matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Cesare Pascarella

with 8 comments

Pascarella

Cesare Pascarella (Roma, 28 aprile 1858 – Roma, 8 maggio 1940) è stato un poeta e pittore italiano.

Ragazzino, l’avevano messo a studiare in seminario, a Frascati: scappò via. A leggere la sua produzione poetica non pare che quella prima esperienza lo abbia conciliato con gli ambienti religiosi. Studiò poi all’Istituto di Belle arti, ma era molto più attratto dalla vita artistico-mondana della città che dagli studi accademici.

La nuova capitale ribolliva di novità, di idee, di progetti, di smanie: il ventenne Pascarella vi si tuffò e cominciò a frequentarne gli artisti mondani e innovatori, partecipando alle attività dei XXV della campagna romana (dove era noto per i suoi asinelli), nome di un gruppo di artisti nato nel 1904 con il proposito di rinnovare la tradizione pittorica nella raffigurazione "dal vero" dei luoghi nei dintorni di Roma e che proseguì la sua attività fino al 1930. Nel frattempo frequentava il Caffè Greco, stringendo rapporti con gli artisti più simili a lui per irrequietezza e bisogno di nuovo, collaborando con la Cronaca bizantina e successivamente con il Fanfulla della domenica, che pubblicano le sue prime cose.

La nota caratteristica della sua personalità è l’irrequietezza: dopo il viaggio in Sardegna del 1882 alla scoperta di un mondo considerato misterioso ed arcaico, continua a viaggiare moltissimo (India – pare che partendo avesse lasciato appeso alla porta dello studio un biglietto che diceva pressappoco così: “vado un momento in India e torno subito” -, Giappone, Stati Uniti, Cina, Argentina, Uruguay), annotando nei suoi Taccuini disegni e osservazioni acute e caustiche. Tuttavia l’uomo è profondamente legato alla sua città, scenario privilegiato di molte sue opere, e abitò per tutta la vita in Campo Marzio, tra via dei Portoghesi, via dei Pontefici all’Augusteo, via della Scrofa, via Laurina, via del Corso.

Pubblica, nel frattempo: Villa Gloria (Villa Glori), 25 sonetti sul tentativo dei Fratelli Cairoli di liberare Roma, nel 1893 il lavoro più noto, La scoperta de l’America (di cui dà letture pubbliche sempre più richieste), ma anche elzeviri, resoconti, collaborazioni. È anche un grande camminatore (e i resoconti di queste esperienze finiscono ugualmente nei taccuini e nella sue collaborazioni giornalistiche) e poi recita in teatro.

Già prima della grande guerra, tuttavia, attorno al 1911, l’insorgente sordità, una sua nativa inclinazione alla solitudine e probabilmente la crescente consapevolezza di essere ormai uomo di un’altra epoca, definitivamente tramontata, portano Pascarella a sottrarsi del tutto alla mondanità letteraria romana, nonostante le sollecitazioni di amici e ammiratori. Lavora a Storia nostra, poema che non accetterà mai di pubblicare neppure per saggi e resterà incompiuto, e di cui usciranno postumi 267 sonetti dei 350 previsti. Continua le sue lunghe passeggiate per la campagna romana. Studia l’inglese per poter leggere in originale Stevenson e Conrad. Si appassiona al volo. Non perde i contatti con gli amici, anche se gli scambi consistono ormai in foglietti sui quali il suo interlocutore scrive domande o osservazioni: il poeta risponde con ampiezza, se la domanda gli piace – o ripiega il foglietto stretto stretto e passa ad altro.

Nel 1930 è nominato accademico d’Italia, e nonostante la sordità e la misantropia crescente, partecipa con costanza alle riunioni alla Farnesina. Muore a Roma l’8 maggio 1940, in solitudine.

Insieme a G.G. Belli e Trilussa forma la "Sacra triade" delle poesia dialettale romanesca. Non faccio mistero di ispirarmi molto a lui, per le mie poèsie in vernacolo…

Pascarella trattò, con estremo gusto e un’acuta ironia, argomenti di vita popolare, soprattutto proponendo grandi imprese viste con gli occhi della gente e contribuì con un sorriso a far ragionare le persone più con il cuore che con il cervello; l’uso semplificato del dialetto rispetto a quello di Belli (da qui il successo anche nelle città del nord) lo pose all’attenzione dei letterati di quel periodo, tra cui Pirandello, Verdi e Carducci.

Per chi avesse voglia qui c’è l’intero poema La scoperta de l’America; ve lo raccomando (sono 50 sonetti), perché è spassosissimo! Questo è un assaggio (siamo al punto della storia in cui l’equipaggio di Colombo, sbarcato finalmente in America, entra in contatto con gli indigeni):

XXIX
– E quelli? – Quelli? Je successe questa:
Che mentre, lì, frammezzo ar villutello
Cusì arto, p’entrà’ ne la foresta
Rompeveno li rami cor cortello,

Veddero un fregno buffo, co’ la testa
Dipinta come fosse un giocarello,
Vestito mezzo ignudo, co’ ‘na cresta
Tutta formata de penne d’ucello.

Se fermorno. Se fecero coraggio…
– A quell’omo! – je fecero, – chi sete? –
– Eh, – fece, – chi ho da esse? So’ un servaggio.

