matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Quer particciaccio brutto de via Labicana (4ª parte)

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caffeCapitolo IV

– Buongiorno, signora Mastracci.

– Bbongiorno, sor commissa’! – Gli risponde la donna, seduta nella sua guardiola, con in mano una tazzina – Lo vole ’n caffè? L’ho appena fatto.

– Certamente, grazie. Un caffè non lo rifiuto mai.

– Ecco, venga qui, s’accommodi. – E gli porge una seconda sedia, nell’angolo della guardiola.

Scompare attraverso una porta, dalla quale pende una di quelle tende a perline tanto in voga un tempo, che evidentemente porta al suo appartamento e da lì gli domanda:

– Quanto zucchero ce vole, commissa’?

– Niente, grazie, signora, lo prendo amaro.

– Bbravo, così se fa… – Riappare e gli porge una tazzina. – Allora, che artro me voleva chiede?

– Veramente, nulla di particolare riguardo alla sua deposizione. È stata abbastanza chiara con l’agente che l’ha interrogata. Più che altro sono passato per sapere quali altri condòmini sono a casa in questi giorni.

– Quasi gnisuno, sor commissa’… me ce facci penza’ ’n attimo… dunque, ce sta ’a professoressa de ginnastica, ’a signorina Audisio, che abbita proprio sotto a ’r povero ’ngegnere, poi ce sta ’a vedova Morelli, a ’r seconno piano… e ’r geometra Sacconi all’urtimo… Ne la scala de l’ingegnere nun c’è gnisun artro, stanno tutti ’n ferie. Vole sape’ puro de l’artre scale?

– No, no… – È la risposta di Valcorvina. – Per ora mi bastano questi. – Che lei sappia, di quelli rimasti c’è qualcuno in casa?

– Guardi, ’a signorina Audisio a quest’ora dovrebbe da sta’ pe’ usci’ pe’ fa’ ’a spesa, ’a vedova Morelli sta a casa, ma ce sta e nun ce sta, nun zo si mme spiego…

– No, non credo di capire, signora, mi scusi…

– E certo, come potrebbe capi’? – Fa la portiera, come rivolta a se stessa. – Mo’ je spiego: ’a signora Morelli sta sempre a casa, perché c’ha ottant’anni, è mezza sorda pe’ nun di’ tutta, nun ze move, vie’ ’na nipote ’gni tanto a faje ’a spesa, ma er probblema è che ’a signora nun ce sta manco ppiù co’ ’a testa, tanto che me sa che ’n giorno o l’artro ’a metteranno in quarche ’spizio…

– Ho capito. Lei dice dunque che non vale la pena interrogarla, eh?

– Ecco, bbravo commissario mio, m’ha capito a ’r volo… Solo si c’avesse voja de passa’ ’na mezz’oretta a fasse du’ risate, perché tra quello che nun zente e quello che nun capisce, li discorsi co’ llei so’ da manicommio… Poi, je dicevo, c’è er geometra Sacconi co’ la moje, ma quelli escheno presto ’a matina, oramai li ritrova verzo sera…

– E va bene. Vuol dire che oggi sentirò soltanto la professoressa… terzo piano ha detto, vero?

Prima che la portiera possa rispondergli, si sente una voce dalla porta della guardiola.

– Angela, buongiorno!

– Rosa? Bbongiorno a te, cara! Stai annanno a fa’ ’a spesa? C’è qui er sor commissario…

– Piacere, signora, sono il commissario Valcorvina.

– Rosa Audisio, piacere. Lei è qui per interrogarmi, vero?

– Sì, signora, lei e i restanti inquilini della scala.

– Le posso chiedere la cortesia di ripassare più tardi? Dovrei andare a fare la spesa e non vorrei uscire proprio col caldo torrido… Tanto fra un’ora sono di ritorno.

– Ma certamente, signora, nel frattempo ho altro da fare, non si preoccupi.

