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Di matematica ma non soltanto…

Valcorvina in Abruzzo – 4ª parte

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Capitolo 4°

E due secondi dopo Valcorvina vede scendere dall’auto dei Carabinieri quella che a prima vista gli sembra una bambola giapponese, della quale la dottoressa Boniveri ha tutte le caratteristiche: un’altezza di pochi decimetri superiore al metro, una carnagione talmente bianca da poter fare la pubblicità al latte, ma soprattutto le fattezze del viso, dalle gote pienotte ai capelli corvini, agli occhi, a mandorla, ma spalancati come finestre a picco sul mare in una notte di luna piena.

La bambola allunga una mano e si presenta:

– Piacere, Carla Boniveri.

– Luca Valcorvina, il piacere è mio, dottoressa.

– Bene, ora che ci siamo presentati, direi che potremmo passare direttamente al “tu”, visto che dovremo lavorare assieme.

– Come preferisci, non ho problemi.

– Allora, andiamo a vedere questo scheletro dove l’hanno messo e in che condizioni si trova? Spero che non abbiano disperso tutto ciò che era dintorno…

– No, dottoressa – interviene il tenente Di Muro – le stavo appunto spiegando che non appena è stato scoperto lo scheletro hanno interrotto i lavori in zona, proprio per non inquinare l’area della scoperta…

I tre risalgono in auto e si dirigono verso una zona periferica della città.

Durante il percorso, il commissario non può fare a meno di osservare quella bambola seduta accanto a lui. È ovvio che debba avere ascendenze orientali, probabilmente giapponesi, ma allora il suo cognome italiano verrà dal padre, mentre la madre sarà una figlia del Sol levante… Come se sentisse i pensieri del commissario, la donna si volge verso di lui e, quasi a prevenirne la domanda, gli fa:

– Scommetto che sei stupito dal mio cognome italiano e dal mio aspetto orientale, Luca!

– Beh, sì, devo ammettere che stavo proprio pensando a come conciliare le due cose – le risponde il commissario, accennando a un sorriso.

– Il fatto è che mio padre è italiano, nato a Trieste, mentre mia madre è nata a Kure, un’antichissima cittadina nei pressi di Hiroshima…

– Ecco, avevo immaginato appunto una cosa del genere.

– E non solo: mia madre è nata il 6 agosto del 1945; ti dice nulla questa data?

Valcorvina ci pensa appena un attimo e poi, sbiancando appena in viso fa:

– Il giorno dell’atomica su Hiroshima?

– Proprio così… Per fortuna di mia madre e degli abitanti di Kure, però, il fall-out lì non è arrivato, il vento tirava in direzione opposta. E tu, Luca, di dove sei?

– Io sono di un paese non lontano di qui, Avezzano, però sono ormai anni che vivo e lavoro a Roma.

E i due, nel tragitto che li separa dal luogo di rinvenimento dello scheletro, continuano a chiacchierare delle loro esperienze, lavorative e non. A un certo punto, squilla il cellulare del commissario, che dopo aver dato un’occhiata al numero del chiamante, apre il telefono:

– Pronto, Giulia!

– Luca, amore, ciao! Come stai? Come va lì da voi?

– Non ci crederai, tesoro, ma mi trovo infognato in un’indagine!

– Un’indagine? Ma…

– Pare sia stato ritrovato uno scheletro sotto un palazzo crollato. Chissà a quanti anni fa risale, e ci hanno dato istruzioni di formare una squadra, con me ci saranno Mimì, Giorgio e un’antropologa forense di Trieste; ci hanno messo insieme per chiarire il mistero…

– Un’antropologa? Ho capito bene… al femminile?

– Amore, sì hai capito bene… Ma sai che a me di esperto di medicina ne basta uno, vero? – Fa il commissario, abbassando il volume della voce e voltandosi verso il finestrino opposto.

– Spero di saperlo… – Gli risponde Giulia, con la voce quasi offesa, ma sbottando subito dopo in un’allegra risata. – Anche perché quando saprai quello che ho da dirti, sono certa che ne sarai strafelice come me…

– Che vuoi dire, Giulia?

– Voglio dire che il ciclo non è ancora arrivato, e, anche se la cosa potrebbe essere giustificabile con le emozioni e la fatica di questi giorni, io, dentro di me, sono certa che sia a causa di ciò che noi due vogliamo…

– Non mi dire! – Fa Valcorvina, saltando letteralmente sul sedile dell’auto e rialzando di nuovo, involontariamente, il volume della voce. – Ma… ma… forse è troppo presto per un test di gravidanza, vero?

– Certo che è troppo presto, bisognerà aspettare almeno ancora una settimana, ma oltretutto in questo momento non è proprio il caso di farlo… Con tutto il daffare che c’è, non ho proprio la testa per pensarci. Quindi stiamo tranquilli ancora qualche giorno, facciamo passare la fase acuta dell’emergenza terremoto e poi, se hai tempo, vieni qui e lo facciamo insieme!

– Su questo puoi contarci amore! Sarebbe stupendo…!

– Lo so, anche per me, Luca, quante volte ne abbiamo parlato… Ora ti lascio, ho rubato un attimo di tempo alla mia attività, ma i malati mi reclamano…

– Vai, allora, amore, non preoccuparti e mi raccomando…

– Anche tu…

E il commissario chiude il telefono, con un’aria di beatitudine che, insieme alla conversazione niente affatto privata, non può certo sfuggire agli altri occupanti dell’auto dei Carabinieri.

– Pupo in arrivo, commissario? – È la prima domanda, da parte del tenente Di Muro.

– Chissà, è troppo presto per dirlo…

– Il primo? – La domanda successiva è dell’antropologa.

– Sì, sì, il primo… ed è da tempo che ci stiamo provando e sperando!

– Non si usa fare gli auguri, in questo caso, quindi incrociamo semplicemente le dita… ma eccoci arrivati. Questo è il palazzo sotto le macerie del quale è stato ritrovato lo scheletro… – E il tenente indica un ammasso di rovine e calcinacci presso il quale si è fermata la macchina dei Carabinieri.

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Written by matemauro

26-04-2009 a 16:11

Pubblicato su racconti

8 Risposte

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  1. tornerò per leggere, giuro!

    tamango

    26-04-2009 at 19:28

  2. …tho, la Giulia, gelosa e….incinta? …e la storia continua…
    ciao bacione

    lateresa

    26-04-2009 at 19:45

  3. Come promesso, eccomi!
    La lettura è piacevole e scorrevole, antropologo accattivante… cosa vuoi di più?

    tamango

    27-04-2009 at 00:02

  4. La questione si comincia af are interessante ed ora aspettiamo le analisi della bella dottoressina per capire meglio riguardo lo scheletro trovato. Ciao Mauro.

    ozne

    27-04-2009 at 12:08

  5. Ci avevo visto giusto allora…

    donburo

    27-04-2009 at 12:14

  6. eheheheh, la matematica l’ho sempre odiata ma amo i telefilm di bons e ncis. Però la bambola che hai citato la dovevi far apparire più carina come in tutti i telefim che si rispettano. Buon pomeriggio

    parloconte

    27-04-2009 at 15:02


  7. Ma lo sai che scrivi benino?
    Perchè non scrivi qualche libro, magari su Valcorvina, e qualcosa in versi…romaneschi?

    tamango

    27-04-2009 at 17:26

  8. Uhm, scheletri e neonati….. Redcats

    redcats

    28-04-2009 at 08:15


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