E voi antri quaggiù chi ve ce manna? –
– Ah, – je dissero, – voi lo saperete
Quando vedremo er re che ve commanna. –

XXX
E quello, allora, je fece er piacere
De portalli dar re, ch’era un surtano,
Vestito tutto d’oro, co’ ‘n cimiere
De penne che pareva un musurmano.

E quelli allora, co’ bone maniere,
Dice: – Sa? Noi venimo da lontano,
Per cui, – dice, – voressimo sapere
Si lei siete o nun siete americano. –

– Che dite? – fece lui, –  de dove semo?
Semo de qui, ma come so’ chiamati
‘Sti posti, – fece, – noi nu’ lo sapemo. –

Ma vedi si in che modo procedeveno!
Te basta a dì che lì c’ereno nati
Ne l’America, e manco lo sapeveno.

E questo invece è l’inizio di Storia nostra:

I
Quelli? Ma quelli, amico, ereno gente
Che prima de fa’ un passo ce pensaveno.
Dunque, si er posto nun era eccellente,
Che te credi che ce la fabbricaveno?

A queli tempi lì nun c’era gnente;
Dunque, me capirai, la cominciaveno:
Qualunque posto j’era indiferente,
La poteveno fa’ dovunque annaveno.

La poteveno fa’ pure a Milano,
O in qualunqu’antro sito de lì intorno,
Magara più vicino o più lontano.

Poteveno; ma intanto la morale
Fu che Roma, si te la fabbricorno,
La fabbricorno qui. Ma è naturale.

II
Qui ci aveveno tutto: la pianura,
Li monti, la campagna, l’acqua, er vino…
Tutto! Volevi annà’ in villeggiatura?
Ecchete Arbano, Tivoli, Marino.

Te piace er mare? Sòrti de le mura,
Co’ du ‘zompi te trovi a Fiumicino.
Te piace de sfoggià’ in architettura?
Ecco la puzzolana e er travertino.

Qui er fiume pe’ potécce fa’ li ponti,
Qui l’acqua pe’ poté’ fa’ le fontane,
Qui Ripetta, Trastevere, li Monti…

Tutte località predestinate
A diventa’ nell’epoche lontane
Tutto quello che poi so’ diventate.

Written by matemauro

27-04-2008 a 23:28

Pubblicato su pascarella, poesia, roma

8 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. lo conosco veramente poco!!!
    grazie per questa finestra!!
    chicca

    chiccama

    27-04-2008 at 22:46

  2. la poesia già la capisco poco. in romanesco, poi…. capisco meno di niente, uff.
    forse me la cavo meglio con sheikspier in originale 😉

    iosempreio

    27-04-2008 at 23:34

  3. Ho il libro, si intitola (anzi, s’antitola) “La scoperta de l’America e altri sonetti”.

    – A quell’omo! – je fecero, – chi sete? –
    – Eh, – fece, – chi ho da esse? So’ un servaggio.

    TROPPO GRANDE!!!

    Archimede63

    28-04-2008 at 09:45

  4. hai fatto bene a ricordare Pascarella
    Della triade (io juventino ho i brividi a usare questo termine)
    è il meno ricordato…

    Abbraccione!

    mircomirco

    28-04-2008 at 10:40

  5. Come no? Il grande Pascarella!!!
    Una volta interpretai un divertente spettacolo in romanesco ispirato al suo famoso sonetto: “Er morto de campagna”, fu un successo!
    Cmq per me, nel mio cuore il più grande resta sempre er sor Salustri -Trilussa, tuttavia degni di nota anche se meno “immediati” restano Pascarella e Zanazzo. Il Belli? Beh il Belli è altra cosa! Ma qui dovremmo parlare per ore!!!!
    P.S. Bellissimo il post sul Natale di Roma, mitico mauro!

    Targhina

    28-04-2008 at 12:31

  6. Quando ho letto il post su Pascarella mi sono sentita un po’ in colpa, non riuscivo a trovare per lui una collocazione nella mia memoria, poi ho letto che è assai meno famoso di Belli e Trilussa persino fra la stessa gente di Roma e a questo punto mi sono sentita più leggera, ma… allora mi son detta:
    – Vuoi vedere che Mauropiadi è sceso sulla terra per bacchettarci?
    – Bene! Se il suo scopo è di aprirci a più vaste conoscenze, aggiungo:
    – Benvenuto su splinder!
    Ma, ahimé, anzi, ahinoi, dacci il tempo di approfondire gli argomenti!
    Pascarella adesso mi ritorna in mente… ma tornerò appena avrò qualcosa che mi affiorerà in modo naturale, senza ricerca. Un salutone!!!

    tamango

    28-04-2008 at 13:31

  7. Mauro il tuo apporto culturale mi apre sempre la mente.
    E il desiderio di arricchirmi aumenta, grazie.

    bulumba

    28-04-2008 at 13:35

  8. avevo commentato. Non ti è arrivato ? Ho premuto un tasto sbagliato? mah! Ho trovato e letto tutto “La scoperta de l’America” . Ho trovato anche e letto alcuni sonetti. Che forza! Meglio di Trilussa
    ciao

    cugpref

    28-04-2008 at 18:50


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: