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Di matematica ma non soltanto…

Jack Folla

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jack folla

Da domani su l’Unità, per tre volte alla settimana (martedì, giovedì e sabato) verrà pubblicata una nuova serie di avventure di Jack Folla. Era (ora non lo è più, come leggeremo oltre) un Dj condannato a morte negli Usa (recluso nel carcere di Alcatraz, poi fuggito e latitante), al quale era stato concesso di trasmettere, su una radio italiana, "la musica della sua vita", che comprendeva dal rock più puro, alla musica italiana d’autore. I brani musicali erano inframmezzati da parlati sull’attualità.

Segni particolari del personaggio erano le dimensioni della cella di detenzione (2 metri per 3), dimensioni alle quali faceva spesso riferimento durante le trasmissioni e il numero di matricola (3957). Delle tante cose dette e degli aforismi usati durante i suoi monologhi, quello che mi è rimasto più impresso nella memoria è: "Un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo. Ma due uomini che guardano il muro è il principio di un’evasione".

A conclusione delle trasmissioni su Radio2, il 18 maggio 2002, venne organizzata una manifestazione all’ex mattatoio di Roma, alla quale accorsero decine di migliaia di persone.

La figura di Jack Folla ricorda molto quella di Lupo solitario, il mitico Dj di American Graffiti, anche lui clandestino dell’etere. Jack Folla, insieme al suo autore, ha anche un sito, dove è possibile leggere e ascoltare cose vecchie ma anche le anteprime. Molte puntate della serie radiofonica, invece, le potete ascoltare e/o scaricare da qui.

Su l’Unità di oggi compare un’intervista a Diego Cugia, il creatore del personaggio. Ne pubblico alcuni brani.

Provaci ancora, Jack, spiegaci tu quest’Italia

di Roberto Carnero

Jack Folla, oggi cinquantenne, vive sulla piattaforma petrolifera Rospo Atlantico Uno, situata all’imbocco dello stretto di Gibilterra, dove il Mediterraneo si scontra con l’Oceano Atlantico. Venti miglia a sinistra, Jack vede la Spagna e l’Europa. Venti miglia a destra, il Marocco e l’Africa. Completamente solo, è collegato con il mondo via Internet. Rospo Atlantico Uno ha ancora petrolio per rifornire dodici petroliere, una al mese per un anno, durata del suo contratto con la compagnia petrolifera algerina Staroil. Sulla torre, un faro per segnalare la presenza del Rospo ai mercantili. Per accendere il faro ogni notte e aprire un rubinetto di petrolio una volta il mese, l’ex detenuto di Alcatraz percepisce 167.532,956 dinari algerini, pari a 1690 euro mensili. Il resto del giorno pesca, legge i classici, scrive Fuoco e fiamme per l’Unità, in cui osserva il suo ex paese, l’Italia, da questa singolare prospettiva oceanica.

Diego Cugia, vuole anticipare ai lettori che cosa troveranno nella nuova serie di Jack Folla?

«Un uomo che guarda il mondo, l’Italia in particolare, da una prospettiva oceanica, da una torretta petrolifera in disarmo galleggiante nel mare di Cristoforo Colombo. Nel suo primo pezzo, per esempio, Jack riflette sulle ex soubrette che nel nostro paesello diventano ministri. Sta rileggendo una biografia di Machiavelli e si chiede: il Principe di Niccolò avrebbe nominato una delle sue amanti Segretario della Repubblica di Firenze? Il distacco di Jack, anche geografico, dalla zuffa quotidiana, lo aiuta a smarcarsi dai due soliti poli: indignazione o rassegnazione. Bisogna guardare all’oggi come fossimo marziani o italiani del futuro, oppure dei Machiavelli, dei Voltaire, altrimenti si finisce in trappola. Jack evade sempre. Questa Italia è peggiore di Alcatraz. Resistere non serve più a niente, bisogna immaginarsi un paese felice. Altrimenti dove andiamo? Che senso ha incazzarsi e basta?».

Come è nata l’idea di questo personaggio?

«L’idea è nata dal sentirsi in gabbia, e dal voler vivere a occhi aperti, costi quel che costi; e dalla volontà di sapere almeno questo: per chi o cosa siamo vissuti e siamo morti. Possibilmente saperlo prima. Mentre oggi, in Italia, fai fatica. Jack ha sempre contrastato il berlusconismo, non tanto per antipatia all’uomo, che oltretutto nel suo mestiere è formidabile, ma perché già dieci anni fa individuava i bacilli della peste che avrebbero infettato gli italiani: la visione del mondo di un Creso. Così è stato: oggi, gira e rigira, parliamo solo di soldi. Ci siamo appiattiti sull’unico argomento di Creso. Risultato, lui è sempre più ricco, noi più poveri. La cosa pestifera è che ormai siamo poveri anche idealmente e culturalmente: siamo trasversalmente mediocri».

Dunque Jack Folla la politica italiana di oggi la vede piuttosto male…

«Lui è stato l’antesignano della non politica, dalla sua cella americana si rivolgeva a giovani e giovanissimi che versavano in un silenzio assoluto. Senza un fratello maggiore, senza padri. Gli ha sparato nelle orecchie il suo vocione, il suo rock ruvido, la sua enfasi retorica ma anche la sua esperienza umana. Sere fa sono uscito con un’ex ascoltatrice di Alcatraz. Allora aveva quattordici anni. Mi ha detto: "Jack mi ha insegnato a pensare e a osare". Altri sono andati a vivere fuori di casa, molti hanno comprato il primo libro con Jack. Credo sia servito, nel suo piccolo, a dare una scossa. Oggi la situazione è davvero grave. C’è una rassegnazione così cupa che fa spavento. Sul blog di Jack in molti lo vorrebbero più incazzato che mai. Credo li spiazzerà un’altra volta. Di incazzati ne abbiamo piene le ceste: c’è già Grillo, la Guzzanti, Ovadia… E Travaglio, che apprezzo in modo particolare, perché lui è impeccabilmente documentato. Ma qui c’è qualcosa che profondamente non va. Più noi ci incazziamo, più loro vincono. Jack dice: "Non puoi giocare a ping pong con un cinese, devi costringerlo a giocare a calcio". Lo so, è difficile, ma non c’è altra strada che una nuova, ricominciare daccapo, gambe in spalla. Jack è partito. Probabilmente starà solo un sacco di tempo».

Parliamo un po’ di lei. Quali sono i suoi autori di riferimento?

«Da ragazzo ho letto i romanzi che ho più amato: Martin Eden e Il vagabondo delle stelle di London, Le illusioni perdute di Balzac, Alla ricerca del tempo perduto di Proust, Demian di Hesse, Conversazione in Sicilia di Vittorini, Tonio Kröger di Mann, Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, Lo straniero e La peste di Camus (ma soprattutto Il mito di Sisifo, che mi ha insegnato ad accogliere l’assurdo dell’esistenza e a soffrire "felice" o quantomeno con dignità). Oggi leggo meno, purtroppo, ma faccio ancora begli incontri: Jules Renard, per esempio; letti i suoi diari, capisci chi sia stato lo zio di Flaiano».

E oggi che cosa le sta a cuore?

«I miei due figli, e la loro generazione di quattordicenni: trovare la scintilla, la chiave, il modo di aiutarli a non essere schiavi, perché rischiano di essere piccoli incoscienti automi del consumismo più superfluo della storia. Poi mi piacerebbe che in Italia fossimo capaci di un nuovo Rinascimento, vorrei vivere incontri straordinari con gente comune, come allora erano un Gentileschi che se ne andava a braccetto con Caravaggio, o un Machiavelli che si beveva mezzo litro con Leonardo. Oggi, invece, il massimo dello storico è Bossi che vuol ficcare un dito nel sedere all’inno di Mameli. Poi dici che gli italiani si abbrutiscono, lo credo! Quando li sento dire Padania libera, io mi piego in due dalle risate. Padania? Ma che stai a di’? Il guaio è che diamo credito a questa gentarella, per noi il povero Guido Angeli, il "re" delle televendite, scomparso l’altro giorno, era un "grande". Funerali di Stato, no? L’Italia non s’è "desta", s’è "scimunita". Diamoci una mossa!».

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Written by matemauro

01-08-2008 a 16:08

Pubblicato su jack folla, radio

10 Risposte

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  1. romanticaperla

    01-08-2008 at 17:22

  2. Ciao Mauro,
    buone vacanze, buon mare, buon tutto.
    Sono di partenza, ci risentiamo a settembre.

    SpartaG

    01-08-2008 at 17:51

  3. mooolto interessante! 🙂
    (pensa che non lo conoscevo.. lacunissima!)
    grazie per la segnalazione, lo terrò d’occhio.
    ciao!

    giovanotta

    01-08-2008 at 18:02

  4. Interessante vedere come anche nell’oceano lontano rifulgano le qualità del nostro amato Silvio ! Redcats

    redcats

    01-08-2008 at 19:28

  5. di Jack Folla ne avevo sentito parlare ma, come di tutte le “mode”, non me ne ero finora interessato…

    ora può darsi…

    h2no3

    01-08-2008 at 22:04

  6. Aha! Jack Folla, che mi vai a ripescare! Lo ascoltai tutto, fin dal primo casuale ascolto: rimasi rapito e lo seguii fino alla fine.

    Anche all’epoca il personaggio “sparì” dalla circolazione subito dopo la vittoria del Banana, ma in realtà credo fosse stato un effetto secondario e meno noto dell’ “editto bulgaro”: io comprai il libro, e devo avere in qualche piega dell’hard disk, in mp3, il suo mitico “Padre nostro” rivisitato.

    Grande Cugia, anche nel suo radiodramma “Il mercante di fiori”.

    Archimede63

    02-08-2008 at 20:47

  7. Forse mi sono sbagliata e non conosco Jack Folla. Bisogna che mi documento un pò di più, perchè non mi torna in mente! Ti farò sapere.

    cugpref

    02-08-2008 at 21:02

  8. Grazie per la segnalazione. Ignorante non lo conoscevo… Un abbraccio, giulia

    giuba47

    03-08-2008 at 11:36

  9. Anche io avevo già sentito parlare di questo personaggio, ma non mi sono mai interessata più di tanto, ora certamente seguirò con attenzione il tutto. Italia scimunita? Già, e la mia paura del futuro aumenta in maniera esponenziale…

    Artemisia3000

    04-08-2008 at 21:35

  10. Grande Jack Folla e grande anche Diego Cugia. Raramente mi son persa una delle sue trasmissioni alla radio.

    Ci vorrebbe un’altra stagione cosi’.

    Tra l’altro Cugia è pure d origini sarde..(scusa, un po’ di cebero campanilismo )

    Ciao a presto 🙂

    sonofuorimoda

    06-08-2008 at 13:57


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