matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Lo chef

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capriolo

Dunque, vediamo un po’ che dice il ricettario: aggiungere un po’ di pepe… far evaporare un bicchiere di vino rosso robusto, preferibilmente Barolo… far cuocere il tutto a fuoco lento… a cottura quasi ultimata unire due cucchiaini di cacao… Penso proprio che verrà fuori un piatto indimenticabile!

Beh, è meglio che proceda, perché sono le cinque e Mario arriva alle otto. Mario, lui, che è puntuale peggio di un cronometro svizzero. Se non trova la tavola apparecchiata all’ora prevista, con il piatto già servito, è capace di farmi una delle sue sceneggiate sull’importanza del rispetto dei tempi e magari anche dimenticarsi di mangiare. Eh no, perché lui deve mangiare, deve rendere onore al mio manicaretto, lui per primo.

Accendo la luce, perché ormai è sera e quella maledetta pendola che mi ha regalato Lisa segna già le sei; che sia già cotta? Meglio alzare un po’ il fuoco; la tavola è già apparecchiata, con il servizio buono, le posate d’argento e i bicchieri di cristallo. Bene, è cotta, penso che mi riposerò un po’, magari faccio un sonnellino.

Che casino! La pendola che suona le sette e mezza e io che mi risveglio appena in tempo. Gli ultimi preparativi e sono le otto: il campanello trilla. Mario ha spaccato ancora il secondo. Nella sua precisione è di una monotonia incredibile, come i suoi romanzi gialli, dove tutto è perfetto, dove gli incastri collimano, senza alcuna sbavatura.

– Caro Mario, accomodati.

– Ciao Maurizio, eccomi qui, pronto a fare da cavia per questa tua nuova passione: la culinaria. Arte nobile, che trasforma gli alimenti in prelibatezze per il palato. Spero che sia così anche questa sera, o no? Che hai preparato di buono?

– Una sciocchezzuola: il capriolo in salmì.

– Caspita, e la chiami una sciocchezzuola! Dal profumo che sento, direi che è un’opera d’arte, al pari di una natura morta dipinta da un grande pittore.

– Morta è morta, la capriola, perché di esemplare femmina si tratta: il regalo di un amico cacciatore, di ritorno da una battuta in Tirolo. Dài, siediti, anzi sediamoci. Prepariamo i nostri sensi alla sublime estasi di un piatto unico, come mai hai mangiato e come di certo mai più mangerai.

– Non metto in dubbio, Maurizio, ma non esagerare: la carne di capriolo viene venduta anche al supermercato.

– Vero, ma quella è congelata, mentre invece questa è fresca, ma che dico, freschissima! Appena un paio di giorni di frollatura, con tutti gli aromi e il vino rosso a togliere il sapore di selvatico e ad ammorbidire la carne…

Lo osservo con attenzione, mentre con la forchetta prende dal piatto un pezzetto di polpa, lo porta alla bocca e inizia la masticazione. Sembra che mastichi una gomma americana. È nota la sua mania igienista, con le famose trentatré masticate per ogni boccone; le mascelle quasi dondolano ritmicamente, poi inizia a deglutire e finalmente, quando il cibo è sceso nel suo stomaco, mi guarda con occhi luccicanti e mormora:

– Maurizio! Squisito, semplicemente squisito! No, squisito è poco, meglio… divino. Se ti decidessi a fare lo chef, avresti di fronte una grande carriera. Ma tu non mangi?

– Non ho fame; ho fatto tanti di quegli assaggi durante la cottura che ho già lo stomaco pieno.

– Ti è venuta questa passione perché Lisa se n’è andata, vero?

– In parte sì…

– Non voglio risvegliare certi ricordi, ma dimmi… è vero che è scappata in India con un guru?

– Se n’è andata. Non penso che tornerà più; che sia con un guru o con uno sherpa poco mi importa.

– Una gran bella donna, Maurizio, devi ammetterlo; un fisico da top model, gambe dritte e snelle, seno ben tornito… Oh, scusami, non volevo…

– No, no, fa’ pure: è la verità… Però è vero anche che era insopportabile; nella nostra convivenza di due anni erano più le volte che stava fuori casa che quelle…

– Lavorava, Maurizio, faceva servizi fotografici; mica potevi pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca.

– Tu quando l’hai vista l’ultima volta?

– L’ultima volta? Ma che dici? Io l’ho vista una sola volta, qui a casa tua, quando hai dato la festa per il suo compleanno.

-Ah già, ricordo… Sì, ricordo tua moglie che si è incazzata perché sei stato a parlare con Lisa tutta la sera.

– Mi aveva chiesto del mio ultimo giallo e non ho potuto essere scortese.

