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Di matematica ma non soltanto…

Un alibi… di noce!

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cuore1

Il commissario Valcorvina era fissato che a uccidere lo strozzino Mimmo Caccavale fosse stato Pino Galluzzo. Ma quest’ultimo aveva un alibi di ferro, uno di quelli che nessun investigatore, manco Sherlock Holmes, può mai distruggere, manco con le cannonate.

”Movente, occasione, arma… tutto c’era, tutto!” continuava a ripetere al mondo intero Valcorvina.

In effetti, tra Caccavale e Galluzzo, o, meglio, tra Mimmo e Pino, c’erano state camurrìe che risalivano a quando erano ambedue picciotti. Mimmo aveva soffiato la ragazza a Pino, l’aveva "compromessa" e non se l’era manco sposata. E Pino passava per il paese come il cornuto di turno, mentre Mimmo continuava a sfotterlo con gli amici.

Ma questo fatto, in fin dei conti, era niente, ragazzate; i rancori grossi vennero fuori negli anni successivi. Diventati grandi, Pino aprì un negozio di calzature e Mimmo entrò, a sua volta, in affari, ma come prestasoldi a usura. Come succede a molti commercianti, improvvisamente Pino si trovò in ristrettezze e dovette ricorrere, per sua disgrazia, a un prestasoldi. Non certo a Mimmo, con il quale, com’è ovvio, neppure si salutava, ma a Pippo Ingroia, che era uno strozzino sì, ma di una categoria assai particolare. Figuratevi che chiedeva interessi di poco superiori a quelli delle banche, non pretendeva garanzie e, soprattutto, non ne sollecitava la restituzione, anzi concedeva ampio respiro al debitore. Veniva da famiglia agiata e, come diceva lui stesso, lo faceva quasi per hobby.

I picciuli nu’ m’interessunu. Mi piaci iutari i cristiani… sosteneva, sinceramente compiaciuto.

Ingroia prestò a Pino dapprima cinquemila euro e poi altri cinquemila, facendosi firmare delle cambiali che rimasero nel cassetto del trumò per anni. Poi, un giorno, dopo che la notte gli era venuto in sogno san Francesco d’Assisi, Pippo fu preso da un’improvvisa crisi mistica, che lo fece ritirare in convento per il resto dei suoi anni. Prima di abbandonare il mondo secolare, però, provvedette a cedere la sua avviata attività. Vendette, o, per meglio dire, svendette, le cambiali di cui era in possesso e regalò il ricavato ai poveri.

Tra coloro che acquistarono gli effetti c’era anche (figuratevi un po’…) Mimmo Caccavale. A questi non parve vero di trovarsi tra le mani i "pagherò" scaduti di Pino Galluzzo! Gli richiese subito la restituzione del prestito. Pino non aveva il denaro e firmò altre cambiali e poi altre ancora, con interessi esosi, fino ad arrivare a cifre insostenibili. Per liberarsi del debito e della presenza di Mimmo, che gli stava appiccicato come un segugio alla lepre, Pino fu costretto a vendere il negozio, riducendosi (a cinquant’anni suonati) a svolgere lavoretti saltuari e a vivere sulle spalle dei tre figli.

Ma la storia non è finita qui, non ancora. Si sa che le vicende di Capuleti e Montecchi avvengono anche nella vita reale, oltre che nelle commedie del sommo bardo di Stratford; e non solo a Verona, ma anche in quella profonda Sicilia dove si muovevano i protagonisti della nostra storia.

Salvo, il figlio minore di Pino, conobbe Caterina, la figlia di Mimmo: i giovani s’innamorarono e si fidanzarono di nascosto del padre di lei. Ma un certo giorno Mimmo ne venne a conoscenza… Scatenò un’iradiddio.

– Non farìa mai maritari a me figghia cu ‘nu muttazzu ‘i fami, figghiu du ‘nu muttazzu ‘i fami! – Sbraitò, e lo sbraitò in pubblico. – Chiuttosto, monica ‘a fazzu fari, oppuru ‘nto collegiu ‘nta Svizzira ‘a mannu! – Soggiunse, imbestialito.

