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Di matematica ma non soltanto…

I misteri vaticani (4ª e ultima parte)

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ambasciata brasileCapitolo X

Il commissario Valcorvina sta leggendo il rapporto di un investigatore: nella parrocchia di don Domenico girano strane voci, si parla di abusi, di strani festini con bambini… quell’altro sacerdote, don Michele, deve saperne qualcosa, bisogna a tutti i costi mettere le mani su quel rapporto dei gesuiti.

Ma il questore gli ha telefonato anche poco fa e gli ha dato l’ordine, anche se velato da consiglio, di non interrogare nessun appartenente al clero, che le indagini devono seguire altre piste. Già, altre piste, si fa presto a dirlo… ma quali? Le uniche che ha a disposizione portano tutte oltre Tevere, negli “inviolabili palazzi”. Il telefono dell’ufficio trilla, il centralinista gli dice che un uomo lo vuole vedere, dice di avere notizie sul prete morto.

– Fallo passare, subito.

Quello che entra è poco più di un ragazzo, avrà al massimo vent’anni, una massa di capelli neri raccolti a coda di cavallo, i soliti orribili jeans a vita bassa, molto alto e magro, il viso scavato, sembra sofferente.

– Commissa’, je devo confessa’ un omicidio… ho ammazzato io er prete, so’ stato io.. io!

La voce gli trema, si torce in continuazione le mani umidicce, suda. All’occhio allenato di Valcorvina è chiaro che il ragazzo è  in crisi d’astinenza.

– Dunque, giovanotto, cominciamo dall’inizio, lei chi è, come si chiama…

– Me chiamo Proietti Gianluca, nato a Roma er quattordici aprile dell’ottantotto, disoccupato… ‘gni tanto faccio quarche lavoretto pe’ l’amici, quarche commissione, tanto pe’ metteme ‘n saccoccia quarche sordo, so’ tempi difficili.. so’ disoccupato, vivo solo, nun c’ho nissuno…

Il commissario legge sullo schermo del computer davanti a lui:

 “Proietti Gianluca, nato a Roma il 14 aprile 1988, figlio di Luigi e Antonia Caccavale, disoccupato, senza fissa dimora…”

– Allora, tanto per dirla tutta: ti sei fatto otto mesi a Rebibbia per spaccio di cocaina, della quale sei consumatore abituale, infatti sei segnalato dal Sert, frequenti gli ambienti di Forza Nuova, sei tifoso della Lazio, ti è stato vietato l’ingresso alle manifestazioni sportive per due anni per via di una rissa… proprio un bel curriculum, complimenti! E ora, per completare, saresti passato all’omicidio, bravo, veramente bravo…

– Ma io nun volevo, commissa’, je lo giuro: ero un po’ fatto, un amico m’ha proposto un lavoretto, m’ha detto che era ‘no scherzo, m’ha dato mille euri, io c’avevo bisogno, ero senza ‘na lira, magnavo dai frati… Dovevo solo fa’ finta de cascaje addosso, a quer prete, graffiallo co’ ‘na cosa che m’aveva dato, ‘na specie de fialetta, de siringa, nun me ricordo… e io l’ho fatto, ho visto er prete che barcollava, poi ha ricominciato a cammina’… poi mentre me n’annavo a casa de ‘n amico a dormi’, ho visto l’ambulanza, ho visto che lo portaveno via, coperto da un lenzolo, c’ho avuto paura! Io nun so’ ‘n assassino, non ho mai fatto male a ‘na mosca, c’ho paura, m’hanno minacciato, me sembra che quarcheduno me sta appresso… – Il tono di voce del ragazzo, inizialmente spavaldo, man mano che parla diventa sempre più lamentoso, querulo.

– Ora stai calmo, qui sei al sicuro, ma tu sei disposto a ripetere quello che mi hai detto davanti al magistrato, compreso il nome di chi ti ha dato il veleno?

– No, no, commissa’, che scherzamo? Quello lì m’ammazza, e poi.. e poi nun lo conosco…

– Senti, ragazzo, non mi prendere per il culo, m’hai appena detto che è un tuo amico: o mi dici la verità, e ti proteggiamo noi, o, se vuoi continuare a sparare balle, esci da qui e torni dai tuoi amici. Tanto nessuno sentirà la tua mancanza.

