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Charles Darwin

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Sottoscrivo senza riserve il giudizio di coloro che hanno scritto che fra gli aspetti di diversità tra l’uomo e gli animali inferiori, il senso etico o coscienza è di gran lunga il più importante.
(Charles Darwin)

Ricorrono quest’anno due importanti anniversari, in tema di biologia: il 200° anniversario della nascita di Carles Darwin e il 150° anniversario della pubblicazione della sua opera più nota, Sull’origine delle specie.

Charles Robert Darwin (Shrewsbury, 12 febbraio 1809 – Londra, 19 aprile 1882) è stato un biologo, geologo e zoologo britannico.

I primi anni

A 16 anni il padre lo iscrisse a medicina, ma quando vide che Charles non riusciva a sopportare la vista del sangue e i metodi usati nelle sale operatorie, decise di spedirlo a Cambridge e di indirizzarlo alla carriera ecclesiastica. Ancora una volta Charles deluse i desideri paterni e a Cambridge si distinse per la sua capacità di raccogliere e classificare animali di ogni tipo. A quel tempo, inoltre, erano numerosi i teologi esperti di zoologia, botanica e geologia, cosicché Darwin nei suoi anni universitari ebbe modo di acquisire un bagaglio di conoscenze naturalistiche fuori dal comune.

Il viaggio intorno al mondo sul Beagle

Nel 1831 terminò i suoi studi e il suo professore di botanica, il teologo Henslow, lo raccomandò come naturalista al capitano Fitz-Roy del brigantino Beagle, una nave che stava partendo per un viaggio intorno al mondo.

Il Beagle lasciò Plymouth il 27 dicembre 1831, quando Darwin aveva 22 anni, e rientrò in Inghilterra il 2 ottobre 1836. Cinque anni passati a fare il giro del mondo. Nel 1836 Darwin si stabilì a Cambridge per classificare le sue collezioni di animali, ma il 7 marzo del 1837 si trasferì a Londra.

Già nel 1832, quando era sul Beagle, aveva letto i Principi di geologia di Charles Lyell, la Bibbia dell’attualismo (o uniformismo). Secondo questa scuola di pensiero la Terra, creata da Dio all’inizio dei tempi, era cambiata grazie all’intervento di cause fisiche presenti tutt’ora, le quali mantengono intensità costante in ogni epoca geologica. La Terra, quindi, non può che mutare gradualmente; anche gli eventi più drastici non si configurano come catastrofi in grado di cambiare considerevolmente la vita sul pianeta. Questa teoria non corretta si opponeva al catastrofismo, concezione ancora più scorretta che postulava il cambiamento repentino della Terra attraverso grandi catastrofi, come il diluvio universale.

L’insistenza di Lyell sul gradualismo delle trasformazioni della natura penetrò per bene nella mente di Charles; inoltre, Lyell si poneva le domande in modo corretto: moltissime specie si sono estinte e altre sono comparse dopo sulla Terra: come? Darwin non era convinto dell’idea di una creazione perpetua e quindi seguì la pista di Lyell cercando di risolvere l’enigma.

Fu la visita alle Galapagos che instillò i primi dubbi a Darwin. Quando tornò in Inghilterra, Charles diede al famoso ornitologo John Gould gli uccelli che aveva raccolto su quelle isole e attese con ansia che li classificasse. Quando seppe che i tordi raccolti su tre differenti isole delle Galapagos appartenevano a tre specie diverse, Darwin concluse che queste dovevano essere derivate da un’unica specie progenitrice appartenente al Sud America. Aveva infatti già notato che “la maggior parte delle specie dell’arcipelago Galapagos hanno caratteri nettamente sudamericani e soprattutto in ogni isola del gruppo esse si presentano con piccole differenze caratteristiche”.

Era diventato un evoluzionista. Già, ma come spiegare i meccanismi ell’evoluzione? Problemi di ogni tipo affioravano nella sua mente e lo misero a dura prova. Basti dire che la teoria che stava formulando gli fece perdere la fede in Dio, e dal 1838 si proclamò agnostico.

Il malthusianesimo

Tra il 1837 e il 1838 lesse moltissimi libri: non solo saggi scientifici, ma anche filosofici e teologici. E incappò in un’opera del pastore anglicano Thomas Robert MalthusSaggio sul principio di popolazione. Egli supponeva che le popolazioni aumentassero in progressione geometrica (1-2-4-8-16 ecc.), mentre le disponibilità alimentari si accrescessero soltanto in progressione aritmetica (1-2-3-4-5 ecc.). Di conseguenza gli individui di una specie sono in competizione tra loro per accaparrarsi le risorse: è questa la lotta per la vita. “Affermiamo,” scriveva Malthus, “che la popolazione, quando non venga frenata, si raddoppia ogni venticinque anni.” Malthus sosteneva che, se non si fosse intervenuto con mezzi artificiali, le popolazioni sarebbero andate inevitabilmente incontro a gravissime crisi alimentari periodiche, che ne avrebbero determinato la decimazione per fame e malattie. Per evitare queste disgrazie Malthus, ispirato dalla carità cristiana, proponeva ai poveri di evitare di sposarsi e quindi di astenersi dalle pratiche sessuali, che dovevano essere riservate ai ricchi, ossia a coloro che avevano naturalmente i mezzi per allevare i figli. Era assolutamente contrario allo stato sociale, all’assistenza sanitaria gratuita, a ogni “sperpero” di soldi per individui che non avevano i mezzi necessari per la sopravvivenza.

Darwin, quando lesse Malthus, nel 1838, era già convinto dell’esistenza della lotta per la vita e il saggio sulla popolazione costituì un punto di appoggio decisivo per la teoria della selezione naturale, che aveva già maturato. Malthus colpì Darwin per il suo approccio quantitativo, per la sua aritmetica popolazionale: il Nostro si convinse che alcuni individui dovevano per forza essere “eliminati” mentre potevano sopravvivere e avere discendenti solo quelli in possesso di “variazioni individuali vantaggiose”.

Nel 1839, all’età di trent’anni, Charles Darwin aveva nella testa, aggrovigliata come un gomitolo di lana, una delle teorie più complesse e rivoluzionarie della storia delle scienze. Iniziò allora a srotolare il gomitolo, scrivendo un importante manoscritto, Sulla tendenza delle specie a differenziarsi, che completò nel 1844. Questo documento sovversivo rimase però nel cassetto, poiché Charles credeva che la comunità scientifica non fosse ancora pronta per una teoria evoluzionistica come la sua.

Nel 1855 Darwin lesse un saggio del naturalista Alfred Russel Wallace sull’origine delle specie e rimase sconcertato. In apparenza Darwin e Wallace avevano ben poco in comune: il primo era un ricco gentiluomo con una solida preparazione universitaria, il secondo uno sfigato senza istruzione che per campare fece anche il collezionatore di uccelli e insetti in malsani paesi tropicali. Tuttavia, entrambi erano naturalisti nati, avevano letto Malthus e Lyell, ed entrambi fecero il giro del mondo per raccogliere esemplari viventi in zone tropicali. Wallace, dopo quattro anni di spericolate avventure in Brasile, salpò per il viaggio di ritorno con la più gigantesca collezione di animali tropicali che nessuno avesse mai raccolto. E che nessuno vide mai, perché il 6 agosto 1852 la nave su cui viaggiava prese fuoco e affondò con tutti i reperti e la maggior parte dei suoi diari. Wallace riuscì a tornare in patria senza riportare danni; dimostrando di possedere memoria e forza di volontà non comuni, stese ugualmente una mappa sulla distribuzione delle specie raccolte lungo gli affluenti del Rio delle Amazzoni e subito dopo programmò un’altra spedizione, questa volta per l’arcipelago malese.

