matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Tre donne – fine (con una premessa)

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Prima della concusione del racconto, una (doverosa) risposta ai cari amici e amiche che hanno sollevato qualche rilievo.

  • Per quanto riguarda la velocità dei tempi con cui si succedono gli avvenimenti, faccio rispettosamente notare che non sto scrivendo una cronaca vera, ma un racconto di fantasia: dove la mettiamo la fictio? Rivendico il diritto di far agire i personaggi secondo come "io" li vedo, non secondo una presunta "normalità".
  • Analogamente per l’osservazione sul comportamento di Mara: è nata nel ’68 (o giù di lì), quindi comportamenti e cognizioni degli anni 70 le sono affatto sconosciuti (quelli degli anni 90, poi, mi sembra che siano stati ben diversi…). Inoltre Mara (come si evince dalla narrazione del suo divorzio) è donna di borghesia medio-alta, non certo adusa a linguaggi, conoscenze e comportamenti "di basso livello". Infatti la stessa domanda sulle squillo non le viene rivolta da Simona, più giovane e più "scafata".
  • Infine, per quanto riguarda il termine "squillo": sono d’accordo che è più giornalistico che colloquiale, ma usare il termine "prostituta" non sarebbe stato corretto, perché troppo connotato in maniera negativa, e Giulia, pur non essendo di estrazione familiare "alta", è donna di cultura e si considera tutt’altro che negativamente. Questo, fra l’altro anche per spiegare l’impressione che qualcuno ha avuto di un atteggiamento, da parte sua, "psico-sessuologico". Una persona intelligente come Giulia e che ha avuto le sue esperienze, non potrebbe,a mio avviso, che dire quelle cose e, soprattutto, dirle in quel modo.

Comunque, faccio tesoro delle osservazioni, che mi verranno utili nel momento in cui metterò assieme i pezzi per la stesura definitiva…

E ora, ecco l’ultima parte del racconto.

Degas

Qualche mese dopo…

Dopo un paio di giri attorno all’isolato, Mara riesce finalmente a trovare posto. Parcheggiare nei dintorni di piazza Zama è ormai diventata una missione impossibile, a qualunque ora del giorno, della sera e della notte. Chiude l’auto e si avvia a passo svelto verso via Latina. Lì, all’incrocio con via di Villa Aquari, c’è il ristorante che un paio di mesi prima hanno aperto lei e Giulia. Ovviamente si chiama Casbah… Non è molto capiente, appena una quindicina di tavoli, ma ha avuto, come lei prevedeva, un ottimo successo. Quasi tutte le sere fanno il pieno, e stanno già pensando che, se le cose continuano così, fra un annetto converrà prendere un posto più grande.

Entra nel locale, la cui serranda è alzata a metà, segno che Giulia è già al lavoro.

– Buongiorno, cara!

– Ciao Giulia, buongiorno! Tutto a posto, stamattina?

– Sì, sono appena passati i fornitori, hanno scaricato quello che avevamo ordinato, per oggi e soprattutto per la festa di domani è tutto a posto! Le fatture le ho messe nel cassetto, al solito posto.

– Bene, allora dopo darò un’occhiata. Hai sentito qualcun altro di quelli che abbiamo invitato per domani? Chi manca ancora?

– Mi pare nessuno, guarda, c’è la lista nello stesso cassetto…

Mara apre il cassetto e controlla la lista. Domani, scelto apposta perché è la giornata di chiusura, ci sarà una grande festa nel locale. Simona si è laureata, Michele ha fatto la maturità e Giorgio la licenza media. Sono stati mesi d’inferno, gli ultimi due, ma con la passione, la costanza e l’impegno, e grazie all’aiuto della sua fantastica amica Giulia, è riuscita a tenere testa a tutto e tutti.

Domani verrà anche Vittorio. È la prima volta che si rivedranno, dopo quel giorno di novembre. Si sono sentiti per telefono, sa che si è visto (finalmente!) con i loro figli, ma non ha mai voluto incontrarlo. Lui le ha chiesto come andava, dal punto di vista sentimentale. La sua risposta è stata gelida: “Cosa te ne importa. Adesso ci pensi?” Non ha pensato affatto di rispondergli che andava bene, anzi benissimo.

