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Di matematica ma non soltanto…

Quer pasticciaccio brutto de via Labicana (1ª parte)

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Inizio oggi la pubblicazione di un nuovo racconto del commissario Valcorvina; come si capisce già dal titolo, è un omaggio a quel grande scrittore che fu Carlo Emilio Gadda (milanese di nascita, ma romano d'adozione) e al suo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Spero che questo mio giallo, però non finisca "irrisolto" come il romanzo di Gadda…

ascensore

Capitolo I

Roma, 12 agosto. Fa un caldo boia, nella capitale. Un caldo che schianterebbe un cammello. Il termometro è da giorni sui 36° fissi, perfino le famose fontanelle di Roma mandano appena un filo d’acqua, le fontane appena un po’ di più. Tutti i meteorologi concordano nel ritenere che per la capitale sia l’estate più calda da quella verificatasi nel 1921, quando all’osservatorio cittadino del Collegio romano, si registrò una massima di 42,6° e temperature analoghe per tutta la prima metà d’agosto.

Nella sede della squadra Mobile, quattro gatti, per via delle ferie pressoché globali, fra poliziotti e funzionari. Più o meno tutti vagano fra i corridoi e le stanze dell’edificio, in cerca dei pochi ventilatori in funzione. Soltanto il commissario Valcorvina, sta seduto alla sua scrivania, troppo stravolto pure per cercare un po’ d’aria; cerca inutilmente di respirare, sventolandosi con i fogli dell’ultimo rapporto da firmare e inviare al questore.

– Vacchetta! – Cerca di chiamare, con il poco fiato che gli è rimasto in gola.

– Eccomi qua, dottore! Comandi! – Gli risponde l’agente, entrando dalla porta che rimane aperta per far circolare quel po’ d’aria rovente.

– Ma questo condizionatore quand’è che lo vengono a riparare, sant’iddio?

– Commissario, abbiamo avvertito l’economato, ma pare che prima di una settimana non ci sarà modo, sa, sono tutti in ferie, mannaggia!

– Maledizione all’economato e a chi l’ha inventato! E maledizione pure a me, che ho scelto di andarmene in vacanza a settembre! A quest’ora me ne stavo comodamente spaparanzato sulla spiaggia di San Vito Lo Capo, o magari a casa mia al paese. Ma tu lo sai che la sera ad Avezzano ci vuole il golfino per stare fuori?

– Lo so, lo so, dottore, non me lo dica a me… Io invece maledico il giorno che mia moglie ha scelto luglio per le ferie; a Palinuro, le due settimane che siamo stati lì, ha piovuto sempre…

– Vacchetta, noi due siamo iellati, ecco che c’è!

Squilla il telefono. L’agente alza la cornetta del telefono sulla sua scrivania, di fronte a quella del capo.

– Squadra Mobile, agente Vacchetta… Sì, è qui… Sì, riferisco… Sì, subito, come dice? Via Labicana 50… Bene, arriviamo!

– Che c’è? Un’uscita? – Chiede il commissario.

– Sì, dottore, i vigili del fuoco sono intervenuti per sfondare una porta e hanno trovato un morto, pare ammazzato. Preparo l’auto?

– Ovviamente… Via Labicana, eh? E andiamo, va’, vediamo se riusciamo a respirare un po’…

Senza bisogno di usare sirena e lampeggiante, ché tanto in quei giorni d’agosto a Roma non gira nessuno, in dieci minuti l’Alfa 159 inchioda di fronte al palazzo umbertino di via Labicana. Stavolta Valcorvina neanche protesta per la velocità tenuta dal conducente, anzi, l’aria smossa ha contribuito, con i finestrini tutti aperti, a sollevare leggermente gli occupanti dall’afa.

Scesi dall’auto, fanno i due passi che li separano dal portone con immensa difficoltà: l’asfalto quasi disciolto del marciapiede incolla le suole delle scarpe a terra.

Una vecchietta, alta sì e no un metro e mezzo, vestita di scuro, fazzoletto in testa, sembra attenderli, rintanata all’ombra, dentro l’androne del civico 50.

– Sete de ’a polizzia? – In uno strascicato dialetto romano, ma con una voce assolutamente non corrispondente al suo aspetto, alta di tono e di volume.

 
Come se non bastassero i colori bianco e celeste e la scritta sulle due fiancate…

– Sì signora, sono il commissario Valcorvina. Lei è…?

– Mastracci Angela, sor commissa’, so’ ’a portiera der palazzo. So’ stata io a chiama’ li viggili der foco.

– Vacchetta, pensa tu a raccogliere la deposizione della signora. Io intanto salgo. È arrivata la scientifica, signora Mastracci?

– Macché, a parte li pompieri qui nun s’è vvisto gnisuno. D’artronne, co’ ’sta callaccia, a chi je va’ da mòvese?

– Va bene, quando arrivano li faccia pure salire.