– No, no, commissa’, lei me deve protegge, deve da fa’ er dovere suo, cazzo!

– Innanzitutto, modera il linguaggio. Te lo ripeto, se sei disposto a dirmi la verità, noi ti proteggeremo, potremmo addirittura trovarti un lavoro e un alloggio fuori città, dove nessuno ti conosce. Cosa dici?

– Vabbe’, vabbe’, ma mo’… mo’ posso ave’ ‘na sigaretta?

Capitolo XI

Le tre auto della polizia convergono e frenano contemporaneamente, il bar e la zona intorno vengono come risucchiati da un vortice, un fuggi fuggi generale, ma i poliziotti vanno a colpo sicuro: un giovane viene trascinato via a viva forza, urla e scalcia, sono costretti a tenerlo in tre per ammanettarlo.

– Odescalchi Massimo, 22 anni, pregiudicato per spaccio, violenza privata, rissa, reati sessuali, probabile pedofilo… proprio un bravo ragazzo, vero?

– Sono tutte accuse da confermare, appena arriva il mio avvocato io esco, maledetti schiavi dei preti comunisti…

Continua a urlare anche ammanettato alla sedia, alto e grosso, fisico da culturista, un’enormità di tatuaggi su tutto il corpo: croci uncinate, scritte Gott mitt uns, qualche testa del duce…

– Questa non me la sono mai sentita dire, “schiavo dei preti comunisti”, proprio bella!

L’agente Vacchetta ride di gusto, quel ragazzone gli sta proprio antipatico.

– Ma guarda ‘sto stronzo, potrebbe avere tutto: padre notaio, un sacco di soldi, liceo classico, poi l’università, e ora si mette ad andare in giro a spaccare teste e spacciare coca. E in più è pure ricchione…

– Portami tua sorella, che ti faccio vedere!

Vacchetta sta per scattare con un ceffone, ma la voce del commissario lo rimette in riga:

– Adesso basta, portatelo in camera di sicurezza fino a quando arriva l’avvocato, non voglio più vederlo né sentirlo.

In quel momento squilla il telefono.

– Allora commissario, mi è stato riferito che avete un testimone e un presunto assassino…

La voce del questore Letta (che negli ambienti della polizia, per la sua untuosità, è soprannominato Leccalecca) è estremamente melliflua, perfino più del solito.

– Beh, quasi. Il ragazzo, quel Proietti, ci ha confessato di aver iniettato il veleno al prete, ma senza sapere cosa fosse… Sinceramente, io gli credo, signor questore: è un povero disgraziato, un drogato, mezzo barbone… per mille euro farebbe qualsiasi cosa. Poi sembra, a sentir lui,  che fosse mezzo fatto e mezzo ubriaco.

– Allora può darsi che abbia ucciso il prete volontariamente, per rapina.

– Non credo proprio, signor questore; denaro e documenti del prete ucciso sono stati ritrovati nella sua tasca, l’orologio al polso… e poi il veleno è molto particolare, il Proietti non avrebbe mai potuto procurarselo da solo, io sono convinto che l’abbia avuto davvero dall’Odescalchi: quello sì che è un vero delinquente, è colluso con ambienti pericolosi, Forza Nuova, i movimenti neonazisti, hanno soldi, appoggi logistici…

– Lei corre troppo con la fantasia, commissario, bisogna dimostrarle, certe cose. E poi, perché mai avrebbero voluto uccidere il prete?

– Beh, una mezza idea ce l’ho, ma si tratta di trovarne le prove.

– Lavori su quello che ha, commissario, ma si faccia consigliare da chi ha un pochino di esperienza più di lei: mi creda, è un piccolo omicidio di un piccolo balordo.

– Vedremo, vedremo…

Il commissario esce dall’ufficio più incazzato di prima, non sopporta i “suggerimenti” del questore, sono puerili tentativi di sviare le indagini. Per ora gli vengono rivolti in modo amichevole, ma si rende perfettamente conto che, se non seguisse i loro “consigli”, ci metterebbero poco a togliergli l’indagine dalle mani.

