matemauro

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Roma sparita: l’osterie

with 20 comments

osteria

L’osterie

Ve vojo ricconta’[1] la storia bbella
de quanno l’osterie ereno affollate:
’gni sera ce veniveno scolate[2]
le vigne ’ntere a fa’ la passatella[3].

Su quele ssedie e tavoli bisunti
ce s’artrovava ’n po’ er core[4] de Roma.
Quarche biàstima[5] detta, ma a la bbona[6],
’na mora[7], e ppoi l’inzurto a li defunti[8].

“Oste! ’Na fojetta[9]!” “Vai a faciolo[10]!”
Trincaveno e faceveno scopetta[11]
er rubbivecchi ’nzieme a ’r barcarolo[12].

Ma puro Roma ormai è poveretta
e er benzinaro[13] nun è morto da solo:
Trestevere ha svennuto l’etichetta…[14]

[1] Raccontare
[2] Bevute
[3] La passatella, nota già al tempo degli antichi Romani (ne parlano addirittura Catullo e Orazio), era un tipico gioco da osteria, diffuso in molte zone italiane, magari con nomi diversi. Sostanzialmente una scusa per passare il tempo bevendo in compagnia, che generava però, per le regole un po’ arbitrarie, alterchi e litigi a tutto spiano. A Roma finiva spesso, per non dire quasi sempre, con molti ubriachi e il morto ammazzato de cortello. Più e più volte i papi emisero editti contro tale usanza, ma senza alcun risultato. Si legga, per saperne di più, il dramma in versi Er fattaccio de ’r vicolo de ’r Moro, di Americo Giuliani, reperibile anche in rete. Alle regole e alla storia della passatella dedicherò, prima o poi, un post intero…
[4] Si ritrovava un po’ il cuore
[5] Bestemmia
[6] Tanto per dire, senza acredine
[7] Morra, il gioco con le mani che gettano le dita indicando i punti e i due giocatori che tentano di indovinarne la somma. Anche questo gioco, peraltro, conduceva spesso a quarche cortellata
[8] L’insulto ai defunti è ovviamente li mortacci tua
[9] La fojetta è la misura da mezzo litro (di vino, naturalmente)
[10] Hai colto il momento giusto
[11] Bevevano e giocavano a scopa (scopetta è il termine per la scopa a due giocatori, per distinguerla da quella a quattro, detta scopa o più propriamente scopone)
[12] Lo straccivendolo insieme al barcaiolo
[13] Sinonimo per oste
[14] Ha svenduto l’insegna, nel senso che di osterie “vere” ne son rimaste pochissime

passatella

[In testa: In un’osteria romana, olio su tela di Carl Bloch, 1866. Qui sopra invece, La passatella, incisione di Bartolomeo Pinelli.]

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Written by matemauro

19-03-2009 a 22:00

Pubblicato su poesia, roma

20 Risposte

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  1. al di là della poesia, ho mangiato a Trastevere non so quanti anni fa (ma tanti)… adesso è terribile….

    Francesco071966

    19-03-2009 at 23:54

  2. La passatella da noi si chiama “Patruni e sutta”(Padrone e subordinato) , detto questo caro Mauro, hai scritto una chicca; è davvero carina e mi sento come coloro che cadono vittime della sindrome di Stendhal ma anzichè pedere i sensi io li sento invece abbastanza accesi, al punto che sento l’odore della botte quando il vino è finito, i tarallucci e…ich!!!
    Sarà che ho annusato troppo?

    tamango

    20-03-2009 at 00:18



  3. Buona giornata Mauro…
    baci:-)
    Anna..

    Angelesey

    20-03-2009 at 07:39

  4. Mauro…che delizia,ma quanto sei bravo??

    Un bacio
    Evviva la primavera!!
    Ciao vany

    romanticaperla

    20-03-2009 at 09:25

  5. un paio d’anni fa ho fatto un giretto (con una guida eccezionale) nella zona di Trastevere e ho osservato le varie osterie e locali…è molto affascinanate come zona o meglio, quando sono venuta io la era!!!ma presto ci scapperà un altro giretto a Roma 🙂
    buona giornata e buon week end!
    Je

    soniaje

    20-03-2009 at 09:32

  6. le osterie!!!
    stanno sparendo dappertutto, quel clima di complicità e di amicizia che si trovava in questi spazi , è sparito…

    adesso tutto piu’ veloce ed anonimo…
    bel pezzo sìì
    chicca

    chiccama

    20-03-2009 at 11:37

  7. Anche nei piccoli paesi le osterie stanno velocemente scomparendo…ma forse perchè sparisce chi le popolava. Adesso bar super-lusso, tante chiacchiere e vite vuote.
    Ciao!!!
    Ilaria

    camuciolo

    20-03-2009 at 14:06

  8. Sei spettacolare 😉

    Bruno

    Bierreuno

    20-03-2009 at 17:13

  9. Grazie per la traduzione, io sono più vicina all’ostrogotij… :DDD

    Bellissime le immagini, fantastico quell’olio su tela di Bloch, e… un altro Pinelli da ricordare… 🙂

    Pralina

    20-03-2009 at 20:47

  10. Che meraviglia l’atmosfera della “Roma sparita” e delle osterie!

    Che ne diresti di organizzare una caccia…alle osterie ‘sopravvissute’?!?
    Tu potresti dare dei criteri base per poterle considerare tali, e poi…via alle scoperte degli astanti!

    Quelle meglio corrispondenti ai criteri di base potrebbero poi essere meta di pellegrinaggio…per i successivi “cena-coli” romani 😀

    Leira

    21-03-2009 at 00:14

  11. baci di fine settimana

    aironedistelle

    21-03-2009 at 00:26



  12. Buon inizio primavera..
    baci**
    :-))

    infinitaunica

    21-03-2009 at 08:53

  13. aho ma che 6 trilvssa redivivo?? ammazzaò… grande… vai sul mio link liberatori.it, è il sito di un cantautore romano che vive in umbria che spesso le mette ste cose ne suoi pezzi è un grande…

    phederpher

    21-03-2009 at 11:11

  14. tamango

    21-03-2009 at 11:15

  15. grandeeeeeeeeeeeee

    stefanomassa

    21-03-2009 at 11:53

  16. eeeee..Buona primavera!!
    🙂 vany

    romanticaperla

    21-03-2009 at 15:14

  17. Il gatto dello splendido quadro sembra un avo di Raspy! Redcats

    redcats

    21-03-2009 at 17:12

  18. bel post.. anche Firenze era storica per le sue osterie , ma che sparisco per dar spazio alle piizze al taglio…

    katia1408

    21-03-2009 at 19:43

  19. C’è un’osteria al Pigneto.
    E’ un locale che non mette l’allegria bella delle fojette ai Castelli o delle osterie di una volta. Qui c’è un’umanità povera e disperata.
    Per noi del quartiere è nota come “L’ammazzacristiani” ed è piena di mignotte ed alcolisti.
    Ne “l’ostaria da Amalia” , bellissimo spazio di cui ho il bannerino, è stata cortesemente inserita.
    Un coltissimo modo di mettere versi il tuo.
    s.

    xdanisx

    25-03-2009 at 23:52

  20. […] Naturalmente quelli conseguenti alle passatelle finite male. Per un altro post sulla passatella, si veda quest’altro sonetto. [11] Aldo. È, ovviamente, Fabrizi, altro grande interprete dei sentimenti romani. [12] Anna […]


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