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Di matematica ma non soltanto…

L’amante dell’avvocato (4ª e ultima parte)

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manette

Capitolo VII

Dopo il suicidio di Morissetti, Valcorvina è letteralmente fuori di sé. Nessuno dei suoi colleghi sfugge all’ira che travolge il commissario, furioso per la tragica conclusione della vicenda. “È colpa mia!”, “Mi dovevo muovere prima!” e “È morto perché non mi sono imposto a sufficienza con Alberghetti!” sono le frasi che si ripete in continuazione. Pian piano, però l’ira cede il posto a un furore silente, mentre in lui monta la consapevolezza che gli rimane una sola strada: dimostrare, se possibile, l’innocenza di Morissetti, anche, e forse ancora di più, ora che è morto, con quel suicidio che agli occhi dell’opinione pubblica sembra confermare la sua colpevolezza.

Convoca in ufficio la “sua” squadra, sperando che qualcuno abbia buone notizie. Una volta che sono tutti riuniti intorno alla sua scrivania, li apostrofa così:

– A questo punto non abbiamo più soltanto due mesi. Volendo, ci possiamo prendere tutto il tempo che vogliamo, ora che Morissetti s’è ammazzato. Però, se ci tenete alla mia salute, cerchiamo di fare il più in fretta possibile. A che punto siamo? Cominciate pure voi, poi vi dirò io della vedova. Vediamo prima l’analisi delle prove “fabbricate”. Lucio?

– Io ho eseguito altri test sul tampone vaginale della Modesti, e mi sono anche andato a riguardare più attentamente i risultati dell’autopsia. Ti dirò, Luca, qualcosa che non mi torna c’è. Ma tieni conto che in quello che dirò ci potrebbe essere una certa percentuale d’errore. – E si spiega: – Sul tampone ho effettuato della analisi con tutta una gamma di reagenti e sembra che ci siano tracce di lubrificante, come quello che si usa per alcuni tipi di profilattico. Il che, tenendo conto che il rapporto sessuale sembra essere stato effettuato senza protezione, è strano. A questo aggiungici che, esaminando il rapporto autoptico, ho scoperto che anche le tracce da frizione del rapporto sono “particolari”: da alcuni elementi se ne potrebbe trarre la deduzione che chi ha avuto il rapporto con la Modesti fosse alquanto “dotato”, oppure che abbia utilizzato un ausilio “meccanico”, un vibratore o un dildo.

– Bene, i commenti li faremo tutti alla fine. Fabrizio?

– Commissario, io ho fatto diverse prove sul famoso vaso in ceramica. In particolare, ho tentato di capire se e come potrebbe essere possibile “trasferire” delle impronte da una materiale all’altro. Tipo, fai conto, uno maneggia un bicchiere e poi qualcuno con qualche sistema trasferisce le impronte dal bicchiere a un altro oggetto…

– Sì, capisco. E allora?

– Intanto, sul vaso, proprio intorno alle quattro impronte del Morissetti, ho rilevato tracce di un adesivo. Dopodiché ho preso un po’ di campioni di diverse marche di scotch e ho scoperto che una di queste utilizza proprio quell’adesivo ritrovato sul vaso. Ora, sia ben chiaro che potrebbe anche essere che le tracce di adesivo fossero “precedenti” alle impronte, questo non lo posso affermare né negare con certezza. Fai conto che per qualche motivo il vaso fosse stato incartato e l’incarto chiuso con lo scotch; è possibile, in questo caso, che l’adesivo “trasudi” attraverso l’incarto e lasci tracce sul vaso. Però, certo, c’è anche la possibilità che ci sia stato un trasferimento di impronte.

– E per quanto riguarda la lettera?

– Lì non c’è nulla di particolare da segnalare: la calligrafia è senza dubbio di mano della Modesti, fogli di carta identici sono stati ritrovati in un cassetto e l’inchiostro proviene indubbiamente da una penna che era sul tavolinetto. L’unico dubbio mi sorge da un’affermazione di un perito calligrafo, mio amico, che ho consultato: ha comparato la lettera con altre cose scritte di pugno dalla ragazza; mi ha detto che quando l’ha scritta era sottoposta a una forte emozione, anzi, ha parlato letteralmente di “stress” emotivo.

– E mettiamo anche queste conclusioni nel mucchio. Vacchetta?

