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Di matematica ma non soltanto…

I misteri vaticani

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cardinale

Capitolo I

È la prima volta che capita in un albergo tanto di lusso: la chiave elettronica, inserita nella fessura all’ingresso, apre la porta su un ambiente vasto e luminoso. Il letto, ricoperto da una trapunta in seta, è di dimensioni spropositate. Un piccolo salottino, arredato elegantemente, si apre su una loggia coperta, dalla quale si gode uno straordinario panorama della città eterna.

Lo stesso bagno è molto più spazioso della sua cameretta dietro l’altare, nella parrocchia di Pradalunga. Continua a guardarsi in giro stupito; proprio non pensa di meritare tanto lusso, è facile cadere in tentazione. Pensa che forse quello è il mondo che lo attende, d’ora in poi. Si trova a sorridere da solo, pensa a cosa direbbero alcuni dei suoi parrocchiani se lo vedessero ora. Lo squillare del telefonino, dono di una sua parrocchiana, che riproduce l’Adeste Fideles, lo desta dai pensieri.

– Don Michele, sono Antonia, come sta?

– Antonia, amica mia, il Signore sia con te, da dove mi chiami?

– Sono a Roma anch’io, padre, sono nei pressi di san Pietro, con Alberto; pensi che ho convinto quel vecchio ateo a visitare il Vaticano, se lo immagina? Sono brava, vero? – Ridacchia la sua interlocutrice.

– Antonia, te l’ho già detto tante volte, Alberto crede di essere ateo, ma ha più fede di tutti noi messi insieme, solo non lo sa. Ed è nostro compito, quello di farglielo capire.. ma, cosa fai, io fino a domani non ho impegni, possiamo vederci, ti va?

– Volentieri padre; a dire il vero glielo avrei chiesto io, ho urgente bisogno di parlarle.

– Certo, Antonia, certo… c’è qualche problema?

– Meglio che ne parliamo a voce… dove ci possiamo vedere?

– Io sono in albergo al Marriott, in via Veneto: possiamo vederci nella hall, diciamo… tra mezz’ora.

– Bene, ci sarò.

Riaggancia, preoccupato: Antonia è un’amica, non una parrocchiana. Non frequenta la chiesa, ma è una persona cui vuole molto bene, che combatte da anni una battaglia contro tutte le storture di questo mondo, oppressa da un marito molto più vecchio di lei e da due fratelli maschi di lui che vivono con loro, trattandola più o meno come una schiava. Il Signore non le ha dato in dono la fede, né un aspetto gradevole, né un’intelligenza pronta, ma, in compenso, è una donna di una generosità d’animo veramente immensa, di una bontà tale da impegnarsi per aiutare chiunque.

Quando Antonia arriva, insieme ad Alberto, don Michele è già ad attenderli nella hall. Si abbracciano, poi si accomodano in una saletta riservata che l’albergo mette a disposizione degli ospiti, quasi tutti facoltosi commercianti o finanzieri, che hanno bisogno di colloqui riservati.

– Allora, Antonia, qual è il problema che ti ha portato a Roma?

– Vede, don Michele, ricorda quel bambino che…

L’incontro è amichevole, intenso, ma, alla fine, lascia don Michele triste e pensieroso. Possibile che quella povera creatura debba passare tanti guai? Ma non vede come poterla aiutare con quell’ultima questione, è una cosa troppo grossa. A volte il buon dio mette veramente alla prova le sue pecorelle, bisogna avere molta pazienza e tanta fede. Scriverà al suo mentore, il cardinal Pollini; lui saprà di certo cosa fare…

Capitolo II

Il giovane prelato attraversa il lungo corridoio quasi correndo, la busta che regge in mano brucia come il fuoco dell’inferno, e forse il suo contenuto è davvero foriero della dannazione eterna. Bussa alla porta di quercia riccamente decorata, attende un secondo, poi, senza aspettare la risposta, entra. Il cardinale è seduto in poltrona, sta leggendo una rivista teologica. Solleva appena gli occhi:

– Entra, entra pure, Fabio, hai letto questo saggio? È di un minore francescano, padre Cruni, ed è veramente ben scritto, molto ponderoso e profondo. Mi piacerebbe molto conoscerlo di persona, pensi di riuscire a invitarlo qui a Roma?

– Ma senza dubbio, Eminenza, lo farò appena torno in ufficio: qui ho quel rapporto di cui ci aveva parlato don Michele, è appena arrivato, credo che dovrebbe leggerlo subito.

La voce è emozionata. Il porporato lo guarda con attenzione: un rivolo di sudore gli cola lungo il collo.

– Stai bene, figliolo? Vuoi un bicchier d’acqua? Mi sembra che tu stia per piangere… Posso fare qualcosa?

– No, grazie, Eminenza, penso che dovrebbe leggere subito questo rapporto, ecco… mi ha un po’ sconvolto.

Lo porge al cardinale con mano tremante: questi appoggia il libro che sta leggendo. Prende la busta e l’apre. Contiene soltanto due fogli dattiloscritti, con il timbro della Compagnia di Gesù. Li legge rapidamente, non lasciando trasparire alcuna emozione, poi fa:

– Bene, Fabio, adesso puoi ritirarti. E… mi raccomando, convocami quel frate, lo voglio proprio conoscere.

Una volta uscito il giovane, l’anziano cardinale si alza dalla poltrona, si avvia verso la sua scrivania e si siede. Alza la cornetta, compone un numero interno che pochissimi conoscono e chiede che gli venga passato qualcuno. Risponde una voce con un marcato accento teutonico. Parlano per pochi secondi, ma la risposta che il cardinal Pollini riceve non è davvero quella che si era aspettato.

Riaggancia, riesamina sovrappensiero i due fogli, poi li infila nel trita-documenti che tiene di fianco alla scrivania. Raccoglie le striscioline di carta, le appallottola e le fa scomparire nello sciacquone del bagno. Infine, apre un piccolo tiretto della scrivania, prende un flaconcino scuro, apre il tappo, e beve in unico sorso il suo contenuto, un liquido incolore che odora di mandorle amare.

Verso sera, una suora viene ad avvertire il cardinale che è pronta la cena. Bussa più volte senza ricevere risposta, poi apre. Il corpo è disteso sul pavimento marmoreo, a fianco della scrivania, la sedia rovesciata in mezzo alla stanza. L’urlo della donna scuote lo storico palazzo romano.

Capitolo III

Il commissario Valcorvina si muove con imbarazzo tra consacrati in lacrime e uomini della scientifica: non è mai stato a suo agio in certi ambienti, la sua educazione esclusivamente laica gli rende difficile la comprensione di quei meccanismi millenari, di abitudini e riti a lui ignoti. È stato avvisato direttamente dal questore, che gli ha raccomandato la massima discrezione in tutta la vicenda: un suicidio negli ambienti del Vaticano non è certo cosa di tutti i giorni, e, se qualcosa trapelasse all’esterno, sarebbe uno scandalo di proporzioni inaudite.

– Lucio, dimmi le tue prime impressioni.

Il medico legale, l’anatomopatologo Bianchetti, è un uomo di mezz’età, magro e allampanato. A dirla tutta, forse per il mestiere che fa, ha più un’aria da beccamorto che da medico. Si rialza dalla posizione accovacciata vicino al cadavere e gli risponde:

– A prima vista, sembra evidente: la morte è avvenuta per avvelenamento, nel flaconcino ritrovato qui accanto c’era una soluzione di cianuro. La morte deve essere avvenuta in qualche minuto. Deve aver sofferto relativamente poco, il veleno gli ha bloccato la respirazione, uccidendolo per asfissia. Sul corpo non c’è segno di violenza, per ora nessun elemento fa pensare a una cosa diversa che al suicidio. Ovviamente, mi riservo di comunicarti le mie conclusioni dopo l’autopsia.

Il tono del medico è formale, ma deciso, non ammette ulteriori domande né repliche. Bianchetti si volta e si allontana, lasciando il commissario perplesso. Gli si avvicina il giovane agente Vacchetta:

– Commissario, noi avremmo finito, le testimonianze sono state tutte raccolte, non sembrano esserci elementi strani, discordanti….

– Vacchetta, questo lascialo decidere agli investigatori: piuttosto, chi ha visto il cardinale per l’ultima volta? Gli voglio parlare.

– Sissignore, è un prete giovane, insomma.. un chierico, non so…

– Va bene, va bene, mandamelo qui.

Il religioso è giovane, tremante, impaurito: deve aver pianto molto, ha gli occhi gonfi e arrossati. Al commissario fa sorgere immediatamente un innato istinto paterno.

– Mi dica, padre, con calma: in che circostanze ha visto il cardinale, le era forse sembrato nervoso, turbato, qualcosa lo preoccupava?

– No, no, si figuri… sua Eminenza era sempre molto sereno, gioviale, aveva una parola buona per tutti, soprattutto per noi giovani. Ci aiutava, ci spronava, per noi era una figura di riferimento, una specie di padre….

Lacrime di sofferenza gli rigano il volto, dimostrando il suo profondo scoramento.

– Capisco, capisco.. Lei è stato l’ultimo a parlargli. Di cosa avete discusso? Magari di un problema, non so…

– Assolutamente no, ero passato per consegnargli un rapporto, poi mi aveva chiesto di convocare un frate autore di un saggio, voleva conoscerlo, tutto lì…

La voce gli si rompe ancora, arrossisce.

– Se non c’è altro, io dovrei ritornare al lavoro, dobbiamo continuare… Sua Eminenza avrebbe voluto così.

– Certo, vada pure, buongiorno.

Il religioso si allontana in fretta, a testa china.

– Vacchetta, vieni qui.

– Commissario…?

– Quel sacerdote mi è sembrato molto sconvolto, non mi ha convinto per niente, informati su chi è, cosa fa, eccetera. Ma mi raccomando, con discrezione, eh?

Il commissario è perplesso, ma certo, in quell’ambiente, è difficile capirci qualcosa. Quando tornerà a casa chiederà consiglio a Giulia; lei al contrario è sempre stata addentro alle cose di chiesa, per via di uno zio prete.

Già, ma chissà quando riuscirà a tornare a casa? Questo suicidio lo impegnerà sicuramente per molto tempo; non ci voleva, proprio ora che con Giulia le cose stanno andando alla perfezione. Lui non è più così sciatto nel mangiare e nel vestire e lei sembra come rifiorita, grazie alla decisione comune di costruirsi una famiglia.

(Continua…)

Written by matemauro

14-01-2009 a 22:29

Pubblicato su racconti

9 Risposte

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  1. Vedo che questo Valcorvina è sempre molto indaffarato ma questa volta mi sembra si sia trovato una brutta gatta da pelare. Così a naso.
    vediamo come andrà a finire ma le premesse per un altro bel giallino ci sono tutte. Ciao Maurè.

    ozne

    14-01-2009 at 23:08

  2. Letto seppur ad ora un pò strana.
    Aspetto il prosieguo.
    A presto.
    s.

    xdanisx

    15-01-2009 at 03:40

  3. che giallo!!!!

    zop

    15-01-2009 at 11:43

  4. Un amico prete, che tutto sembra meno che un prete, quando ci chiama così si presenta: “Ciao, sono padre Renato, non grattatevi i coglioni”!
    Aspetto, Maurè.
    Mangiapreti e mangiabambini che non sei altro!
    Bacio.
    sab.

    xdanisx

    15-01-2009 at 14:47

  5. Beh, ma quando continua?

    ofvalley

    16-01-2009 at 00:59

  6. Credo proprio che tornerò per sapere cosa succederà…
    Ilaria

    camuciolo

    16-01-2009 at 10:49

  7. Dubito però che il Vaticano faccia gestire alla polizia italiana un caso accaduto nel suo territorio… o si svolge fuori del Vaticano?

    Redcats

    redcats

    16-01-2009 at 12:46

  8. Bello. Mi stavo facendo prendere la mano, ma mi sono fermato in tempo: lo leggerò quando è finito …

    sottolanevepane

    16-01-2009 at 18:26

  9. Inquietante…….

    Baci!
    laura

    aironedistelle

    17-01-2009 at 15:53


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