matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Quer pasticciaccio brutto de via Labicana (3ª parte)

with 14 comments

coltelloCapitolo III

Dopo il leggerissimo pranzo, una caprese ordinata alla tavola calda all’angolo, Valcorvina alza il telefono e chiama il magistrato Alberghetti.

– Ciao Mimì, come stai?

– Luca, non me ne parlare, sto boccheggiando…

– Pure tu! E l’aria condizionata?

– Guasta…

– Non mi dire, io sto nella stessa situazione! Ma per caso la polizia e la magistratura si servono dello stesso fornitore?

– Si vede di sì… Mi chiami per quell’omicidio di via Labicana?

– Infatti. Sarai tu incaricato delle indagini?

– E capirai, non è che ci sia molta scelta; in questi giorni siamo rimasti in due nell’ufficio del Gip… D’altronde bastiamo e avanziamo pure, eh? Roma sembra il deserto del Sahara.

– Allora vuoi che ci vediamo e ne parliamo? Oppure aspetti la relazione ufficiale?

– Ti va di venire tu da noi stasera, insieme a Giulia? Così dopo cena noi due ci ritiriamo e le nostre donne le lasciamo a chiacchierare…

– Per me va bene, sento Giulia e poi ti faccio sapere.

Appena riattaccato il telefono, entra Vacchetta.

– Dottore, qui c’è la testimonianza della portiera battuta a macchina ed è pure arrivato il rapporto dei vigili del fuoco.

– Bene, Vacchetta, lasciami tutto qui sul tavolo. Ora dò un’occhiata.

Riprende in mano il telefono e compone il numero di casa.

– Ciao amore. Tutto a posto?

– A parte il caldo sì. Non riesco nemmeno a lavorare, mi si fondono i neuroni. E tu?

– Appunto, a parte il caldo… Ho sentito Mimì; dice se andiamo a cena da loro stasera. Noi avremo da parlare di lavoro, mentre tu e Milena potete fare quello che volete…

– Giusto l’ho sentita stamattina, avevamo una mezza idea di andare al cinema. Almeno lì, con l’aria condizionata, un po’ si respira…

– Perfetto, allora facciamo così, io ho ancora un paio d’ore di lavoro da sbrigare, poi passo a casa a cambiarmi e andiamo. Ciao amore.

La sera, dopo cena, appena liberatisi delle loro compagne, che si rifugeranno in un cinema, Valcorvina e Alberghetti si distendono in poltrona nel soggiorno di casa del magistrato. Le finestre sono totalmente spalancate, un alito di vento fa vibrare le tende, il che, rispetto alla giornata appena trascorsa, rappresenta una ventata di sollievo.

Valcorvina prende in mano il dattiloscritto con la testimonianza della portiera per rinfrescarsi la memoria mentre ne parla all’amico.

– Allora, la signora Mastracci svolge le funzioni di portiera in quello stabile da quarant’anni. Praticamente ha visto nascere metà degli abitanti, visto che lei ne ha settanta e ci è nata, la madre era portiera lì prima di lei.

– Un lavoro ereditato, insomma… – commenta Alberghetti.

– Sì, per quanto ne so, a Roma funziona così, il servizio di portierato viene spesso ereditato. Un po’ come le vecchie gilde medievali, insomma… comunque: la Mastracci fa la portiera a mezzo servizio, soltanto la mattina; il pomeriggio va a fare le pulizie a casa di qualcuno dei condòmini…

– Arrotonda – lo interrompe l’amico, sorridendo.

– Mimì, se continui a metterti in mezzo io perdo il filo e ci metto tutta la notte. Vogliamo andare avanti? Allora, ti dicevo… uno di quelli da cui faceva le pulizie era proprio il morto. C’era andata anche ieri pomeriggio. Stamattina, non avendolo visto uscire alla solita ora, le otto e mezza, si è stupita; alle nove, non vedendolo ancora, si è preoccupata, non era da lui, sempre puntuale e preciso; allora è salita e ha suonato il campanello, poi ha provato ad aprire con le proprie chiavi, ma non c’è riuscita. Però ha sentito della musica provenire dall’appartamento, c’era la radio accesa, come abbiamo verificato poi noi stessi. Insomma, s’è preoccupata, ha temuto un malore e ha chiamato i vigili del fuoco per aprire la porta. E questo è quanto lei sa.

– Sì, ma perché non hai cominciato dall’inizio? Chi è il morto?

– Ora ci arrivo. Dottor Mario Di Donna, ingegnere chimico. Celibe, mai sposato, senza parenti prossimi, almeno a quanto ne sappiamo finora. Abitava da dieci anni in quel palazzo, si era trasferito da Sulmona; qui a Roma aveva una fabbrica di oggetti in plastica, soprattutto utensili da cucina, tutta roba moderna, a quanto dice la portiera. Domani andremo in fabbrica a prendere altre informazioni.

– Un tuo conterraneo, eh?

– Eh sì, non ci sono nemmeno cinquanta chilometri tra Sulmona e Avezzano. – E continua. – Per quanto riguarda il rapporto dei vigili del fuoco, sostengono che la porta era stata bloccata dall’interno, due assi messe a croce e inchiodate agli stipiti della porta. Nessunissima possibilità che qualcuno lo abbia potuto fare dall’esterno.

– Insomma, un vero e proprio delitto da “porta chiusa”… Perché è un delitto, vero?

– E come no! Bianchetti è stato categorico. Il morto è stato ammazzato con una coltellata alle spalle che gli ha spaccato il cuore in due. Coltellata, precisa, vibrata con la mano destra. Morte istantanea; la fa risalire alla scorsa notte, dice tra le ventitré e le due del mattino. L’assassino ha avuto pure culo: il coltello è passato esattamente attraverso due costole, come in un panetto di  burro.

– Ne parli al maschile; c’è un motivo?

– No, era per semplificare. Lo stesso Bianchetti scriverà nel rapporto che quel tipo di colpo così ben riuscito anche una donna avrebbe potuto vibrarlo. Certo, se piuttosto che passare tra due costole ne avesse incontrata una, sarebbe stato diverso, ci sarebbe voluta molta più forza o addirittura più colpi. Così invece… Un’ultima cosa: il coltello. Era del morto, in cucina ne abbiamo trovati altri, dello stesso modello; impronte presenti sull’arma del delitto, soltanto quelle del defunto Di Donna.

– Luca, mi dà l’idea che quest’indagine sarà tosta. A mia memoria non ricordo un delitto le cui modalità di esecuzione siano così semplici e contemporaneamente tanto astruse da decifrare.

– Manco io, Mimì. Di “delitti della stanza chiusa” ho sempre letto sui libri, ma non ne ho mai visto uno dal vero… Come cazzo ha fatto l’assassino a uscire dall’appartamento?

– Calandosi dalla finestra? – Chiede dubbiosamente Alberghetti.

– Dal quarto piano? E chi è, Tarzan?

– Una scala è impossibile…

– Impossibile, intanto per l’altezza; parliamo del quarto piano di un palazzo di fine ottocento, i soffitti sono almeno quattro metri, la scala sarebbe dovuta arrivare a venti metri e più; e poi le finestre dànno tutte su via Labicana. È vero che siamo ad agosto e Roma è deserta, ma quella è una strada trafficata anche in questo periodo, poi di sera e di notte la gente gira in cerca di frescura, qualcuno avrebbe visto…

– E che ci rimane? Spiderman, Superman…

– Sì, sì, prendi pure per il culo, tanto ci sei dentro pure tu…

– Luca, lo faccio per sdrammatizzare, lo so pure io che finora siamo in alto mare! Allora, linee di indagine?

– Domani spedisco Vacchetta e Messina alla fabbrica di Di Donna, io mi occuperò di sentire ancora la portiera e anche i pochi inquilini dello stabile che non siano andati in vacanza. Fra l’altro, davanti al civico 50 c’è un deposito militare, però chiude presto e non so se rimane qualcuno di guardia. Sentiremo anche loro.

– Per inchiodare quelle assi di rumore ne sarà stato fatto, qualcuno avrà sentito… – è la considerazione del magistrato.

– Io non ci conterei. Vedremo un po’ quanta gente ci sarà nel palazzo, ma considerando che mancano due giorni a ferragosto, sarà tanto se troveremo qualche ottuagenario duro d’orecchi.

– Hai detto che il corpo è stato trovato vicino al telefono. E se avesse appena fatto qualche telefonata?

– Ecco, infatti questa è una di quelle cose per cui mi saresti d’aiuto. Domani ti mando la richiesta alla società telefonica per ottenere i tabulati delle chiamate da e per l’utenza di Di Donna. Vedremo se da quella scaturirà qualcosa.

Annunci

Written by matemauro

12-02-2009 a 14:52

Pubblicato su racconti, valcorvina

14 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Mah…non ci resta che dubitare della portiera:) Abbraccione!

    hettori

    12-02-2009 at 21:30

  2. ciao, buona serata…..ti seguo sai….un baciotto
    teresa

    lateresa

    12-02-2009 at 21:30

  3. io terrei d’occhio Spiderman 😉 ! a presto

    h2no3

    12-02-2009 at 22:54

  4. E se avesse cercato qualcuno al telefono ?

    🙂
    vany

    romanticaperla

    13-02-2009 at 09:50

  5. Tornerò a leggere appena possibile.Baci.

    tamango

    13-02-2009 at 10:27

  6. Preparati per domani, dona al tuo amore un giorno speciale.Un fiore, una carezza, una muta parola.Un grande abbraccio franca

    ceglieterrestre

    13-02-2009 at 12:40

  7. Miiiiiiiiiiiiiiiii!!!! La fabbrica di plastica aveva, ah? Iò, non sacciu nenti, non visti nenti e non sintìa nenti, e si chiddu chi dissi vali, iò non dissi nenti!


    Il mio consiglio:
    cherchées les femmes!!!

    tamango

    13-02-2009 at 18:19

  8. mmmmmm. si fa sempre più intrigante. hai chiesto “a chi l’ha visto.” ciao buona serata penny.
    sei andato a teatro? come era la commedia merita

    penny46

    13-02-2009 at 18:38



  9. Abbraccione..
    Anna..

    Angelesey

    13-02-2009 at 19:41

  10. La tua vena è inesauribile e meno male…

    chichita

    13-02-2009 at 19:41

  11. 🙂
    vany

    romanticaperla

    13-02-2009 at 22:14

  12. Occore controllare bene la piantina dell’appartamento per vedere dove si trova il passaggio segreto…perchè di questo si tratta, vero?

    ozne

    14-02-2009 at 23:38

  13. Secondo me l’assassino era nascosto dentro ed è uscito al momento dell’irruzione… capirai, col casino che c’era…

    donburo

    15-02-2009 at 12:48

  14. bohhhhhhhhhh! redcats

    redcats

    15-02-2009 at 18:09


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: