in una via del centro di Parigi. Gli organizzatori fanno addirittura svolgere la gara di lancio del disco in un parco pieno di alberi.

1904 St. Louis: durante i giochi vengono organizzate anche le cosiddette Giornate antropologiche, cioè delle competizioni in cui gareggiano persone di razze considerate inferiori ai bianchi: pigmei, amerindi, inuit, mongoli, ecc. Peraltro, quasi tutti gli uomini che partecipano a quelle "gare" sono stati pagati dagli organizzatori. Inoltre vengono organizzate gare per fenomeni da baraccone e per anziani, o almeno considerati tali a quell’epoca, e cioè "over 33". I giochi durano complessivamente oltre cinque (!) mesi.

1916 Berlino: le Olimpiadi non vengono effettuate a causa della I guerra mondiale.

1920 Anversa: la Germania non viene invitata a causa della guerra appena persa.

1924 Parigi: la Germania, invitata, stavolta non si presenta per protesta contro l’occupazione francese della regione della Ruhr.

1936 Berlino: le Olimpiadi sono per il regime nazista un’enorme occasione pubblicitaria; per fortuna il nero Jessie Owens (vincitore di 100, 200, lungo e staffetta 4×100) causa un grosso mal di pancia al Führer e agli altri gerarchi .

1940 Tokyo e 1944 (non assegnata): le Olimpiadi non vengono effettuate a causa della II guerra mondiale.

1956 Melbourne: Svizzera, Olanda e Spagna boicottano i Giochi per protesta contro l’invasione sovietica dell’Ungheria.

1968 Città del Messico: due mesi prima dei Giochi gli eserciti di Unione sovietica, Polonia, Repubblica democratica tedesca, Ungheria e Bulgaria invadono la Cecoslovacchia (gli atleti cecoslovacchi protesteranno tacitamente durante i giochi); pochi giorni prima dell’apertura ufficiale, nella piazza delle Tre culture perdono la vita centinaia di persone, principalmente studenti, per mano dell’esercito e della polizia che sparano all’impazzata su una manifestazione pacifica organizzata per protestare contro le miserrime condizioni di vita della popolazione.

1972 Monaco di Baviera: durante lo svolgimento dei giochi, un commando di terroristi palestinesi aderenti all’organizzazione Settembre nero irrompe nel villaggio olimpico, uccidendo due componenti della squadra olimpica israeliana, e rapendone altri nove; durante la loro fuga rimangono uccisi i restanti nove ostaggi e gli stessi terroristi (tranne tre superstiti) a causa dell’intervento maldestro delle forze di polizia tedesche all’aeroporto di Monaco.

1976 Montreal: contrasti tra francofoni e anglofoni del Quebec; inoltre, tutti i paesi africani (tranne Senegal e Costa d’Avorio) boicottano i Giochi per protesta contro la partecipazione della Nuova Zelanda, la cui nazionale di rugby ha giocato diversi incontri in Sudafrica, paese all’epoca escluso dalle Olimpiadi per la pratica dell’apartheid.

1980 Mosca: USA, Canada, Repubblica federale tedesca, Norvegia, Kenia, Giappone, Cina e altri paesi (per un totale di 65) boicottano i Giochi per protesta contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan avvenuta nel 1979; Italia, Gran Bretagna e altri paesi occidentali adottano un boicottaggio parziale: si limitano a non inviare gli atleti dei gruppi sportivi delle forze armate, e sfilano sotto la bandiera dei rispettivi comitati olimpici nazionali .

1984 Los Angeles: tutti i paesi del blocco sovietico decidono di non partecipare ai Giochi come reazione al boicottaggio occidentale all’Olimpiade precedente. La ragione ufficiale addotta è quella di scarse misure di sicurezza per contrastare le previste manifestazioni anticomuniste.

1996 Atlanta: l’edizione si dovrebbe svolgere ad Atene, per celebrare il centenario delle Olimpiadi moderne, ma i soldi della Coca Cola hanno la meglio sulla logica e sul sentimento.

2008 Pechino: è storia di oggi…

Diciamo pure che le frammistioni tra sport e politica non sono certo roba soltanto dei nostri giorni… Le iscrizioni venute alla luce a Pompei offrono testimonianze inequivocabili: il palazzinaro arricchito Aulo Vettio, grande mecenate del calcio (sì, gli antichi romani giocavano a calcio!), decise di scendere in campo anche nella politica e opportunisticamente si mise a cercare i voti con la propaganda elettorale murale presso i tifosi della squadra che sponsorizzava, dichiarando di "essere meritevole di voti per il lodevole e munifico piacere e per il godimento" che lui donava al popolo con la "sua squadra di palla" molto famosa. Per ottenere questo consenso, utilizzò nella sua  propaganda elettorale il nome, le insegne e i colori della squadra per farsi eleggere senatore. Come uomo politico non è rimasto di lui nulla: è passato alla storia soltanto per aver scalato il Senato utilizzando i piedi e non la testa (Facciata della Casa di Giulia Felice – documento al  Museo di Pompei CIL, IV, n. 1147).

Vi ricorda qualche palazzinaro dei giorni nostri ?

Written by matemauro

09-08-2008 at 23:29