L’origine delle specie (e dell’uomo)

Nel 1855 Alfred scrisse il saggio Sulla legge che regola l’introduzione di nuove specie, con il quale poneva implicitamente le basi per lo sviluppo della teoria della discendenza di specie affini da un progenitore comune. Darwin lo lesse e non reagì, fino a che Wallace nel 1857 gli scrisse una lettera per chiedergli la sua opinione. A quel punto gli rispose: “confermo la fondatezza di quasi ogni parola del suo saggio”, scrisse nella sua lettera di ritorno. Ma, a parte questo, non fece altro. Lyell, invece, fu molto turbato dal saggio di Wallace e decise di far visita a Darwin per discutere con lui il problema dell’origine delle specie. Si rese conto (e ne fu terrorizzato, da fervente cristiano qual era) che le idee di Darwin coincidevano con quelle di Wallace, anzi si inserivano in un discorso di ben più ampio respiro, che rappresentava una vera e propria rivoluzione per le scienze naturali. Benché non ancora convinto delle argomentazioni evoluzionistiche, Lyell incoraggiò il suo ex discepolo a pubblicare in tempi brevi un’opera sull’origine delle specie.

Il 20 agosto 1858, nei Proceedings della Linnean Society di Londra vennero pubblicati il manoscritto di Wallace insieme a estratti del manoscritto di Darwin: per la prima volta veniva chiaramente proposta la teoria dell’evoluzione per selezione naturale. A questo punto, tutti aspettavano il grande libro di Darwin. Esasperato, Lyell gli chiese un compendio dell’opera che stava scrivendo. Il compendio (che tanto compendio non era, contando quasi 500 pagine), pubblicato il 24 novembre 1859, divenne il libro più importante delle scienze biologiche: l’Origine delle specie. Afred Russel Wallace non provò invidia nei confronti di Darwin, anzi rimase un suo grande ammiratore e continuò imperterrito le sue pericolose ricerche naturalistiche.

Il volume che Darwin diede alle stampe non conteneva una teoria monolitica sull’evoluzione, ma era piuttosto la presentazione di un insieme di teorie, che possono essere così sommarizzate: teoria della  discendenza da un progenitore comune, teoria della moltiplicazione delle specie, teoria dell’evoluzione graduale, teoria della selezione naturale; senza contare la teoria basilare secondo cui il mondo vivente non è statico ma in evoluzione, così come lo sono le specie che lo compongono.

La teoria della discendenza comune

Abbandonando il concetto della costanza delle specie, si apre un varco che porta diritti al concetto di discendenza comune. Darwin, osservando tutte le varietà di tordi raccolti sulle isole Galapagos, e notando la loro somiglianza con quelli del continente sudamericano, arrivò alla conclusione che il progenitore comune dovesse essere un tordo del continente, che in tempi remoti colonizzò le Galapagos e col tempo si differenziò nelle varie specie esistenti oggi.

Si pensi alla somiglianza che c’è tra tutti i felini (prendete per esempio un gatto e un puma); escludendo che un qualsiasi creatore li abbia creati dal nulla così come sono ora, che altra ipotesi resta, se non il pensiero che discendano tutti da un antenato comune, un felino ancestrale ora scomparso? E, ancora, si potrebbe pensare che gatti, cani e orsi derivino tutti da un antenato comune che ha dato origine a tutti i mammiferi carnivori. Applicando coerentemente questo assunto a ritroso nel tempo si arriva alla conclusione che “la totalità delle nostre piante e dei nostri animali [discendono] da un’unica forma particolare in cui per prima la vita respirò”.

Nel 1859 si sapeva ben poco del mondo dei microrganismi, ma ora si presume che le prime forme di vita fossero simili ad alcuni batteri, gli organismi microscopici più semplici che conosciamo.

La teoria della moltiplicazione delle specie

La storia delle specie può quindi essere interpretata come un continuo moltiplicarsi di nuove specie a fronte di altre che si estinguono. Ma quali sono i meccanismi con cui si creano nuove specie? Poiché con il termine specie si tende un insieme di individui riproduttivamente isolati da altri (individui di specie diverse non sono in grado di riprodursi per evidenti impedimenti fisici; tutt’al più specie simili possono incrociarsi, ma dànno vita, quasi sempre, a un ibrido sterile, si pensi al caso del cavallo e dell’asino), il meccanismo più facile da immaginare per generare nuove specie è la formazione di una barriera fisica all’interno di una popolazione, dimodoché questa venga suddivisa in due popolazioni riproduttivamente isolate. Per fare un esempio più vicino, geograficamente, a noi: tanto tempo fa la Sardegna era attaccata alle coste francesi del Mediterraneo, e quindi (verosimilmente) condivideva con queste terre le stesse specie viventi. Ora che si è frapposta una barriera (il mare), contiene molte specie endemiche, che non si trovano in nessun’altra parte d’Europa, ma discendenti da un progenitore comune con quello di altre specie viventi nel resto del continente.

La teoria del gradualismo

Secondo Darwin, il cambiamento evolutivo è sempre e solo graduale: “la natura non fa salti”. Il rigido gradualismo di Darwin deriva dalla concezione attualistica di Lyell, ed è dovuto anche al fatto che accettare l’improvvisa comparsa di una nuova specie sarebbe stata un’eccessiva concessione al creazionismo. La teoria del gradualismo dell’evoluzione ebbe fin da subito molte obiezioni, soprattutto da parte degli stessi evoluzionisti. Oggi su questo punto, grazie allo studio dei resti fossili, la teoria di Darwin è stata riveduta e corretta: la natura non si evolve sempre in modo graduale, ma spesso tramite lunghi periodi di stasi alternati a brevi periodi di cambiamento.

La teoria della selezione naturale

Se in natura esiste la lotta per la vita, poiché le risorse non bastano per tutti gli individui, allora alcuni sopravviveranno e avranno maggiore  possibilità di riprodursi rispetto ad altri. La sopravvivenza nella lotta per l’esistenza non è  casuale, ma dipende dalle caratteristiche fisiche, e quindi geneticamente trasmissibili, degli individui in competizione. Gli organismi “selezionati” avranno modo di trasferire gran parte delle loro caratteristiche individuali ai loro discendenti, mentre quelli “eliminati” non avranno discendenti, o ne avranno pochi. Come conseguenza di questa “sopravvivenza differenziata”, nel corso delle generazioni si avrà un cambiamento nelle caratteristiche degli individui di una popolazione che potrebbe sfociare, prima o poi, nella formazione di specie nuove.

L’espressione "selezione naturale" è, però, ambigua. Non è che esiste in natura una “forza della selezione” che agisce attivamente sui viventi: la selezione naturale non è una legge della natura, ma la descrizione di ciò che avviene sotto i nostri occhi. Con la debita prudenza si potrebbe usare anche l’espressione “sopravvivenza del più adatto” (coniata da Herbert Spencer, propugnatore del "darwinismo sociale", un malthusianesimo portato alle estreme conseguenze), come fece Darwin nelle ultime edizioni dell’Origine, precisando che il “più adatto” è colui che “ha una maggiore probabilità di sopravvivere e riprodursi”. In parole povere, chi riesce a fare più figli degli altri.

L’evoluzionismo

Darwin non fu certo il primo a sostenerlo, ma fu il primo, tanto a proporre un meccanismo verosimile che lo spiegasse, quanto a raccogliere una quantità impressionante di prove, tanto che dal Novecento in poi non rimase nessun grande biologo che non accettasse la realtà dell’evoluzione. Oggi, il fatto che le specie viventi siano in continua evoluzione (così come il pianeta su cui si sono formate) è considerato un  fatto, non una semplice teoria. Come scrisse il grande genetista russo Dobžanskij, “in biologia nulla ha senso se non alla luce dell’evoluzione”. A sostegno di questo fatto ci sono innumerevoli testimonianze fossili, dalle quali Darwin riuscì perfino a proporre un’età per il nostro pianeta (una decina di miliardi di anni) che si è rivelata abbastanza esatta (la Terra è vecchia circa 4 miliardi e mezzo di anni).

Passarono 12 anni tra la pubblicazione dell’Origine della specie e la prima edizione dell’Origine dell’uomo. Darwin aveva aspettato di avere dalla sua buona parte dei biologi del suo tempo, prima di dare un altro colpo alla religione cristiana, alla filosofia e al buon senso dell’epoca, affermando che l’uomo non è il risultato ultimo e premeditato  della creazione divina, bensì un animale come gli altri, che condivide con scimmie antropomorfe, come lo scimpanzè, un antenato comune estinto da non molto tempo (qualche milione di anni fa, si pensa oggi). Il Nostro lasciò ad altri il compito di difendere le sue tesi sull’origine dell’uomo, per conto suo era già convinto che gli scavi dei paleontologi avrebbero fornito in futuro abbondanti prove della sua teoria (ed ebbe ancora ragione), così cambiò campo di interesse e passò l’ultimo decennio della sua vita a studiare il comportamento animale e la botanica.

Gli ultimi anni di vita

Nel 1872 diede alle stampe L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, un lavoro d’avanguardia che anticipava di vari decenni l’etologia; quindi, non ancora soddisfatto, pensò di dare un contributo fondamentale anche alla botanica con uno scritto del 1876, Gli effetti della fecondazione incrociata e propria nel regno vegetale. Sono due opere talmente anticipatrici e rilevanti che basterebbero da sole a rendere famose uno scienziato, a farlo entrare nella storia.

Darwin tuttavia non si curò della fama e continuò la sua vita appartata, fino a quando si spense il 19 aprile 1882. Ricevette funerali di stato e fu sepolto nell’abbazia di Westminster, accanto a Newton, un altro gigante della scienza, del quale scriverò fra qualche giorno.

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Written by matemauro

03-02-2009 a 21:56

Pubblicato su biologia, darwin, scienza

17 Risposte

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  1. Meno male che sei tornato Mauro, s no chi ci istruisce con simpatica eloquenza!?|
    Baciiiiiii

    aironedistelle

    04-02-2009 at 00:07

  2. Post magistrale.
    🙂

    ofvalley

    04-02-2009 at 01:46


  3. quel colore di fiamma
    ossidrica o di stella
    che il bruciare un istante rende eterno

    perijulka

    04-02-2009 at 08:52

  4. tamango

    04-02-2009 at 11:09

  5. Eh eh, Mauro… la Natura non fa salti, ma credo tu abbia fatto un salto in più durante la tua scrittura, galeotto qualche copia-incolla:

    “Darwin aveva aspettato… [pezzo finale]… di avere dalla sua…”

    Scusa per l’antipatico ruolo di pignolo correttore di bozze, ma sicuramente ti sarai distratto!

    Archimede63

    04-02-2009 at 15:11

  6. illuminante come sempre…

    un abbraccio! ;-D

    T3rminator

    04-02-2009 at 15:41

  7. Darwin o no, sia chiaro: IO NON DISCENDO DA UNA SCIMMIA! OK?!!!! …… Ora torno a lavorare …sul mio ramo!

    Targhina

    04-02-2009 at 16:20

  8. Per adesso solo un saluto. Passo a leggere e commentare con calma più tardi. Ciao Maurè.

    ozne

    04-02-2009 at 20:17

  9. Un fiore di stella per te

    Dolce nanna
    vany

    romanticaperla

    04-02-2009 at 21:36

  10. BENTORNATO
    Si è riposato il cervello?

    cugpref

    04-02-2009 at 21:59

  11. cugpref, mi hai fatto ridere perché mi hai ricordato una delle “uscite” di mia madre:

    “Adesso basta con quei libri, fai riposare un po’ il cervello!”

