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San Valentino nella storia

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Mentre stiamo pensando a chi spedire i nostri auguri di san Valentino, riflettiamo su alcuni fatti avvenuti nei secoli scorsi.

Agli albori di Roma, i boschi intorno a quello che era certamente nulla più che un piccolo villaggio erano infestati dai lupi, che attaccavano e spesso divoravano gli abitanti. Questa, fra altre, è la ragione per cui ci volle ben più di un giorno per fondare Roma.

Con la caratteristica ingenuità dei primitivi, i romani pregarono il dio Lupercus di tenere lontani i lupi, dato che egli era il loro dio, e dunque avevano la legittima aspirazione che avesse qualche influenza sul loro comportamento.

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Non ne ebbe alcuna. I lupi continuarono i loro attacchi e i romani seguitarono a morire, il che li portò all’ovvia conclusione che Lupercus fosse incazzato con loro, o magari fuori sede per affari. In ogni modo, il problema era davvero serio. Di fronte a loro c’erano due possibili soluzioni; una era quella di pregare gli dei. Ci avevano provato ma non aveva funzionato.

La seconda soluzione fu quella di ubriacarsi fino a perdere la ragione e… di fare orge!
 

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Dunque, nel tentativo di riguadagnare l’attenzione del dio lavativo, organizzarono in suo onore un enorme banchetto, e lo chiamarono Lupercalia. Fu una sorta di martedì grasso celebrato il 15 febbraio, perché, a dispetto della loro educazione classica, i romani erano pessimi a calcolare i mesi almeno quanto a costruire strade: era impossibile lasciare Roma, per esempio, visto che tutte le strade vi ritornavano.

Dato che era una festa di primavera, che Lupercus non sapeva (o non gliene importava) quanti romani venissero divorati dai lupi, e che i romani sotto la toga non indossavano nulla, ben presto i Luparcalia diventarono una sorta di festa per scambisti.

Il giorno della vigilia, le ragazze romane scrivevano il loro nome su strisce di carta che venivano messe in un enorme vaso. Il giorno successivo, ogni ragazzo estraeva un bigliettino e la ragazza il cui nome veniva estratto diventava la sua amante per l’intero anno. Inoltre, sempre il giorno precedente la festa, giovani maschi, tutti nudi, correvano per le stradine di Roma, cosparsi di sangue di capra, agitando strisce di pelle dello stesso animale; per le ragazze che venivano colpite dalle strisce, la fertilità era assicurata.

 

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Marco Antonio, nudo e insanguinato, dopo una pazza corsa per il foro il giorno dei Lupercalia, offrì a Giulio Cesare la corona imperiale. Questi rifiutò l’offerta e disse a Marco Antonio di andarsene a casa, farsi una bella doccia fredda e rivestirsi.
 
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I romani, intanto, continuavano a essere attaccati e uccisi dai lupi, ma pare che a nessuno gliene fregasse di meno. Le feste continuavano e i secoli passavano.

Nei primi anni del Cristianesimo, l’imperatore Claudio II aveva qualche problemuccio con l’esercito. Molti dei soldati erano sposati e non si riusciva a convincerli del fatto che marciare — per distese desolate e dimenticate da dio — per uccidere disgustosi selvaggi era meglio che starsene a casa a fare l’amore con le mogli.
 

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Claudio perciò vietò ai suoi soldati di sposarsi. Per maggiore sicurezza, vietò ai preti di sposare i soldati. Non molti soldati, in realtà, volevano sposare i preti, sicché la proibizione non costituì un grosso problema (alcuni soldati, in verità, sarebbero stati felici di sposare altri soldati, ma questa è tutt’altra storia).

C’era comunque a quel tempo un vecchio prete che pensava che la politica dell’imperatore fosse sbagliata. Non tanto per il fatto che quel prete volesse sposare soldati (amava, per così dire, giocare a tutto campo), ma sentiva che il suo destino era quello di celebrare il sacro rito del matrimonio per i soldati che avessero voluto sposare donne (e riceverne il giusto compenso — ricordate che così è nata la Chiesa cattolica —: finché continuate a foraggiare il clero, per loro non c’è nessun problema). Cominciò così a celebrare matrimoni cristiani in gran segreto.

Il vecchio prete venne però presto scoperto e imprigionato e la vigilia dei Lupercalia (dunque il 14 febbraio) del 270 venne decapitato.

Il nome del prete era, ovviamente, Mario.

Insieme a lui venne imprigionato e decapitato, però, un altro prete che celebrava matrimoni segreti: un giovane sacerdote di nome Valentino.

Non sappiamo molto di questo Valentino, ma su di lui circolano un sacco di storie apocrife. Una, per esempio, narra che, mentre era in prigione, Valentino si fosse innamorato della figlia cieca del carceriere e che addirittura le avesse ridato la vista. In un’altra si dice che Claudio fosse stato talmente mosso a compassione dall’eloquente discorso in propria difesa di Valentino che gli avrebbe offerto salva la vita se avesse abiurato il Cristianesimo. Ma c’è un’altra storia ancora, che riguarda una vecchia signora che infilò il cane nel forno a microonde… ma non fatemi divagare, per favore.

Con il passare del tempo, la gente dimenticò Mario, che non era in verità molto fotogenico, e ricordò invece il bel Valentino, sicché alla fine questi venne canonizzato.

C’era dunque un nuovo santo in giro: san Valentino.

Le sue reliquie sono visibili oggi nella basilica di Terni e nella chiesa di san Francesco a Glasgow, in Scozia. Ma anche nella chiesa di Whitefriar Street a Dublino, in Irlanda. E inoltre, nella cattedrale di santa Maria Assunta a Savona e nella collegiata dei santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista a Roquemaure, in Francia, e ancora in altre otto chiese, due cattedrali e, infine, sparse qui e là nelle offerte su E-Bay. I raeliani avrebbero parecchio da imparare da questo santo morto.

Con qualche calcolo, mettendo insieme i resti di Valentino da tutte queste chiese, si avrebbe abbastanza materiale grezzo per tirarne fuori almeno tre vescovi, un paio di cardinali e un terzino molto grosso e feroce. Ridare la vista a un cieco è certo impressionante, ma per un santo è cosa facile come per un napoletano organizzare un gioco delle tre carte. Moltiplicare i propri resti dopo la morte, beh, questo è davvero un miracolo.

Come dicono i francesi, però, ora torniamo alle nostre pecore. (E non chiediamoci cosa i francesi intendano fare con le loro pecore.)

Un giorno, insomma, la Chiesa cattolica prese il controllo totale del calendario, che per i romani si era ormai ridotto a una lunga serie di feste che si sovrapponevano. I cristiani spostarono i Lupercalia indietro di un giorno e rinominarono il giorno in san Valentino. Nessuno ebbe da obiettare a questo cambiamento, visto che Lupercus non aveva salvato neanche un’anima dai lupi e i romani continuavano a non indossare nulla sotto la tunica.

E così il giorno di san Valentino divenne la celebrazione dell’inizio della primavera, un tributo allo splendore romantico del matrimonio cristiano e contemporaneamente un giorno dedicato a un po’ di fornicazione pagana dei bei tempi andati.

Altri secoli passarono. Il cristianesimo si diffuse, il calendario venne finalmente perfezionato e la festa si evolse in ciò che è oggi: una celebrazione, a metà dell’inverno, di passione, romanticismo e sesso imbarazzante. In alcune nazioni, il giorno di san Valentino viene addirittura festeggiato da coppie sposate.

Torniamo per un attimo a un’altra storia apocrifa sul buon amico di Mario, Valentino.

Il giorno che venne condotto sul luogo dell’esecuzione, la figlia del carceriere — la ragazza cieca che aveva riacquistato la vista — non riusciva, per il dolore e la commozione, a dirgli addio. Valentino comprese la situazione (dopotutto era un santo) e così le disse addio con una lettera, firmandola "il tuo Valentino".

Una fonte anonima ci informa che "questa frase è usata da quel giorno in poi". Ma questo non è del tutto vero. Se lo fosse lo saprei, perché la fonte è il tizio che era seduto accanto a me nel bar dove ho realizzato tutta questa ricerca.

La prima cartolina di san Valentino, intendendo con ciò la prima cartolina firmata da qualcuno che non si chiamasse effettivamente Valentino, venne spedita nel 1415 da Carlo, duca di Orléans, a sua moglie.