– Sì. Allora, per quanto riguarda Ricasoli, l’avvocato: non è un segreto per nessuno, nello studio legale, che mirava ad assumerne la direzione, scalzando Morissetti. Qualcuno mi ha parlato anche di suoi subdoli tentativi di metterlo in cattiva luce davanti ai dipendenti e una segretaria mi ha detto che una volta l’ha visto casualmente in uno sgabuzzino mentre si baciava con la vedova…

– Ah! – Si lascia scappare Valcorvina.

– Un’ultima cosa: per la notte dell’omicidio, come sappiamo dalla sua deposizione, non ha alibi. Ha detto di essere rimasto a casa, e vive da solo. Per quanto riguarda il maggiordomo: il suo alibi è valido quanto lo era quello di Morissetti, nel senso che fino a mezzanotte si sorreggono a vicenda. Poi Felicetti dice di aver portato all’avvocato il suo whisky serale, di avergli augurato la buonanotte e di essersi ritirato nella sua stanza. Mi sono informato anche sulla sua situazione economica: ha da parte un bel gruzzolo, ma la cosa potrebbe essere compatibile col fatto che lavora da vent’anni per i Morissetti e la paga è molto alta. L’unica cosa strana sono due versamenti recenti di cinquemila euro ciascuno. Mi ha detto che sono la restituzione di un prestito fatto a un suo amico un paio di anni fa. Null’altro da segnalare.

Il commissario rimane qualche istante pensoso, riflettendo su come queste informazioni di concilino con quello che già sanno. Poi è il suo turno:

– Mi sono fatto una lunga chiacchierata con la madre della Morissetti, a Firenze. Lei dice di ricordarsi di una visita della figlia, che però non riesce a posizionare nel tempo. D’altronde è una signora di quasi ottant’anni che non ci sta più molto con la testa. C’è una persona che la aiuta nelle faccende domestiche, ma arriva tardi la mattina e va via presto il pomeriggio, quindi non si è mai incrociata con la figlia e non può dire quando sia avvenuta quella famosa visita. Il risultato è che la vedova non ha alibi, così come gli altri due di cui si è occupato Vacchetta.

I quattro si guardano negli occhi, ognuno valutando a suo modo tutto quello che è uscito fuori. È di nuovo Valcorvina a parlare, traendo le conclusioni di quella riunione:

– Qui mi pare che siamo passati da un unico colpevole “certo” ad addirittura tre “possibili”. Suggerisco che ci pensiamo su, stanotte. Ci rivediamo domani e vediamo se è il caso di finirla qui e di mettere una pietra sul caso Morissetti o se gli elementi che abbiamo tirato fuori ci consentono di proseguire. Vi ringrazio tutti della vostra disponibilità, siete davvero carissimi amici.

Capitolo VIII
messaggero

 

31 OTTOBRE 2007

Colpo di scena nel caso Morissetti

Arrestati la vedova, il difensore
e il maggiordomo: erano in combutta

Una conferenza stampa incredibilmente affollata si è svolta ieri in questura: il commissario Valcorvina, responsabile delle indagini sull’omicidio di Simona Modesti, la segretaria dello studio legale Morissetti, ha comunicato agli attoniti giornalisti presenti che responsabile dell’assassinio della ragazza non era il famoso avvocato, ma uno strano connubio composto dalla moglie, dall’avvocato Ricasoli e dal maggiordomo di casa Morissetti.

Il commissario si è detto affranto del suicidio di Morissetti (avvenuto, ricordiamolo, in carcere due settimane fa); ha affermato che il dolore per quel suicidio inutile sarà un avvenimento che gli peserà sulla coscienza per tutto il tempo che gli resterà da vivere. Ha però aggiunto che l’insieme delle prove che la banda di criminali aveva costruito per implicare e far condannare l’avvocato avrebbe sicuramente retto all’esame di qualsiasi tribunale e che non si sente di farne una colpa né ai magistrati inquirenti, né a quelli giudicanti. “Hanno dimostrato un’accuratezza nella progettazione e un sangue freddo nell’esecuzione nettamente al di fuori del comune” ha aggiunto, riferendosi all’associazione a delinquere formata da Tiziana Morissetti, Ricasoli e Felicetti.

Valcorvina è poi passato a illustrare ai rappresentanti della stampa e delle emittenti radiotelevisive il sistema utilizzato dalla triade per uccidere la Modesti e far ricadere la colpa su un innocente: “La signora Morissetti era venuta a conoscenza del rapporto di suo marito con la segretaria nel mese di gennaio, grazie alle indagini di un investigatore privato da lei stessa assunto per indagare sul marito. Evidentemente pensava che un divorzio non le sarebbe bastato per mettere a tacere il suo amor proprio. Si mise perciò d’accordo con il suo amante, l’avvocato Ricasoli, per ‘fargliela pagare’, sono sue testuali parole, ‘a quel disgraziato del marito’”.

Secondo la ricostruzione effettuata dalla polizia, i due studiarono il sistema migliore per realizzare i loro intenti e decisero che avrebbero dovuto far intervenire una terza persona, per migliorare la riuscita del piano. La loro scelta cadde su Felisetti, che dal canto suo aveva bisogno di denaro perché voleva ritirarsi nel suo paese e costruirsi una casa.

La pianificazione dell’omicidio e del coinvolgimento in esso di Morissetti fu abbastanza semplice e, come spesso accade, la sua riuscita superò ogni più rosea previsione. Qualche sera prima dell’omicidio, Tiziana Morissetti convinse il marito ad avere un rapporto sessuale con lei dicendogli però di utilizzare un preservativo, perché era qualche giorno che, per dimenticanza, non prendeva anticoncezionali. Al termine del rapporto, però, quello stesso preservativo venne dalla signora accuratamente raccolto, chiuso con un elastico e conservato nel freezer in cantina, nascosto sotto alcune scatole di surgelati.

La sera dell’omicidio, mentre la signora era a Firenze dalla madre per precostituirsi un alibi, il maggiordomo servì a Morissetti un whisky con alcune gocce di sonnifero, sufficienti ad addormentarlo onde evitare sorprese, quali una telefonata o, magari, una visita improvvisa all’amante. Nello stesso tempo, Ricasoli, vestito con gli abiti di Morissetti, sempre trafugati dalla sua amante, si introduceva in casa della Modesti, grazie a una copia delle chiavi dell’appartamento realizzata dalla moglie del povero avvocato. Qui, minacciando la ragazza con una pistola, la costringeva a scrivere quella lettera in cui minacciava di rivelare la loro tresca alla moglie e poi la uccideva, colpendola più volte in testa con un vaso di ceramica.

Una volta eseguito l’omicidio, il Ricasoli effettuava le due operazioni fondamentali che avrebbero portato all’incriminazione del penalista: simulava un rapporto sessuale della Modesti con un dildo e inseriva all’interno del suo corpo il liquido seminale accuratamente conservato dalla Morissetti; provvedeva poi a trasferire, mediante apposite strisce di scotch (anche queste preparate dalla Morissetti) le impronte dell’avvocato sul vaso utilizzato per l’assassinio.

A quel punto, Ricasoli si spogliava degli abiti sporchi di sangue che avrebbe poi riconsegnato alla Morissetti perché li nascondesse nella cantina di casa sua dopo aver inserito in una tasca la falsa lettera, si rivestiva con abiti suoi e se ne usciva tranquillamente dalla casa dell’omicidio.

Il commissario Valcorvina ha concluso il suo intervento ringraziando pubblicamente il magistrato Alberghetti che gli aveva permesso di continuare le indagini, anche dopo la conclusione del processo di primo grado, e i suoi colleghi Vacchetta, Demissi e Bianchetti che gli hanno dato un valido aiuto per ricostruire l’intera vicenda.

Dopo la ricostruzione dell’omicidio e della fabbricazione delle false prove, ha preso la parola il dottor Alberghetti, che ha assicurato che i tre colpevoli verranno sottoposti quanto prima a processo sia per l’omicidio della Modesti che per una serie di reati accessori, quali la calunnia nei confronti dell’avvocato Morissetti, l’associazione a delinquere volta a commettere omicidio e l’intralcio nelle indagini. Lo stesso magistrato, insieme al questore e al capo della polizia, hanno poi tenuto a esternare i sensi del loro più caloroso ringraziamento al commissario Valcorvina che, nonostante tutte le prove puntassero a quello che sembrava il colpevole, continuava a indagare perché “qualcosa non tornava”. “Il dottor Valcorvina è l’esempio vivente” ha sottolineato il capo degli investigatori “di dove dovrebbe stare la polizia: al fianco del cittadino onesto.”

(Fine)

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Written by matemauro

12-01-2009 a 11:58

Pubblicato su racconti

14 Risposte

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  1. Ci avevo quasi preso…. mi mancava giusto qualche dettaglio su Ricasoli…

    donburo

    12-01-2009 at 13:10

  2. te l’ho detto che era stata la moglie !!! 🙂

    a presto
    c.

    h2no3

    12-01-2009 at 13:48

  3. ciao ohhhhh il maggiordomo c’entra sempre. ti dirò, vai sempre migliorando, questo mi ha intrigato assai, me lo copio, e me lo rileggo con calma, ciao un abbraccio penny

    penny46

    12-01-2009 at 14:54

  4. Tutto avrei detto tranne che al Ricasoli piaceva giocare con i dildoni… bravissimo! Ah, ma si può avere il file intero da stampare senza dover copiaincollare tutto come un feticista del collage?

    LeoFandango

    12-01-2009 at 15:10

  5. IL MESSAGGERO

    L’assassino fottuto da un vibratore.

    (questa è solo una battuta, che mi perdonerai…donna de spirito, anzi de alcol sono… ma il giallo è molto ben congeniato e dal finale interessante…;)))
    bacio.
    sab.

    xdanisx

    12-01-2009 at 16:20

  6. Sulla moglie ci avevo preso 😉
    Coinvolgente comunque….sei proprio bravo Mauro (applauso)

    shantylagatta

    12-01-2009 at 16:29

  7. Dil Doul).

    I passi si fermarono giusto vicino alla porta, un leggero rumore come di chi raschia un oggetto metallico seguito subito dopo dal suono del campanello che per un po’ continuò con il suo dil doul, dil doul , dil doul fino a quando non gli fu aperto!!!
    Dio mio, sto morendo dalle risate, potrai mai perdonarmi?
    E ora cosa metto per immagine?

    Comunque continuo a ribadire che sei bravissimo e fantasioso.

    tamango

    12-01-2009 at 18:17

  8. Sempre più appassionante!
    E speriamo che esistano davvero dei commissari così!! Bravo! redcats

    redcats

    12-01-2009 at 20:43

  9. Mauro. Questo tuo racconto è ben fatto e mi è piaciuto più degli altri. Il suicidio e le avventure che contornano, lo rendono articolato e dimostrano la tua grande capacità logica e l’inventiva. Non intendevo assolutamente offenderti con la mia battuta. Ci sono cose che riguardano la sfera intima..pensa all’omicidio di quella ragazza, il cui freddo fidanzato ha dovuto rispondere del sangue mestruale trovato.
    La scienza, attualmente, ha dell’incredibile al servizio delle indagini. La partecipazione emotiva del Commissario lo rendono “personaggio positivo” a tutti gli effetti.
    sab.

    xdanisx

    12-01-2009 at 20:55

  10. E vabbè, noi qui a scervellarci se era la moglie, l’avvocato o il maggiordomo e tu, con un colpo di scena, li hai resi complici tutti e tre! Complimenti, ci hai depistati in parecchi, come un vero scrittore di gialli!

    miettapuntox

    12-01-2009 at 21:01

  11. Mi è piaciiuta l’invenzione del ……gavettone surgelato.
    Caspitina, che fantasia, è metterci l’elastico che mi lascia perplessa.
    ;DDDDDD

    aironedistelle

    12-01-2009 at 21:59

  12. Stavolta mi hai fregato alla grande.
    4 personaggi e tre colpevoli, sei proprio un mascalzone di quelli peggiori però ti ringrazio perchè mi fai divagare ed appassionare ad un genere che ho quasi sempre trascurato. Ciao Mauretto.
    Enzo

    ozne

    13-01-2009 at 06:35

  13. La mia rosa di colpevoli agiva in combutta! Non me lo sarei mai aspettato, ma con il classico senno di poi ognuno aveva un motivo e un tornaconto ben preciso per screditare Morrisetti. Gran bel giallo Mauro!

    hettori

    13-01-2009 at 20:24

  14. Tre colpevoli: spiazzante e geniale.Ho qualche dubbio sugli spermatozoi surgelati: non è possibile che recassero tracce di carciofi findus surgelati?

    ofvalley

    16-01-2009 at 01:17


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