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I misteri vaticani (2ª parte)

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Capitolo IV

Mentre don Michele cena in albergo, un cameriere lo avverte che un altro sacerdote chiede di lui: lo sta attendendo nella hall.

– Settimio, che piacere rivederti, quanto tempo è passato…

– Michele, purtroppo speravo di vederti in un’occasione diversa – esordisce l‘altro con aria funerea -,  è successo un fatto terribile, una disgrazia immensa! Il nostro cardinale Pollini è morto!

– Madre di Dio! – Si fa rapidamente il segno della croce. – Il Signore abbia pietà dell’anima sua! Ma come è successo? E dove?

– Vieni, sediamoci, ti spiego con calma. Ieri sera, verso l’ora di cena, la sorella che si occupava del cardinale nella sua residenza di corso Rinascimento, è andata per chiamarlo a tavola. L’ha scoperto ormai privo di vita a terra, ha chiamato il 118, ma quelli che sono accorsi non hanno potuto far altro che constatarne la morte, e anzi, hanno avanzato seri dubbi sulla causa del decesso. A quel punto, non restava che chiamare la polizia, visto che il palazzo è in territorio italiano… Insomma, quand’è arrivata la polizia, ha scoperto che il cardinale è morto per avvelenamento da cianuro e vicino al suo corpo hanno rinvenuto una boccetta che sembra avesse contenuto il veleno. Pare che non ci siano dubbi che si sia tolto volontariamente la vita…

– Non riesco a credere che un uomo tanto devoto e pieno di vita come il nostro cardinale abbia potuto commettere quest’atto… – è la replica di don Michele. – Non c’è proprio alcun dubbio, vero? – Chiede, con aria angosciata.

I due continuano a parlare per qualche momento, poi Michele si ricorda improvvisamente della sua cena che si sta raffreddando; gli sovviene che è peccato gettare il cibo, dono di Dio.

– Hai mangiato, Settimio?

– A dire la verità, no.

– Vieni, siediti con me, onoriamo la tavola, Sua Eminenza amava il buon cibo, lo ricorderemo anche così.

Rimangono a tavola per molto tempo, mescolando ricordi del cardinale, bocconi di cibo e meste orazioni per il defunto.

Capitolo V

Il commissario Valcorvina, seduto nel suo ufficio, ha un diavolo per capello: in poche ore ha già ricevuto perlomeno una mezza dozzina di telefonate, tutte da persone più o meno legate al Vaticano: un paio di deputati, tre senatori, il sottosegretario, per tacere del capo della polizia e del questore. Manca soltanto il ministro, ma, di questo passo, anche la sua telefonata non tarderà certo. Dopodiché, la discrezione dell’indagine andrà a farsi friggere. Per ora, nonostante tutto, niente è trapelato sui giornali o alla televisione. Il cardinale Pollini non faceva vita sociale, e nessuno si è reso conto della sua scomparsa, per adesso.

La sera prima ha parlato con Giulia e le ha chiesto consiglio su come comportarsi con quella gente.

– Non ti devi preoccupare, amore – gli ha risposto lei -, tu hai un modo di fare che va a genio a tutti. Devi soltanto ricordarti che “quella gente”, come la chiami tu, è di solito talmente compresa nella sua “missione” da pensare che tutto quello che succede al mondo li riguarda. È la loro forza, ma in un certo senso anche la loro debolezza. Ti ricordi come mi hai descritto la polizia? Una sorta, mi hai detto, di confraternita. Il Corpo. La solidarietà. Ci si fida innanzitutto dei colleghi, e molto poco degli altri. Ecco, per il clero è più o meno lo stesso.

Valcorvina torna con la mente al presente ed esamina il rapporto ricevuto da Bianchetti: la morte del cardinale è stata causata da avvelenamento da cianuro, una dose massiccia, circa trecento milligrammi. Non sono state trovate tracce di altre sostanze. Il cardinale assumeva soltanto una medicina contro l’ipertensione, e i suoi organi interni erano perfettamente sani. Non è stata trovata alcuna traccia di violenza sul corpo, soltanto una leggera ecchimosi sulla guancia destra, del tutto compatibile con la caduta successiva all’ingestione del cianuro. Quindi, è la conclusione del rapporto anatomo-patologico, nulla porta a una conclusione diversa da quelle del suicidio, compiuto dal porporato in un gesto di disperazione.

“Mi giocherei la pensione che c’entra quel rapporto mandatogli da don Michele” si dice il commissario. “Ma come fare a sapere cosa c’era scritto? E, soprattutto, che fine ha fatto il rapporto, visto che nello studio del cardinale non ce n’era traccia?”

Scorre la trascrizione dell’interrogatorio di don Fabio. Vacchetta gli ha chiesto del rapporto, di cosa si trattasse. Il prete ha divagato, asserendo soltanto che era qualcosa che riguardava la compagnia di Gesù, e Vacchetta non ha insistito sul punto.

Ricontrolla l’inventario, steso dai suoi colleghi, di ciò che è stato trovato nello studio; nulla che possa assomigliare a qualcosa che abbia a che fare con la compagnia di Gesù. Dunque le possibilità sono due: o il cardinale quella relazione l’ha distrutta prima di uccidersi, oppure qualcuno ha scoperto il suicidio prima della suora, ha perquisito la stanza e l’ha trafugata. Fabio forse, il segretario di Pollini? No, la sua angoscia era palpabile, non ce lo vede a compiere quell’azione. Forse, per scoprire chi potesse avere l’interesse a farlo scomparire, occorrerebbe prima di tutto saperne il contenuto.

Ahi! La faccenda si fa ingarbugliata. A parte l’Opus Dei, non esiste a Roma, e nel mondo intero, altra corporazione più potente e che sappia meglio nascondere i propri segreti della Compagnia di Gesù.

Valcorvina si mette al computer e cerca di saperne di più, su questo ordine religioso. Il primo sito che scorre è quello ufficiale, dal quale apprende che venne fondata nel 1534 da un gruppo di studenti dell’Università di Parigi, guidati da Ignazio di Loyola. I suoi membri, oltre ai tre voti di povertà, castità e obbedienza comuni a tutti i religiosi, fanno un quarto voto di speciale obbedienza al Papa, il quale, in forza di tale voto, può mandarli in ogni parte del mondo e affidare loro qualsiasi “missione” egli ritenga necessaria o utile per il bene della Chiesa.

Dunque chiedere a loro in cosa consistesse il famoso rapporto è inutile, si appellerebbero a diecimila appigli, legali e meno, per negarne addirittura l’esistenza.

Ma addirittura, proseguendo a scorrere il sito ufficiale dei gesuiti, Valcorvina legge che “certamente in questa storia non tutto è grande ed eroico. Ci sono deficienze, miserie, infedeltà al Vangelo, come in ogni gruppo di uomini, segnati dai peccati dell’orgoglio, dell’ambizione, dalla ricerca dei propri interessi umani e mondani.” E se lo dicono di loro stessi…

Capitolo VI

L’uomo cammina a passo svelto, guardandosi spesso alle spalle. Non conoscendo la città, consulta in continuazione un piccolo ricevitore Gps che tiene in mano: Roma può essere una città complicata, soprattutto nel dedalo dei Borghi, i vicoli nei dintorni di san Pietro. Calano le prime ombre della sera, i passanti sono rari, non si sente sicuro, teme di essere in pericolo.

Davanti a lui, all’ingresso di un bar, c’è un capannello di ragazzi. Sembrano euforici, forse alticci, se non ubriachi: parlano e gridano, gesticolano, ogni tanto esplodono in chiassose e sguaiate risate. Li guarda con condiscendenza, ha sempre lavorato per e con i giovani, li capisce. Crede, nonostante tutto, di comprenderli, loro e i loro atteggiamenti. Quelli, da lontano, gli sembrano bravi ragazzi. Mentre li sta per superare, uno di loro si stacca dal gruppo e gli si avvicina con un sorriso aperto e cordiale che lui ricambia. Apre la bocca, come se volesse chiedergli qualcosa. Poi il ragazzo sembra incespicare, si appoggia, l’uomo sente appena un leggero pizzicore al polso sinistro, il ragazzo gli rivolge un ghigno sardonico.

