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John Steinbeck

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John Steinbeck

John Ernst Steinbeck (Salinas, 27 febbraio 1902 – New York, 20 dicembre 1968) è stato uno scrittore statunitense.

Il suo romanzo più noto, Furore (in originale The Grapes of Wrath, I frutti dell’ira), gli fruttò un premio Pulitzer nel 1940. Dal film venne tratto uno splendido film di John Ford, con Henry Fonda e Jane Darwell.

Il romanzo narra la storia di una famiglia di contadini dell’Oklahoma nei difficili tempi della depressione degli anni trenta, che, prostrati da lunghe annate di siccità, sono costretti a lasciare terra e casa per cercare fortuna in California. Il narratore sceglie di raccontarci minutamente le vicende della famiglia Joad, il loro epico viaggio di oltre tremila chilometri – un po’ come andare da Roma a Stoccolma – attraverso l’America, in marcia con un vecchio trabiccolo sulla mitica route 66. Nel romanzo l’aspetto socio-economico si coniuga al dato antropologico. Spietata la critica al liberismo delle grandi società che non conoscono altro valore che il guadagno. L’uomo, con il suo destino di miseria e stenti, diventa un perfetto estraneo, troppo piccolo e insignificante per attirare su di sé attenzione e compassione. Semplicemente smette di esistere. L’etica, tarata soltanto sul profitto della cosiddetta Anonima, trasforma chiunque in uno strumento utile all’apparato. Se servi all’Anonima puoi vivere dignitosamente, altrimenti sei solo un fastidio, un accidente contro cui si attiverà la miglior scienza dell’Anonima, che è scienza contabile, legale e quando serve armata. La metamorfosi dell’uomo, che si trasforma in mero esecutore di ordini che trovano una loro spietata giustificazione nella razionalità contabile, rende improbabile ogni resistenza e inutile ogni rivendicazione di pietà e solidarietà umana. Finanche i colpevoli si nascondono dietro i propri atti, non ne sono più responsabili, servono una ragione che ritengono superiore e infallibile.

Il romanzo colpisce per il realismo con cui è raccontata la quotidianità della famiglia Joad, alle prese con una miseria che non ne scalfisce la grande dignità e compostezza. Lo stesso Steinbeck, interrotti gli studi alla Stanford University, mosso da un vivo interesse per il problemi sociali, si unì a un gruppo di contadini dell’Oklahoma migranti verso occidente. Un’esperienza che sarà fondamento di molti suoi libri, iniziando proprio da Furore, che resta per alcuni il suo contributo più importante alla causa dei lavoratori agricoli, paragonato per il realismo e la forza della narrazione a un altro emblematico romanzo americano di denuncia, La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe.

Per l’autore la proprietà è santificata dal lavoro. Lavoro che è nel contempo imprescindibile fonte di diritti e di doveri: il diritto di godere i frutti della propria fatica e il dovere di conquistare terreni incolti strappandoli a una natura ostile, il dovere cioè di migliorare la propria condizione attraverso la fatica e l’ingegno, emancipandosi dalla bruta soggezione al bisogno e alla sussistenza. Dignità e onestà accompagnano una siffatta etica del lavoro. Si può perfino essere felici col poco che si ha, sempreché quel poco sia davvero frutto nostro, oltreché investimento di più generazioni.

Steinbeck è imbevuto della tradizione dei padri e della lingua della bibbia e dei vangeli. È a tratti quasi uno scrittore di parabole. La sintassi è scarna, quasi antifonale, vicina alla scrittura dei salmi. Ma è anche modernissimo e capace di sorprendenti soluzioni espressive, molte delle quali resi celebri dal cinema e dalla letteratura moderni: il camera eye (occhio della telecamera) in cui le voci dei personaggi si producono liberamente e caoticamente, assecondando il ritmo della scrittura, il flusso di coscienza, l’enumerazione assolutamente alienante di oggetti o la scomposizione dei fenomeni fisici nei loro infinitesimi processi.

La bibbia e i salmi, ma anche tutta la letteratura moderna, iniziando da Walt Whitman, passando da James Joyce, Henry James, da William Faulkner per finire con John Dos Passos: tutta la letteratura americana nell’eclettica scrittura di Steinbeck.