    :-)))

    Il cervello (come il cuore, del resto) non riposa mai, nemmeno quando dormiamo…

    Archimede63

    05-02-2009 at 08:37

  12. ciao. proff. Sai quando sono stata a Londra, ho visto la lapide, con inciso il suo nome, è stato emozionante, un abbraccio penny

    penny46

    05-02-2009 at 10:08

  13. Non ho lasciato nemmeno una virgola da leggere tanto è interessante ma mi è sembrato di cogliere un messaggio che sembrerebbe in antitesi con gli studi di Darwin e compagnia bella, nonchè una tua personale provocazione, sù sù concedimi questo preambolo!
    Detto questo e accettate tutte le teorie dello scienziato mi chiedo:
    Può un essere umano che si é evoluto, impiegando magari milioni di anni per questo, pensare di avere un cervello che si è fatto da solo?
    Se per ogni spece c’é un progenitore perchè non pensare a “UN” progenitore che esiste ancora? Perchè la scienza e Lui non dovrebbero essere associati? Perchè si è fatto convincere di essere ateo mentre tutte le sue scoperte dicevano il contrario? È impossibile pensare che tutto si sia creato dal nulla e che tutto debba avere una risposta razionale. Mi sa che esco fuori tema se continuo…
    e non essendo una teologa, e non volendo convincere nessuno, mi limiterò a dire che Qualcuno, lassù o quaggiù ( scegli), ci ama ancora per fortuna!

    tamango

    05-02-2009 at 17:04

  14. Facciamogli gli auguri il 12 p.v.

    FlavioRoma

    07-02-2009 at 20:47

  15. Ottimo, Mauro. Questo va direttamente su Scientificando nei prossimi giorni. Ho già pubblicato in precedenza alcuni post sul Darwin day e su altre iniziative connesse.

    Questo è il naturale completamento.

    Grazie.

    Baci
    annarita

    nereide1

    08-02-2009 at 20:15

  16. Charles Darwin, Un Naturalista Giramondo[..] Cari ragazzi e cari lettori, riporto di seguito integralmente un contributo dell’amico Mauro Piadi, che ne ha fatto gentile concessione a Scientificando, sul grande naturalista inglese Charles Darwin. Prima di passare all’articolo di Mauro, si ricorda [..]

    nereide1

    09-02-2009 at 17:52

  17. Questa “teoria” ha sempre stimolato la mia fantasia ma mai ho avuto dal ragionarci su una risposta alle mie tante domande..queste teorie non rendono il relativo bisogno di risposte..
    mi sono chiesta perchè si vuole contrapporre la creazione alla teoria dell’evoluzione.
    Forse esiste un’altra verità?
    I miei pensieri non nascono da un sentimento religioso ma da un concetto della natura..anzi più che un concetto,direi un rapporto vero..visibile.
    Credo alla selezione naturale…
    ma non credo affatto che un pesce possa sviluppare polmoni in mancanza di acqua o che una lucertona si tramuti in tritone per assenza d’aria.. 🙂
    Eppure è significativo che osservando gli strati geologici si sappia con certezza che la “vita” è comparsa in un unica era…il Cambriano..come un’esplosione di vita in tutte le sue molteplici forme..alcune di esse si sono estinte per motivi a noi oscuri,anche se varie ipotesi ci sono,nulla di certo…tutte le forme di vita sopravvissute sono arrivate fino ai giorni nostri così com’erano anni,anni,anni,anni,anni,anni fa!!! 😉
    Mi è simpatica la scimmia..però chiamarla mamma… 😉

    alice64

    12-02-2009 at 23:56


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