– Già, già… ma dài, continua a mangiare: non voglio vederti andar via affamato.

– Posso prendere un’altra porzione?

– Puoi? Devi, dài;  è un piacere vederti mangiare.

E ricomincia i suoi esercizi masticatori, che temo faranno protrarre la cena fino alla mezza. Ma che importa andare tardi a letto, quando il proprio lavoro viene gratificato in modo così evidente?

– Senti, Maurizio, vuoi che fra un boccone e l’altro… ma che bocconi piccoli che hai fatto!

– Solo perché la cottura venisse meglio.

– Sì, vero. Dicevo, vuoi che ti parli del giallo che sto scrivendo, o la cosa ti dà fastidio?

– Ascolterò volentieri.

– Mi sono messo in testa di scrivere una storia su un delitto perfetto.

– Ma dài, lo sai che non esiste il delitto perfetto…

– Esiste, esiste, purché l’assassino sia preparato e intelligente, molto intelligente.

– Non potrei essere io, allora.

– No. E non perché tu non sia intelligente, tutt’altro! È che ti manca la preparazione, la freddezza, la capacità di vedere ogni azione in tutte le sue sfaccettature, in tutti i suoi risvolti.

– Consolante.

– Torniamo al dunque: la cosa principale da tenere a mente è che il cadavere non deve mai essere ritrovato, perché senza cadavere ci può essere solo la presunzione dell’omicidio, e non la certezza, con tutte le implicazioni giuridiche che la circostanza comporta.

– Interessante.

– La sparizione della vittima senza che ne rimanga traccia è fondamentale, quindi. Concordi?

– Per quel che posso capire, penso di sì.

E fra un boccone e l’altro continua con le sue elucubrazioni, alle quali replico, ormai vinto dalla noia e dalla stanchezza, con monosillabi di assenso.

Sono già passate le undici e il mio commensale ha quasi consumato del tutto il mio capolavoro di cuoco; le parole, il vino, il cibo ingurgitato gli hanno rallentato i riflessi. Nella sua mania igienista comincia a perdere colpi: ormai le masticazioni per ogni boccone si sono ridotte a una decina. Si è letteralmente ingozzato ed è solo con supremo sforzo che completa l’opera.

Mi guarda con occhi intontiti e bofonchia:

– Maurizio, che mangiata; la ricorderò tutta la vita.

– Che ne dici, Mario, di un bicchierino, un digestivo?

– Dico che è un’ottima idea.

Gli verso un bel bicchiere di limoncello fatto in casa e decido che è opportuno che pure io partecipi alla bevuta.

– Buono, buono, anche questo limoncello, degna conclusione di una cena a caratteri tutti maiuscoli. E a proposito di bontà, scusami Maurizio se torno in argomento, ma Lisa avrà  pure i suoi difetti, ma non puoi negare che è buona e anche generosa. Per quel che ne so, è sempre stata molto disponibile e non ha mai negato un piacere a nessuno.

– Di tutta questa bontà non mi sono mai accorto. Quanto alla considerazione sulla sua totale disponibilità penso sia un fatto pienamente acclarato…

– Lo dici come se fosse un aspetto negativo.

– Credi che non sappia di tutte le volte che mi ha cornificato? Sì, perché in questo consisteva il suo essere disponibile…

– A me non risulta, ma anche se fosse? Devi capire l’ambiente in cui lavorava, dove le belle donne (e Lisa è stupenda) è più facile che cadano in tentazione…

– Forse, ma l’aver saputo di non essere il solo non ha giovato certo al nostro rapporto.

– Considera però che ha giocato a tuo sfavore anche la differenza di età: tu sessantacinque, lei venticinque… Troppa, troppi quarant’anni di differenza, e con le voglie che può avere una giovane donna, piena di vita come lei, è naturale che accadano certe cose.

Lo osservo attentamente: i capelli cominciano a imbiancarsi, le rughe gli segnano i bordi degli occhi; anche lui non è più giovane con i suoi cinquantacinque anni, ma questo non ha impedito a Lisa di portarselo a letto. Per lei gli uomini sono sempre stati oggetti con cui trastullarsi e nulla più; è triste ammetterlo, ma per un po’ ho provato anche io piacere a essere uno di questi oggetti. Poi ho commesso l’errore di innamorarmi e alla mia età è proprio imperdonabile, perché allora subentra una gelosia tenace, un desiderio di possesso che supera ogni immaginazione.

– Maurizio, non prendertela; ci sono donne che hanno sempre bisogno di novità, e Lisa è una di queste; adesso le è venuta la mania della reincarnazione ed è andata in India con il guru; lì farà due o tre mesi di meditazione, poi si stancherà; vedrai che torna e starete di nuovo insieme.

– Vedremo…

È arrivato il momento del commiato; Mario si alza a fatica e quasi barcollando raggiunge la porta, poi sull’uscio si ferma un attimo, mi guarda e mi dice con voce impastata:

– Grazie per la splendida cena; domani ne parlerò agli altri amici e non avrò nessuna difficoltà nel magnificare le tue eccelse doti culinarie. Buona notte.

– Buona notte.

Richiudo la porta e vado in salotto. Mi accomodo sul divano, mi accendo un avana e chiudo gli occhi, ma non dormo, penso.

Sono trascorsi solo tre giorni da quando Lisa se n’è “andata” con il guru; quest’idea della meditazione l’aveva messa in giro da un mese e io ne ho approfittato.

Tutto, potevo sopportare: i tradimenti nel nostro stesso letto, l’alleggerimento del mio conto in banca, il suo sguardo sprezzante quando non riuscivo a soddisfare la sua insaziabile voglia di sesso, ma che si fosse messa in testa di abbandonarmi con quello straccione, all’apparenza tutto spiritualità e meditazione, ma nella sostanza la malvagità in persona, questo no, proprio non potevo tollerarlo. E quando, casualmente, sono venuto a conoscenza di ciò che avevano in mente, mi s’è accesa una lampadina nel cervello e mi sono ribellato.

Sì, perché quei due sciagurati avevano architettato un piano diabolico: sapendo del testamento che avevo fatto a favore di Lisa, avevano pensato di sopprimermi, simulando un banale incidente: una caduta dalle scale, non certo strana per uno come me, claudicante da anni per i postumi di una frattura mal saldata.

Avrei potuto denunciarli, perché qualche elemento di prova c’era, come una telefonata che avevo registrato e durante la quale era stato definitivamente messo a punto il piano architettato. Non l’ho fatto, però, perché quella troia se la sarebbe cavata troppo a buon mercato: un paio d’anni di galera e poi sarebbe uscita a rovinare qualcun altro. No, troppo comodo: dovevano pagare ambedue.

Secondo Mario non sarei capace di un delitto perfetto, perché mi manca la preparazione. Invece si sbaglia, e di grosso.

Quando si passano giorni e notti a pensare, a considerare tutte le possibili variabili, gli elementi a favore e a sfavore, ci si prepara quasi come un professionista. Ho individuato subito il problema maggiore, sottolineato anche dall’amico giallista: il mancato rinvenimento dei corpi. Ho esaminato tante ipotesi, tante soluzioni e poi, sempre più convinto che anche i suoi numerosi amanti, tutti amici miei peraltro, avrebbero dovuto pagare, ho avuto un lampo di genio.

Tre giorni fa, prima che scattasse il loro piano, ho dato corso al mio. Ho versato una dose abbondante di sonnifero nel cognac che amavano centellinare dopo l’ennesimo rapporto sessuale; quando sono ritornato a casa, li ho trovati nudi nel letto. Dormivano come angioletti.

Con fatica li ho portati giù in cantina, già attrezzata allo scopo, con teli di plastica che ricoprivano tutte le pareti, il soffitto e il pavimento. Li ho distesi su due tavolacci, li ho legati ben bene. Senza imbavagliarli, perché già assaporavo le loro urla di terrore, le loro invocazioni di pietà, di aiuto. Del tutto inutili, la villetta è in campagna, la casa più vicina è a circa due chilometri e la strada provinciale, pure poco frequentata, dista qualche centinaio di metri.

Ho acceso tutte le luci e ho iniziato il mio piacevolissimo lavoro. Con il martello pesante da fabbro che mi ha lasciato il nonno, ho cominciato a spezzare le ossa, prima quelle delle gambe, poi quelle delle braccia. Si sono risvegliati subito, un po’ intontiti sì, ma il dolore è più forte di qualsiasi sonnifero.

Ascoltare i loro lamenti, le loro urla è stata musica divina per le mie orecchie; poi ho cominciato con la sega da falegname, sempre alternandomi tra l’una e l’altro, in modo che la razione punitiva fosse equamente distribuita; il guru, che diceva che con la sua meditazione poteva non provare dolore, dopo che gli ho reciso le gambe ha lanciato un urlo terrificante, ha strabuzzato gli occhi ed è schiattato. Lisa ha resistito di più e, dopo le gambe, è stato necessario il taglio delle braccia perché potesse esalare l’ultimo respiro.

Ho lavorato tutta la notte, ho spolpato i corpi ben bene e la carne, tagliata a piccoli pezzi, l’ho messa a frollare in una grossa tinozza già riempita di vino rosso aromatizzato con alloro, timo, maggiorana, origano, rosmarino, aglio, cipolla, carota, scalogno, pepe in grani, bacche di ginepro e chiodi di garofano; le ossa, le teste e la pelle si sono sciolte in un paio d’ore nella vasca di acido muriatico che avevo preparato nella vecchia stalla.

Poi ho dovuto sistemare la cantina, bruciare i teli di plastica, i loro vestiti, i miei, i due tavolacci, e solo a mezzogiorno, stanchissimo, ma soddisfatto, ho potuto buttarmi sul letto e chiudere gli occhi per il meritato riposo.

Mi sono risvegliato che era già sera e ho telefonato a Mario, per invitarlo alla cena della sera successiva, quella appena conclusa con il manicaretto di capriola. Per il capriolo maschio c’è tempo e del resto nel mio progetto sono previste una ventina di cene…

Quasi scoppiavo a ridere quando Mario ha detto che Lisa era buona! Sì, per lui, che se l’era scopata, era buona da viva… e da morta. Solo che lo sapesse, creperebbe di nausea, ma non lo saprà mai, anzi starà per un po’ di tempo a sperare che lei ritorni…

Vediamo chi è il prossimo: ah, Gianni, l’istruttore della palestra; domani mattina gli telefono e questa volta vedrò di cucinare in altro modo la capriola. Anzi no, meglio che continui con la ricetta di questa sera, visto il successo.

Sono quasi tentato di assaggiare la mia prelibatezza.. ma non ci proverò mai, perché se lo facessi e mi rimanesse sullo stomaco…?

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Written by matemauro

14-12-2008 a 23:48

Pubblicato su racconti

13 Risposte

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  1. Questa è pura concorrenza ai gialli di Mauro. Attenzione sir Biss che poi ti scrive una poesia in romanesco come ha fatto con targhina. A parte gli scherzi, bel racconto, scritto bene, e con finale macabro a sorpresa. A quando il prossimo, caro Flavio?
    Enzo

    ozne

    15-12-2008 at 01:48


  2. Oh Mauro ma scrivi proprio bene..
    Finale da brivido mamma mia…
    Buon inizio settimana.
    un abbraccione..
    Anna..

    Angelesey

    15-12-2008 at 14:37


  3. Oh Mauro ma scrivi proprio bene..
    Finale da brivido mamma mia…
    Buon inizio settimana.
    un abbraccione..
    Anna..

    Angelesey

    15-12-2008 at 14:37

  4. Gustoso! 😉

    czedyo

    15-12-2008 at 16:18

  5. Ma tu guarda che razza di amico rimbambito vi siete accollati. meglio così sapete bene con chi avete a che fare e in futuro non potrete dire che non vi avevo avvisato.
    A quando il prossimo giallo? Adesso comincio a prenderci gusto.
    Ciao, con amicizia, Enzo.

    ozne

    15-12-2008 at 16:34

  6. One more, please.

    chichita

    15-12-2008 at 20:55

  7. Arghhhh…alla fine il racconto mi ha fregato il commento:) Volevo dirlo anche io che Lisa era “bona” in ogni caso ahahah perchè qualcosa avevo intuito. Chi va a mangiare dallo chef per Natale è fortunato…”capriolo maschio” a lor signori! Mi ha colpito molto anche il particolare delle 33 masticate per boccone di Maurizio. Arriva a buttarlo giù che il cibo è già digerito. Ottimo Mauro Piadi!!! Un abbraccione e buona serata.

    hettori

    15-12-2008 at 21:14

  8. ciao. ma non so che dire, un pò macabro, non è che ti sono rimaste le polpette della cena sullo stomaco? oggi co’ sta’ pioggia ero un pò giù, mai dato una tirata su, che non te dico. che è un racconto per la buona notte ahhhhhhh. ciao abbraccione penny

    penny46

    15-12-2008 at 22:11

  9. brrr…

    fiorirosa

    16-12-2008 at 00:28

  10. eh eh eh!
    (buon lettore di dahl, vedo)

    gattarandagia

    16-12-2008 at 06:29

  11. A Maurè se m’inviti a cena, nun vengo!!!!

    Targhina

    16-12-2008 at 18:53

  12. Vedi che le ragazze giovani i guai li creano e finiscono in salmì…dai quarant’anni sono troppi…
    Molto nuar, davvero.
    Ciao, Mauro.
    sab.

    xdanisx

    18-12-2008 at 03:36

  13. Diamine, Mauro, la Cianciulli era appena una principiante

    Comunque, se mai dovessimo incontrarci… tu e io solo un bicchierino al bar, vero?

    Dài che scherzo: sei proprio bravo!

    Bruno

    Bierreuno

    20-12-2008 at 00:58


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