Al vostro umile scrivano, come a tutti i paesani, è ignoto cosa accadde alla figlia. Certo è che Caterina fu allontanata dal paese e non se ne seppe più nulla. Il risultato? Salvo cadde in una profonda depressione, non sapeva più dove sbattere la testa. Tentò tre volte il suicidio e, al terzo tentativo, meschineddu, ci riuscì. E pensate che Mimmo ebbe addirittura la faccia tosta di andare al funerale… Lì Pino perse definitivamente la trebisonda. Lo scacciò via, rincorrendolo per i viali del cimitero e urlandogli dietro:

– Assassinu, tu mu ‘mmazzasti! – Aggiungendo poi: – Cacchi ghionnu ti scippu ‘u cori e a spizzateddu mu manciu!

– Se non è minaccia questa! – Affermò enfaticamente il commissario Valcorvina, a colloquio con il magistrato istruttore, dottor Tiziano Alberghetti.

– Ma dài, Luca, è solo un modo di dire – minimizzò Alberghetti, che pure se era nato e cresciuto a Parma, qualcosa dei modi di dire isolani l’aveva appresa.

– Si vede che non hai letto attentamente il risultato dell’autopsia – ribatté il commissario.

Per compiacerlo, Alberghetti lo prese in mano e lesse:

– Ecco qua: "Sul cadavere si riscontra, sul lato sinistro dello sterno, un vasto squarcio, con margini irregolari e frastagliati, presumibilmente utilizzato dall’assassino o da altri per prelevare l’organo cardiaco, non presente in loco; detto organo non è stato reperito…"

E Valcorvina:

– Non è stato reperito perché l’assassino se l’è portato via.

– Sì. Per farselo a spizzateddu… – ironizzò il magistrato. – Questa strada non porta da nessuna parte, caro Luca. Con il suo mestiere, Caccavale s’era fatto talmente tanti nemici che, senza esagerare, mezza Sicilia lo voleva morto. E poi, dài! La tua tesi non sta in piedi…

– Ci sono i testimoni. Quattro. – Insistette Valcorvina, testardo come tutti i montanari. Sfogliò i suoi appunti e cominciò a leggere:

– I quattro testimoni abitano nella stessa palazzina dove viveva Caccavale e sono stati tutti concordi nel rilasciare dichiarazioni simili. Te ne leggo una, tanto le altre sono copia carbone. Senti: "Rincasammo verso le dieci di sera dopo la solita partita a carte al bar all’angolo. Incontrammo sull’uscio il signor Caccavale Domenico, detto Mimmo, che cercava le chiavi per aprire. Io le tenevo già in mano e mi feci avanti. All’improvviso sopraggiunse un uomo che si parò dinnanzi al Caccavale gridandogli ‘Mi manna me figghiu!’, colpendolo ripetutamente e con violenza al centro del petto. Il Caccavale gettò un grido e cadde per terra: gli usciva sangue a fiotti da una grossa ferita al torace. Mentre noi ci chinavamo per dargli soccorso, l’uomo sparì. Non vedemmo la direzione che prese, perché indaffarati con il ferito, ma lo riconoscemmo, in quanto persona a noi nota. L’uomo era Galluzzo Giuseppe detto Pino." Non ti sembra che basti?

– I tuoi testimoni non sono attendibili – ribatté Alberghetti.

– Quattro testimoni, quattro!, non sarebbero attendibili?

– Non sarebbe il primo caso, dài, lo sai bene anche tu. Esiste tutta un’ampia letteratura sulle testimonianze, non dico false, ma quantomeno indotte da suggestioni… – cercò di spiegare il magistrato, il quale cominciava a perdere la pazienza. Conosceva da anni il commissario Valcorvina e lo stimava professionalmente. Non voleva contrariarlo, ma quella discussione gli sembrava assurda, e perciò tentò di troncarla.

– Lo capisci che quei quattro non possono avere visto a Galluzzo? Quello ha un alibi di ferro!

Definirlo di ferro era eufemistico. Nel momento in cui era avvenuto il delitto, Pino Galluzzo era morto. Già: sistemato nella cassa, con tanto di fiori e ceri intorno. Si sentì male subito dopo cena: un forte dolore al petto con sudorazione intensa. La moglie chiamò un’ambulanza che lo trasportò in ospedale. Lì, però, non ci furono santi, né interventi medici che gli potessero salvare la vita.

– L’abbiamo perduto – disse istrionescamente il dottore del pronto soccorso, che s’atteggiava un po’ come uno di ER Medici in prima linea, dopo avere provato il massaggio cardiaco e la stimolazione elettrica.

Dopodiché Pino Galluzzo venne trasferito nella camera mortuaria dell’ospedale e lì messo dentro una bella bara di noce intarsiato.

Questo io lo so bene, perché la moglie di Pino Galluzzo si rivolse alla mia agenzia di onoranze funebri. Pratichiamo prezzi ragionevoli, con dilazione nei pagamenti e, se avete bisogno di noi, ci trovate sulle pagine gialle, alla voce Onoranze funebri.

Perciò, altro che alibi di ferro!

– Allora, non hai intenzione di procedere? – domandò Valcorvina.

– Contro chi? Contro un cadavere? – Scherzò Alberghetti. – Vogliamo farci ridere dietro da tutta la nazione?

– Pe’ carità, Tizia’! E se volevo far ridere, facevo l’attore comico, invece del poliziotto – cedette Valcorvina. – Io però il caso lo tengo aperto – concluse, mestamente ma orgogliosamente.

E dunque il caso rimase aperto e insoluto, anche se il commissario Valcorvina restò sempre dell’opinione che a uccidere Caccavale Domenico fosse stato il defunto Galluzzo Giuseppe.

Io, per parte mia, non posso dargli torto, ma manco ragione. So soltanto che, quando tornai nella camera mortuaria dell’ospedale per chiudere la cassa, notai che il catafero aveva sul volto uno strano sorriso di soddisfazione e le sue labbra sembravano sporche di un liquido rossastro. Mi meravigliai, inoltre, perché aveva le mani unite e poggiate sopra l’addome, mentre io stesso gliel’avevo sistemate belle incrociate sul petto, com’è usanza. Cercai di spostarle, ma senza riuscirci, perché già era sopravvenuto il rigor mortis. Ma non potei fare a meno di notare tra le sue mani un pezzo di carne sanguinolenta. Non m’intendo molto di anatomia, ma certi organi, date retta a me, che un pochino me n’intendo, si riconoscono… quello giurerei proprio che si trattava di un pezzo di cuore umano.

Il commissario Valcorvina non ne sa nulla, e io mi guardai bene dal presentarmi come testimone: perché certe cose è meglio non vederle e non saperle. E se ciò che ho scritto equivale a sapere… iò nenti scrissi!

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Written by matemauro

30-12-2008 a 13:32

Pubblicato su racconti

33 Risposte

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  1. romanticaperla

    30-12-2008 at 13:38

  2. Aspettando l’anno nuovo vi mando un bacino a tutti gli amici;)

    ceglieterrestre

    30-12-2008 at 13:53

  3. agghiacciante!!!

    T3rminator

    30-12-2008 at 15:39

  4. Non ho tempo ora per leggerti, ma ti faccio t anti tanti auguri ancora!!!! Redcats e Raspy

    redcats

    30-12-2008 at 21:29

  5. GRAZIE 😉

    SatyaShade

    31-12-2008 at 00:25

  6. Tantissimi auguri a te e famiglia..
    Un abbraccione..
    Anna..

    Angelesey

    31-12-2008 at 09:52

  7. CIAO ma a te Stephen King, te fa na’ pippppppppa ma nun’ dovevamo essè tutti boni a natale””””’ auguri un abbraccio penny

    penny46

    31-12-2008 at 12:05

  8. Ultimo applauso del 2009….clap clap clap

    I picciuli….
    sto guardando il Capo dei Capi… e e Riina chiama sempre i soldi… picciuli!!!!

    Ancora un abbraccione e un augurio di buon 2009….!

    mircomirco

    31-12-2008 at 12:06

  9. Proprio un alibi di noce… ma ne siamo veramente sicuri…???? Alla prossima puntata credo… Intanto un sincero augurio buon 2009!!!!

    donburo

    31-12-2008 at 12:30

  10. Mauro, il tuo racconto è delizioso! Anche il siciliano padroneggi!
    PS. Continuo ad avere difficoltà ad aprire la finestra dei commenti. Spero che sia una “patologia” transitoria. Buon Anno!

    miettapuntox

    31-12-2008 at 13:02

  11. grazie degli auguri
    buon 2009 anche a te
    (ora vado a leggere l’alibi di noce)

    yetbutaname

    31-12-2008 at 13:52

  12. e grazie del racconto
    m’ha strappato un sorriso

    yetbutaname

    31-12-2008 at 13:58

  13. Minchia, signor tenente, ma parli proprio come un picciotto forte del motto:non parlo, non vedo, non sento. Però scrivi e scrivi pure bene hahahahahah!!! Ciao Maurè, tanti auguri per l’anno nuovo.
    Enzo

    ozne

    31-12-2008 at 14:39


  14. Se si pensa a quello che sta succedendo in certi stati, dovrei buttare questo mio scritto, ma desidero lasciarlo come augurio di un futuro migliore per tutti. Un caro saluto, un sereno anno nuovo.

    Viva la vita

    Ho lasciato il 2008
    alle mie spalle.
    Con giorni belli
    e giorni amari.
    Ormai sono passati
    sono andati via
    non torneranno più.
    Io di loro non ho più paura.
    Guardo avanti
    ci saranno altre lotte
    ci saranno tante gioie.
    Bisogna lottare
    bisogna sperare
    dobbiamo pregare.
    La vita è bella
    la dobbiamo amare.
    franca bassi

    ceglieterrestre

    31-12-2008 at 15:08

  15. augurissimi x un grande 2009 stefano

    stefanomassa

    31-12-2008 at 16:01

  16. un 2009 per te con la stessa carica che dimostri.
    Auguroni:-))

    sonofuorimoda

    31-12-2008 at 16:08

  17. Eccoci Mitico! Abbiamo gradito tantissimo gli auguri in versi. Riusciamo in tempo in tempo a fare gli auguri agli amici perché mozzilla andava in tilt cliccando sul pop up dei commenti,poi, per fortuna,mio fratello ha sistemato il tutto
    Dani (voce umana del Rotolo) a nome di tutti

    esserinoebalena

    31-12-2008 at 16:09

  18. sempre in forma, Mauro,
    con una mente brillante e produttiva.
    Auguroni
    e abbracci

    fiorirosa

    31-12-2008 at 16:11

  19. Miiiiiiiiii, bonu ti cumpotti, vita longa cussì t’assicuri, unni nui chiddi chi parrunu assai c’aceddu ‘nta bucca morunu!

    Il mio abbraccio per augurarti un “Buon 2009” felice.Con affetto, Tamango!

    tamango

    31-12-2008 at 16:13

  20. Luna d’argento con stelle dorate, gnomi, folletti e fatine incantate. Una pioggia di auguri e un pensiero fatato per un fine anno da togliere il fiato.

    🙂
    vany

    romanticaperla

    31-12-2008 at 16:19

  21. Scrivi sempre molto bene… Un buon 2009, Giulia

    giuba47

    31-12-2008 at 16:45

  22. utilizzo questo tuo racconto per farti gli auguri Mauro…..

    Francesco071966

    31-12-2008 at 17:21

  23. Mauro sei un grande! Solo questo. Buon 2009 a te e a tutti i tuoi affetti:) Un grande abbraccio,

    hettori

    31-12-2008 at 17:47

  24. avguri maurone!! E domani pghaccio 1 (un) post… di cuellij…!!! 🙂

    phederpher

    31-12-2008 at 18:45

  25. bello il cuore a puzzle.. 🙂
    ancora auguri!!

    giovanotta

    31-12-2008 at 19:39

  26. Tanti auguri di buon anno!!!

    T3rminator

    31-12-2008 at 21:23

  27. Sereno 2009!

    pitunpi

    31-12-2008 at 22:32

  28. Un bel racconto. Molto particolare la trama e il finale ha dell’incredibile…eppure ci sono sorrisi di sfottò.
    Sei molto bravo nel trovare dialoghi e linguaggio idoneo al contesto in cui fai muovere e schiattare i personaggi.
    C’è persino un briciolo di comprensione, nonostante l’accanimento.
    Ti abbraccio.
    s.

    xdanisx

    01-01-2009 at 04:25

  29. Mi faresti un giallo dove fanno secco Topolino???? per favore, non lo sopporto, ti prego, …….
    ;D

    Bacissimi
    laurè

    aironedistelle

    01-01-2009 at 11:15

  30. Più che un giallo è una gothic novel al sole siculo! Dialoghi sempre brillantissimi, ritmo e asciuttezza. Un’unica svista, non so: hai ripetuto “manco” due volte nella prima frase dell’incipit….
    ;-P
    (Buon anno!!!)

    ofvalley

    01-01-2009 at 11:53

  31. Hai colpito ancora una volta!!!!
    Buon anno!!! Redcats

    redcats

    01-01-2009 at 12:35

  32. buon anno mauro, …però che finale il tuo giallo, vendetta e giustizia…..

    lateresa

    02-01-2009 at 12:28


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