matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Salvatore Quasimodo – Al padre

with 11 comments

Ho cercato di buttar giù due rime, per parlare dei nostri amici abruzzesi, ma le parole non son venute. E allora mi sono messo a girare per la rete, cercando chi ne avesse scritte. Non credo che avrei potuto trovare parole più belle di queste. A me ha fatto tremare il cuore soprattutto l’ultimo verso:

Oscuramente forte è la vita

Dalla raccolta La terra impareggiabile, di Salvatore Quasimodo, un pubblico omaggio a suo padre (con il quale non aveva mai avuto rapporti facili) in occasione dei suoi 90 anni, ricordando il terremoto di Messina del 1908.

Dove sull’acque viola
era Messina, tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da due giorni, è dicembre d’uragani
e mare avvelenato. Le nostre notti cadono
nei carri merci e noi bestiame infantile
contiamo sogni polverosi con i morti
sfondati dai ferri, mordendo mandorle
e mele dissecate a ghirlanda. La scienza
del dolore mise verità e lame
nei giochi dei bassopiani di malaria
gialla e terzana gonfia di fango.
La tua pazienza
triste, delicata, ci rubò la paura,
fu lezione di giorni uniti alla morte
tradita, al vilipendio dei ladroni
presi fra i rottami e giustiziati al buio
dalla fucileria degli sbarchi, un conto
di numeri bassi che tornava esatto
concentrico, un bilancio di vita futura.
Il tuo berretto di sole andava su e giù
nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa,
e ho portato il tuo nome
un po’ più in là dell’odio e dell’invidia.
Quel rosso del tuo capo era una mitria,
una corona con le ali d’aquila.
E ora nell’aquila dei tuoi novant’anni
ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali
di partenza colorati dalla lanterna
notturna, e qui da una ruota
imperfetta del mondo,
su una piena di muri serrati,
lontano dai gelsomini d’Arabia
dove ancora tu sei, per dirti
ciò che non potevo un tempo – difficile affinità
di pensieri – per dirti, e non ci ascoltano solo
cicale del biviere, agavi lentischi,
come il campiere dice al suo padrone:
“Baciamu li mani”. Questo, non altro.
Oscuramente forte è la vita.

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Written by matemauro

08-04-2009 a 15:07

Pubblicato su poesia, quasimodo

11 Risposte

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  1. Siccome da domani non avrò molto temo da dedicare al computer, comincio ad augurare a tutti una Felice Pasqua e speriamo che il terremoto si finito. Maria

    utente anonimo

    08-04-2009 at 14:08

  2. bellissima ! allora ti invito anche a leggere questa mia

    p.s. lo sai che io a quel terremoto di Messina sono in un certo senso legato…

    h2no3

    08-04-2009 at 20:40

  3. che poi quel terremoto in realtà fu a Reggio Calabria, ma il maremoto devastò Messina

    Francesco071966

    08-04-2009 at 23:40

  4. Oscuramente forte è la vita.

    Pralina

    09-04-2009 at 17:21

  5. Ognuno di Noi vuole essere vicino a quelle persone colpite dal tragico evento…
    io non riesco a dire nulla….
    Grazie Mauro…
    Auguro una buona Pasqua..per una resurrezione dalle sofferenze…

    alice64

    10-04-2009 at 00:02

  6. già…
    anche quando sembra che tutto è perduto.
    ciao

    fiorirosa

    10-04-2009 at 00:25

  7. Buona Pasqua MAURO!

    sottolanevepane

    10-04-2009 at 00:25


  8. Ciao un piccolo fiore di montagna, uno spicchio di cielo.Un caro saluto e una Pasqua serena.franca

    ceglieterrestre

    10-04-2009 at 13:19

  9. Baciamu li mani anche a te. Auguri.

    ofvalley

    11-04-2009 at 00:58

  10. Ciao Mauro,
    bella anche la poesia della bambina che m’hai scritto!
    Io ti lascio i miei auguri di Buona Pasqua con questa 🙂

    “Pasqua d’una vorta

    Casa, prima de Pasqua era un impiciatorio
    de sedie rivortate, de tende sbatteccate
    de tavolini lustri de coppale.
    La pulizia pasquale
    incominciava da metà Quaresima
    co’ lo spazzacamino, un poro ragazzino co’ le ciocie
    e tutta ‘na girandola de scacciaragni, scope e
    spazzoloni.
    ‘Na confusione tale, che la matina,
    quanno te vestivi, nun trovavi nimmanco li carzoni.
    Pasqua s’avvicinava cor primo sole tiepido d’aprile.
    Verso venerdì santo sentivi, dar cortile,
    l’aria de primavera ch’odorava
    de pizze fatte a casa.
    Sabbato santo: festa ner rione;
    tutti aspettane er prete per la benedizzione.
    Regazzini affacciati a le soggette
    come tante vedette.
    Strilli, spinte, cagnara
    tutta la pipinara core vicino ar prete.
    E risento la voce de mi madre:
    – Benedite ‘sto fijo, padre Antonio,
    è scatenato peggio der demonio,
    fracicatelo bene, pe’ piacere…-
    Oggi è cambiato tutto ner quartiere;
    ma ogni sabbato santo
    stassi lontano un mijo,
    sento ‘na voce d’angelo che dice:
    – Benedite ‘sto fijo… –
    E fo Pasqua felice –

    (M. Ugo Guattari)

    giovanotta

    11-04-2009 at 12:18

  11. Hai scelto un bellissima poesia, Mauro.
    E’ intensa e ricca di immagini, persino di colori , nella devastazione.
    Ti ringrazio.
    Come al solito sei di grande produttività e di sensibilità come si deve.
    Un abbraccio forte e SERENITA’, come affettuosamente stai a noi augurando, per sperare sempre.
    Sabina

    xdanisx

    11-04-2009 at 20:21


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