matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Tre miti del cinema

with 16 comments

fonda

Henry Jaynes Fonda (Grand Island, 16 maggio 1905 – Los Angeles, 12 agosto 1982) è stato un attore statunitense.

Inizia a recitare in teatro e debutta a Broadway nel 1934 e nel cinema nel 1935, nella commedia The Farmer Takes a Wife. A Hollywood interpreta subito ruoli da protagonista, in drammi come Sono innocente, di Fritz Lang, commedie (Nel mondo della luna), film d’avventura (Il falco del nord) e film storici come Figlia del vento di William Wyler sulla guerra di secessione, legandosi al personaggio del giovane onesto e leale, il ragazzo di buona famiglia timido ma tenace.

Nel 1939 viene scelto da John Ford per Alba di gloria, in cui fornisce una memorabile interpretazione nei panni del giovane Lincoln, mitizzato padre della patria, archetipica figura dell’eroe americano. Lo stesso anno è in Jess il bandito, western che lancia la leggenda di Jesse James. Ford lo dirige ancora in La più grande avventura, sulla guerra di indipendenza americana, nel quale la storia si fonde con le vicende familiari di una coppia di coloni, e in Furore, tratto da un romanzo di John Steinbeck, che gli vale una nomination come migliore attore, per aver saputo dare corpo efficacemente al disorientamento del protagonista e alla sua presa di coscienza della lotta di classe.

Con Sfida infernale ritorna a lavorare con Ford: il western porta sullo schermo la leggendaria sfida all’O.K. Corral tra lo sceriffo Wyatt Earp e i banditi Clanton. Nel 1956 lo si vede in Guerra e pace, colossale trasposizione dell’opera di Lev Tolstoj girata a Cinecittà.

Accusato ingiustamente di rapina in Il ladro di Alfred Hitchcock, passa dall’accusa alla giuria in La parola ai giurati, esordio alla regia di S. Lumet, dove riesce a comunicare i suoi dubbi sulla colpevolezza dell’imputato mulatto agli altri giurati, scalzandone i pregiudizi. Dopo alcuni film di guerra (La battaglia dei giganti, Prima vittoria) lavora con Sergio Leone in C’era una volta il West in cui interpreta il killer senza scrupoli dalla parte dei cattivi: un ruolo negativo che ribalta la sua immagine consueta di paladino del bene. Si misura poi con il poliziesco (Squadra omicidi, sparate a vista! di Don Siegel) e di nuovo con il western: è lo sceriffo in Uomini e cobra di Mankiewicz.

Molti i lavori anche negli anni ’70, tra cui si ricordano il parodistico Il mio nome è nessuno di Tonino Valerii, e Fedora, film testamento di Billy Wilder. Nonostante la qualità delle sue numerosissime interpretazioni, deve attendere il 1981 per l’Oscar alla carriera e il 1982 per quello come migliore attore nella parte del professore in pensione in Sul lago dorato, in cui recita insieme alla figlia Jane e a Katharine Hepburn.


gabin-morgan

Jean Gabin (Parigi, 17 maggio 1904 – Neuilly-sur-Seine, 15 novembre 1976) è stato un attore francese, fra i più rappresentativi della storia del cinema.

Grazie al padre, artista di primo piano dei caffè concerto parigini, entra nel 1924 nel "tempio" delle Folies Bergère come figurante. Apprende poi le basi del mestiere nelle compagnie di giro e sulle assi dei cabaret e dei music-hall e dal 1930 ottiene diverse parti come comprimario sui set, soprattutto in commedie brillanti e musicali. Nel 1934 incontra Duvivier, regista che assieme a Renoir e Carné si accingeva a codificare drammaturgicamente gli elementi peculiari del clima e del sentimento della Francia "frontista" di quegli anni nella corrente cinematografica del "realismo poetico", di cui con i suoi memorabili personaggi diviene l’attore simbolo.

Il sodalizio con Duvivier comincia da Il giglio insanguinato, opera ancora di taglio romantico ma già marcata dalla capacità del protagonista di recitare "per sottrazione", conferendo cioè profondità e intensità al carattere da interpretare con minimi accenni gestuali e il semplice magnetismo dello sguardo ("alla Gabin" appunto), che diviene celebre poiché i suoi occhi celesti, grazie alle luci di scena e alla pasta morbida della pellicola in bianco e nero, divengono quasi trasparenti e carichi di intenzioni. Ecco così prendere vita il Pépé le Moko di Il bandito della Casbah, fuorilegge che si immola per amore (il ruolo e il film vennero poi rispettosamente e stupendamente parodiati da Totò, nei panni di Pepè le Mokò, in Totò le Mokò, in cui una scena mi si staglia nella memoria visiva: Totò che balla la java con non ricordo quale attrice).

Tocca poi a Renoir plasmare ulteriormente la sua arte nel capolavoro La grande illusione e a Carné in Il porto delle nebbie e Alba tragica, facendogli interpretare eroi tristi e malinconicamente rassegnati, atti a incarnare le emozioni e le paure di una orgogliosa nazione che si stava avviando alla imminente occupazione nazista.

Il cinema transalpino post-bellico e degli anni 50 lo trovano intento a ritarare i suoi personaggi su registri meno mitizzanti e più consoni a una nuova stagione, anche anagraficamente segnata dalla maturità. Le occasioni in tal senso non tardano a presentarsi: da Grisbi, storia dell’ultimo fatale colpo di un rapinatore invecchiato, fino alla miniserie dedicata al pacato e sensibile funzionario di polizia creato da Georges Simenon, inaugurata con Il commissario Maigret. Nella galleria dei suoi personaggi memorabili è poi da ricordare il Jean Valjean di I miserabili. Nei ruoli successivi passa con consumata maestria da toni più leggeri e satirici (Le grandi famiglie) a maschere di drammatica autorevolezza come in L’affare Dominici. La sua ultima interpretazione, il grottesco La gang dell’Anno santo, è del 1976. Muore poco dopo, pianto da tutta la Francia come un eroe nazionale.


capra

Frank Capra nato Franco Romano Capra (Bisacquino, 18 maggio 1897 – La Quinta, 3 settembre 1991) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense di origine italiana.

Nato povero in un paesino della Sicilia, a soli sei anni emigrò con i genitori e i suoi sei fratelli in America in cerca di migliori condizioni di vita. La famiglia si stabilì a Los Angeles e il giovane Frank iniziò la sua ascesa verso il successo in quel paese così ricco di opportunità, secondo la favola. Dopo aver conseguito la laurea in ingegneria, restò disoccupato a causa della crisi industriale del primo dopoguerra e approdò casualmente al cinema nel 1921, quando divenne creatore di gag per il produttore Mack Sennett, e diresse due film rimasti famosi: La grande sparata e Le sue ultime mutandine, interpretati da Harry Langdon, il celebre comico dall’aspetto infantile.

Fu con Accadde una notte, insieme a una recuperata Claudette Colbert, la quale ebbe per questo l’Oscar, come lui del resto (ne ricevette altri due), che Capra scoprì quale deve essere la sua vera vocazione di regista: narratore di ottimistiche e graziose favolette che mostrano come, in un’America squassata dalla crisi, gli uomini di buona volontà possano superare ogni ostacolo. Mentre altri registi di successo nella Hollywood degli anni 30 si erano accontentati del fascino degli interpreti e di trame sfavillanti e irreali, Capra realizzò delle opere basate sulla realtà in cui il pubblico viveva, o in cui avrebbe desiderato vivere. Furono i film dell’idealismo roosveltiano, del "sogno americano". Con Accadde una notte Capra raggiunse inoltre una nuova spontaneità: le scene con Clark Gable, mordace giornalista, e Claudette Colbert, ereditiera fuggitiva, che Gable insegue prima come cronista e poi come innamorato, erano vivaci e immediate. Capra dimostrò di essersi ormai definitivamente allontanato dal clima salottiero delle sue precedenti commedie.

Le componenti del personaggio incarnato da Clark Gable, cioè la semplice rispettabilità, la propensione a godere delle piccole cose di tutti i giorni, riappaiono con maggiore evidenza in Longfellow Deeds (Gary Cooper) protagonista di È arrivata la felicità. L’eredità lasciatagli da uno zio fa sì che Deeds venga letteralmente catapultato dalla cittadina di provincia in cui abita, Mandrake Falls, nella frenetica New York. Certe sue semplici abitudini (suonare la tuba e scrivere versi sulle cartoline augurali) provocano beffe e derisione, ma i valori positivi di cui Deeds è portatore hanno il sopravvento sulla corruzione e sul cinismo che lo circondano. Colpito dalle condizioni dei contadini ridotti in miseria, Deeds decide di dividere con loro la sua fortuna, regalando a ciascuno una mucca, un cavallo, delle sementi e un pezzo di terra. La buona società di New York protesta e viene addirittura aperto un processo per dichiarare Deeds insano di mente. La sua autodifesa fornisce uno spunto per avviare un vivace dibattito sui valori della società americana, da cui emerge il populismo di Capra, la sua fiducia nell’integrità morale degli oppressi e degli sfruttati.

Il successivo film di Capra, Orizzonte perduto trova il vero significato nella sincera ispirazione che riversa nella descrizione della società utopistica, dove l’innocenza e la pace sono riconquistate. Il regista torna presto al suo genere preferito con L’eterna illusione, con il quale si aggiudicò il suo secondo Oscar come miglior regista. Con Mister Smith va a Washington Capra trasferisce direttamente nel campo della politica la sua polemica in favore dei lavoratori oppressi. Eppure nei suoi film la sua posizione politica personale era estremamente vaga; dal resto, se così non fosse stato, il successo che ottenne non sarebbe stato così grande.

Verso la fine del decennio, tuttavia, le minacce al sogno americano di Capra si fecero sempre più pericolose, visto l’imminente scoppio della Seconda guerra mondiale. Come sottolineò un critico, nemmeno lui, con la sua armonica, poteva arrestare i progetti diabolici di Hitler. E nel film Arriva John Doe l’uomo della strada stavolta viene ingannato e sconfitto. È un film amaro, che mette in guardia sui pericoli quali l’annullamento dell’individuo per la massa, lo strapotere e il cinismo dei mass media in qualsivoglia forma.

Nel 1946, dopo una brillante carriera come supervisore della serie di documentari di argomento bellico Why we Fight, l’isterismo che aveva dominato la trama di Meet John Doe era svanito. Ma evidentemente gli ideali di Capra non erano più intatti: George Bailey, il disperato e filantropo eroe di La vita è meravigliosa giunge quasi al suicidio. Solo l’intervento di un angelo, che mostra al protagonista (James Stewart) come sarebbe andata in rovina la cittadinanza di Bedford Falls se egli non fosse mai esistito, lo salva dalla morte e gli fa comprendere l’importanza della vita. Nonostante tutte le perplessità e bizzarrie che contiene, il film rimane uno straordinario esempio delle raffinate capacità tecniche di Capra e del suo amore illimitato per l’America delle piccole città di provincia.

Capra si dimostrò coerente ai suoi principi e, quando la sua libertà di autore si rivelò incompatibile con le leggi maccartiste, si rassegnò a un lungo esilio dal set, realizzando con modestia e passione una serie di documentari didattici per la televisione. Tornato al cinema nel ’59, diede prova di non aver smarrito la sua grande verve, ma aveva ormai lo sguardo rivolto al passato, come dimostra il suo ultimo film, Angeli con la pistola, appassionato e nostalgico remake di una sua commedia di trent’anni prima.