Con Simona, dopo quella famosa sera, si sono chiarite, hanno capito che provavano affetto reciproco, che quell’affetto era forse sulla strada di trasformarsi in qualcos’altro. Hanno deciso di fare una prova. Sono quattro mesi che Simona vive praticamente a casa sua. Con i figli ha fatto un discorso chiaro. D’altronde sono ragazzi che, grazie a lei (Vittorio, figuriamoci, è sempre scappato dalle responsabilità paterne di parlarci e di educarli…), sono intelligenti e aperti. E, per fortuna, sia Michele che Valeria ricordavano Simona e sta loro simpatica. Giorgio, poi, ha per lei una vera adorazione.

– Va bene, allora mi sembra che tutti quelli che dovevano confermare l’abbiano fatto. Senti e per quanto riguarda il servizio ai tavoli? Hai sentito Hassan e Aziz? Posso venire?

– Sì, me l’hanno confermato. Anzi, Hassan porterà anche suo fratello, che ci darà una mano in cucina, così noi saremo un po’ più libere per stare sedute insieme ai nostri ospiti.

– Ottimo! Allora, se per domani è tutto sistemato, pensiamo a oggi. A pranzo mi sa che non verrà molta gente, vero?

– No, al massimo faremo cinque-sei tavoli, credo. A meno che non vengano quelli del punto Snai, non vengono sempre di mercoledì?

– Ma no, ti sbagli, è il martedì il loro giorno!

– Ah già, vero. Allora sarà un pranzo di tutto riposo.

– Invece per stasera c’è quella tavolata da venti per i blogger di Splinder, te lo ricordi?

– E come no! Tanto li mettiamo nella saletta laterale, così potranno fare tutta la caciara che vogliono! Ascolta, io vado in cucina a preparare le ultime cose.

– Ok, io mi dedico alla parte amministrativa, allora. Senti, per pranzo cosa hai pensato per noi?

– Pensavo di fare una robina leggera, visto che domani sera ci sarà da strafogarsi: una spigola alla piastra.

– Ah, perfetto! Con quella salsina al coriandolo?

– Esatto! Ti piace, eh?

– Mmm… ho l’acquolina in bocca al solo pensiero!

E mentre Giulia si avvia in cucina, Mara tira fuori le fatture e lavora alla parte contabile della loro società.


 
Simona 2

Sempre seduti allo stesso tavolo dello stesso bar. Stavolta è il mio turno di essere taciturno e pensieroso. Tormento con sadismo una bustina di zucchero senza parlare, senza bere il caffè. Un lungo sospiro. Forse ci siamo. Verso la bustina di zucchero, mescolo, bevo il caffè, poi lo guardo:

– E così, hai capito?

– Già. Chi l’avrebbe mai detto?

– Nessuno. Nessuno. – Un’ altra lunga pausa. – Che poi mi chiedo…

– Sì?

– Possibile che nessuno di noi due se ne sia accorto?

– Beh…

– No dico – lo interrompo -, io ci sono stato insieme sei mesi, mica sei giorni come te.

– Calma. Io qualcosa l’avevo subodorata. Io, modestia a parte, con le donne ci so fare. Il fatto che con lei sia andato praticamente in bianco qualcosa mi aveva fatto capire.

– Ma che dici? Se hai chiesto consiglio a me…

– Ma io dicevo tanto per dire; sai che me ne importava a me! Io, di ragazze come Simona, ne trovo a ogni angolo di strada!

– Sbruffone. Apposta sono mesi che non ti si vede in giro con nessuna.

– Ma è un periodo così. Sono io che non ho voglia, in questo periodo.

– Sì, come disse la volpe all’uva…

– Scemo. Senti, piuttosto, che si fa stasera? Si va in disco?

– Ma sì va’… – Altra pausa. – Però una cosa mi rode ancora.

– Cioè?

– Se non ero io… e non ero io; e se non eri tu… e non eri tu: chi cazzo era quello o quella con la Golf nera?


 
Giulia 2

Giulia arriva a casa che sono le due passate. La prima cosa che fa appena entrata è sfilarsi le scarpe e farle scivolare in un angolo dell’ingresso. È talmente stanca che non ha voglia di sistemarle ora. La seconda cosa è, ovviamente, quella di sollazzare di grattini le micie, che, come hanno sentito la porta di casa aprirsi, le si sono fiondate addosso.
È stata una serata divertente, bella, ben riuscita, ma faticosa davvero. Accende lo stereo, a volume basso per non disturbare alcun coinquilino, e mette su il Cd delle Consolazioni di Liszt.

