matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Jan Palach

with 23 comments

palach

[…]
libertà va cercando, ch’è sì cara
come sa chi per lei vita rifiuta.
[…]
(Dante, Purgatorio, I)

Jan Palach (Všetaty, 11 agosto 1948 – Praga, 19 gennaio 1969) è stato uno studente cecoslovacco, divenuto simbolo della resistenza anti-sovietica del suo Paese.

Quest’anno avrebbe compiuto 61 anni. Jan Palach, che definì se stesso come "comunista e luterano" e che al primo anno di studi aveva scritto una tesina su "l’umanesimo nel giovane Marx", oggi invece per molti, quasi tutti, è diventato il simbolo dell’anticomunismo. Si diede fuoco il 16 gennaio del 1969 a Praga nel cuore della città, a piazza Venceslao. Morì tre giorni dopo, dopo atroci sofferenze.

Sacrificò la sua giovane vita per protestare contro la brutalità perpetrata dalle truppe del patto di Varsavia che nell’agosto del 1968 avevano messo fine alla purtroppo breve Primavera di Praga. Faceva parte dell’Unione degli Studenti e si era battuto perché venisse tolta la censura sulla stampa, ripristinata dopo l’invasione. Recentemente uno storico praghese, mettendo ordine nel carteggio del giovane, ha trovato una lettera in cui Palach scriveva che lui e altri suoi colleghi della facoltà di folosofia avrebbero voluto occupare la Radio cecoslovacca e da lì lanciare un appello alla nazione per uno sciopero generale contro l’invasione sovietica. Altri studenti, dei quali non verrà mai reso noto il numero preciso, seguiranno il suo esempio.

Lo studente praghese portò alle estreme conseguenze il desiderio di difendere la verità, rifiutando menzogne e compromessi. Con il suo gesto volle proclamare che “i valori umani non possono essere manipolati ad arbitrio col sopruso e che l’uomo non può accettare la menzogna”.

Quarant’anni dopo a Praga c’è la "libertà". I praghesi e i turisti mettono fiori nella stele che in piazza Venceslao ricorda Palach. Ma allo studente del ’68 sarebbe piaciuta questa città com’è oggi?

Così ne ha parlato il fratello, in un’initervista a un laureando bolognese che su Jan ha preparato la tesi:

"Jan in particolare era rimasto colpito nel vedere quelli che erano stati entusiasti di gennaio rassegnarsi alla situazione seguita all’invasione degli eserciti del Patto di Varsavia. Con il suo atto intendeva scuotere la gente, impedire che cadesse in letargo…"

"All’inizio, quando ci fu la cosiddetta rivoluzione di velluto, venne fondata un’associazione Jan Palach, che ogni anno organizzava una manifestazione di ricordo, alla quale partecipavano alcuni uomini politici, che forse in questo modo volevano rendersi visibili, ma era tutto teatro."

"…nelle persone per bene sicuramente qualcosa ha lasciato. Ma non credo che in mezzo a noi ce ne siano tante. La gente se ne infischia. Guardi: quando ci fu la rivoluzione di velluto piazza Venceslao era piena di gente… Ognuno dei presenti credeva che tutto gli sarebbe caduto in grembo. Bene passano 2, 3 anni e tutti riprendono a imprecare. Come è finita? Dappertutto imbroglioni, corruzione a piene mani."

Mi piace infine ricordare le parole che Jaroslav Seifert, premio Nobel cecoslovacco per la letturatura, di cui ho pubblicato qualche mia traduzione, scrisse in una lettera aperta il 23 gennaio 1969, un paio di giorni prima dei funerali:

"A voi che siete risoluti a morire! Non vogliamo vivere nell’illibertà e perciò non ci vivremo. Questa è la volontà di noi tutti, di tutti coloro che lottano per la libertà del paese e dei nostri popoli. Nessuno deve restare solo; neanche voi studenti, che vi siete decisi al più disperato degli atti, dovete aver l’impressione che non vi sia altra strada che quella che avete scelto. Vi prego, non pensate nella vostra disperazione che le nostre cose si possano risolvere ora o mai più e che si risolvono soltanto qui. Avete il diritto di fare di voi stessi quello che volete. Se non volete però che ci uccidiamo tutti, non uccidetevi."

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Written by matemauro

16-01-2009 a 19:40

23 Risposte

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  1. fai bene a dare dettagli storici, chissà quanti lo ricordano. Tu, chissà come eri convinto che lo ricordassi e che sapessi, è così.
    Avevo solo 11 anni ecredo che la tv fose entrata in casa da pochi mesi.
    Vero, passò come grande messaggio antisovietico , al punto che anche io così piccola lo tenni fisso in testa. Come anche il matrimono di Reza Palevi e Fhara Dibha (come si scrive?)
    Non era quindi un anticomunista dal punto di vista ideologico, era semplicemente per il rispetto del suo popolo e per una libertà che non contraddiceva le tesi marxiste di liberazione dalle catene.
    Interessante la sua tesi sull’umanesimo di Marx, questo mi illumina su nuovi aspetti poichè nella sua maturità aveva incentrato i nodi da sciogliere sulla struttura economica , lasciando in secondo piano quella psicologicamente “umana”. Forse ritenendo che la soluzione della prima avrebbe necessariamente risolta anche la seconda. Non so, sto pensando ora.
    Ti dico che andai a Pz san venceslao , scoprendo che non è una piazza ma un viale enorme alla fine del quale c’è il monumento dove si dette fuoco.
    Ci andai, si ci andai a fermarmi e …ricordarlo. Non fu inutile.
    Perchè Dubcek poi ritornò, era lui il presidente del socialismo dal volto umano che aveva infiammato gli animi dei giovani studenti, fu lui a essere rimosso durante la primavera di Praga.
    Quando ci vedremo ti dirò qual’è stat la prima cosa che mara, picolina, lesse per la strada, agli inizi delle elementari, tutta intera, come era.
    Scusa la lunghezza, parlerei per ore, ne avrei gran voglia

    MaraGi

    16-01-2009 at 20:14

  2. pensa se i palestinesi della striscia di Gaza si dessero fuoco in massa invece di aspettare che gli isrealiani li massacrino a colpi di bombe !!! chissà che tipo di “libertà” manca là dove c’è la guerra: secondo me, TUTTA !

    h2no3

    16-01-2009 at 20:58

  3. Me lo ricordo bene. Mi fece un’impressione così grande che ancora, pensando a lui, vedo il corpo che prende fuoco.
    L’immagine è nitida.

    cugpref

    16-01-2009 at 22:21

  4. un gesto estremo, che rimarrà nella storia; è servito ? non saprei Mauro….. ha senso rimanere nella storia…..?

    Francesco071966

    16-01-2009 at 22:46

  5. Grazie cugpref.
    Il libro è un pò “sfibrante”, ma si legge con molto piacere.
    Per me, è pieno di spunti per un post, ma non potevo utilizzarli tutti! Questo sulla grammatica non mi poteva sfuggire. Troppo particolare.
    Ciao

    cugpref

    16-01-2009 at 23:19

  6. buon weekend Mauro

    Francesco071966

    17-01-2009 at 08:48

  7. Mauro, grazie per aver ricordato. Purtroppo e amaramente sono d’accordo con il fratello di Palach.

    Ho letto gli altri scritti da Ricci Curbastro sin qui. Notevoli tutti. Bravissimo!

    Bacioni e buon w.e.
    annarita

    nereide1

    17-01-2009 at 12:13

  8. I diciottenni di oggi nulla sanno di lui, del golpe in Cile, dei desaparecidos in Argentina. La scuola non insegna e per i genitori è troppa fatica.

    cantiere

    17-01-2009 at 12:33

  9. me lo ricordo bene il giovane jan… quanti morti dimenticati, caro mauro… giuliani anche lui farà la stessa fine fra un pò, vedrai..

    phederpher

    17-01-2009 at 13:23

  10. In effetti ne ho incontrati diversi anch’io, di giovani del tutto ignari della storia – in fondo – più recente.

    Ciao Mauro, ci vediamo sabato!

    Archimede63

    17-01-2009 at 23:19

  11. Ricordo ancora il gesto estremo di questo giovane, mio coetaneo, che si è sacrificato per la libertà del suo paese.
    E come dimenticare. Buon blogging, caro Mauro.

    ozne

    18-01-2009 at 00:46

  12. ciao Mauro, io ricordo poco ero piccola, grazie per averlo ricordato: più leggo i fatti di storia, e più peno che li stiamo rivivendo.
    buona domenica, un bacione
    teresa

    lateresa

    18-01-2009 at 10:16


  13. Dolce domenica Mauro.
    Bacio*
    Anna.

    Angelesey

    18-01-2009 at 10:56

  14. Mi dispiace essere debitrice con te di due commenti ma cercherò di rimediare presto.

    tamango

    18-01-2009 at 10:57

  15. avevo 9 anni e la vicenda, pur senza capirne le ragioni, mi colpì molto.

    Princy60

    18-01-2009 at 11:39

  16. Un gesto estremo che racconta molto di quei giorni drammatici nell’allora Cecoslovacchia e che forse è stato dimenticato troppo in fretta, quando magari avrebbe raccontato più di tante parole. Un abbraccione!

    hettori

    18-01-2009 at 22:42

  17. Un esempio… per il coraggio con cui ha dimostrato le sue idee…

    donburo

    19-01-2009 at 13:07

  18. Da quel che mi risulta anche in Italia ci fu molto menefreghismo; anzi il Pci, in un momento imbarazzante per Berlinguer, molto timidamente criticò Mosca, ma non fece nulla per informare la base degli elettori su quel che stava realmente accadendo; oggi dopo quarant’anni c’è da ammirare quel gruppetto di uomini e donne che usciì dagli schemi, protestò e formò “Il Manifesto”, ammirarli per il coraggio e la libertà di mettersi contro un grande potere.
    Il Partito Comunista invece agì molto male..penso. Ciao

    corradovecchi

    19-01-2009 at 23:15

  19. Aggiungo: l’unico momento difficile per Enrico Berlinguer, che secondo me fu un grande leader. In quel momento non se la sentì di denunciare ma preferì iniziare a compiere (negli anni successivi) i primi passi verso un eurocomunismo più vicino a Tito che a Mosca..

    corradovecchi

    19-01-2009 at 23:34

  20. Spaventevole tragedia, la sua morte, conclusione orribile il cui orrore è accresciuto dalla trivialità!
    Per conto mio, Jan mi appare come un ilota del tutto singolare che lanciò a torrenti, il suo disprezzo e il suo disgusto della spietata dittatura, e affermò più energicamente di ogni altro la sovranità umana, e far arrossire tutti gli ipocriti del mondo.

    grazie per passaggio da me, per la splendida citazione e immagine

    un abbraccio

    simulacres

    20-01-2009 at 15:00

  21. Col tuo bel post, lucido, asciutto, ci hai ricordato che il cosidetto comunismo non è solo dittatura e atrocità. Palach era una specie nobile di “comunista” e per questo, come sempre, è stato spazzato via dal potere, quello stesso che più tardi ha cercato di riappropriarsene, dalle sponde della reazione.

    Delon

    20-01-2009 at 15:25

  22. certo che me lo ricordo, è stato terribile, ho pensato che coraggio, che uomo. Quando un pò di anni fa sono andata a Praga ho visto il monumento ho provato tanta tristezza, perchè un giovane si è ucciso per la libertà vera. Poi esiste la libertà? Non lo so più, so solo che tanti hanno perso la vita in nome di un’ utopia, un abbraccio penny

    penny46

    20-01-2009 at 18:58

  23. Ricordo la notizia con orrore, il gesto tragico ripetuto poco tempo dopo qui a Trieste, nel giardino pubblico da un ragazzo della stessa età. Fulvio Tomizza ne scrisse : l’episodio pur con motivazioni diverse, era talmente forte da indurlo ad inserirlo in un libro. Dato che lui come giornalista aveva assistito il ragazzo triestino durante la sua agonia.

    Gesti estremi, malesseri estremi, messaggi potentissimi. Il nostro rispetto e le nostre lacrime di madri devono andare a questi giovani eroi disperati.

    Ciao Mauro! buona giornata, Renata

    ontanoverde

    21-01-2009 at 07:10


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