Annunci

Written by matemauro

16-05-2008 a 16:25

Pubblicato su capra, cinema, fonda, gabin

16 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Sai che qualche anno fa feci un bellissimo lavoro a teatro intitolato “Sul lago dorato” meraviglioso testo teatrale dal quale fu ricavato l’omonimo film interpretato da Henry Fonda e dalla Hepburn? In teatro io facevo il ruolo della controversa figlia, nel film impersonata da una giovane e non palestrata Jane Fonda.
    E’ stata una delle parti più belle della mia vita, intensa, profonda e carica di pathos. Se non erro con quel film Henry vinse il suo ultimo Oscar nel 1984.
    Un bacio

    Targhina

    16-05-2008 at 16:47

  2. Sono davvero ben fatti i tuoi post sul cinema. “La vita è meravigliosa” è uno dei miei film preferiti, uno dei pochi che mi commuovono davvero. Un bacio DonnaNuova.

    donnanuova

    16-05-2008 at 18:12

  3. romanticaperla

    16-05-2008 at 21:10

  4. Dopo questa magnifica carrellata di divi, non posso che omaggiare dei fiori il ricordo che ho di loro, e a te dare la buonanotte.
    Ciao Mauro!

    tumbergia

    16-05-2008 at 23:05

  5. dei tre amo frank capra, anche se gli riconosco i limiti che descrivi anche tu.
    ma riesce sempre a riportare il sorriso sulla mia faccia: quando mi son sentita disperata, vedere la vita è meravigliosa mi ha confortata ed anche aiutata a reggere.
    il che è molto di più di quanto si può chiedere ad un film.

    gattarandagia

    17-05-2008 at 06:07

  6. Tre grandi…. ma Capra viene prima degli altri due
    nella mia personalissima classifica

    buon fine settimana!

    mircomirco

    17-05-2008 at 12:36

  7. fra i tre, preferisco Jean Gabin. E’ che ho un debole per i francesi.

    iosempreio

    17-05-2008 at 19:23

  8. Sul lago dorato è un film indimenticabile, grazie Mauro.
    Buon weekend a tutti e due con un bacio di entrambi

    “>myspace comments

    aironedistelle

    17-05-2008 at 20:46

  9. tanto per non smentirmi ;°)))

    aironedistelle

    17-05-2008 at 20:48

  10. Henry Fonda mi piace tanto tra i vecchi attori

    Aveva stile

    complimenti per i post

    TiffanyH

    17-05-2008 at 21:29

  11. tre miti eccome… tra i tre forse la mia preferenza va al gabin…
    Buon fine settimana

    simonebocchetta

    17-05-2008 at 22:26


  12. Ahhhh,Gabin Gabin…non mi far parlare!!

    tamango

    18-05-2008 at 00:57

  13. tre persone grandi, che dire, oggi di attori ce ne sono a buzzeffa, ma sono molto diversi da quelli di una volta, ma cmq molto bravi.:-)
    buona domenica.
    il mio pc pultroppo non mi apre internet, appena posso, tornerò a commentare, ora rubo alcuni minuti sul posto di lavoro(!!!):-))
    a presto.

    vanda

    utente anonimo

    18-05-2008 at 01:59

  14. Molto Interessante.

    lucy1957

    18-05-2008 at 08:55

  15. Eccomi, sono passata e ti lascio il mio commento. Adoro Henri Fonda.
    Anche la figlia, Jane, è fantastica.
    Sugli altri due non ho niente da dire.
    Commento laconico?
    Che t’importa. Intanto c’è.
    baci.

    cugpref

    18-05-2008 at 14:19

  16. Indimenticabile,a proposito di Herny Fonda, la sua prima apparizione in C’era una volta il west di Leone, quando la cinepresa parte dalle sue spalle e, sulle note splendide di Morricone, gli gira intorno fino a sorprendere lo spettatore con un primo piano fulminante…geniale…

    MonsierVerdoux

    28-02-2009 at 18:47


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: