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Di matematica ma non soltanto…

Nanni Loy

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Nanni Loy (Cagliari, 23 ottobre 1925 – Fregene, 21 agosto 1995) è stato un regista e attore italiano di cinema e teatro.

È famoso per aver introdotto in Italia la candid camera nella serie Specchio segreto (1965). Come regista cinematografico ha realizzato una serie di film che si collocano a pieno titolo nel solco più nobile della commedia all’italiana, sempre improntati a una satira amara e pungente (Il padre di famiglia, Cafè Express, Mi manda Picone), sconfinando in vere e proprie drammatiche opere di denuncia sociale come Detenuto in attesa di giudizio e Sistemo l’America e torno.

Ecco come lo stesso Loy parlò delle sue gag di Specchio segreto.

La zuppetta

Fin dall’inizio abbiamo cominciato a puntare su una galleria di personaggi, una specie di reportage attraverso la camera nascosta, il microfono nascosto. Queste provocazioni iniziali secondo noi dovevano esplorare vari terreni, a cominciare da quello della solidarietà. Le provocazioni dovevano essere fulminanti di partenza per essere in grado di bloccare il malcapitato e però non dovevano arrestarsi alla prima comicità. Prendiamo lo sketch più famoso, quello della zuppetta, la brioche intinta nel cappuccino. Questo episodio ha una storia curiosa: avevamo già deciso di abbandonarlo, perché a Roma i risultati erano stati fallimentari, anzi brutali. Ero stato subito preso per matto e quindi rifiutato e a volte offeso. Poi si era tentato anche a Torino o in un’altra città e anche lì era andata male. Avevamo già deciso di abbandonare la provocazione, quando la troupe che girava l’Italia si spostò a Bologna e si fece un ultimo tentativo. Sarà anche per lo spirito dei cittadini, ma miracolosamente le cose cambiarono e la scenetta divenne quel grande successo che è stato.

La provocazione iniziale della zuppetta era questo shock di vedere qualcuno che ti “puccia”, come si dice, la brioche nel cappuccino o nel caffè, nell’aperitivo. Ma poi iniziava la spiegazione e allora c’erano alcune battute che indicavano la strada possibile a seconda dei personaggi. Alcuni chiedevano perché, quasi tutti volevano offrire il cappuccino: “Se lo tenga io me ne compro un altro”, gentilmente, per carità. E allora bisognava andare oltre per dare uno sviluppo alla scena. Si rispondeva: “No, perché io ho promesso al medico e a mia madre di non prendere più caffè, se bagno nel suo li freghiamo, medico e madre”: e la complicità, per quanto assurda, scattava immediatamente. Poi c’era un’altra corda: “Ma perché lo fa?” e si arrivava fino all’assurdo. Come quando si diede questa spiegazione, subito condivisa entusiasticamente dalla vittima e da altri: “Il giorno in cui ciascuno lascerà inzuppare gli altri come se stesso non ci saranno più guerre”.

Il balbuziente

La scena del balbuziente era chiaramente sulla solidarietà: si vede la gente, a Milano mi pare, fermarsi sotto la pioggia mezz’ora a soccorrere una persona che non riesce a pronunciare il nome della piazza: “Dov’è piazza B…B…B…” e quelli dicono decine di piazze, invano. “Lo scriva”, e quello: “Non ho la matita”. Allora il malcapitato gli dà lui la penna ma il nostro personaggio si oppone e dice: “No, no, perché il medico mi ha detto che se scrivo non guarisco”. Poi suggerisce: ”Provi a cantare, proviamo cantando” e questi cantano canzoni, pezzi d’opera, “Bandiera rossa”, “Bianco fiore”, eccetera. In casi di particolare generosità ci si spingeva a provocazioni fortissime, tipo: “Lei non mi vuole aiutare, perché io sono qui per b…” e di nuovo….Quelli cercavano di indovinare, gli davano risposte sbagliate e venivano redarguite al nostro: “Ma che fa, non mi aiuta?”. Era una vera e propria catena. Gradatamente ci siamo resi conto che potevamo andare, arrivare a cose impensabili.

La schiava

Quando proponemmo di vendere una schiava a Porta Portese, al mattino al mercato delle pulci, dissero tutti: “Va be’ se volete perdere mezza mattinata, una giornata perdetela, intanto i soldi sono quelli”. Andammo a Porta Portese e vendemmo una schiava a un padre e un figlio che dissero anche: “La mamma sarà contenta”.

La mela

Altre volte si tentava l’assurdo nel quotidiano. Alla stazione dei pullman: “Lei va ad Affile, mi porterebbe questo pacco? Lo deve dare al bar di Gigetto”, “Sì, va bene”, “Però lo deve dare perché è per la mia fidanzata”, “Benissimo”, “Guardi voglio farle vedere cosa c’è”, “Non importa”, “Voglio farle vedere cosa c’è dentro perché voglio che lei abbia fiducia in me”. Insomma, apriva la scatola e consegnava una mela morsicata da una parte “perché lei così la morsica dall’altra parte e me la rimanda. È una cosa di grande valore, lei capisce, per me”. Attraverso questa assurdità però si entrava nei sentimenti.

Breda

Poi c’è la famosissima provocazione (era arrivata anche la polizia) all’uscita della Breda. Un operaio diceva: “Non voglio più lavorare, aiutatemi, ho cinque lire, ma perché continuate a lavorare, ma cos’è il lavoro?”. È successo di tutto, provocando discussioni serissime.

Il barbiere

Si lavorava insomma a 360 gradi e ci resta, anche a distanza di anni, una bella galleria di personaggi. Sicuramente alcune di queste scene avevano una certa cattiveria, ma non crudeltà. Comunque non sono mai stato preoccupato, specialmente nelle prime serie, fino a Viaggio in seconda classe, perché questa cattiveria non la riscontro, se non marginalmente; sì, forse qualcosa si poteva evitare, ma è importante che proprio attraverso certe scene sia emersa la grande umanità delle persone. Come dall’apprendista barbiere tremolante a Bologna, dove c’era gente disposta a farsi tagliare le vene pur di non farlo licenziare. Insomma se c’è una critica che si potrebbe fare è, come si dice oggi, di eccessivo buonismo: viene fuori un paese migliore di quello che forse non è.

La ragazza legata

Certo, alcuni personaggi sembravano non avere proprio capito quanta brutta figura facevano. Il caso forse più clamoroso è quello della ragazza legata in un negozio di accessori di Milano: in un intero pomeriggio una sola persona ha chiamato la polizia. Il falso marito diceva: “Sono affari nostri, vede, sono costretto a tenerla così”. E la gente se ne andava senza protestare. Un meridionale a Milano ha detto: “Lei può dire quello che vuole” e finalmente ha chiamato. Sono arrivati i vigili, Nanni li ha portati nel retro continuando a dire (perché si continuava a girare), aspettando di chiarire, “Sono affari nostri”. E a un tratto questo vigile ha detto: “Ma anche lei, perché la deve legare lì, la tenga legata qui dentro”. Naturalmente questo abbiamo dovuto tagliarlo.

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Written by matemauro

24-10-2008 a 22:56

Pubblicato su cinema, loy nanni

11 Risposte

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  1. La comicità intelligente di Nanni Loy è irripetibile.
    Gustosa, ricca di umanità, riesce a farci godere della solidarietà vera tra gente anche umile.
    Grazie Mauro 🙂

    laura

    aironedistelle

    24-10-2008 at 22:28

  2. Laura, e non solo!
    Nanni era così vicino alla gente perchè era uno di noi,conosceva la debolezza e la forza della gente comune e la sapeva interpretare non solo con gli sketch di breve durata, quindi con un potere di sintesi da eguagliare solo me(piccolo attacco di megalomania) ma nei suoi film dove la caratterizzazione dei personaggi diventa maschera senza mai cadere nella banalità.
    Arrivederci ,Nanni…

    tamango

    25-10-2008 at 00:32

  3. Mitico Nanny.
    Grazie per il ricordo sempre accurato e preciso.
    Buon week end

    fiorirosa

    25-10-2008 at 01:21


  4. E’ stato un mito tra il comico e reale indimenticabile….
    Buon week end Mauro..
    un abbraccio..
    Anna.

    Angelesey

    25-10-2008 at 07:39

  5. Come non ricordarlo? E’ stato geniale. Una ironia intelligente ed una provocazione intelligente. Mi chiedo se esista ancora quella Italia buona, solidale e soccorrevole. Sarebbe interessante rifare oggi le stesse candid di Loy e vedere il risultato.

    miettapuntox

    25-10-2008 at 08:32

  6. tamango

    25-10-2008 at 10:32

  7. Ricordo le sue candid…erano schiette e vere..non come gli attuali reality… l’ronia che aiuta a percepire la realtà con semplicità…questo era Nanni…

    alice64

    25-10-2008 at 11:05

  8. Ricordo benissimo la candid camera di Nanny. Ci furono diverse puntate e non credo di averne persa una.
    Rammento in particolare un episodio girato in una cristalleria che fu veramente esilarante e non potrò dimenticare. Ciao Mauro.

    ozne

    25-10-2008 at 12:07

  9. Caffè Express lo so a memorioa…!

    Grande film!!!

    buon fine settimana!

    mircomirco

    25-10-2008 at 13:38

  10. Intelligenza ed emozione, profondità e leggerezza. Che bello leggere e ricordare… Ma oddio, la schiava, quella cosa lì, non la sapevo…

    elenamaria

    25-10-2008 at 17:07

  11. candid camera di Nanny, era un appuntamento fisso per tutta la famiglia ci divertivamo moltissimo, ora non ricordo se la davano la domenica mattina….un grande regista!… caspita mi è sfuggito per la votazione….bacioni teresa

    lateresa

    26-10-2008 at 08:43


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