– La ringrazio. Allora, a dopo. Angela, io vado, ti serve qualcosa?

– No, ccara, grazzie, va’, va’…

Mentre la donna esce dal portone, Valcorvina si rivolge alla portiera.

– La conosce da tanto, la professoressa?

– Da quanno è nnata, commissa’. Li ggenitori, prima d’annassene, pace all’anima loro – e si fa un rapido segno della croce –, abbitaveno qui; se po’ di’ che fino a che nun è annata a scola passava ppiù tempo qui ’n guardiola che a casa sua…

– Vive da sola? Mai sposata…?

– Macché, pora fija… C’ha avuto due tre storie, una seria veramente, è ddurata quarche anno, sembrava che se staveno pe’ sposa’, poi hanno baccajato e se so’ lassati. Lei m’ha detto che a l’ommini nun ce penza ppiù, che c’ha messo ’na pietra sopra, ma io nun ce credo, ha visto che bella regazza che è? Io domanno e dico, ma che c’hanno l’ommini ’n testa ai ggiorni nostri? Lei è sposato, commissa’?

“Oltre che portiera, anche pronuba?” si chiede Valcorvina, ma, prima che possa rispondere a quella domanda intrusiva, squilla il cellulare, sollevandolo da quell’incombenza che per lui, timido qual è, si sarebbe dimostrata assai gravosa.

– Pronto!

– Commissario, sono Vacchetta.

– Dimmi, Vacchetta, che c’è? Siete lì, alla fabbrica?

– Sì commissario, abbiamo interrogato il direttore della fabbrica e ci siamo fatti mostrare la documentazione e la corrispondenza. Non mi pare ci sia nulla di strano…

– Vacchetta, sant’iddio, quante volte te lo devo dire… Tu fatti fare le fotocopie di tutto, saranno altri a stabilire se c’è qualcosa di strano o no. Messina è lì con te? Passamelo un attimo…

– Comandi, commissario.

– Messina, fammi il favore, tu che hai la testa sulle spalle, controllami Vacchetta. Fatevi fare le fotocopie di tutta, e sottolineo tutta, la corrispondenza dell’ultimo anno. Ah, e non dimenticare la posta elettronica, fatevi dare un cd e copiati tutto lì sopra. Intesi?

– Certo commissario, non dubiti, sarà fatto.

E Valcorvina chiude il telefono.

– Senta signora Mastracci, mentre aspetto che torni la Audisio, io vado un attimo qui davanti al deposito militare. Lei sa se è ancora attivo, se c’è qualcuno?

– Mah, ogni tanto se vede quarcuno che entra o esce, ma certo che rispetto a quann’ero regazzina io, è tutta ’n ’artra cosa, allora era ’n viavai de perzone e de machine…

– Ho capito, beh, io comunque ci faccio un salto. A fra poco.

Il commissario attraversa la strada. Al portone c’è un militare di guardia.

– Salve, sono il commissario Valcorvina, della squadra Mobile. Posso parlare con chi comanda il posto di guardia?

– Guardi, commissario, entri lì, la vede quella porta? – E gli indica una porta in fondo a un cortile. – Chieda del tenente Bigazzi, è lui il comandante…

– La ringrazio.

Fatti i pochi passi che lo separano dall’ufficio, ripete la tiritera a un sergente seduto a una scrivania, occupatissimo, gli pare, con una copia della Settimana enigmistica:

– Buongiorno, sono il commissario Valcorvina, vorrei vedere il tenente Bigazzi, per favore. Mi ha detto il piantone che è lui a comandare il posto di guardia.

– Le hanno riferito bene, signor commissario. Venga, le faccio strada.

Lo precede lungo un corridoio, alla fine del quale bussa a una porta, la apre, dopo aver ricevuto il classico “avanti”, e caccia dentro la testa.

– Mi scusi, signor tenente, c’è il commissario Valcorvina della polizia che chiede di lei.

