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Di matematica ma non soltanto…

Scomparsa di un fisico siciliano* – 1ª parte

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majorana«Più unico di così… Eppure no! Chi sa quanti sono come me, nella mia stessa condizione, fratelli miei. Si lascia il cappello e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto d’un ponte, su un fiume; e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente, in America o altrove. Si pesca dopo alcuni giorni un cadavere irriconoscibile: sarà quello de la lettera lasciata sul parapetto del ponte. E non se ne parla più! È vero che io non ci ho messo la mia volontà: né lettera, né giacca, né cappello… Ma son pure come loro, con questo di più: che posso godermi senza alcun rimorso la mia libertà. Han voluto regalarmela, e dunque…»
 
(L. Pirandello, Il fu Mattia Pascal, Cap. VIII – Adriano Meis).
 
I primi studi
 
Ettore Majorana, penultimo di cinque fratelli, nasce a Catania il 5 agosto del 1906. Suo nonno, Salvatore Majorana-Calatabiano, è stato deputato dalla nona alla tredicesima legislatura nelle file della sinistra e due volte ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio nel primo e terzo governo Depretis. Il padre, ultimo di cinque fratelli, si è laureato a diciannove anni in Ingegneria e quindi in Scienze fisiche e matematiche. Gli altri quattro zii di Ettore sono Giuseppe, giurista, rettore e deputato; Angelo, statista; Quirino, fisico; Dante, giurista e rettore universitario. Dunque il ragazzo proviene da una famiglia ricca di personalità distintesi nei campi più diversi, e altrettanto varrà per i suoi fratelli e la sorella.
 
Ettore rivela una precocissima attitudine per la matematica, svolgendo a memoria calcoli complicati fin dall’età di 5 anni. Alla sua educazione provvede, sino a circa nove anni, il padre. Successivamente, viene inviato a Roma come interno dell’istituto “Massimiliano Massimo”, retto dai gesuiti; quando la famiglia si trasferisce nel 1921 a Roma, frequenta da esterno lo stesso collegio: qui termina il ginnasio in quattro anni, e frequenta il primo e secondo liceo classico, trasferendosi poi all’istituto statale Torquato Tasso, dove nel 1923 consegue la maturità classica.
 
L’Università
 
Terminati gli studi liceali, Ettore si iscrive, forse soprattutto per seguire le orme degli avi, alla facoltà di Ingegneria. Fra i suoi compagni di corso ci sono il fratello Luciano, Emilio Segrè ed Enrico Volterra. Al quarto anno di studi, Emilio Segrè decide di passare a Fisica: questa scelta viene quasi certamente causata dagli incontri avuti con Franco Rasetti ed Enrico Fermi, allora ventiseienne e da poco nominato professore ordinario di Fisica teorica all’Università di Roma; questa cattedra è stata creata, appositamente per Fermi, grazie all’opera di Orso Mario Corbino, professore di Fisica sperimentale e direttore dell’Istituto di Fisica dell’Università di Roma; Corbino, avendo giustamente valutato le eccezionali capacità di Fermi, ha iniziato tutta una serie di azioni per creare in Roma una scuola di fisica moderna, quella che sarà poi nota come Scuola di Roma. Scuola che ha sede in via Panisperna, alle pendici dell’Esquilino, dalla quale poi il soprannome affibbiato a quei fisici di “ragazzi di via Panisperna”.
 
Tra il 1927 e il 1928 Segrè, nel nuovo ambiente fisico che si è formato da pochi mesi attorno a Fermi, parla frequentemente delle eccezionali qualità di Ettore Majorana, e, contemporaneamente, cerca di convincere lo stesso Ettore a seguire il suo esempio, facendogli notare come gli studi di fisica siano assai più consoni di quelli di ingegneria alle sue aspirazioni scientifiche e alle sue capacità speculative. Il passaggio a Fisica ha luogo dopo un colloquio con Fermi, i cui dettagli (qui riportati nella versione di Edoardo Amaldi) possono servire assai bene a tratteggiare alcuni aspetti del carattere di Ettore. Narra dunque Amaldi:
 
«Egli [Ettore] venne all’Istituto di via Panisperna e fu accompagnato da Segrè nello studio di Fermi ove si trovava anche Rasetti. […] Fermi lavorava allora al modello statistico [dell’atomo] che prese in seguito il nome di Thomas-Fermi. Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso all’Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello, mostrò a Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull’argomento e, in particolare, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto potenziale universale di Fermi. Majorana ascoltò con interesse e, dopo aver chiesto qualche chiarimento, se ne andò senza manifestare i suoi pensieri e le sue intenzioni. Il giorno dopo, nella tarda mattinata, si presentò di nuovo all’Istituto, entrò diretto nello studio di Fermi e gli chiese, senza alcun preambolo, di vedere la tabella che gli era stata posta sotto gli occhi per pochi istanti il giorno prima. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un fogliolino su cui era scritta un’analoga tabella da lui calcolata a casa nelle ultime ventiquattro ore. Confrontò le due tabelle e, constatato che erano in pieno accordo fra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene e, uscito dallo studio, se ne andò. Dopo qualche giorno passò a Fisica e cominciò a frequentare regolarmente l’Istituto.»
 
Non è andato dunque per verificare se va bene la tabella da lui calcolata nelle ultime ventiquattr’ore (nelle quali si presume abbia anche dormito), ma se va bene quella che Fermi ha calcolato in chissà quanti giorni…
 
Si laurea il 6 luglio 1929, presentando una tesi sulla meccanica dei nuclei radioattivi, di cui è relatore Fermi, e ottiene 110/110 e lode.

(continua)

* Il titolo del post è “copiato” (volontariamente) dal titolo del film di Mario Martone, Morte di un matematico napoletano, dedicato agli ultimi giorni di vita del matematico partenopeo Renato Caccioppoli, la cui figura a me ricorda molto quella di Ettore Majorana: due persone geniali nel loro ambito di attività, ma scontratesi a un certo punto della loro vita con pesanti problemi di socializzazione che li hanno portati alla volontaria scomparsa.

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Written by matemauro

14-03-2010 a 23:15

Pubblicato su fisica, majorana ettore

15 Risposte

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  1. E che c'entra Vittorio Alfieri? C'entra!
    Uno così volitivo  non poteva non essere un fisico!

    tamango

    14-03-2010 at 23:44

  2. La scomparsa di Majorana……..
    Mi sa che dovrò rileggerlo…. mi sto rendendo conto che non me lo ricordo più!

    'notte 'notte Prof…. alla prossima!

    azalearossa1958

    15-03-2010 at 00:20

  3. Mauretto,  da fisico qual sono faccio tanto di cappello ad un matematico qual sei.

    Ottimo, come sempre. Una seconda chicca per il Carnevale della Fisica!

    Bacio e controbacio.
    annarita

    nereide1

    15-03-2010 at 00:51

  4. a Torini c'è un Istituto intitolato a Maiorana, ma pure a Pinerolo, e x quello che ne so io in parecchie località piemontesi..un bel riconoscimento alla sua bravura e alla sua statura di personaggio importante per in nostro paese…

    luigi7

    15-03-2010 at 07:22

  5. Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana, Adelphi, 1997 — un po' romanzato, ma sempre un bel libro!

    a presto,
    c.

    h2no3

    15-03-2010 at 09:26

  6. morte di un matematico napoletano, se ricordi, fu anche un bellissimo film….

    Francesco071966

    15-03-2010 at 10:13

  7. Nereide millanta di essere un fisico ma nell'avatar si vede a mezzobusto ..

    spartac

    15-03-2010 at 12:23

  8. @Tamango: poi mi spiegherai il collegamento tra Majorana e Alfieri… 

    @azalearossa: continua a leggermi; certo io non sono Sciascia… 

    @nereide: grazie! 

    @Luigi: sì, anche a Roma e dintorni ce ne sono parecchi; mia figlia ha frequentato lo scientifico intitolato a lui…

    @h2no3: romanzato, dici? Eppure a me la sua ipotesi convince… 

    @Francesco: sì, e infatti lo dico… 

    @spartac: che c'entra col post?  Mah!

    MauroPiadi

    15-03-2010 at 12:34

  9. per la serie misteri e ministeri d'italia…

    phederpher

    15-03-2010 at 12:44

  10. E' vero che scriveva le sue intuizioni sui pacchetti di sigarette???

    donburo

    15-03-2010 at 13:24

  11.  un grande matematico, ho letto il libro  ed  ho visto i due film su la sua vita, devo dire affascinante,  certo è strano che non si è saputo più nulla. Se ricordo, soffriva di  depressione?.   Un'intelligenza come poche,  mahhh,   chissà, forse è proprio questo che l'ha  sconvolto.  ciao ciao

    penny46

    15-03-2010 at 18:16

  12. scommetto che mi riconosci dagli errori’

    utente anonimo

    15-03-2010 at 18:32

  13. ah, i mitici ragazzi di via Panisperna…Per certi versi la sua scomparsa mi ricorda quella di Federico Caffè

    Athenaromana

    15-03-2010 at 19:34

  14. @Phederpher: già… @donburo: sìsì, lo leggerai nella seconda parte!@penny46: già, un vero mistero!@anonimo: giuro che non ho capito chi sei!@Athenaromana: vero, anche la scomparsa di Caffè è stata altrettanto misteriosa…

    MauroPiadi

    15-03-2010 at 19:45

  15. Ma tu sei MauroPiadi, un must!!!Il tuo blog è stata una delle scoperte più belle di quest'anno nel web…dolce notte Mauro… in attesa del finale.

    azalearossa1958

    15-03-2010 at 21:25


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