– Certo, sor commissa’. Lei vada puro: ’a scala a ddestra, ar quarto piano.

Appena entra, Valcorvina ricomincia a respirare. In quei palazzi, i muri, spessi quasi un metro, contribuiscono a mantenere la temperatura all’interno decisamente più sopportabile. In fondo all’androne, attraverso una porta a vetri, aperta per far circolare l’aria, si intravvede il cortile interno, un classico in quella zona di Roma: tanti palazzi a formare un quadrilatero e in mezzo il cortile comune, dove una volta, quando la vita del palazzo era quella di tutti, ci si riuniva per lavare i panni, chiacchierare, fare all’amore, litigare…

Girando a destra, il commissario nota subito un ascensore che definire antidiluviano sarebbe ancora poco. Il cancello e la gabbia a losanghe di nero ferro battuto, la cabina “a giorno” in legno, lo specchio ammuffito dall’età, addirittura un sedile imbottito per i poveri vecchietti che salgono o scendono… “Questo sarà qui almeno dal ’50” si dice tra sé e sé, “è più vecchio di me!” Dentro l’ascensore, in effetti, vede addirittura la scatolina, ora in disuso, nella quale, un tempo, per farlo funzionare, si doveva mettere una monetina da 5 o da 10 lire.

Premuto il pulsante, l’ascensore inizia una salita asmatica e piena di cigolii, com’è da aspettarsi da un onorato strumento in funzione da almeno cinquant’anni. “Speriamo che almeno sia stato revisionato” mormora Valcorvina, che, se non fosse ateo e miscredente, una preghierina a qualcuno la indirizzerebbe volentieri.

Dopo una salita interminabile che sembra durare almeno mezz’ora, con un sobbalzo, il vetusto mezzo di locomozione si ferma al piano dovuto, lasciando i soliti quindici centimetri di spazio tra il piano della cabina e quello del pianerottolo. Chissà quanti ci si saranno rotti uno stinco, con quell’ascensore!

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Written by matemauro

05-02-2009 a 21:40

Pubblicato su racconti, valcorvina

13 Risposte

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  1. L’agente Vacchetta….

    Mi piace sto nome…. abbraccione

    mircomirco

    05-02-2009 at 21:44

  2. ….e poi….acc. le puntate….allora alla prossima…:)

    lateresa

    05-02-2009 at 22:48

  3. E vai Mauretto, Valcorvina di nuovo all’opera ed in via labicana per giunta. Ma non ho capito quell’affermazione sul libro di Gadda.
    Ma il pasticciaccio non fu risolto? Io sono rimasto al film e alla fine rammento l’arresto dell’assassino.
    Vabbene, dai, aspettiamo il secondo episodio e vediamo dove vai a parare questa volta. Ciao.

    ozne

    06-02-2009 at 09:32

  4. Non hai dato molti indizi… ma mi sa che la portinaia ha qualche cosa da nascondere… la sa lunga… come tutte le portinaie…

    donburo

    06-02-2009 at 13:10

  5. I 36 gradi non prosciugano la tua vena letteraria. Bene.

    chichita

    06-02-2009 at 16:40

  6. ciao. me piace, quasi più de tutti, non ci far aspettare..
    Il pasticciaccio, l’ho letto tanti anni fa, fecero pure alla tele qualcosa, se ricordo. ciao ciao penny

    penny46

    06-02-2009 at 17:57

  7. L’ascensore come lo descrivi, altro che anni 50, molto prima!!Ed erano stupendi, col sedile, poi…. Redcats

    redcats

    06-02-2009 at 21:30



  8. Abbraccione grande**
    Anna..

    Angelesey

    06-02-2009 at 22:13

  9. ero a Roma oggi…oddio, più che a Roma ho fatto Fiumicino – Piazza Fiume – Fiumicino…. come mi capita ormai un giorno a settimana dall’inizio dell’anno….

    Francesco071966

    06-02-2009 at 23:19

  10. tamango

    07-02-2009 at 09:33

  11. via labicana, me la ricordo, mela… ebbravo il vacchetta! 🙂

    phederpher

    07-02-2009 at 12:15

  12. te la ricordi Lella, quella ricca… ??? 😉

    h2no3

    08-02-2009 at 14:34

  13. Mi ricordo male o via merulana è formata da due salitoni che si trovano a destra e sinistra di via labicana? Cercavo di ricostruire a occhi chiusi ma non ricordo bene se il civico del pasticciaccio fosse verso S. Giovanni o da quell’altra parte. Lessi quel libro con una fatica enorme,Gadda è stato un grande ma tutti quei rimandi e i flussi di coscienza di quel commissario mi stroncavano. Belli i racconti agili come i tuoi, trama pulita, qualche complicazione per arricchire, indizi, ricostruzione e rivelazione. Complimenti Mauro e …non ci fare attendere troppo
    Dante

    esserinoebalena

    08-02-2009 at 18:19


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