– Fallo entrare, Scialoja. E tu attendi di fuori, penso che il commissario vorrà parlare anche con te.

Mentre Valcorvina entra, l’altro si alza e gli viene incontro.

– Commissario, piacere, sono il tenente Bigazzi. Scommetto che viene per quell’omicidio dell’altra sera, qui di fronte.

– Vedo che siete già informati, allora.

– Eh, lo sa bene anche lei, credo, che le notizie volano… Penso che voglia sapere se chi era di guardia qui l’altra notte possa darle qualche informazione, vero?

– Esattamente. Il fatto è che l’omicida non può essere fuggito dalla porta, perché era sprangata dal di dentro, quindi stiamo esaminando la possibilità che sia allontanato per vie esterne, e siccome le finestre dànno sulla strada…

– Sì, capisco. Guardi, io ho visto il rapporto del corpo di guardia e non c’era nulla. Però, per maggiore sicurezza, meglio che senta Scialoja, l’ho fatto rimanere qui apposta, visto che l’altra notte era uno dei due uomini di guardia. Scialoja!

A quel richiamo, il milite entra nell’ufficio.

– Il commissario vorrebbe sapere se, a parte quello che avete scritto nel rapporto, avete visto qualcosa di strano l’altra notte.

– Nulla, signor tenente. Nel rapporto non abbiamo tralasciato nulla. A parte i soliti miagolii dei gatti in calore e i pazzi che sfrecciano di notte per questa strada neanche fossero a Monza, non abbiamo udito né visto nulla di particolare.

– Beh, ma non è che sarete stati tutta la notte con gli occhi puntati sul palazzo di fronte… – interviene Valcorvina.

– Signor commissario, le spiego come funziona la guardia qui da noi: siamo in due; mentre uno fa il giro del magazzino e l’altro è piazzato nella guardiola. Quello che è nella guardiola ha la visuale perfetta del palazzo di fronte. E se non ha segnalato nulla è segno che non c’era nulla di particolare da segnalare.

– Quindi qualcuno che si fosse calato da una finestra con una corda o con una scala sarebbe stato di certo notato, è questo che mi sta dicendo, vero?

– Esattamente.

– Ho capito. La ringrazio, Scialoja, e anche lei, tenente.

– Dovere, commissario. Arrivederla.

Written by matemauro

15-02-2009 a 19:01

Pubblicato su racconti, valcorvina

8 Risposte

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  1. io avrei già una mezza idea, ma sono curioso di leggere come va a finire… 😉 o c’è il colpo di scena ?

    a presto
    c.

    h2no3

    15-02-2009 at 20:06

  2. stanno sparendo tutti su feisbuc? maccheè sto deserto dei tartarij?

    phederpher

    15-02-2009 at 21:38

  3. Sono arrivata al tuo blog su consiglio della Principessa: ottimo consiglio. Hai molto da scrivere ed io ho molto da leggere

    emanuela53

    16-02-2009 at 10:40

  4. Resto della mia idea nella parrte precedente… l’assassino è un furbacchione…

    donburo

    16-02-2009 at 11:44

  5. ciao. stavo continuando a leggere e all’improvviso, pahhh, non c’è più niente, ok aspetto. un abbraccio penny

    penny46

    16-02-2009 at 15:15

  6. Continuo a brancolare nel buio più totale. Speravo che dalla visita alla caserma saltasse fuori qualche elemento interessante, ma con il senno di poi ho pensato che se i militari avevano visto qualcosa di sospetto sarebbero intervenuti e avrebbero avvisato subito il commissario. Un abbraccione!

    hettori

    16-02-2009 at 20:41

  7. in famiglia si fanno scommesse, ma sono sicuro che che ci sia da attendersi una rivelazione imprevista.
    Grazie Mauro

    Esserino

    esserinoebalena

    17-02-2009 at 12:07


  8. Sento puzza di bruciato…

    tamango

    19-02-2009 at 21:39


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