matemauro

Di matematica ma non soltanto…

L’amante dell’avvocato (3ª parte)

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cappio

Capitolo V
 

messaggero

12 OTTOBRE 2007

Morissetti condannato a 30 anni

Il penalista colpevole dell’omicidio della segretaria

Il suo avvocato: ricorreremo in appello

Nell’ufficio di Valcorvina squilla il telefono.

– Valcorvina.

– Ciao, Luca, sono Tiziano. So come ti senti, ti va di cenare insieme stasera, così ti sfoghi?

– D’accordo. Alla Tavernaccia, alle nove.

La sera, seduti di fronte a una montagna di tonnarelli al sugo di cinghiale, il commissario si sfoga:

– Capisci, Tiziano, io ero sicuro che l’avvocato sarebbe stato condannato, con tutte quelle prove non c’era via di scampo per lui. Ma qui dentro – e si tocca lo stomaco – sono sicuro che lui non c’entra, che è stato incastrato. Il problema è che non riesco a capire da chi e come.

– Però sai bene che le prove non sono state smontate dal suo avvocato, che, d’altronde, è del suo studio, anzi, quello che l’ha rilevato, dopo le dimissioni di Morissetti. Potevano fare qualcosa di diverso, i giudici, se non emettere la sentenza che hanno emesso?

– No, certo, te l’ho appena detto. Penso a quel poverazzo, in carcere e innocente.

– Innocente secondo te. Vuoi continuare le indagini? Te ne dò il permesso, basta che non fai trapelare nulla. Ci mancherebbe solo che i giornali si fiondassero su questa faccenda. Mantieni un profilo basso e fai quello che vuoi. Di’ a chi ti vuole aiutare le stesse cose e fagli fare un giuramento di segretezza. – Soggiunge, sogghignando.

– Ora che ho il tuo permesso sono più tranquillo. Tanto lo sai che l’avrei fatto comunque.

– Certo che lo so. Da una capa tosta d’abruzzese come la tua non mi sarei aspettato nulla di diverso. E ora facciamo onore alla cucina di Patrizia, che merita!

Il giorno dopo, Valcorvina convoca nel suo ufficio l’agente Vacchetta, l’anatomopatologo Bianchetti e l’ispettore della scientifica Demissi. Sono per lui tutte persone fidate, alle quali può esprimere tutti i suoi dubbi. Parte dicendo che secondo lui l’avvocato è innocente, che è stato incastrato, insomma tutta la solfa che ha già rifilato ad Alberghetti.

Mentre parla continua a girare in tondo per la stanza, come se avesse il fuoco vivo addosso. A un certo punto si ferma, si mette mezzo seduto sulla scrivania e fa:

– Ecco allora la situazione. Voi mi conoscete, sapete che quando mi metto in testa una cosa sono capace di portarla fino alla stazione. Così come io so che voi invece siete tutti convinti della colpevolezza dell’avvocato. Però, e ve lo chiedo come un favore personale, in questa cosa mi dovete dare una mano. Nel tempo libero, sia ben chiaro, non voglio che ne abbiano a risentire le vostre attività d’ufficio; e, va da sé, senza che nessun altro ne venga a sapere nulla. Se in capo a due mesi non arriviamo a niente, vi prometto che quest’idea l’abbandono e mi faccio persuaso pure io che Morissetti è colpevole. Ora dichiaro aperta la discussione. Se, e sottolineo se, non ci fossero stati tutti gli indizi che puntavano all’avvocato, su chi avreste puntato il dito? Comincia tu, Vacchetta.

– Commissario, sa come si dice in Francia, no? Cherchez la femme. Ecco, a naso io punterei sulla moglie. È lei che, se avesse saputo del tradimento del marito, non avrebbe esitato a disfarsi della rivale e del fedifrago nello stesso tempo. D’altronde sul suo alibi non abbiamo nemmeno scavato a fondo, visto che la soluzione ce l’avevamo in mano.

Touché, Vacchetta, hai ragione. Fabrizio?

– Io punterei su qualche collega di studio, qualcuno che ne volesse rilevare la direzione, il suo avvocato difensore, insomma. Non sarebbe il primo caso in cui si cerca di scalzare il potente di turno con finte accuse. Poi figurati se il collega avvocato non sapeva della tresca con la segretaria. Infine, chi meglio di Ricasoli, penalista anche lui, può essere a conoscenza dei nostri metodi?

– Giusto anche questo. Ora, vi faccio notare che due delle principali cause dei delitti che si compiono al mondo sono presenti: l’amore e il potere. Rimane fuori il terzo movente, che è poi quello più frequente: il denaro. Lucio, ti ci vuoi applicare tu?

– Mah! In questo caso chi potrebbe avere interessi finanziari? Non è che l’avvocato sia morto, lasciando un’eredità. Però potrebbe esserci di mezzo un ricatto, per via del rapporto extraconiugale, e allora punterei sul maggiordomo, secondo tutti i crismi del giallo classico… Magari Morissetti si era stancato di pagare e il maggiordomo, invece di uccidere la gallina dalle uova d’oro, si vendica uccidendo l’amante e facendo ricadere la colpa su di lui.

– Anche tu hai ragione, caro Bianchetti. Bene, avete visto? Soltanto dimenticandoci degli indizi che puntavano a Morissetti, abbiamo trovato tre possibili colpevoli. Ora sta a noi cercare di capire se, oltre che possibili, questi sono anche probabili.

E continua:

– Il secondo filone d’indagine che dobbiamo seguire è questo: come sarebbe stato possibile “fabbricare” gli indizi che hanno coinvolto Morissetti? E io mi fermerei ai tre principali: la lettera della Modesti (che sappiamo dall’analisi grafologica essere stata scritta sicuramente da lei), le impronte sul vaso utilizzato per l’omicidio e il Dna dello sperma dell’avvocato nel canale vaginale della ragazza. Se riuscissimo a capire come questi indizi potrebbero essere stati “costruiti”, avremmo fatto un bel passo avanti.  Se siete d’accordo, ci dividiamo i compiti in questo modo: Vacchetta potrebbe analizzare la situazione del maggiordomo e del collega avvocato Ricasoli, Demissi si potrebbe dedicare al problema delle impronte, Bianchetti a quello del Dna, e io penserei alla signora Morissetti. Che ne dite?

– Per noi va bene – risponde Demissi, dopo un rapido scambio di occhiate con gli altri.

– E allora diciamo che ci troviamo qui tra due settimane, salvo che ci siano fatti nuovi.

Capitolo VI
messaggero

 18 OTTOBRE 2007

Suicidio in carcere per Morissetti

Dramma a Regina Coeli:

l’avvocato si impicca in cella

La direzione del carcere romano di Regina Coeli (dove era momentaneamente detenuto, in attesa di essere tradotto presso il carcere di Rebibbia) ha comunicato ieri che l’avvocato Morissetti, giudicato colpevole e condannato a 30 anni nel processo di primo grado per l’omicidio della sua segretaria, Simona Modesti, si è tolto la vita. L’omicidio della ragazza aveva suscitato grande clamore, sei mesi fa. Numerosi gli indizi che accusavano l’avvocato.

Il suo difensore, Franco Ricasoli, che gli era subentrato nella direzione dello studio legale, ha affermato, in una dichiarazione esclusiva al nostro giornale: “È come se avessi perduto un fratello. Questo è il risultato della campagna di stampa orchestrata dalla questura. Tutti noi, che lo conoscevamo e lo stimavamo, non lo abbiamo mai creduto colpevole. Ora ci stringiamo attorno al suo feretro, convinti che Morissetti si sia ucciso per la vergogna di essere stato accusato e condannato per qualcosa che non aveva commesso.” Ricasoli ha poi aggiunto che non lascerà nulla di intentato per riabilitare la memoria del suicida. I funerali si svolgeranno domani, in forma strettamente privata.

Abbiamo provato a sentire telefonicamente il commissario Valcorvina, all’epoca responsabile delle indagini sull’omicidio, che per tanti versi (anche se non per la conclusione) ricorda un altro celebre delitto della capitale, quello di via Poma, tuttora insoluto. Il commissario, però, ci ha chiesto gentilmente di soprassedere all’intervista. Noi, che lo conosciamo per persona retta e onesta, abbiamo sentito nella sua voce il senso di sgomento che questo suicidio, pur se di un colpevole condannato, ha generato nella coscienza dell’integerrimo poliziotto abruzzese.

Anche la vedova di Morissetti, da noi interpellata, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. È ben, noto, però, negli ambienti “bene” della capitale che la vedova, vista ultimamente spessissimo in compagnia dell’avvocato Ricasoli, si consolerà presto della perdita.

L’unica persona che ha accettato di parlare con i giornali è stato il maggiordomo di casa Morissetti. “Io continuo a non credere, nonostante tutto quello che è stato detto al processo, che l’avvocato fosse colpevole” ha affermato. “Era troppo una brava persona. Con me si è sempre comportato correttamente. Sono allibito alla notizia della sua morte, ma mi riconferma sempre più della sua innocenza. Si è ucciso perché non poteva sopportare di essere stato giudicato colpevole della morte di quella povera ragazza.” Alla nostra domanda su quali fossero i suoi progetti, ora che l’avvocato non c’è più, ha risposto: “Se la signora non avrà più bisogno di me, penso che tornerò al paese [S. Giovanni a Teduccio, ndr]. Qualcosina da parte l’ho messa, finalmente potrò costruirmi quella casa che da tanto tempo sogno, per me e per i miei genitori.”

(3ª parte – Continua)

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Written by matemauro

09-01-2009 a 22:18

Pubblicato su racconti

11 Risposte

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  1. bene ! l’affare s’ingrossa 😉

    aspetto il finalone… a sorpresa !

    h2no3

    09-01-2009 at 23:07

  2. mesà che il maggiordomo l’ha sa lungaaaaaa ciao penny

    penny46

    10-01-2009 at 00:07

  3. Mauretto produci in continuazione. Bene! Aspetto la conclusione per scaricare il racconto al completo e leggerlo in una soluzione unica.

    Nell’ attesa, ti auguro buon week end.

    Bacione
    annarita

    nereide1

    10-01-2009 at 11:27

  4. Questo racconto acchiappa… aspetto il continuo… la moglie la deve pagare!!

    LeoFandango

    10-01-2009 at 13:18


  5. Buon week end Mauro..
    un abbraccio..
    Anna..

    Angelesey

    10-01-2009 at 14:12

  6. Sono rimasto parecchio sorpreso dal suicidio. Non lo avevo programmato e per me è un colpo di scena. Continuo a sostenere la colpevolezza della moglie dal basso profilo, anche se ora qualche pensiero sul maggiordomo mi è venuto. Moglie, Ricasoli, maggiordomo…da questi tre non si scappa secondo me. I tonnarelli al cinghiale mi inducono ora a muovermi verso la cucina:) Un abbraccione e buona serata Mauro.

    hettori

    10-01-2009 at 18:49

  7. Uff….così ci tieni sulle spine…..
    Io ho un sospetto sulla moglie..chissà!
    Buon week end, a presto per la prossima, spero utima puntata….

    shantylagatta

    11-01-2009 at 00:08

  8. Mi pare che dal suicidio ci abbiano guadagnato un po’ tutti…. ma quanto prendeva il maggiordomo???? Un casa grande costa… mi sa che c’era un complotto…

    donburo

    11-01-2009 at 11:02

  9. “L’intreccio si infittisce..” ( Snoopy)

    redcats

    redcats

    11-01-2009 at 21:30

  10. Devo rileggere la prima parte.
    Sto seguendo ma escluderei i sospettati.
    Immagino, per la validità del racconto che esca fuori qualcosa di molto sorprendente.
    Belle le immagini del “Messaggero”.
    Bravo, Mauro.

    xdanisx

    12-01-2009 at 02:18

  11. Azz…il suicidio mi ha spiazzato ma allora l’affare si complica. Vado a leggere il prosieguo per vedere dove sei andato a parare. Ciao Maurè.
    Piazza zama, Tavernaccia…..ma allora è un vizio hahahahah!!!

    ozne

    13-01-2009 at 06:27


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