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Written by matemauro

28-02-2009 a 12:18

Pubblicato su letteratura, steinbeck john

15 Risposte

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  1. Ottima scelta come sempre , mio caro amico, e come sempre mi fai ripescare i file della memoria in modo straordinario.Ho visto il film ma non letto il libro : provvederò!
    Ciaooooooo!

    tamango

    28-02-2009 at 14:54

  2. ciao. mi fai tornare indietro, li ho letti tutti credo. Sembrano romanzi d’altri tempi, invece sono attualissimi, Steinbeck, è stato un precursore, delle lotte sociali dei lavoratori, degli ideali di allora come di ora, famiglia, giustizia, amore, lavoro. Behhhh, veramente un grande. un abbraccio buon week end. penny
    Ahhhhh quest’estate, ho percorso anche io la famosa, route 66, behhh la maccchina era più moderna, viaggio stupendo. ciao

    penny46

    28-02-2009 at 15:47



  3. Ogni promessa è un debito..
    Lavoretto fatto in fondo al blog:-))
    Bacio**
    Anna..

    Angelesey

    28-02-2009 at 15:51

  4. mai visto il film e nemmeno mai letto il libro.
    di steinbeck avevo letto, moltissimo tempo, of mice and men, e mi era piaciuto. ma è stato così tanto tempo fa, che mi sta venendo il dubbio che sia stato steinbeck a scriverlo!

    iosempreio

    28-02-2009 at 17:41

  5. dove essere “moltissimo tempo fa”.
    (prima o poi imparerò a rileggere prima di cliccare su “pubblica commento”)

    iosempreio

    28-02-2009 at 17:42

  6. mi che penso in fretta e scrivo adagio: è per questo che salto pezzi 🙂

    iosempreio

    28-02-2009 at 18:00

  7. cvd: mi sa CHE.
    uff.

    iosempreio

    28-02-2009 at 18:01

  8. Bravo come sempre.
    Ho letto il libro anni fa,
    ricordo che mi fece grande impressione la sua scrittura complessa e l’impegno di esaltare grandi valori:
    famiglia, lavoro, eguaglianza, giustizia.
    Proprio come adesso, sigh.

    Prof,
    quinta riga;-)

    fiorirosa

    01-03-2009 at 00:52

  9. beh hai citato un Maestro…
    buona domenica stef

    stefanomassa

    01-03-2009 at 00:54

  10. Per me, è con Hemingway tra i massimi scrittori del secolo scorso.

    FlavioRoma

    01-03-2009 at 11:46

  11. Steinbeck è stato a ragion veduta, una delle migliori penne del secolo scorso sia per l’inconfondibile stile delle sue opere, sia per il forte contenuto sociale delle stesse. Certamente uno scrittore da riscoprire. Un abbraccione e Buona Domenica Mauro!

    hettori

    01-03-2009 at 14:33

  12. sempre sentito parlare, mai letto nulla, a dire la verità…. tra un pò che scriverò un post su un libro che ho appena finito di leggere….

    Francesco071966

    01-03-2009 at 14:50

  13. Bacio**
    Anna.

    Angelesey

    01-03-2009 at 22:27

  14. Nemmeno a farlo apposta! Proprio ieri Holly su una bancarella ha trovato “quel fantastico giovedì” che mancava nei miei scaffali. Poi vengo a farTi visita e chi ci trovo? Steinbeck.
    Belle letture di tanti anni fa. Con Faulkner ed Hemingway i miei primi approcci alla letteratura americana.
    Buona Giornata
    Dante

    esserinoebalena

    03-03-2009 at 12:22

  15. Adoro Steinbeck, me ne immaroi quando per la prima lessi un suo libro che mi regalò un amico qualche estate fa…(tantissime! sig!).
    Il libro era La luna è tramontata…parla dell’occupazione di un piccolo paese della Normandia che viene occupato dai tedeschi, il popolo che mentre prima resta come inebetito e stordito, inerme di fronte a questo avvenimento che avviene improvvisamente, poi si organizza, prende coscienza di potercela fare perchè si rende conto che non si è mai veramente vinti finchè non siamo noi a dirlo….
    Dopodichè non ho smesso di leggere sue opere….

    camuciolo

    03-03-2009 at 16:44


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