Passa in camera da letto, si toglie il vestito e lo ripone nell’armadio; reggiseno e slip finiscono invece in bagno, nel cesto delle cose da lavare. Indossa una leggerissima vestaglia, torna in salone, spegne la luce e accende, bassissima, quella di una piantana. Si siede sul divano e cerca di rilassarsi.

Piano piano le note dell’abate ottengono l’effetto che cercava. Si rialza un attimo per prendere dalla borsa il cellulare. Un sms: “Ti amo. Mi manchi.” Due sole frasi, ma per lei vogliono dire tanto. È Fulvio, un tecnico informatico che ha conosciuto al ristorante, dove viene certe volte a cena con gli amici. Ha cominciato a batterle i pezzi fin dalla prima sera. Lei era inizialmente restia, non aveva voglia di impegolarsi in una storia sentimentale, con la sua vita passata e il locale da avviare. Poi, un po’ per l’insistenza sbarazzina di lui, un po’ perché cominciava a sentirsi sola, e molto perché Fulvio in effetti le piaceva, ha ceduto e ha accettato il suo invito a cena fuori.

Cene fuori ce ne sono state altre, finché lui si è deciso a invitarla a casa. Era pacifico che sarebbero finiti a letto, lo desideravano ambedue. Ripensando a quella prima notte d’amore con Fulvio, Giulia si sente riscaldare. Hanno proprio dormito poco, anzi quasi niente. Aveva quasi dimenticato cosa vuol dire fare l’amore con il sentimento e senza secondi fini.

Mara e Simona sanno di Fulvio, e ogni tanto escono tutti e quattro assieme. Giulia, però, ancora non gli ha rivelato “quella” parte della sua vita.

Risponde all’sms: “Sei di una monotonia piacevole. Peccato che non sei potuto venire, è stato molto bello. Vorrei che fossi qui. A domani. Baci tanti.”

Mentre si spengono le ultime note della Consolazione XII, Giulia scivola in un sonno tranquillo, con la ferma intenzione di dire al più presto tutto a Fulvio e finalmente avere così con un uomo un rapporto paritetico e stabile.


 
Mara 2

… ma quel cuore, per fortuna, è tornato giù, nonostante che Mara avesse perso ogni speranza.

Nel letto, abbracciata stretta stretta a Simona, si sente di nuovo felice, dopo tanti anni.

Felice per quanto hanno saputo fare tre dei suoi quattro amori.

Felice perché è accanto alla persona che ama e dalla quale è amata.

Ma felice, e soprattutto sornionamente soddisfatta, per lo schiaffo morale rifilato a Vittorio. Quel coglione si è presentato con la sua nuova compagna, che, come Mara aveva sospettato, era proprio la bionda avvocato. Ma si è capito presto, dalle frecciatine verbali che i due si scambiavano, che i rapporti tra di loro non erano certo idilliaci. Mara l’ha presentato a Giulia soltanto come Vittorio, ripromettendosi di dirle in un secondo momento che era il suo ex marito. A un certo punto della serata, Vittorio, alzatosi con una scusa, ha avvicinato Mara mentre lei usciva dalla cucina.

– Scusa, ti posso parlare un minuto?

– Certo, dimmi pure.

– Ma non qui, a quattr’occhi.

– Vittorio, le cose che, oggi come oggi, potremmo dirci noi due credo che le possano sentire tutti. E ora scusami, ma ho da fare.

– Ma no, dài, non fare così! – Fa lui, afferrandola per un braccio.

– Toglimi queste zampacce di dosso! – Replica gelida Mara, alzando appena il volume della voce.

– Beh? Che succede qui? – È la domanda di Giulia, che esce in quel momento dalla sala con una pila di piatti sporchi e posandola su un tavolo lì accanto.

– Niente, stavamo parlando…

– Giulia, scusa se non te l’ho detto prima, ma questo è Vittorio, il mio ex marito…

Giulia lo squadra per bene e poi:

– Lui? Davvero? – E prorompe in una sonora risata.

– Ma… che c’è da ridere?  – Chiede Mara, stupita.

– Scusami, Mara, ma è troppo divertente, sapendolo adesso, naturalmente… Vittorio, eh? Guardami bene, “Vittorio”… non mi riconosci? O forse, se ti chiamassi “Giovanni”… mi riconosceresti meglio?

A quelle parole Vittorio osserva bene Giulia e sbianca in volto. Nello stesso istante, dalla sala esce l’avvocato, forse per vedere che fine ha fatto Vittorio. Giulia, che le dà le spalle e perciò non se ne avvede, continua imperterrita:

– Devi sapere, cara, che quest’uomo, quando io facevo “la vita”, era uno dei miei clienti più assidui. A me si era presentato come Giovanni e mi chiamava molto, ma molto spesso!

Al sentire queste parole, l‘avvocato, con uno scatto felino, si slancia contro Vittorio e gli rifila una borsettata in testa, urlando:

– Puttaniere!

Poi infila la porta del ristorante e fugge via. Appresso a lei, però, con uno sprint degno di un centometrista, fugge lo stesso Vittorio, mentre Mara e Giulia, rimaste per un momento attonite, con uno scoppio di risa, crollano l’una nelle braccia dell’altra.

– Ehi, ehi! Che succede qui? Fate ridere anche me? – Chiede Simona, uscendo dalla sala.

– Niente, amore, niente, dopo te lo racconto. – Risponde Mara, baciandola dolcemente. – Abbiamo soltanto svelato gli altarini di quel maiale del mio ex marito…

E mentre Mara si addormenta carezzando un fianco di Simona, un leggero sorriso ancora le rasserena il viso.
 
Epilogo

Resterebbe da dire di un personaggio, secondario ma non troppo. Herr Hans Schulenbacher, per dire. Lui ha tentato a Parigi lo stesso colpo che Giulia aveva inconsciamente sventato a Roma. Per sua somma sfortuna, e per fortuna del genere umano, a Parigi la sua strada si è incrociata con quella di una ex collega di Giulia, esperta però di arti marziali. Durante la colluttazione, seguita al tentativo del tedesco di tagliuzzarla, la ragazza, al secolo Marie Garrotte (un nome, un programma) l’ha soffocato a morte, premendogli un gomito sulla carotide.

RIP.

[In testa: Edgar Degas (1834-1917), Tre donne che si pettinano (1875-76), Phillips Collection, Washington DC]

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Written by matemauro

29-11-2008 a 23:24

Pubblicato su racconti, tre donne

18 Risposte

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  1. Poi commenterò, intanto onoro il mio impegno

    tamango

    29-11-2008 at 23:59

  2. Fili che si dipanano e si riannodano… come nella vita: come potrebbe definirsi? Un racconto psicologico -realista? (o c’è anche qualche simbologia matematica che io non ho colto?) Comunque sia, appassionante.

    ofvalley

    30-11-2008 at 00:23

  3. Tutto bene quel che finisce bene…..
    Giulia finalmente condurrà una vita più serena, Simona e Mara innamorate e felici, il tedesco carognone se l’è presa, vivaddio, in saccoccia così la smette di giocare con i suoi coltellini. Si, si il racconto mi è piaciuto ergo diamoci dentro, caro prof, e inventiamone un altro 🙂 🙂
    Ciao Mauro.

    ozne

    30-11-2008 at 02:57

  4. bravo !

    h2no3

    30-11-2008 at 21:30


  5. Finale ben messo,molto psicologico in tutte le sue sfaccetatture devo dire che mi è piaciuto molto..
    Bravo Mauro…
    Serena notte…
    baci**
    Anna..

    Angelesey

    30-11-2008 at 23:23

  6. ciao. Devo dire un finale a sorpresa ma ben fatto. Finalmente un pò di giustizia per le donne. Ex marito preso a borsettata, tedesco di crande germania kaput. e le ragazze tutto ok. Allora visto che lo scritto c’è piace a quando il prossimo? ciao buona notte penny

    penny46

    30-11-2008 at 23:58

  7. Sarebbe un peccato che la tua narrativa restasse confinata su un blog, per quanto bello e frequentato.

    FlavioRoma

    01-12-2008 at 00:26

  8. Grazie per le precisazioni riguardo il mio commento sul tuo racconto.
    Chi scrive è padrone di tutto ma le mie osservazioni, dettate dalla sincerità e dall’ammirazione per un uomo che si cimenta con la storia di tre donne, non era una critica negativa, solo considerazioni di una lettrice-amica-donna. Se ti ho dato fastidio, chiedo scusa.
    Questa puntata finale, decisamente bella per snellezza e per sorpresa, ha tempi diversi, noti?
    Quindi lo stile è più asciutto delle parti precedenti.
    Delizioso il pensiero della cena splinderiana.
    “Squillo”, non mi sembrava termine idoneo e prostituta è più scientifico. Volgare è “mignotta, zoccola ecc..” Fare la vita” è termine dolente e viscerale. Ci sta benissimo.
    La borsettata è scenetta che diverte ma di una cosa rimango perplessa: la decisione di Giulia di raccontare il passato a Fulvio.
    Tu sei l’autore, così è stabilito.
    Grazie, Mauro.
    Mi complimento con te ed anche con me che ti ho letto con attenzione notevole. Di questi tempi vanno tutti “de prescia”.
    Un abbraccio. Bellissimo finale.
    Sabina

    xdanisx

    01-12-2008 at 03:05

  9. Ha ragione xdanisx a dire che vanno tutti de prescia…
    Io per ora ti commento con un augurio, debito di ieri, oggi farò il possibile per mantenere gli impegni presi .
    Grafica con effetti glitter di Myspace

    tamango

    01-12-2008 at 12:08

  10. essì ci vuol il pdf qua! :)))

    zop

    01-12-2008 at 12:41

  11. Cacchio che finale…

    donburo

    01-12-2008 at 13:29

  12. Vengo a fare il mio dovere…
    Ribadisco che sei bravo e che riesci sempre bene in tutto ciò che scrivi( tranne che non sia di politica, ma ora non c’entra), è una sorpresa piacevole entrare nel tuo blog e godere della tua versatilità.
    Il tuo racconto mi è piaciuto molto , scorrevole e stimolante, con qualche punta d’ironia che ha umanizzato Vittorio e la sua nuova compagna( anzi ex dopo la borsettata) e colorito Giulia e Simona un po’ algide prima degli eventi ; infatti tutta un’altra visione Giulia dietro i fornelli che cucina cous cous e montone, magari coperta solo da un grembiulino!
    Simona …deveve crescere e Mara sarà in grado di “svezzarla” sicuramente. Si, alla fine una sola parola : Bravo!
    GRRRRRRRRR!

    tamango

    01-12-2008 at 18:48

  13. mi piace tantissimo che sei andato a ripescare le protagoniste dei tuoi racconti passati!! mica le avevo riconosciute prima!! bravo!!

    AurynKK

    01-12-2008 at 19:31

  14. ecco, ora posso salvarlo e leggerlo tutto d’un fiato….ribadisco bravo prof…..e finale con giustizia! ti abbraccio, teresa…ps qui la neve si è sciolta!…grazie grazie per gli auguri besos

    lateresa

    01-12-2008 at 19:50

  15. fi-le ! fi-le ! fi-le !

    Francesco071966

    02-12-2008 at 12:43

  16. Secondo me il tuo racconto è l’epressione di un’utopia dove descrivi un universo femminile autarchico in cui si raggiunge la fusione delle categorie più diverse per età, classe sociale, cultura, stigma ed emarginazione in un incontro e comunione armonici e armoniosi, dove il maschio, elemento quasi completamente accessorio, è stato enucleato o assoggettato.
    Mi resta difficile credere( ma, appunto, è un’utopia) a una tranquilla accettazione da parte di due figli adolescenti della giovane amante dela madre!!
    Avendo finalmente riletto il racconto di fila e dall’inizio, ne ho apprezzato l’efficace gioco ad incastro dei primi capitoli e il ritmo della narrazione piena.
    Complimenti!
    Redcats

    redcats

    05-12-2008 at 19:05

  17. Finalmente pure io l’ho letto tutto ( e con molto ritardo, ahimè) e sono d’accordo con Redcats. I figli contestano tutto, per partito preso. Come dici tiula madre li aveva educati all’apertura mentale.. va beh. era la sola nota stonata di una racconto bellissimo.
    Pubblicalo, Mauro. Sei davvero in gamba :)))

    perlasmarrita

    06-12-2008 at 19:57


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