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Il duca era stato catturato, durante la guerra dei cent’anni, nella battaglia di Agincourt (o Azincourt, come al solito per i francesi l’ortografia è un optional) e rinchiuso nella Torre di Londra; probabilmente il suo scopo non era tanto quello di essere romantico, quanto, piuttosto, furbo: firmando quella lettera d’amore "il tuo Valentino" non voleva dire "il tuo sposo adorato" o "il tuo ciccino", quanto invece "tuo marito, ancora in prigione, al quale probabilmente mozzeranno la testa".

Duecentocinquanta anni più tardi, Samuel Pepys, che quasi certamente conosceva tutta la faccenda del duca d’Orléans, scrisse una poesia romantica alla moglie il giorno di san Valentino e la firmò "il tuo Valentino". Poiché non era in prigione e la sua testa non stava per essere mozzata, questa è senza dubbio la prima "cartolina di san Valentino" vera e propria.

Oggi, naturalmente, miliardi di cartoline vengono scambiate ogni anno, la maggior parte tra persone non in prigione e che non stanno per subire la decapitazione.



Tutto ciò è stato da me trovato in rete a quest’indirizzo, e debitamente tradotto, rimpolpato e adattato per la vostra e la mia goduria…

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Written by matemauro

11-02-2010 a 22:40

Pubblicato su san valentino, umorismo

13 Risposte

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  1. Azz, quante cose su s. valentino. grazie

    ozne

    12-02-2010 at 01:46

  2. ammazza che spatafiata!!!!

    luigi7

    12-02-2010 at 08:19

  3. e nessuno che si ricodi mai di san… Va-sveltino! :))

    abbraccione, da uno che in questo periodo è (stato) sempre malato, e (ai tempi di scuola) non ha mai potuto partecipare alla feste (lupercalia) di sanvalentino… 

    h2no3

    12-02-2010 at 09:39

  4. A sor Mauro, è  pronto il sonetto sulla nevicata a Roma? 

    Buon lavoro…

    fiorirosa

    12-02-2010 at 09:48

  5. Mentre guardo i fiocchi che cadono e mi chiedo  se,come ,e quando tornerò a casa, mi faccio un’abboffata di fantastastoria sempre affascinante….redcats

    redcats

    12-02-2010 at 11:30

  6. Prendo, stampo, imbusto e leggo in …aria.
    Chet In my funny Valentine non me lo posso perdere qui e ora.

    Dottadottomoltodottaletturamastrignistrigniètuttaremissione

    utente anonimo

    12-02-2010 at 12:49

  7. ma sei un pozzo de scienza, però interessante.  allora buon s. valentino 

    penny46

    12-02-2010 at 15:32

  8. adesso ho capito! in occasione di san valentino bertolaso e la sua cricca volevano solo ripristinare il  piacevole rito dei lupercalia e sono stati fraintesi. che italia ingrata!

    pablodepablis

    12-02-2010 at 19:23

  9. Bellissimo, Mauré … ma compra il vino da qualcun’altro, che questo va alla testa …

    sottolanevepane

    13-02-2010 at 15:29

  10. Ma ora che so proprio tutto ma tutto tutto a che vale? vogliamo davvero credere che basti un valentino per appianare le strade tortuose di ogni giorno?

    sherareallysupermarketqueentodaybuyingkisses4u2

    sherazade2005

    13-02-2010 at 18:58

  11. Ma guarda!!!!!!!!!!!
    Anch’io ho trascritto la storia, ma la tua è molto più divertente!!!
    Meno male che sono in casa sola, così nessuno si è preoccupato nel sentirmi ridere "ad alta voce"…..!
    Ehhhhh………….. il dono di saper scrivere, ragazzi!!!
    Darei il dito di un piede in cambio di questo dono….

    ps:  era impossibile lasciare Roma, per esempio, visto che tutte le strade vi ritornavano.  (da qui ho cominciato a ridere e non mi sono fermata più…!)

    Auguri!!!

    azalearossa1958

    14-02-2010 at 12:52

  12. Nel tuo cielo sereno
    il mio cuore astronave

    senza piu’ gravità
    fluttua leggera.

    sheramassisiamoromanticichetantodomanis’arricomincia

    utente anonimo

    14-02-2010 at 13:31

  13. il post è mooolto interessante
    da tener presente quando avrò auguri da spedire!!!!

    DiVersi

    14-02-2010 at 22:40


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