Continua per la sua strada, non capisce cosa sia stato quella specie di pizzico, ma brucia molto. Si guarda il polso, nota un leggero graffio che comincia ad arrossarsi, forse il ragazzo aveva un’unghia troppo lunga o magari spezzata. All’improvviso, un conato di vomito lo fa vacillare: perde l’equilibrio, si appoggia al muro, si trova accasciato al suolo, fa fatica a respirare, la vista gli si offusca all’improvviso. Improvvisamente, come era iniziato, tutto finisce. Riprende a respirare quasi normalmente, si rialza.

Pensa si sia trattato solo di un attimo, magari di stanchezza, magari legato alla tensione nervosa. Soltanto quell’arrossamento al polso sinistro che si estende sempre di più, e gli fa un male cane. Continua verso la sua destinazione, deciso ad arrivare da don Michele il più presto possibile. Continuando a guardarsi in giro, arriva a un incrocio: il Gps gli indica la destra, a una cinquantina di metri dovrebbe esserci l’albergo dove risiede il suo amico, e la sicurezza, almeno così crede. La strada è a sampietrini, scomoda per camminare con le suole in cuoio rigido; scivola, dando la colpa a una foglia bagnata.

Finalmente! Vede lampeggiare a pochi passi la scritta dell’hotel. Ma d’improvviso, un conato di vomito, fortissimo, squassante, che lo piega in due. La strada inizia a roteargli intorno, poi la vista s’offusca di colpo: quando cade a terra è già morto.

Se qualcuno, con una macchina fotografica, fissasse quella scena, vedrebbe, probabilmente, un albero senza foglie. La morte porta sempre via qualcosa, niente che si possa definire con esattezza, ma è come se la vita, in qualche modo, fosse una cosa visibile, e la sua mancanza si notasse come l’assenza di un dente in una chiostratura altrimenti perfetta.

 (Continua…)

Written by matemauro

18-01-2009 a 11:35

Pubblicato su racconti

10 Risposte

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  1. Mauro, se vai avanti così sarai conteso dalle migliori case editrici.
    Baciiiiiiiiiiiiii
    laura e roberto

    aironedistelle

    18-01-2009 at 14:19


  2. Io mi prendo le tue notti
    tu la mia bocca
    in modo che nessun’altro ci beva

    perijulka

    18-01-2009 at 14:45

  3. “Il mio Antonio”
    spero non ti sia perso il mio post

    un bacio

    perijulka

    18-01-2009 at 14:46

  4. Ho iniziato ma stento a leggere nel monitor. Devo stampare…
    Grazie Mauro, sei un genio.

    elenamaria

    18-01-2009 at 19:17

  5. La matassa si ingarbuglia e valcorvina dovrà lavorare sodo per venirne fuori sebbene quando si tartta di fatti di cronaca che riguardano preti e alti prelati difficilmente si riesce a €d avvicinarsi alla verità. Staremo a vedere, ciao prof

    ozne

    18-01-2009 at 19:43

  6. Intrigantissimo! Presto …presto …la prossima puntata!

    miettapuntox

    18-01-2009 at 20:21

  7. Sei sempre piu’ bravo, te ne rendi conto?
    Chicca

    utente anonimo

    18-01-2009 at 21:26


  8. Terra nera, terra di morti, sogno del mare
    ed ere alle mie spalle
    in una festa di colori
    e di ardore.

    Così mi inoltro nel regno celeste

    sotto le foglie 
    dove giacciono i baci.
     
     

    perijulka

    19-01-2009 at 07:53

  9. Sei certo di non essere mai stato un prelato? Magari in un’altra vita..no, eh?
    SEi troppo addentro a certe storie, non me la racconti giusta tu!
    Mi chiedo se il passato del cardinale pollini è integerrimo…
    Mio Dio( e qui ci sta proprio bene l’invocazione!)! Sono orgogliosa di conoscerti mio poliedrico amico, farti i complimenti è riduttivo: Mi piace come e cosa scrivi, la tua esposizione è chiara, non lascia nessun dubbio ed è coinvolgente.
    Non mi resta che augurarti il buongiorno in attesa del seguito.
    Baci…e consensi!

    tamango

    19-01-2009 at 12:17

  10. Questa volta sembra più ingarbugliata la faccenda…

    donburo

    20-01-2009 at 13:24


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