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Giorgio Belladonna (Roma, 7 giugno 1923 – Roma, 12 maggio 1995) è stato un giocatore di bridge italiano.

È considerato uno dei più importanti bridgisti della storia, numero uno nella classifica dei World Grand Masters della Federazione Mondiale (WBF) fino al 1992. Giocatore abilissimo soprattutto nel gioco con il morto, è stato 13 volte campione del mondo, 3 volte campione olimpico, 10 volte campione europeo, sempre con il leggendario Blue Team, la nazionale italiana che ha dominato il mondo del bridge quasi ininterrottamente dalla metà degli anni cinquanta sino ai settanta.Carl’Alberto Perroux, indimenticato capitano non giocatore del Blue Team, richiesto di delineare i connotati di un giocatore perfetto ebbe a scrivere: "Se si potesse dichiarare come Forquet, giocare col morto come Belladonna e difendere come Garozzo, finalmente si avrebbe il giocatore perfetto!"

Per capire chi è stato Belladonna, facciamo un passo indietro (e una spiegazione sul gioco dl bridge)

Nelle stanze di un hotel nelle Isole Bermuda la tensione si taglia con il coltello: Italia e Usa si stanno giocando il campionato del mondo di bridge del 1975. La finale è in dirittura d’arrivo, il risultato incerto come poche volte nella storia dei campionati. Sono già state giocate 91 delle 96 smazzate, e tutto si deciderà nelle smazzate conclusive. Detto chiaramente: gli americani non sopportano di continuare a perdere. È dal 1957 che il Blue Team vince tutti i campionati del mondo. E, per una federazione come quella americana che rappresenta oltre venticinque milioni di bridgisti, è difficile accettare la supremazia di un paese come l’Italia, in cui i giocatori di bridge non arrivano a diecimila.

Come mai l’Italia è così forte nel bridge? Innanzitutto, abbiamo dato una nuova dimensione al gioco, perfezionando i sistemi di dichiarazione come mai nessuno. La meccanica del bridge è semplice: si gioca con le carte francesi, in due contro due, e si cerca di fare il maggior numero di prese secondo un meccanismo simile a quello della nostra briscola: vince la presa la carta più alta, e se non si può "rispondere" a colore si può "tagliare" con una carta del seme di atout (briscola), aggiudicandosi così la presa. La particolarità del bridge è che in ciascuna mano il gioco della carta viene preceduto da una fase preliminare detta "dichiarazione", in cui ciascuna coppia si impegna a mantenere un "contratto", ossia a fare un certo numero di prese con un certo colore di atout (o senza atout). Ogni giocatore può superare la "chiamata" precedente, aumentando il numero di prese oppure proponendo un colore più "nobile" (in una scala a salire fiori-quadri-cuori-picche-senz’atout); alla fine la chiamata più alta diventa il contratto finale e la coppia che lo ha assunto gioca la mano in attacco, cercando di conseguire le prese che si è impegnata a fare, mentre la coppia avversaria tenta di impedirglielo.

L’importante della dichiarazione è che ogni chiamata deve descrivere al meglio le carte possedute, in modo che la coppia possa farsi un’idea della forza combinata delle due mani e dichiarare il contratto migliore: quanto più alto è il contratto che si dichiara e si mantiene, tanto più alto è il punteggio che si può conseguire. È qui che gli italiani hanno costruito la propria forza, creando sofisticati "sistemi dichiarativi" in cui ciascuna chiamata è codificata con precisione, in base alla situazione di gioco e alle chiamate precedenti.

Le vittorie italiane si debbono soprattutto a un’irrepetibile generazione di campioni, che ha iniziato a giocare insieme a metà degli anni 50. Chiaradia, Forquet, Belladonna, Garozzo: tutti nomi ben noti nel mondo del bridge. Solo nel 1970 e 1971 il campionato del mondo è stato vinto dagli Usa, ma la ragione sta nel fatto che il Blue Team ha temporaneamente abbandonato le competizioni. Con il ritorno alle gare, nel 1972, la serie di vittorie riprende a spron battuto, e questo non è più sopportabile per gli americani.

L’offensiva americana contro il Blue Team viene condotta non solo sui tavoli da gioco, ma anche sulla stampa e negli ambienti della federazione internazionale. Negli anni 60 aveva infuriato la polemica sui sistemi dichiarativi italiani, considerati da taluni "artificiali" e contrari allo spirito del gioco. Questa argomentazione era stata poi smentita dai fatti: quei sistemi erano stati progressivamente adottati dai giocatori di tutto il mondo, che ne avevano riconosciuto la validità tecnica. All’inizio degli anni 70 gli americani avevano spostato il tiro sulla correttezza dei nostri giocatori, arrivando ad accusarli di trasmettersi informazioni in modo non regolamentare. La nostra federazione non è stata sempre pronta a ribattere alle accuse, e questo ha creato nel mondo del bridge un’atmosfera di sospetto nei confronti del Blue Team.

Tutto questo è accaduto alla vigilia del campionato del mondo del 1975.

Il campionato si risolve quasi subito in un duello fra Italia e Usa, com’è ormai consuetudine da diversi anni. Nelle prime fasi dell’incontro la squadra azzurra appare contratta e nervosa, a causa del polverone scatenato dagli americani, e commette diversi errori. Invece i nostri avversari iniziano giocando molto bene, e a due terzi dell’incontro sono in forte vantaggio. Sembra che, per la prima volta, il Blue Team sia sul punto di cedere le armi.

