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Il dialetto romano

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Ho riportato qualche tempo fa
in questo post parte dell'introduzione del mio libro A Roma, con alcune considerazioni sul dialetto della capitale. Recentemente, un'amica di blog mi ha chiesto di scrivere qualcosa sull'ortografia, la grammatica e la sintassi del nostro dialetto. Posto che un simile compito attiene più a un libro che a un post, nondimeno non mi tiro indietro, ed ecco, sempre dall'introduzione allo stesso mio libro, alcune regolette semplici semplici per l'ortografia e la grammatica, utili anche a leggere (evitando grossi strafalcioni…) i miei sonetti.

Le sillabe “ce” e “ci”

Questa è forse la caratteristica più appariscente del romano, insieme con quella del dimezzamento/raddoppiamento delle consonanti. Il gruppo “ce”, quando è preceduto da vocale, viene pronunciato in modo scivolato, quasi come “sce”, e alcune volte persino scritto come tale:

cena si pronuncia (e spesso è scritto) scena
aceto => asceto
piacere => piascere

ma

il cielo diventa er cielo e si pronuncia normalmente come in italiano.


Si noti che con questa traslitterazione, poi Belli è costretto a scrivere, per scena in italiano, sscena in dialetto, onde evitare l'incomprensione nella lettura; nella dizione, invece, la differenza è assolutamente apprezzabile.

Anche la sillaba ci ha un suono abbastanza scivolato rispetto a quello che ha in italiano, ma non è mai scritta “sci”:

amici si scrive uguale ma si pronuncia amisci
acido => ascido
cipolla => scipolla

Quando ci è da solo (nel senso di “ivi”) diventa ce, e il suo suono è spesso raddoppiato:

ci stava diventa cce stava.

Al contrario, il suono di “ce” o “ci” non è quasi affatto scivolato quando la “c” è doppia, a causa della pronuncia raddoppiata:

andarci diventa annacce
dicci => dicce
se ci veniamo => si cce venimo
perché ce lo chiedete? => perché cce lo chiedete?
andiamo a cena? => annamo a ccena?

Si noti come, in quest’ultimo esempio, la regola del raddoppio della consonante iniziale (vedi paragrafo successivo) prevalga su quella dello “scivolamento” della “c”.

Il raddoppio delle consonanti

Il suono del romano è più duro dell'italiano: i vocaboli che iniziano per consonante + vocale, se la parola che precede termina con una vocale, spessissimo enfatizzano la suddetta consonante rinforzandone il suono. Per esempio:

qualche cosa diventa quarche ccosa
e poi => e ppoi
con tanta fatica => co’ ttanta fatica

Il raddoppio, però, non avviene se la vocale che precede la consonante appartiene ad articoli, aggettivi, pronomi personali e dimostrativi, numeri; fanno eccezione le parole che iniziano per “b”:

la casa diventa ’a casa
questa casa
=> ’sta casa
due case => ddu’ case

ma

la barca diventa ’a bbarca
due borse => ddu’ bborze

Il raddoppio viene altresì spesso applicato anche in altre parti della parola:

vocabolario diventa vocabbolario
Michele => Micchele
numero => nummero

Tale raddoppio avviene sempre per la “z”:

grazia diventa grazzia
colazione => colazzione

In un altro consistente numero di casi, è la doppia consonante nella parola italiana a divenire singola in romano:

uccello diventa uscello
davvero => davero
quattrini => quatrini

Le consonanti doppie all'inizio di parola non vengono scritte sempre, ma sono comunque pronunciate enfatizzate. È anche invalsa la tendenza ad abbandonare, nella scrittura, alcuni raddoppi enfatici interni, ma anche in questo caso il suono marcato rimane integro.

Un curioso fenomeno moderno è poi il dimezzamento della doppia “r”, che si incontra in molti vocaboli:

guerra diventa guera
terra => tera
carretto => caretto

Anche fra i capitolini, in molti ritengono erroneamente che questo sia un fenomeno di pronuncia “innato” del romano; in realtà è venuto affermandosi solo dagli inizi del XX secolo, non trovandosene alcuna traccia nei Sonetti di G.G. Belli, cominciandosi a notare, invece, nelle opere di Trilussa, e divenendo ancor più evidente nei monologhi di Ettore Petrolini (cfr. la famosa espressione petroliniana “a mme mm’ha rovinato ’a guera” = “a me mi ha rovinato la guerra”, ma anche il modo dire popolare “a Roma tera e guera se scriveno co’ ’na ere sola, sinò… erore” = “a Roma, terra e guerra si scrivono con una erre sola, sennò… errore”).

La trasformazione delle lettere

Nella tabella che segue, alcune delle principali sostituzioni di lettere dall’italiano al romano:

da L ad R: salto => sarto
da I ad E: vi => vve
da S a Z (dopo consonante): penso => penzo
da ND a NN: mandando => mannanno
da GLI o LI a J: quaglia => quaja
da I ad R: carbonaio => carbonaro
da GI a CI (o SCI): fagiolo => fasciolo
da GI a GGI: fagiano => faggiano
da NG a GN: attinge => attigne
da UO a O: cuoco => còco
da O ad U: non => nun
da R al raddoppio della consonante che segue: lavarle => lavalle

I verbi

Una breve considerazione sulla trascrizione dei verbi: per quanto riguarda l’infinito, il romano fa assoluto riferimento al latino; esso viene sempre troncato, ma l’accento cade sull’ultima sillaba per tutti i verbi della prima, della seconda e della quarta coniugazione; per quelli della terza, invece l’accento va sulla penultima sillaba. E così:

amare diventa ama’
vedere => vede’ (ma talvolta anche véde)
vestire => vesti’
credere => créde
attendere => attènne

Si consideri che quando l’accento cade sull’ultima “e”, essa viene sempre pronunciata molto chiusa.

Per i verbi tronchi, quando l'infinito del verbo è seguito da una particella pronominale (mi, ti, lo, la, ci, vi, li, le), se il verbo in romano è tronco queste raddoppiano la consonante (e la “i” si trasforma in “e”, come da tabella precedente); nessun raddoppio per gli altri casi:

tirarlo diventa tirallo
sentirci => senticce
parlarvi => parlavve

ma

prenderlo diventa prènnelo
crederle => crédeje

Poche spiegazioni per gli altri modi e tempi verbali, salvo il sottolineare che il romano (soprattutto negli strati più popolari) “odia” il congiuntivo, sostituendolo con l’indicativo presente o imperfetto, o con perifrasi, quando non addirittura con il condizionale (!); analogamente il passato remoto dell’indicativo viene quasi sempre sostituito con il passato prossimo.

Infine, per quanto riguarda i verbi, non può essere sottaciuta la particolarità del verbo “avere”, che, quando assume il significato generico di “possedere” (anche traslato), premette sempre la particella “ci” che viene a esso unita nel suono, sicché è come se divenisse una sola parola; per esprimere graficamente tale caratteristica, io preferisco usare la particella “ci” troncata, come negli esempi:

ho fiducia diventa c’ho (ciò) fiducia
hai i soldi => c’hai (ciai) li sordi
avevamo sete => c’avevamo sete
avevano ragione => c’aveveno raggione

Si noti così che, quando scrivo “ch’aveva” voglio invece intendere “che aveva”, la scrittura di “ch’ho ppreso” è la contrazione di “che ho preso” e così via. Questa è una scrittura affatto diversa da quella usata sia dal Belli che dagli attuali scrittori in dialetto, ma è quella che a me sembra la più logica, stante il fatto che scrivere “ciò” e “ciài” (come usano spesso oggi) al posto di “ci ho” e “ci hai” mi sembrerebbe fonte di incomprensioni anche maggiori.

Articoli e preposizioni

il => er
lo => lo, er (ma der dopo la preposizione “in” abbreviata in “’n”, vedi oltre)
i => li, i
gli => l’
la => la, ’a
le => le, ’e
un => un, ’n
uno => ’no
una => ’na

di => de
a => a
da => da
in => in (’n), ne
con => co’
su => su
per => pe’
tra => tra
fra => fra

Per quanto riguarda le preposizioni articolate, infine, esse quasi sempre nel dialetto si spezzano nelle loro componenti, e dunque:

della faccia diventa de la faccia
agli specchi => a li specchi
dalle pagine => da le paggine
nello stomaco => ne lo stommico
nel buco => ’n der buscio
per i soldi => pe’ li sordi