Capitolo XII

Don Michele finisce la celebrazione, ringrazia il parroco suo amico che l’ha ospitato, si sveste dei paramenti ed esce dalla chiesetta: la prima cosa che nota è un’auto nera, con a bordo due uomini giovani e con i capelli corti. Pensa subito che siano poliziotti che lo stanno pedinando. Prosegue tranquillamente per la sua strada, si sente in pace con la sua coscienza; poi riflette sul come sia cambiata la sua vita in poche settimane: da oscuro parroco di un paesino nella bergamasca, è diventato intimo di alti prelati, vive in un albergo di lusso, ha addirittura incontrato il papa…

E tutto a causa di un povero ragazzino che ha avuto la sventura di conoscere il volto più oscuro dell’uomo, quello nascosto, belluino, demoniaco. In testa gli riecheggiano le parole del Vangelo: “…a chi toglie l’innocenza ai fanciulli, sarebbe meglio per lui che gli si appendesse una macina al collo e lo si gettasse nel fiume…” Possibile che, per proteggere l’istituzione, si debbano proteggere anche gli orchi? Ma, del resto, chi è lui per giudicare? Il giudizio è soltanto del buon Dio, e non certo di un povero prete di campagna.

Assorto nei suoi pensieri, non si accorge dell’auto, che lo segue a passo d’uomo. Sente un grido di avvertimento di una donna, il rombo di un potente motore, l’ululato delle gomme, fa appena in tempo a gettarsi di lato in un androne, il parafango destro dell’auto scura lo sfiora: il veicolo riprende velocità con uno scatto e si dilegua oltre un incrocio. Viene subito soccorso da un paio di passanti, compresa la donna che, con il suo urlo, forse gli ha salvato la vita.

– Era ‘n pazzo, zi’ pre’, a momenti l’ammazzaveno, nun rispetteno più nemmanco ‘n sacerdote…

Si rialza, si spolvera la tonaca e rassicura tutti. Torna a incamminarsi verso l’albergo, quando all’improvviso prende una decisione. Adocchia, a una fermata di autobus, il 75 che sta passando in quel momento. Monta al volo, diretto alla stazione Termini.

Tre ore dopo, scende alla stazione di Foligno, l’intercity Roma-Perugia è in orario perfetto. Un giovane sacerdote lo attende, un vecchio pulmino lo conduce al convitto. È un edificio nuovissimo, allegro e luminoso, circondato da boschi secolari: un vero paradiso. Parla con la superiora, una donna molto anziana e simpatica, e si fa condurre in una stanza.

Quando ne esce, è sconvolto. Il racconto del ragazzo gli riporta alla memoria una frase di Goethe: “Che stiano attenti gli investigatori dell’ignoto, perché, mentre loro scrutano nelle tenebre, le tenebre scrutano in loro.” Nello sventurato adolescente si è formata una specie di complicità, di collusione, di patto scellerato con il suo molestatore, quasi una psichiatrica sindrome di Stoccolma. E questo è forse più grave dell’atto in se stesso. Le patologie del corpo si guariscono, quelle dell’animo sono più difficili da lenire. Durante il viaggio di ritorno, finisce di riordinare i suoi appunti. Appena tornato in albergo preparerà una relazione. Sarà il caso di fidarsi del commissario Valcorvina?

Negli stessi momenti in cui don Michele sta tornando a Roma, il commissario è al telefono con il Gip, che non ha convalidato il fermo del giovane Odescalchi. Purtroppo questo caso non è toccato al suo amico Alberghetti. Il giudice Savino è di tutt’altra pasta. Ammanicato con tutti i potenti, antipatico e scostante. Ha stabilito che non è provata la pericolosità sociale del ragazzo, e che le prove a suo carico non sono sufficienti per confermare l’arresto.

– Capisco, signor giudice, ma l’Odescalchi è un pluripregiudicato per vari reati, non è possibile che sia considerato “non pericoloso”…

– Si ricordi, commissario, che la legge è fondata sulla presunzione d’innocenza, non sui precedenti. E, in questo caso, le prove non sono assolutamente sufficienti.