Ma a quel punto il vento cambia. Giorgio Belladonna e Benito Garozzo cominciano a macinare punti e a rimontare lo svantaggio. Il momento decisivo arriva a pochissime smazzate dalla fine, quando viene giocata la mano riportata nella figura: Belladonna e Garozzo, i nostri campioni più titolati, dichiarano il contratto di "7 fiori"; mantenendolo, vincerebbero il campionato: perdendolo, la vittoria andrebbe agli Usa.

bridge

Forse per un malinteso, forse perché spinti dalla tensione agonistica, Belladonna e Garozzo sono stati molto ottimisti. In particolare, sulla linea italiana manca una carta fondamentale: il Re di fiori. Appena terminata la dichiarazione, l’americano Eddie Kantar inizia il gioco con una cartina di cuori e Garozzo, che si trovava nella posizione del "morto", scopre le sue carte sul tavolo.

Alla vista del carte del partner, Belladonna impallidisce. Si rende subito conto che il contratto è in pericolo, e che la rimonta può  essere vanificata. Per non perdere prese, è necessario che il Re di fiori l’abbia Kantar, insieme a non più di un’altra carta di fiori: una probabilità di circa il 13%. Belladonna respira a lungo, poi inizia a muovere le carte. Gioca una piccola cuori dal morto e taglia in mano con una cartina di fiori. Poi una piccola fiori verso il morto: Kantar risponde con il 10, e Belladonna impegna la Dama del morto. L’altro americano, Billy Eisenberg, gioca il 4: la Dama rimane in presa. A quel punto Giorgio gioca l’Asso di fiori del morto, sul quale Kantar è costretto a consegnare il Re. Visibilmente sollevato, Belladonna incassa rapidamente tutte le prese.

Il campionato del mondo è finito: il Blue Team ha vinto ancora una volta.

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Written by matemauro

07-06-2008 a 21:44

Pubblicato su belladonna, bridge, sport

17 Risposte

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  1. Visto che non capisco niente di Bridge, mi leggo l’intervista.

    cugpref

    07-06-2008 at 20:57

  2. buona domenica prof!

    elenamaria

    07-06-2008 at 21:07

  3. Mi è venuta la tachicardia!

    tumbergia

    07-06-2008 at 21:45

  4. Il Blue team ha migliaia di convenzioni.
    Le scorrettezze a quei livelli sono impossibili! Giocano con i sipari, la licita si fa su un carrellino scorrevole, le carte si giocano pure sul carrellino, si vedono solo i 2 avversari. Gli americani devono ammettere che c’è una buona scuola italiana di Bridge. Anche a Messina, Catania e Palermo.

    tumbergia

    07-06-2008 at 21:53

  5. Tumbergia con M.T. l’unica donna con la quale mi sono trovata benissimo a giocare a Bridge, abbiamo vinto un paio di coppe classificandoci pure come coppia mista. Dopo di lei solo con uomini, le donne troppo selvagge a questo gioco.

    tumbergia

    07-06-2008 at 22:02

  6. questo post lo segnalo a una mia amica bridgista (si dice così ?)

    h2no3

    07-06-2008 at 22:14


  7. Prima legge del bridge E’ sempre colpa del compagno.

    tumbergia

    07-06-2008 at 22:22

  8. Ciao Mauro buona domenica!

    ortensia51

    08-06-2008 at 00:52

  9. Il bridge richiede intelligenza, memoria, razionalità e calma.
    Un tempo ho provato a giocare, non male, però non ho una gran
    presenza al tavolo,
    mi stanco dopo qualche ora e perdo la concentrazione
    giusta.
    T prego di non ridere, ma per non giocare facevo il morto anche con le carte buone in mano.
    Puoi immaginare che scompiglio riuscivo a creare.
    Buona domenica

    fiorirosa

    08-06-2008 at 01:08


  10. La FIB dovrebbe abbassare i costi delle quote associative, Tessera FIB agonista con rivista è arrivata alle stelle. Hanno perso molti iscritti, che si riservano di pagare una piccola quota integrativa durante le iscrizioni ai tornei.
    Altro scivolone…

    tumbergia

    08-06-2008 at 08:23

  11. tamango

    08-06-2008 at 10:15

  12. Bridge… so che è un gioco di carte
    Troppo poco per apprezzare Belladonna!

    Non la sapevo quella dei “gobbi”… Da noi in veneto c’è una canzone popolare che più o meno fa…
    Gobbo so pare
    Gobba so mare
    Gobba la fia de so sorella era goba anche quella
    la famiglia dei… Gobbon
    da oggi la finirò con al famiglia… di juventini!

    Buona domenica!

    mircomirco

    08-06-2008 at 13:25

  13. @ mauropiadi: bellissimo post. Sei riuscito a creare la giusta atmosfera per preparare ad una finale…che pare di rivivere ….Complimenti.

    @ Mircomirco: bella quella canzoncina… appartiene alla mia adolescenza, peccata ricordarne solo il ritornello…

    Buona domenica a tutti

    giolisso

    08-06-2008 at 13:47

  14. bridge! so giocare a scala quaranta, per il bridge mi puoi fare un corso? però ora leggo e mi documento.
    ciao buona domenica.

    lateresa

    08-06-2008 at 15:49

  15. ma pure di bridge ti intendi ?:-)

    Francesco071966

    08-06-2008 at 21:56

  16. Ammetto di essere stato un giocatore di bridge, per parecchi anni ed i componenti del Blue Team erano i miei super-eroi.
    L’episodio del ’75 che riporti, però, dimostra un’altra cosa e cioè che, come dice il barcarolo, “contro corrente si va, contro il culo no”.
    :o)

    sottolanevepane

    09-06-2008 at 21:59

  17. Hai notato la somiglianza con Giorgio?
    Sono suo figlioccio spirituale il Fiori Romano.

    FlavioRoma

    11-06-2008 at 20:21


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