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Di matematica ma non soltanto…

Talete e la piramide – 3ª e ultima parte

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Piramidi_e_Talete

La feluca ridiscende lentamente il corso del Nilo, stavolta favorita dalla corrente, tant’è che gli unici a governare sono i due timonieri, mentre i rematori nubiani stanno tranquillamente seduti o sdraiati sul fondo della barca, intonando in coro le nenie caratteristiche della loro terra. Mentre il sole, suo fedele compagno e mentore delle ultime ore, scompare dietro l’orizzonte alla sua sinistra e una pallida falce di luna appare alla sua destra, Talete rimugina sugli avvenimenti appena passati, pensando a come poter sfruttare il procedimento appena messo a punto, una volta tornato in patria. E con un sorriso appena accennato sulle labbra si addormenta, cullato dalle increspature e ninnato dal mormorio del fiume sacro.

Il mattino successivo la feluca approda nel porto fluviale di Sais; Talete, appena sbarcato, si affretta a far visita all’agrimensore Senenmut; lo trova nel suo laboratorio, circondato dai collaboratori mentre insieme controllano lo stato di salute delle mappe catastali, tanto importanti per l’economia egiziana.

– Caro amico, sono tornato portandoti in dono una stupenda notizia.

– Dimmi pure, saggio Talete!

– Ora sappiamo la dimensione in altezza della piramide del faraone! Esattamente 528 cubiti e 6 dita.

Naturalmente Senenmut gli chiede spiegazioni su come abbia fatto a ottenere quella misura e Talete, quasi minimizzando, glielo spiega per filo e per segno. L’agrimensore ascolta attentamente il racconto del greco, poi fa:

– E pensare che questa proprietà di cui parli noi la conosciamo, tant’è che la usiamo per realizzare le nostre mappe catastali; ma a nessuno di noi è mai venuto in mente di usarla per uno  scopo diverso! Ti siamo debitori, Talete; vedrai che quando riferirò questa tua scoperta al faraone ti ricoprirà d’oro!

– Non voglio oro, caro amico; mi basta tornarmene nella mia Mileto portando quanto più papiro sarà possibile. Sai, ne ho un disperato bisogno; i rotoli che mi arrivarono l’ultima volta sono ormai da tempo terminati e per vergare i miei pensieri e  i miei calcoli mi sono ridotto a utilizzare di nuovo le pessime tavolette di argilla disseccata.

E fu così che il faraone organizzò per Talete un trasporto straordinario di papiro: ben dieci feluche navigarono verso Alessandria, con i bordi rasenti la superficie del fiume, tanto erano cariche di quei rotoli così preziosi! Talete dovette affittare molte navi per tornare a Mileto con tutto il carico, ma per il resto della sua vita non ebbe più bisogno di altro papiro, anzi divenne agiato, rivendendo quello che non gli serviva!

Note conclusive

Le uniche date possibili affinché alla latitudine di Giza (circa 30°N) il sole a mezzogiorno avesse un’inclinazione di 45° (necessaria perché l’ombra di un oggetto abbia una lunghezza pari all’altezza dell’oggetto stesso) sono il 21 novembre e il 20 gennaio; il mio posizionamento del viaggio di Talete in estate è stato quindi una licenza poetica, perché mi piaceva l’idea che navigasse il Nilo in periodo di piena… (È vero anche che, utilizzando un ragionamento più generale, avrebbe potuto effettuare il calcolo in qualsiasi data; ma poi il racconto sarebbe divenuto troppo pesante!)

Così come licenza poetica è l’aver descritto come ho fatto il porto di Alessandria; la città venne costruita da Alessandro Magno nel IV secolo p.e.v., dunque oltre un secolo dopo il supposto viaggio di Talete; a quell’epoca la città non esisteva e il porto, probabilmente, era poco più che un approdo naturale.

La proprietà di similitudine dei triangoli sfruttata da Talete per calcolare l’altezza della piramide di Cheope era certamente conosciuta dagli egizi, dato che questi la dovevano necessariamente sfruttare per disegnare le mappe necessarie a ricostruire i confini dei terreni allagati dal Nilo; anzi, alcuni studiosi ritengono addirittura che essa fosse già nota ai Caldei intorno al X secolo p.e.v. Sembra poi che Talete abbia sfruttato la stessa proprietà per calcolare la distanza di una nave dalla costa. (Ma di questa cosa, chissà, magari vi parlerà Archimede in un suo prossimo post… )

La parola italiana "carta" deriva dal greco χάρτης (khartes), che indicava la carta prodotta, partire dall’VIII secolo e.v. con i cascami della lavorazione del lino e del cotone; ma dalla parola "papiro" derivano i termini per definire il supporto di scrittura in moltissime altre lingue europee: francese (papier), inglese (paper), tedesco (papier), spagnolo e portoghese (papel), ceco (papír) ecc.

Concludo riportando un’epigramma di Diogene Laerzio sulla morte di Talete avvenuta, si narra, mentre stava assistendo alle gare dei 58ͥ Giochi olimpici:

"Assistendo un tempo a una gara ginnica, Zeus Elio,
il sapiente Talete strappasti dallo stadio.
È bene che tu l’abbia accolto: ormai vecchio,
dalla terra non vedeva più le stelle."

E lo stesso Diogene narra che sulla sua tomba vi fosse scritto:

"Piccola tomba, ma di gloria grande come il cielo,
questa di Talete il sapientissimo."

(Fine – Le puntate precedenti sono state pubblicate il 21 maggio e il 23 maggio)

[Liberamente elaborato a partire da Raccolta delle vite e delle dottrine dei filosofi di Diogene Laerzio, Storie di Erodoto di Alicarnasso, Il teorema del pappagallo di Denis Guedj]

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Written by matemauro

27-05-2008 a 21:48

12 Risposte

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  1. fantastico ! l’aspettavo ! ora tocca ad .. archimede 😉

    h2no3

    27-05-2008 at 21:15

  2. Grazie prof.
    Riguardo i calcoli non è che ho capito molto,
    dovrei soffermarmi un pò di più.

    Le licenze poetiche ti sono perdonate in virtù della relativa semplicità con cui tratti argomenti non proprio leggeri.
    Il vecchio Talete di Mileto lo ricordo anche come filosofo: ma se viaggiava tanto quando filosofeggiava?:-)

    fiorirosa

    28-05-2008 at 00:11

  3. romanzata così è piacevole e scorrevole…bravo prof., ma la matematica nooo!

    lateresa

    28-05-2008 at 09:13

  4. … giuro che ti leggo quasi sempre.. mi sforzo ma non ci sono..tutto ciò che ha che fare con la matematica mi manda in crisi (anche se questo aneddoto è bellissimo..) per non parlare dei tuuoi quiz…ma proprio per questo è eccitante e mi diverte un sacco..per cui …continua così !!!
    UN grandissimo abbraccio11

    walliped

    28-05-2008 at 09:15

  5. Bravo Mauro, quattro anni fa come oggi ero a in Egitto, è stata una bella vacanza !!!
    Un abbraccio Lucia

    lucy1957

    28-05-2008 at 10:03

  6. Il finale dimostra il suo grande senso degli affari…
    D’altronde a uno se gli dai carta bianca…!

    mircomirco

    28-05-2008 at 10:29

  7. Sssemplicemente geniale!

    sottolanevepane

    28-05-2008 at 11:20

  8. “NI facisti muccàri i cosi ca cucchiàredda”!!
    Traduzione( così anch’io faccio capire che conosco più di una lingua): Ci hai imboccato con il cucchiaino!!
    Praticamente con saggezza ci hai fatto capire tutto.È vero che noi non matematici abbiamo difficoltà a capire certe cose.ma è anche vero che dipende sempre da chi spiega o come in questo caso scrive; non solo sei fruibile ma ci hai fatto credere che il fatto sia avvenuto in una stagione ed invece era un’altra: bugiardo ed eccezionale!
    Non posso non citare però l’importanza del papiro visto che oggi tutto viene digitato e archiviato in files,per quei tempi portarsi dietro i pensieri scritti su tavolette di terracotta doveva essere alquanto faticoso,e ora capisco quanto!
    Complimenti Mauro!!

    tamango

    28-05-2008 at 12:20

  9. grazie
    ignoravo che fosse un ultras attempato
    ciao

    yetbutaname

    28-05-2008 at 18:15


  10. Sono passata per salutarti, domani leggerò il tuo post, oggi mi è proprio sfuggito.
    Buonanotte Mauro!

    tumbergia

    28-05-2008 at 23:09

  11. Lo so, certo lo so che una spaghettata di cavoli miei è cosa che alle persone a cui mi riferisco quando “posteggio” sarebbe assai gradita, ma io poi su che cosa faccio la satira?

    continua nel mio blog…

    ciao da Margherrrita

    margherrrita

    28-05-2008 at 23:21

  12. Affascinata dal tuo racconto.
    *****
    “Assistendo un tempo a una gara ginnica, Zeus Elio,
    il sapiente Talete strappasti dallo stadio.
    È bene che tu l’abbia accolto: ormai vecchio,
    dalla terra non vedeva più le stelle.”

    E lo stesso Diogene narra che sulla sua tomba vi fosse scritto:

    “Piccola tomba, ma di gloria grande come il cielo,
    questa di Talete il sapientissimo.”

    A quanto pare sulla morte ci sono notizie certe.
    Buona notte!
    Il prossimo racconto?

    tumbergia

    29-05-2008 at 21:08


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