– Ma, mi permetta se insisto, il ragazzo ha appoggi, denaro, potrebbe dileguarsi.

– Ho preso la mia decisione, e non intendo tornarci sopra. Buongiorno commissario.

E riattacca. La sua indagine si è arenata quasi ancor prima di partire: senza l’Odescalchi, non può dimostrare il legame tra il suicidio del cardinale e l’omicidio di don Domenico, e tutto il suo teorema investigativo si sbriciola. Gli resta un’unica soluzione. Fino a che punto si può fidare di don Michele?

Capitolo XIII

– Commissario c’è qui quel prete, don Michele… – fa, affacciandosi, l’agente Vacchetta.

– Toh, lupus in fabula, fallo entrare, presto. – È la risposta di Valcorvina.

La deposizione del sacerdote dura quasi due ore, molto dettagliata, parla di come è venuto a sapere della cosa, delle pressioni della Curia per risolvere tutto con un risarcimento danni, dell’offerta che gli era stata fatta per diventare relatore ecclesiale della Compagnia di Gesù, fino al tentativo di chiudergli la bocca, per sempre, con quell’automobile.

Il blitz della polizia scatta all’alba del mattino dopo: vengono tradotti in carcere Odescalchi, il suo amico e complice Antonio Gonçalves Freira de Andrade, diacono brasiliano già cacciato dalla sua parrocchia per molestie a un ragazzino, e fornitore del veleno del ragno che era stato usato per don Domenico. Viene anche recapitata al Tribunale Vaticano una richiesta di autorizzazione a procedere per don Fabio, il giovane prelato assistente del cardinale Pollini, per falsa testimonianza e reticenza. Infine, viene presentata un’istanza per indagare sui documenti della Compagnia di Gesù, che però sarà prontamente ricusata e respinta.

La cosa ha un’enorme risonanza sui mass media, per un paio di settimane, poi il bavaglio delle autorità vaticane ha la meglio su tutto, e la cosa si smorza in fretta. Proietti e Odescalchi, in Assise, vengono condannati a vent’anni per omicidio, il loro complice brasiliano a cinque anni per complicità, don Fabio a sei mesi per reticenza.

Don Michele viene sospeso a divinis per “grave ingerenza negli affari vaticani”; fedele ai suoi convincimenti, però, rinuncia alla tonaca e parte per il Brasile come missionario laico. Con lui parte anche un giovanissimo volontario, di appena quattordici anni, che fino ad allora è vissuto in un convitto religioso di Foligno.

Epilogo

Due anni dopo, in un ufficio di via della Conciliazione, un pesante faldone con il timbro della Compagnia di Gesù viene consegnato all’ambasciatore del Brasile presso la Santa Sede. All’interno, una serie di documenti e foto con i presunti abusi di un missionario laico che lavora a Salvador De Bahia, e del suo giovanissimo complice.

La Compagnia è come una grande madre, non dimentica – mai – i suoi figlioli…

Written by matemauro

20-01-2009 a 19:38

Pubblicato su racconti

17 Risposte

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  1. grande Mauro ! se ti querelano, ti porto le arance in galera :))

    ma scrivila sta raccolta di gialli !!! ho un sacco di potenziali acquirenti…

    un abbraccione, a presto
    c.

    h2no3

    20-01-2009 at 20:48

  2. epilogo amarissimo e purtroppo sempre vero.

    ofvalley

    21-01-2009 at 01:19

  3. interessante racconto scritto anche molto bene bravo,ciao.

    orematt

    21-01-2009 at 08:46

  4. Ma oggi in quanti vi siete messi d’accordo per rovinarmi l’umore?
    Datemi qualcosa di dolce per favore poichè l’amaro che sale dall’animo alla gola si è fermato. Purtroppo queste cose succedono anche nella cerchia ristretta di tante famiglie…e lacerano, lacerano!
    Tu sei bravo, bravissimo, non dico altro…

    tamango

    21-01-2009 at 10:49

  5. Bravo sì 🙂

    E poi ti dico, ma questa è un’idea che ho appena focalizzato, che la tua prosa ha proprio tanto a che fare con la tua dimensione matematica 😉

