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Valcorvina in Abruzzo (3ª parte)

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scheletro

Capitolo 3°

Mercoledì 8 aprile, Luca Valcorvina, che nelle ultimi notti ha dormito sì e no dieci ore, sta ancora montando tende per gli sfollati. Sembra che aumentino di numero ogni minuto che passa. Il fatto è che quelli che hanno passato le notti precedenti in macchina si sono resi conto di dover trovare una sistemazione meno provvisoria. Inoltre, le scosse (alcune anche forti) che si susseguono spingono parecchi a cercare un tetto meno precario di quello di un’automobile.

Con Mimì Alberghetti e Giorgio Vacchetta ormai hanno preso un buon ritmo: telo a terra, fissare con gli spilli, struttura portante, fissare con i tiranti, telo inferiore da agganciare alla struttura e a terra con i picchetti, telo superiore da tirare bene in modo che, se anche piovesse, nella tenda non entri acqua e così via…

Sono intenti a montare la decima tenda della mattinata, quando un carabiniere si avvicina al commissario:

– Mi scusi, è lei il commissario Valcorvina?

– Sono io, sì – fa Luca, rialzandosi e stirando i muscoli della schiena.

– Mi perdoni commissario, ma il tenente Di Muro vorrebbe parlarle un attimo; è lì, nella nostra auto in fondo alla piazza.

– Gli dica che arrivo subito, il tempo di finire di montare questa tenda.

– Va bene, commissario, grazie.

– E mo’ che è ’sta novità? – Fa Luca, rivolto ai suoi compagni.

Ambedue lo guardano facendo spallucce con l’aria di chi non sa.

– Speriamo che non siano grane da Roma…

Finiscono di montare la tenda, poi Valcorvina si dà una sciacquata a una bacinella lì nei pressi e si avvia verso l’auto dei carabinieri. Appoggiato all’auto c’è un tenente dell’Arma che lo saluta mentre lo vede avvicinarsi.

– Commissario, sono il tenente Di Muro. Mi spiace di doverla disturbare, ma c’è un problema. Ho chiamato il mio comando perché è stato ritrovato un cadavere sotto delle macerie di un palazzo in centro e…

– Ma tenente, non credo sia stato l’unico cadavere ritrovato…

– Aspetti, mi faccia finire. In realtà, più che “un cadavere” avrei dovuto dire “uno scheletro”, perché questo è stato trovato. Lei capisce che a due giorni dal terremoto non è possibile che un morto finisca ischeletrito, e dunque la morte risale a chissà quanto tempo fa…

– Ora capisco. Ma io cosa c’entro in questo affare?

– Come le dicevo, abbiamo chiamato il nostro comando, che si è messo in contatto con il Ministero degli Interni per sapere il da farsi; loro ci hanno consigliato di metterci in contatto con lei, le faranno avere ordini affinché si occupi di questa indagine, visto oltretutto che la nostra squadra Mobile è stata praticamente decimata. Io intanto ho preferito avvertirla di persona.

– Mi scusi, tenente, ma sa, io sono abruzzese e dunque “capatosta”… Perché uno scheletro di chissà quanti anni fa dovrebbe interessare il ministero degli Interni e, di riflesso, me?

– Perché quello scheletro, anzi, per essere precisi, il cranio appartenente a quello scheletro, presenta un foro nella regione frontale che ha tutto l’aspetto di un foro di pallottola e, non essendosi rinvenuta alcuna arma nei pressi dello scheletro, l’ipotesi più probabile è che si tratti di un omicidio, avvenuto sicuramente molto tempo fa. Ora, lei sa bene che i reati, compreso l’omicidio, che prevedono la pena dell’ergastolo non cadono in prescrizione. Si tratta di verificare se in questo caso è possibile presumere la teoria dell’omicidio…

– E va bene… Insomma, torno per dare una mano ai miei conterranei colpiti dal terremoto e mi devo sorbire l’ennesima indagine… poi dice che non esiste il Fato…, con la “effe” maiuscola, eh?

– Mi scusi, commissario, ma non la capisco…

– Ha ragione, Di Muro, mi scusi, è che ogni tanto il mio animo fatalista rispunta fuori, non si preoccupi. Allora, che si fa, adesso? Collaboro con i residui della squadra Mobile della città?

– Commissario, sempre da Roma mi hanno detto che con lei ci sono il suo collaboratore romano e un magistrato inquirente. Siete tutti e tre incaricati, al di fuori di ogni consuetudine, dell’indagine. Vi affiancherà, per il settore scientifico, la dottoressa Boniveri, dell’Università di Trieste, un’antropologa forense, mi dicono…

– Mi chiedo cosa potrà mai fare un’antropologa forense per noi, che razza di disciplina è?

Appena Valcorvina ha espresso la domanda, sente, dall’interno dell’auto dei Carabinieri, una voce femminile che pare rispondergli…

– Commissario, ha mai tentato di andare da un semplice medico? Impossibile. Cardiologo, dermatologo, endocrinologo, gastroenterologo: la medicina è un mondo di specializzazioni e il mio settore non fa eccezione. Antropologia: lo studio della specie umana. Antropologia fisica: lo studio di biologia, variabilità ed evoluzione dell’organismo umano. Osteologia: lo studio delle ossa presenti nell’organismo umano. Antropologia forense: lo studio delle ossa umane a scopo legale. Ed ecco: io sono lì, al termine di tutte queste varie diramazioni. Io ho iniziato i miei studi nel campo della bioarcheologia e ho dato inizio alla mia carriera dissotterrando e analizzando resti antichi, ma sono passata anni fa all’antropologia forense. «Attratta dalla fama e dai lauti guadagni» mi prendono ancora in giro i miei compagni di università. Come no! Avrò forse ottenuto un briciolo di notorietà in ambito legale, ma di lauti guadagni, nemmeno l’ombra. Noi antropologi forensi lavoriamo sui morti, recenti o meno che siano. Collaboriamo con le forze dell’ordine, i magistrati, i medici legali, i pubblici ministeri, gli avvocati difensori, i reparti dell’esercito, le organizzazioni per la difesa dei diritti umani e le squadre di recupero in caso di eventi catastrofici. Attingiamo alle nostre conoscenze di biomeccanica, genetica e anatomia, tentiamo di risolvere le problematiche relative all’identificazione, alla causa del decesso, all’intervallo post mortem e alle alterazioni postume del cadavere. Esaminiamo spoglie carbonizzate, decomposte, mummificate, mutilate, smembrate e talvolta, letteralmente, ridotte all’osso. Spesso, quando arrivano, i resti sono ormai troppo compromessi perché l’autopsia possa ricavarne dati di una qualche utilità. Ed è allora che entriamo in gioco noi, tentando di risolvere i misteri che solitamente si accompagnano a morti di questo genere. Ho soddisfatto la sua curiosità, commissario?

– Ampiamente direi, dottoressa Boniveri. La ringrazio per questa lezione. Ma lei è un fantasma che parla dall’aldilà o una persona in carne e ossa?

– Ha ragione commissario, mi scusi se non sono scesa dall’auto per tenere quella concione… eccomi….

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Written by matemauro

20-04-2009 a 21:36

Pubblicato su racconti

8 Risposte

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  1. chi sarààààà. l’ho letto tutto di un fiato, mi ha proprio preso, domani torno e lo gusto con calma, ora mene vado a dormire, ciao
    Per la visita ok, ma che giorno? quello è il problema, senti in giro.

    penny46

    20-04-2009 at 23:07

  2. Ecco valcorvina in azione di nuovo anche lontano da casa ma dalle parti della sua infanzia. E l’antropologa? Vabbene tutte le speializzazioni ma com’è? Voglio dire..è bona? hahahahahah, scherzo.
    Quanto all’altro discorso, quello della visita al foro, sono d’accordo ed attendo istruzioni. Ciao Maurè.

    ozne

    20-04-2009 at 23:42

  3. Concione? Ma quella si è tirata tutta l’acqua al suo mulino e ha fatto bene, così imparate, voi uomini!
    Bravo!

    tamango

    21-04-2009 at 00:37

  4. … avevo perso i contatti, e così aspettavo il passaggio degli amici nel mio blog per poi di nuovo salvare il loro link tra i preferiti

    Salutone mattutino….ciao!

    mircomirco

    21-04-2009 at 06:32

  5. Sospettavo qualche ‘inghippo’… ma Giulia aspetta un bimbo???

    donburo

    21-04-2009 at 12:08

  6. …e mò questo da dove arriva? ennesimo inghippo per il povero Valcorvina….
    bacioni teresa

    lateresa

    21-04-2009 at 16:08



  7. Buongiorno Mauro…
    un bacio**
    Anna..

    Angelesey

    22-04-2009 at 08:17

  8. L’intreccio si infitttisce! Fatemi sapere per il foro o quello che è. Redcats

    redcats

    22-04-2009 at 19:33


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