matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Quer pasticciaccio brutto de via Labicana (5ª parte)

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palla tennisCapitolo V

Valcorvina riattraversa la strada; non è che sia deluso, se lo aspettava anche lui, come aveva detto ad Alberghetti, che dalla finestra non era sceso nessuno, ma certo una minima speranziella l’aveva nutrita…

– Signora Mastracci, è tornata la professoressa?

– Sì, sor commissa’, la sta aspettanno a casa. È l’appartamento propio sotto a quello de l’ingegnere.

Il commissario esita un attimo, indeciso se tentare la sorte dell’ascensore o prendere le scale, poi opta per la seconda soluzione. Preme il cicalino del campanello dell’Audisio e questa gli apre dopo pochi secondi.

– Prego, commissario, s’accomodi.

Entrando, Valcorvina si dà un’occhiata intorno: la pianta dell’appartamento gli sembra corrispondere esattamente a quella del piano superiore: l’ampio ingresso e tre porte che affacciano sul soggiorno, la camera da letto e la cucina.

L’Audisio lo fa accomodare su un divano, mentre lei si siede in una poltrona. Valcorvina si dà una rapida occhiata intorno: la professoressa dev’essere una maniaca dell’ordine, l’appartamento è pulito e sistemato… un tavolo da pranzo, una scrivania con sopra il monitor di un computer, nessun quadro alle pareti, in compenso molti poster di manifestazioni sportive.

– Signora, la prima cosa che volevo chiederle è se l’altra sera si è accorta di qualcosa, se ha sentito rumori provenire dal piano di sopra.

– No commissario, non ho sentito nulla. D’altronde sono tornata a casa sul tardi, sarà stata l’una. Ero uscita per andare al cinema, all’ultimo spettacolo. Da quando sono tornata a casa fino a quando mi sono addormentata sarà passata una mezz’ora, e qui sopra c’è stato un silenzio di tom… assoluto… – si corregge rapidamente – Ma l’omicidio a che ora è avvenuto?

– Il medico legale dice tra le undici e le due di notte. Ora, mi può dire quali erano i suoi rapporti con l’ingegnere?

– Beh, diciamo che erano rapporti di amicizia, commissario. Non stretta, però; a parte i normali rapporti di condominio, l’unica cosa che ci univa era il tennis; giocavamo praticamente ogni venerdì sera, a meno che uno dei due avesse altri impegni. Per il resto non avevamo altre occasioni di frequentarci, dato anche che facevamo due mestieri che non davano occasione.

– E lei che attività svolge?

– Sono insegnante di educazione fisica al liceo Cavour, qui vicino.

– Ma non mi dica! Pensi che anch’io ho frequentato il Cavour… ad Avezzano, però! – Fa il commissario, suscitando la risata di ambedue.

Poi l’Audisio continua.

– Oltre all’insegnamento, alleno anche una squadra dilettantistica femminile di pallavolo, l’Ostiense, vicino alla Piramide, e le assicuro che è un impegno gravoso.

– Capisco. Quindi non mi può dire nulla riguardo alle eventuali frequentazioni dell’ingegnere…

– No, commissario, mi spiace – gli risponde lei, facendo una faccia dispiaciuta –. Mi stava simpatico, soprattutto per quell’invenzione delle palle da tennis fosforescenti…

– Come?

– Ah non lo sa? Aveva brevettato una vernice speciale per le palle da tennis, che le rende fosforescenti. In questo modo si poteva giocare senza necessità di una forte illuminazione, su qualunque tipo di superficie. Stava cercando il sistema per applicarla anche in altri ambiti, sa, con tutti i discorsi che si fanno oggi sul risparmio energetico, poteva essere davvero qualcosa di utile…

– Sì, certo… Ma senta, con l’ingegnere, oltre a giocare a tennis, avrete anche parlato, no?

– Sì, qualche volta, un paio di volte siamo anche andati a cena insieme, ma…

– Ma…?

– Sa, commissario, l’ingegnere era… come dire… insomma, a me piaceva, come persona, e ho fatto anche un tentativo per diventare più intimi, mi capisce?

– La capisco, continui.

– Ecco, sotto quel punto di vista credo che non gli interessassi affatto… Penso che i suoi gusti fossero totalmente diversi; mi sono spiegata?

– Credo di sì, signora Audisio. Ma lei l’ha mai visto in compagnia di qualcun altro?

– No, mai.

– E va bene. Ah, mi scusi se glielo chiedo, non la prenda sul personale, ma ne ho bisogno per il rapporto. L’altra sera al cinema è andata da sola? E in quale cinema?

– Sono andata da sola, commissario, sì, come da sola vivo. Sono andata a vedere l’ultimo film con Di Caprio e la Winslet, al Warner, il multisala sulla Roma-Fiumicino, ha presente?

– Certo, certo… Va bene, allora la ringrazio e se avrò bisogno verrò di nuovo a disturbarla.

– Quando vuole commissario, arrivederla!

Mentre scende di nuovo le scale, Valcorvina borbotta fra sé e sé.

– Dunque Di Donna avrebbe avuto tendenze gay, a sentire la signora. E possibile che la portiera, impicciona come tutte le portiere di questo mondo, non ne sapesse nulla? D’altronde mi ha già detto l’altro giorno che da lui non saliva nessuno, né uomo, né donna… Qui la situazione si fa sempre più misteriosa… Vediamo che cos’hanno raccolto Vacchetta e Messina alla fabbrica…

Arrivato in sede, trova giusto i due seduti nel suo ufficio, che si sventolano a più riprese.

– Allora, che mi portate?

– Ecco qui commissario – gli fa Messina, porgendogli due cd nella loro bustina di plastica trasparente –. In uno c’è tutta la corrispondenza dell’ingegnere, nell’altro la documentazione finanziaria dell’azienda. Siamo stati fortunati, perché lì hanno informatizzato tutto, ci abbiamo messo pochissimo a raccogliere tutto il materiale.

– Bene – è la considerazione di Valcorvina –, adesso la documentazione la passiamo all’ufficio competente, noi ci spulciamo la corrispondenza. Vediamo se salta fuori qualcosa. Ma, ora che mi viene in mente, nell’appartamento dell’ingegnere non c’era un computer?

– No commissario – gli risponde Vacchetta –, ho controllato nell’elenco del materiale sequestrato e portato via, non c’era nessun computer.

– Hmm… strano… possibile che in azienda fosse tanto amante dell’informatica e poi non avesse un pc a casa?

– Forse è proprio per quello – fa ancora Vacchetta –, magari ci “giocava” tanto in ufficio che una volta tornato a casa non ne aveva più voglia.

– Sì, può essere… Però facciamo una cosa. Messina, chiama la società telefonica e chiedi se l’ingegnere aveva un contratto anche per Internet. Così ci togliamo il dubbio. Ah! e poi bisogna mandare al dottor Alberghetti la richiesta di informazioni telefoniche. Pensaci sempre tu, Messina. Nel frattempo ditemi che vi è sembrato della fabbrica.

– Come aveva detto la portiera, commissario. – Risponde Vacchetta – Fabbricano oggetti in plastica. Sembra che gli affari vadano bene, hanno una ventina di operai e tre o quattro impiegati. Abbiamo parlato con la segretaria dell’ingegnere, una cinese, pensi. È qui in Italia grazie a una borsa di studio biennale. Un paio d’anni fa, l’ingegnere, che se si ricorda era ingegnere chimico, ha avuto un’idea per una vernice fosforescente da applicare alle palline da tennis; pare che l’idea sia piaciuta e adesso la metà della produzione è dedicata a quell’oggetto. Ce le hanno fatte vedere in una stanza buia, è veramente impressionante… Un rosa fosforescente che penso si veda ad almeno un chilometro di distanza… Ci ha detto la segretaria che adesso stanno studiando altri colori per la vernice, sembra un giallo e un viola…

– Sì, questa cosa delle palle fosforescenti me l’ha già detta una coinquilina dell’ingegnere che giocava quasi tutte le settimane con lui a tennis. Dice che è veramente geniale come idea. Vabbe’, allora, tu Messina porta la documentazione ai tecnici, intanto io e Vacchetta ci spulciamo la corrispondenza.

– D’accordo, commissario.

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Written by matemauro

17-02-2009 a 21:58

Pubblicato su racconti, valcorvina

14 Risposte

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  1. Mi sono persa tanto…Non posso iniziare da qui.
    Grazie per il passaggio. Tornerò a leggere con ordine. Nottebella
    sab.

    xdanisx

    18-02-2009 at 02:50

  2. Per me manca un portatile da casa…

    donburo

    18-02-2009 at 08:51

  3. Questo commissario, istintivamente, mi sta molto simpatico.

    Skeight

    18-02-2009 at 15:10

  4. Mauro… mi lasci sbalordito, meravigliato!
    Impossibile star dietro alla tua fertile immaginazione!
    Di questo passo, peraltro, dovrò presto dedicarti un’intera libreria 😛
    Ma tu dormi?
    Trovo ottimi i tuoi endecasillabi romaneschi, quasi perfetti come identità matematiche :)))

    Bruno

    utente anonimo

    18-02-2009 at 17:32

  5. Non ero ancora riuscita a leggere e sono… incantata. Ma proprio ad Avezzano dovevi farlo nascere, quel commissario, eh Prof??
    Complimeti!!!!
    aspettando la prossima puntata…….

    elenamaria

    18-02-2009 at 18:22

  6. ti leggo….

    stefanomassa

    18-02-2009 at 19:53

  7. per quel poco che mi intendo di “gialli”, da semplice lettore, mi sembra molto ben costruito… e poi c’è pure la cinese :))

    c.

    h2no3

    18-02-2009 at 21:00

  8. Mi piace l’idea delle palle fosforescenti! Redcats

    redcats

    18-02-2009 at 22:16

  9. ovviamente questa vernice fosforescente deve avere una qualche importanza nella risoluzione dell’enigma.
    🙂

    ofvalley

    19-02-2009 at 00:08

  10. Ti leggerò con calma!

    🙂
    vany

    romanticaperla

    19-02-2009 at 06:55

  11. le palle fosforescenti, forte certo ne sai una più del diavolo. aspetto fiduciosa il finale un abbraccio penny

    penny46

    19-02-2009 at 14:49

  12. Mi sembra che l’intuizione di Valcorvina per l’esistenza di un portatile sia giusta. E l’assassino se lo è portato via, segno che nel disco rigido ci sono le prove di qualche relazione per ora sconosciuta. Ma tanto tra poco mi arriva il libro stampato e controllo da me hahahahahahahah!!! Ciao Mauro.

    ozne

    20-02-2009 at 14:51

  13. Ecco un elemento che promette di essere interessante per lo svolgersi delle indagini. La pallina luminosa…potrebbe aver pestato i calli a qualche gigante dell’illuminazione dei campi da tennis:)

    hettori

    21-02-2009 at 17:44


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