    A presto e un abbraccio,

    Bruno

    Bierreuno

    21-01-2009 at 12:01

  6. Non mi aspettavo l’epilogo però…

    donburo

    21-01-2009 at 13:12

  7. accipicchia, che trama, fa venire i brividi, è scritto benissimo, ma mi ha intristito un pò, perchè succede anche realmente, purtroppo.
    Da piccola abitavo a corso Rinascimento, meno male che me ne sono andata, già da un pò. un abbraccio penny

    penny46

    21-01-2009 at 14:41

  8. Quale settimana bianca!
    Questa è la settimana di Obama!!!!!

    Salutone!

    mircomirco

    21-01-2009 at 15:51

  9. Eh, sì…molto attuale, come argomento, la pedofilia di certi preti. E pensare che per secoli hanno lanciato sante invettive contro le Maddalene peccatrici! La doppia morale è uno degli elementi fondanti della Chiesa Romana, temo.
    Tu, bravissimo. Complimenti.

    miettapuntox

    21-01-2009 at 16:09

  10. Bello!! Mi sa che l’idea di Bruno è molto verosimile! A presto! Redcats

    redcats

    21-01-2009 at 21:28

  11. Bravo Mauretto, il giallo mi è piaciuto e questa volta è stata una bella gatta da pelare per Valcorvina che mi sembra più bravo perfino di Montalbano. Adesso facciamo una bella raccolta dei tuoi racconti, li facciamo corredare da qualche bella vignetta a tema da Pietro e da Dario, qualche foto di Flavio e pubblichiamo. Io posso partecipare alla vendita aprendo un banchetto verso porta portese, vicino alla Tavernaccia così all’ora de pranzo…….hahahahahahah!!!
    Ciao prof, è sempre un piacere passare di quà.
    Enzo

    ozne

    22-01-2009 at 00:15

  12. Questa non la trovo tra i lavori che hai raccolto.
    Ne ho letto tanta parte ma mi manca la storia intera.
    Lo sai che sò de coccio, non del monde dei, proprio dè coccio!
    saluti.

    xdanisx

    22-01-2009 at 14:13

  13. Era il MONTE, quello dè Testaccio, che lo conosco bene!
    sab.

    xdanisx

    22-01-2009 at 14:14

  14. Settimana impegnativa ma Valcorvina è Valcorvina. Chiudendo gli occhi ai commenti me lo ripasserò dal principio:)

    hettori

    22-01-2009 at 21:05

  15. Mauro, non è facile commentare un racconto tanto intrigato, con molti personaggi e con descrizione di situazioni che esprimono la tua grande cultura e l’applicazione che trovo nelle storie che scrivi.
    E’ un racconto che si anima di personaggi a cui fai il verso: “Pene, figliolo” o il Proietti Gianluca che è un capolavoro di macchietta.
    Mi stupisce l’azione con certe particolarità non da poco. Passi pure il veleno, che ha quell’odore caratteristiche, ma il ragno è una trovata che si inserisce bene e che certamente presuppone conoscenze approfondite.
    Davvero molto bravo. Forse un pò troppo carico ma se il tuo mostro lo vuoi appartenente a “Forza Nuova” non posso che prenderne atto.
    Valcorvina sempre più ben delineato. Complimenti.
    Un lavoro immenso e molto analitico. Che dire della trama? Tostissima. Bravo, Maurè.
    sabina

    xdanisx

    23-01-2009 at 01:15

  16. Adesso è tardi, ma ho voglia di darti, da lettrice attenta, qualche suggerimento.
    Bella , intanto, la partecipazione della donna di Valcorvina…un pò come Montalbano, umanizza ancora di più il personaggio.
    Vado a ninna…con bygon. bacio.

    xdanisx

    23-01-2009 at 01:18

  17. Attendo la stampa, mio caro.
    Sappi che Valcorvina è un signor personaggio!
    In pvt.

    xdanisx

    23-01-2009 at 14:27


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