Si noti che davanti alla lettera “z” il romano usa spesso l’articolo “er”, dato che la z è sempre aspra, diversamente dall’italiano; così

lo zucchero diventa er zucchero
lo zibibbo
=> er zibibbo

ma

lo zio rimane invece ’o zzio

Cambio di “s” con “z”

Quando un vocabolo comincia con “s” seguita da una vocale, spessissimo prende un suono enfatico e diventa “z” (sempre pronunciata dura, come nell’italiano “azione”), particolarmente quando la “s” è preceduta da monosillabi terminanti per consonante (er, in):

il soldato diventa er zordato
il sugo => er zugo

in salamoia => in zalamoia

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Written by matemauro

03-03-2010 a 15:20

Pubblicato su roma

14 Risposte

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  1. è bellissimo!   *_*

    "tera" ahahah vero vero vero!!!

    thanks   (solo il cuore si salva)

    ArtemisiaHate

    03-03-2010 at 16:12

  2. io non so più come si postano i video di youtube, avevavo fatto una cosa giusta l'hanno eliminata cazzo !

    Francesco071966

    03-03-2010 at 17:12

  3. ahò, nun'è che mo' co' ttutte ste spiegazzioni amo spaventato quarcheduno? :))

    battute a parte, penso che troppo cinema non abbia fatto granché bene al dialetto romano (come m'incazzo quando dicono "romanesco"! romanesco è er carciofo!)

    grazie Mauro per l'esauriente "bignami" di dialetto romano!

    c.

    h2no3

    03-03-2010 at 18:08

  4.  Mamma mia, è meglio il cinese!! Redcats

    redcats

    03-03-2010 at 18:43

  5. Quanto tempo per prepararci?  (vero son cambiate le faccettine).
    Un effetto hai sortito ed è quello di imbavagliarmi nbelle mie velleità
    romanesche.

    sheramabastalàmiriturnoaturin

    sherazade2005

    03-03-2010 at 19:32

  6. Uhm… confesso di non aver letto tutto tutto, ma mi sono fatta un'idea.
    Comunque, romani non ne ho, ma ho un paio di pugliesi che…… lasciamo stare!
    Meno male che ho amici pugliesi e ho trascorso le vacanze nel Salento per 4 anni consecutivi…. altrimenti a volte mi ci vorrebbe il traduttore simultaneo!

    'notte!!! ^___^

    azalearossa1958

    03-03-2010 at 21:49

  7.  tera…
    Gemellaggio Messina-Roma, anche noi siamo giallorossi oltre a dire tera…

    tamango

    04-03-2010 at 00:16

  8. ci unisce solo la fede granata…parliamo due lingue completamente diverse…ma parecchio diverse…

    luigi7

    04-03-2010 at 10:40

  9. comunque ho scoperto (almeno per explorer) che il percorso è il codice, e non l'embed media….

    Francesco071966

    04-03-2010 at 10:42

  10. No, il romano ti prego no… non ce la faccio, è più forte di me, ih ih 🙂 anch'io odio le nuove emoticon, solo il cuore si salva in effetti

    adoro Petrolini

    Pralina

    04-03-2010 at 12:10


  11. Bravo, bravissimo! Io amo Roma e i romani, anche i coatti, tutto tranne…
    sì, devo dirlo, non sopporto il saluto romano!

    tamango

    04-03-2010 at 13:03

  12. ohhh è complicato,   ma è bellissimo  er romano è la mejo lingua, simpatica, veloce, mette allegria  ciao salutone       Ma sto splinder cambia sempre,  e io combino casini,   ahahah 

    penny46

    04-03-2010 at 15:08

  13. Questo è un trattato . E' difficile orientarsi con l'accentazione.
    ciò o c'ho è sempre un guaio.
    Me lo copio e conservo, Maurè.
    E' difficile tutto.
    Cannottiera con due enne?
    bacio senza emoticon che me facessero un pò schifo.
    S.

    xdanisx

    04-03-2010 at 15:46

  14. Grazie. Avevo giusto bisogno di un ripasso.
    Tra il romanesco, il perugino ed il ritorno al romanesco, di confusione ne ho fatta parecchia. Mettici anche che me ne piacciono altri di dialetti e mi ci diletto, mettici anche che mi sforzo di parlare un italiano quanto più possibile corretto…….altro che confusione.

    cugpref

    05-03-2010 at 21:57


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