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Di matematica ma non soltanto…

La compagna di liceo

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diario

Alle 10 di mattina, il commissario Valcorvina entra nell’appartamento, ormai formicolante di agenti, e la vede sul letto, completamente nuda e con il volto rivolto verso il muro.

È Valeria Ralli, moglie separata di Fabrizio Crispi, il più noto gioielliere della città, nonché ex compagna di classe del commissario al liceo Cavour, nella cittadina abruzzese dov’erano nati e cresciuti. E, dopo vent’anni dalla maturità, la rivede morta, uccisa nel suo letto.

Certo, se non fosse per il nome, il commissario non l’avrebbe davvero riconosciuta. Dalla rapida occhiata che le ha dato, i cambiamenti sono notevoli. Quel corpo che ha davanti, ancora bello, è tuttavia molto più in carne di quello della compagna di classe che ricorda. I capelli sono biondi e ricci, mentre lui la rammenta con i capelli lunghi, lisci e neri come l’ebano. Gli occhi spalancati nel terrore della morte provocata sono azzurri, quando nel ricordo sono verde smeraldo. Lenti a contatto? Forse, o forse la sua scarsa memoria.

L’anatomopatologo avanza con passo lento verso il commissario e la sua voce alta lo scuote dai ricordi:

– Brutto affare, commissario, la donna è stata soffocata con un cuscino al termine di un amplesso, ma non mi pare ci sia stata violenza sessuale, era consenziente. Nessun altro segno di violenza, di nessun genere. L’omicidio dev’essere avvenuto stanotte, direi tra le ventiquattro e le tre, ma le sarò più preciso nel rapporto, dopo l’esame autoptico. Inoltre non mi sembra di aver notato tracce organiche, quindi niente esame del Dna, seppure trovaste qualcuno con cui raffrontarlo.

E si affretta a ricoprire la vittima col lenzuolo.

Nel pomeriggio, il commissario è a colloquio col giudice Alberghetti, suo amico e confidente, oltre che superiore, per fare il punto sulle indagini. Valcorvina lo guarda, togliendosi gli occhiali, e dice, con voce rotta dall’emozione:

– Pensa, Tiziano, eravamo stati al liceo insieme, per cinque anni. Era la ragazza più bella della classe, avevo pure una mezza cotta per lei. Ricordo che aveva una inclinazione per la matematica, faceva gli esercizi con la stessa facilità con cui si passava il rossetto sulle labbra. Mi ha fatto una certa impressione rivederla così.

Immagini lontane gli si affacciano alla mente: di sé, pieno di capelli neri e ricci, magro e non con la pancetta come adesso a neanche quarant’anni. Tutta colpa di quell’alimentazione all’americana, panini a pranzo, panini spesso pure a cena. Quando rientra a casa tardi, apre il frigorifero e giù, quello che trova mangia. Forse è anche colpa di quei tentennamenti con Giulia. Se la sposasse, in fondo l’ama, e invece, al momento rifiuta addirittura la convivenza. Solo che, prima o poi, Giulia lo mollerà, lei la vuole una famiglia.

Ora però è il momento di pensare a Valeria, non foss’altro che per tutti i bigliettini con le soluzioni dei problemi di matematica che in cinque anni gli ha passato. Una volta le aveva chiesto:

– Valeria, perdi un po’ di tempo e spiegami questi esercizi.

Valeria gli rispose in maniera veloce e distaccata:

– Luca, io non li so spiegare, li so risolvere e basta. Li faccio in maniera meccanica, o meglio, come se qualcuno mi dettasse le soluzioni. Piuttosto tu, che scrivi tanto bene, potresti insegnarmi a tenere un diario, per me sarebbe un amico, un confidente, ma non so mai come iniziare e se ci provo, poi, mi “intorto” subito.

Ma Luca non ci aveva mai neanche provato, le aveva soltanto dato il consiglio di leggere molto.

Il commissario continua a descrivere al giudice gli aspetti noti del caso.

– È stata sposata per dieci anni e separata da appena sei mesi. Il marito aveva un’altra donna: trent’anni, polacca, è andata a stare da lui subito dopo la separazione.

– Un altro folgorato sulla via dell’Est… – mormora Alberghetti.

– Già. Valeria l’aveva presa molto male. Aveva iniziato una battaglia economica, forse per vendetta, dal momento che si erano sposati con la separazione dei beni e finanziariamente erano cresciuti insieme. Anche lei aveva lavorato nella gioielleria del marito, occupandosi di amministrazione. Quando Fabrizio le aveva comunicato le sue intenzioni circa la separazione, Valeria si era precipitata da un avvocato di fiducia e aveva iniziato la sua battaglia.

– Hai incaricato qualcuno di indagare sugli aspetti economici della cosa?

– Ovviamente sì, anche se non mi aspetto molto da quella parte; le cose sembrano abbastanza chiare. Valeria abitava da sola, in un attico con tanto di giardino pensile. Non era andata a caccia dei mariti delle altre, ma frequentava parecchi giovani scapoli. Uno, a quanto ci ha detto sua sorella, contava forse più degli altri: l’ingegner Saverio Paolini, pare di bella presenza.

– L’avete già interrogato?

– Sì, ho incaricato Vacchetta, ma per quella notte ha un alibi di ferro. A sua sorella sono prese le doglie proprio mentre era a casa sua. Il marito era fuori città per una riunione di lavoro, così Paolini ne ha fatto le veci, assistendo la sorella e andando su e giù per il corridoio della maternità in grande agitazione, mentre il cognato tornava in aereo. Tutti lo hanno visto in ospedale, tutti lo ricordano.

– Presumo che all’interrogatorio del marito, o ex tale, ci abbia pensato tu stesso…

– Sì, un’oretta fa. Ha la mia stessa età, ma non potrebbe essere più diverso da me, almeno fisicamente. Palestrato, molto curato, sia nell’abbigliamento che nel fisico, oltre ad essere un uomo garbato; è anche troppo facile capire perché Valeria si fosse innamorata di lui.

E continua, sempre scorrendo i propri appunti:

– Mi ha riferito che non vedeva né sentiva la sua ex da mesi, perché i loro rispettivi avvocati si occupavano di tutto. Ieri è stato tutto il giorno in negozio e la sera insieme alla sua nuova compagna, Dorina, che abita in casa sua da subito dopo l’uscita di Valeria. Anzi, ha tenuto a sottolineare con malcelato orgoglio che lo renderà, per la prima volta, padre.

Peccato che al commissario Valcorvina non sia piaciuta affatto l’aria di sufficienza del bel Fabrizio, sicuro di sé, del suo portamento e del suo fascino. Che diamine, uno che sposa una donna, ci vive per dieci anni insieme, anche se poi s’innamora di un’altra, dovrebbe essere almeno dispiaciuto, se non costernato per l’omicidio di sua moglie. Riferisce anche questo al magistrato, aggiungendo:

– Pensa che mi ha detto di cercare tra i suoi "giovani amanti", se volevo trovare l’assassino!

– Come hai intenzione di procedere, Luca?

– Intanto domattina torno a casa di Valeria e la metto a soqquadro, spero di trovare qualche elemento utile.

L’indomani Valcorvina torna nell’attico. È un’abitazione ordinatissima, tutto al proprio posto, sembra che non manchi nessun gioiello, nessun quadro o altro oggetto di valore. Dunque l’omicidio non dovrebbe essere opera di un topo d’appartamento disturbato, come indicherebbe anche il rapporto sessuale consenziente.

Apre gli armadi e ai suoi occhi si presentano tantissimi vestiti, di ogni foggia e tessuto, di colori di cui non conosce neanche l’esistenza e non saprebbe come definire; per non parlare della quantità delle scarpe, poi!. Pensa a Giulia e ai suoi quattro vestiti.

Inizia a frugare nei cassetti, e trova molti quaderni pieni di cifre, tutti scritti a mano. Riconosce la sua scrittura numerica, precisissima, senza neppure uno sbaffo; numeri, numeri e solo numeri.

Riguarda tutte quelle scarpe perfettamente allineate di  tanti colori; sono a vista, ma ci sono altre scatole sullo scaffale inferiore. Le apre. Cappelli. Tanti cappelli invernali, rigidi e di lana. Molti di colore nero, molti marrone. Pensa a cosa potevano servire tanti cappelli così, tutti uguali, forse una fissazione, e poi tutti neri o marrone… boh, probabilmente un’altra mania di una persona ricca e viziata. Continua a frugare, pensando di trovare un cappello di colore diverso e invece… trova il diario.

Un diario dalla copertina azzurra, quasi infantile, pieno di una scrittura incerta, a volte tondeggiante e grande, a volte piccola e spigolosa; si chiede se possa essere di Valeria, lui di lei ricorda solo i numeri, e inizia a leggere.

È di Valeria, senza dubbio. Racconta la sua vita degli ultimi mesi, litigate furibonde col marito che la cornifica. Proseguendo nella lettura, Valcorvina trasecola. Narra di un progressivo riavvicinamento, di un rinato amore con Fabrizio in quell’ultimo mese, descritto nei minimi particolari, forse perché aveva il profumo dell’incontro clandestino.

Ancora non ne avevano dato notizia agli avvocati, ma Fabrizio ci aveva ripensato, l’amava ancora e voleva tornare con lei. Dorina, anche se incinta, non rappresentava niente. Sarebbe stata soltanto una questione di soldi, avrebbero tenuto quel bambino che assieme non avevano avuto e Dorina sarebbe stata liquidata.

Il commissario scuote lentamente la testa: e ora? Come si inquadra questo fatto con l’omicidio?

Qualche decina di minuti dopo, di nuovo a colloquio col magistrato inquirente Alberghetti, Valcorvina gli esprime le sue perplessità.

– Capisci, Tizia’, messa in questo modo, l’omicidio sembra non avere senso… L’amante “ufficiale” non è stato, il marito stava per tornare con lei…

– Ma ne siamo sicuri? Dico, che fosse questa la sua vera intenzione?

– È quello che mi sto chiedendo anch’io. Quasi quasi mi faccio un’altra chiacchierata col gioielliere…

La mattina successiva, Valcorvina è a colloquio con Crispi. Per il momento non gli dice nulla del diario, lo interroga invece più a fondo sui suoi rapporti con Valeria.

– Allora, quante volte vi siete visti o sentiti nell’ultimo mese?

– Guardi commissario, come le ho già detto, non ci siamo visti mai, ci saremo sentiti un paio di volte, non di più. Ma lei ha interrogato qualcuno dei suoi amanti?

– Senta, qui le domande le faccio io, d’accordo? E come sono state queste telefonate? Cordiali o animose?

– Direi tutto sommato cordiali. Ormai Valeria s’era resa conto che tra noi era finita, aveva fatto buon viso a cattivo gioco, se posso esprimermi così.

E come no? “Cattivo gioco”… ecco come considera i suoi tradimenti cui Valeria fa riferimento nella prima parte del diario. Valcorvina improvvisamente capisce.

In realtà Crispi poteva avere in testa un disegno diverso: se Valeria, in qualche modo, fosse scomparsa dalla faccia della terra, Fabrizio avrebbe avuto Dorina e il bimbo, e le sue finanze si sarebbero ulteriormente rimpinguate con la parte della ex moglie, senza contare che non avrebbe più dovuto passarle il corposo assegno mensile.  Bastava soltanto fare le cose a puntino. Era sicuro di poterla riavvicinare, sapeva bene quanto ancora Valeria fosse presa da lui.

Apre un cassetto, tira fuori il quaderno azzurrino e lo posa sulla scrivania, di fronte a Crispi.

– E questo? Come si spiega?

– Non so, che cos’è?

– È il diario di sua moglie.

– Un diario?

È una sua impressione, oppure il gioielliere è impallidito?

– Sì, sua moglie teneva un diario. Non lo sapeva? Legga, legga pure le ultime pagine e mi dica cosa ne pensa.

Comincia a sfogliarlo. Valcorvina vede la sua faccia cambiare colore, sarebbe certo un pessimo giocatore di poker. Improvvisamente lo ributta sul tavolo.

– Fregnacce!

– Dice?

– Non mi dirà che ha creduto a queste assurdità, commissario!

– Fino a prova contraria, sì. Lei cosa ne dice, invece?

– Dico che Valeria ha sempre avuto una fervida immaginazione, e questa ne è la riprova. Evidentemente in questa specie di diario ha voluto immaginare che io ancora la amassi…

“Fervida immaginazione?” pensa Valcorvina. A meno che non le sia nata negli ultimi anni, il commissario non ci crede proprio. “Mente pratica sì, ma immaginazione, zero!”

– Comunque, visto quest’ultimo risvolto, penso che dovremo interrogare la sua convivente, la signorina Jagulewska, lei capisce…

– Ma non c’è bisogno commissario! Le ripeto che sono tutte fandonie di una mente contorta!

“Mente contorta? Ma questo mi sta prendendo per i fondelli!” si dice fra sé e sé il poliziotto. “D’altronde lui non sa che io Valeria la conoscevo…”

– Sarà pure come dice lei, ma noi la sua compagna la dobbiamo sentire. In effetti, l’abbiamo già convocata, è di là che mi aspetta. Lei può attendere qui, signor Crispi, torno fra poco…

E, prendendo in mano il diario di Valeria, il commissario si alza. Passa nella stanza adiacente, dove lo sta aspettando Dorina Jagulewska, nata a Stettino, ma in Italia dall’età di dieci anni, emigrata insieme ai genitori nel periodo in cui l’Italia era invasa da orde di polacchi calati al seguito di papa Wojtyła.

Sedutosi davanti alla ragazza, una bionda con un bel visino, il commissario esordisce:

– Allora, signorina Jagulewska, lei conferma la sua deposizione di ieri, secondo la quale la sera dell’omicidio siete rimasti sempre in casa, lei e il signor Crispi?

– Sì certo, confermo, commissario – gli risponde la giovane, con appena un’ombra di accento slavo. – Fabrizio è venuto a casa che saranno state le otto, abbiamo cenato, visto un po’ di televisione e poi siamo andati a letto.

– Ora ascolti, le devo chiedere di altre sere… – e il commissario apre il diario di Valeria per cercare i giorni in cui la ragazza riporta di incontri con il suo ex marito. Gi capita sott’occhio una pagina nella quale Valeria riporta addirittura di un intero fine settimana passato con il marito: – Ecco, per esempio, il 14 settembre, lei ricorda se il signor Crispi ha cenato a casa?

– Il 14 settembre? Mi faccia pensare… era due giovedì fa, vero?

– Sì, esatto.

– No, Fabrizio quella sera non è venuto a casa, era a Vicenza per due giorni, alla mostra dell’oreficeria. Sa, è una mostra molto importante, con il suo lavoro non poteva certo mancare!

“E come no, certo! Guarda guarda… una mostra capitata a fagiolo…” pensa Valcorvina, mentre il viso gli si illumina dalla soddisfazione di averci azzeccato.

– Sa in quale albergo ha alloggiato, a Vicenza? – Lo chiede a lei, non volendo ancora scoprire le proprie carte col gioielliere.

– Ma no, niente albergo, abbiamo una casa, appena fuori Vicenza, Fabrizio l’ha comprata perché a Vicenza ci va spesso, sa, ci sono tre-quattro fiere l’anno…

“Di bene in meglio! Niente albergo, nessuna possibilità di controllo… Caro il mio gioielliere, ora possiamo anche giocare a carte scoperte!”

– Va bene, signorina. Per quanto riguarda lei, questo è tutto. Può andare. La ringrazio.

– S’immagini, commissario, dovere. Ma… e Fabrizio?

– Il signor Crispi rimane qui. Deve ancora chiarire qualcosina…

Dopo aver sbrigato le pratiche per il fermo giudiziario di Crispi, il commissario Valcorvina torna nell’attico, sorride a tutti quegli abiti, scarpe, cappelli, e  con aria soddisfatta dice ad alta voce:

– Valeria, sei stata tu ad averlo incastrato col diario che non sapevi scrivere… Dovevo scoprire il tuo assassino, per tutti i foglietti che mi hai passato, te lo dovevo proprio e mi dispiace se nella tua vita non hai avuto buon fiuto, se hai scelto la strada sbagliata. Sappi che il tuo caro marito non mi è piaciuto per niente da subito, troppo perfetto per essere vero; se ci fossimo rivisti prima, di sicuro ti avrei messo in guardia, ti ricordo come una bella persona…

Decide che anche a se stesso deve qualcosa: quella sera niente panini né cene raffazzonate, inviterà Giulia a cena fuori… sì, è la sera giusta per chiederle, finalmente, di venire a stare da lui.

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Written by matemauro

04-01-2009 a 11:06

Pubblicato su racconti

13 Risposte

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  1. Sai che sei quasi meglio di Lucarelli? Ma un libro? Non ci hai mai pensato???

    donburo

    04-01-2009 at 11:29

  2. Beh, direi che le altalenanti emozioni rendono il racconto “vivo”, in un susseguirsi di sospetti e alibi che ti consacrano ormai un autore di gialli. Bene bene…poi mi dici come fai a risolvere certi problemi matematici? o pure a te vengono naturali?

    tamango

    04-01-2009 at 11:31

  3. Scrivi un libro!!!!

    T3rminator

    04-01-2009 at 11:37

  4. carino ! anche se mi aspettavo un finale diverso (il diario scritto da “lui” e lasciato apposta per…)

    solo un particolare non mi torna tanto: si parla dirapporto sessuale consumato e poi nessuna traccia organica… strano !

    comunque, complimenti !

    h2no3

    04-01-2009 at 11:54


  5. Buona domenica carissimo..
    bacioni..
    Anna..

    Angelesey

    04-01-2009 at 15:51

  6. Però…hai una mente sufficientemente “criminale” – :-))))))- per essere un ottimo scrittore di gialli: ci hai mai fatto un pensierino?

    miettapuntox

    04-01-2009 at 18:07

  7. Veramente ben congegnato! Tra l’altro concentrare un giallo in breve spazio quale quello concesso dal racconto, non è cosa da poco!
    Buona Domenica SuperMauro!

    esserinoebalena

    04-01-2009 at 18:32

  8. Anche io come h2no3 noto che non si fa l’esame del DNA su materiale organico dopo una presumibile presenza di liquido seminale…
    La storia ha un risvolto personale molto tenero, per chi si trova a dover “rendere giustizia” ad una ex compagna generosa di cui ci si è cotti del tutto…diciamolo.
    La signorina Dorina è quindi una papa girl?
    Lieta per Giulia, che dovrebbe aver già accoppato il solerte e bravissimo commissario e spiacente per la polacca, che diventerà una ragazza madre, ma sarà perdonata con apposito confessore!
    Carino, anzi decisamente bello, Mauro. Bravo!
    sabina

    xdanisx

    05-01-2009 at 00:09

  9. O luce grande e immensa di mi vida,
    fiora che ne pas appassisce, da?
    Stesso sguardo e stesso portamento fiero, da?
    Quando lezioni riprendi con me di ceco? Torno ora da madre grande russia…dimenticato italiano ma non te,Snti, mi senti? BRavo giallo, non sindrome cinese? T’amo di più!!!!

    averete

    05-01-2009 at 01:45

  10. Perfetto. Anche se io avrei arrestao pure la polacca, la Jacul.. Jaculova, lì. E già. In manette pure lei. Cavoli.
    Bravo Prof, bravo davvero.

    elenamaria

    05-01-2009 at 18:08

  11. Liceo Cavour? Coincidenza o lapsus froidiano? Ciao Maurè.

    ozne

    06-01-2009 at 00:14

  12. Sei sempre all’altezza… Bravo, Giulia

    giuba47

    06-01-2009 at 18:19

  13. dialoghi sempre brillantissimi.

    ofvalley

    10-01-2009 at 09:30


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