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William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 26 aprile 1564 – Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616) è stato un drammaturgo e poeta inglese.

È considerato uno dei più importanti drammaturghi di sempre. Delle sue opere ci sono pervenuti 38 testi teatrali, 154 sonetti e una serie di altri poemi. Benché fosse già molto popolare in vita, divenne incredibilmente famoso dopo la sua morte e i suoi lavori furono esaltati e celebrati da numerosi e importanti personaggi dei secoli seguenti; è spesso considerato il poeta rappresentativo del popolo inglese, soprannominato il Bardo oppure il Cigno dell’Avon.

Studiosi ortodossi sostengono che scrisse la maggior parte dei suoi lavori tra il 1586 e il 1612, benché la cronologia esatta delle sue opere sia ancora al centro di numerosi dibattiti, così come la paternità di alcune di esse. È considerato uno dei pochi scrittori capaci di eccellere sia nelle tragedie che nelle commedie, oltre a essere uno dei pochi autori capaci di combinare il gusto popolare con la complessa caratterizzazione dei personaggi, la poetica e la profondità filosofica.

Le sue opere sono state tradotte nelle maggiori lingue e inscenate in tutto il mondo. Inoltre è lo scrittore maggiormente citato nella storia della letteratura inglese e molte delle sue espressioni linguistiche sono entrate nella lingua quotidiana inglese. Negli anni, molti studiosi si sono interessati alla vita di Shakespeare, portando alla luce questioni riguardo alla sua sessualità e religiosità.

Visse nel periodo in cui si realizzava il passaggio dalla società medievale al mondo moderno. Le notizie sulla sua vita sono poche e frammentarie; ciò ha provocato una notevole discussione sulla sua persona ed alcuni hanno messo addirittura in dubbio la sua stessa esistenza. Un William Shakespeare è citato tra gli attori della compagnia teatrale The Lord Chamberlain’s Men; la gran parte degli storici concorda che l’attore e lo scrittore siano la stessa persona.

Esistono alcuni indizi che entrambi i rami della famiglia avessero simpatie per la Chiesa Cattolica Romana. Probabilmente frequentò la scuola locale. Non ricevette un’educazione molto estesa ma conosceva la logica, la grammatica, la retorica e soprattutto il latino. Non si può affermare con certezza che frequentò l’università. Quando la famiglia ebbe dei problemi economici, William non solo aiutò il padre nei suoi affari ma si fece assumere anche come assistant master nella scuola locale.

La maggior parte degli accademici ritiene che lo Shakespeare nato a Stratford on Avon sia l’autore materiale delle opere che gli furono attribuite. Tuttavia, a causa della scarsità di notizie sulla sua vita e la sua istruzione, sono stati avanzati diversi dubbi sulla vera identità di William Shakespeare. A partire dal XVIII secolo questi temi sono stati ampiamente e accanitamente dibattuti dagli studiosi. Persino i dipinti che appaiono con il nome "William Shakespeare" nella National Gallery di Londra potrebbero non rappresentarlo veramente.

In particolare come autori delle opere sono state avanzate le candidature di:

– Edward de Vere, 17° conte di Oxford, colto nobiluomo della corte elisabettiana che avrebbe potuto continuare la propria giovanile attività poetica sotto uno pseudonimo per motivi di decoro;
– Francis Bacon, celebre filosofo e scrittore, che avrebbe scritto le opere teatrali sotto uno pseudonimo;
– Christopher Marlowe, altro autore teatrale che non sarebbe morto nel 1593 come si ritiene, ma avrebbe svolto attività di spionaggio per la corona e avrebbe continuato la propria attività letteraria con un falso nome;
– un immigrato siciliano di nome Michelangelo Florio: questa ipotesi è stata avanzata recentemente da un professore liceale siciliano in pensione, Martino Iuvara. Linguista e nato a Messina nello stesso anno di Shakespeare, figlio di Giovanni Florio e Guglielma Crollalanza (dal cognome della madre avrebbe tradotto Shakespeare), Michelangelo Florio sarebbe stato costretto a fuggire presso un parente in Inghilterra a causa della sua fede calvinista. Questa tesi ha avuto un certo rilievo giornalistico (nell’aprile del 2000 anche The Times si è dedicato all’argomento), ma poco in campo accademico.

Sono stati fatti, tra gli altri, anche i nomi di William Stanley, conte di Derby, Ben Jonson, Thomas Middleton, sir Walter Raleigh, in collaborazione con Bacon, Mary Sidney contessa di Pembroke, e persino della stessa regina Elisabetta I.

Fatta eccezione per due poemetti giovanili (Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia), Shakespeare non si è mai curato di dare alle stampe le proprie opere; d’altra parte a quel tempo non vi era interesse a farlo: le opere teatrali erano di proprietà della compagnia e pubblicarle avrebbe significato mettere nelle mani di compagnie rivali i propri copioni. Le opere di Shakespeare oggi in nostro possesso si basano quindi su copie illegali (e spesso malandate) dell’epoca e soprattutto sulle edizioni in-folio pubblicate dopo la sua morte. La prima e più importante è quella stampata nel 1623 dai suoi amici John Heminge e Henry Condell (Mr. William Shakespeare’s Comedies, Histories & Tragedies). L’in-folio comprende trentasei opere teatrali suddivise per categoria: commedie, drammi storici, tragedie.

Nel 1609 l’editore Thomas Thorpe stampò, senza il consenso dell’autore, Sonnets, una raccolta di 154 sonetti. Scritti presumibilmente tra il 1593 e il 1595, essi sono di una validità artistica tale che da soli basterebbero per assicurare all’autore un posto rilevante nella storia della letteratura inglese e mondiale in genere. I sonetti, trasfigurando nel mezzo letterario gli stati d’animo dell’autore, rappresentano l’unica opera autobiografica di Shakespeare; d’altra parte, come sottolineato da diversi critici, l’intera raccolta è da considerarsi anche come libro filosofico, colmo di implicazioni meditative.

Sonetto 99

The forward violet thus did I chide:
Sweet thief, whence didst thou steal thy sweet that smells,
If not from my love’s breath? The purple pride
Which on thy soft cheek for complexion dwells
In my love’s veins thou hast too grossly dyed.
The lily I condemned for thy hand,
And buds of marjoram had stol’n thy hair:
The roses fearfully on thorns did stand,
One blushing shame, another white despair;
A third, nor red nor white, had stol’n of both
And to his robbery had annex’d thy breath;
But, for his theft, in pride of all his growth
A vengeful canker eat him up to death.
More flowers I noted, yet I none could see
But sweet or colour it had stol’n from thee.

Così ho rimproverato la violetta audace:
ladra soave, da dove hai sottratto quel dolce tuo profumo
se non dal respiro del mio amore? Il rosso orgoglio
che per il suo colore dimora sulla tua soffice gota
certamente l’hai preso dalle vene del mio amore.
Ho accusato il giglio di aver rubato la tua mano,
e i fiori di maggiorana, i tuoi capelli;
le rose timorose si ergevan sulle spine,
una rossa di vergogna, l’altra bianca di paura;
una terza, né rossa o bianca, entrambe aveva rubato
e al frutto della rapina aveva aggiunto il tuo respiro;
ma per quel furto, nel vigore della sua crescita,
vindice un verme la divorò a morte.
Altri fiori ho notato, ma non ne vidi uno
che non ti avesse rubato il colore o il profumo.

[la traduzione è mia, come al solito…]

Written by matemauro

26-04-2008 a 00:27

Pubblicato su poesia, shakespeare

18 Risposte

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  1. BRAVO!!!!!

    tamango

    25-04-2008 at 23:37

  2. solo una testa da poeta può ascoltare un altra testa da poeta
    dall’ aldilà (io li chiamo incontri di domani)
    per quel che vale, splendida traduzione
    buona notte.

    lacolombaia

    25-04-2008 at 23:38

  3. per quel che vale il mio parere, ecco. ovviamente.
    mi scuso.

    lacolombaia

    25-04-2008 at 23:38

  4. Grazie per questa lezione, interessante, anche se credo che non ci siano poi tutti questi segreti,
    conoscere profondamente una persona non cambia ciò che ha lasciato, capolavori.
    Buon fine settimana
    ah passa da me, il libro è nato
    Ciao

    girasolenero

    26-04-2008 at 07:37

  5. ciao, grazie a te ,comincio ad avere …confidenza con Shakespeare, prima quasi sconosciuto! (che vegogna). un abbraccio.

    lateresa

    26-04-2008 at 08:33

  6. lucy1957

    26-04-2008 at 09:11

  7. Bella, carnale.
    Buon compleanno al Sommo Poeta.

    annamaria2

    26-04-2008 at 09:24

  8. Dopo il primo ed impulsivo bravo a te per la traduzione, torno per soffermarmi solo per un po’ su Shakespeare,ma solo indegnamente!
    Si ,grande,grandissimo Shakespeare,che importa ciò che hanno detto di lui?Pare che non si sia mai mosso da Stratford,ah, se potessi solo per un po’ somigliargli gli direi rivolgendomi alla violetta :”ladra soave, da dove hai sottratto quel dolce tuo profumo
    se non dal respiro del mio amore”?
    Sono senza parole! Nulla reggerebbe il confronto ne la ricerca!

    tamango

    26-04-2008 at 11:08

  9. non si può prescindere dal grande drammaturgo inglese…. reso poi ancora più immortale dal cinema nello scorso secolo….

    Francesco071966

    26-04-2008 at 13:32

  10. Forse Shakespeare, come Omero, era una cooperativa di artisti vari, ma preferisco pensare, in termini romantici, che in entrambi i casi si debba ringraziare una persona sola.
    In fondo Leonardo è esistito per davvero.

    sottolanevepane

    26-04-2008 at 14:11

  11. …che post interessante…

    rosarecisa

    26-04-2008 at 16:43

  12. complimenti nuovamente per la traduzione. è sempre un bel leggere qui da te.
    buon week end 🙂

    FIOREDAUTUNNO

    26-04-2008 at 16:54

  13. GIULIETTA: Quale soddisfazione puoi avere questa notte?
    ROMEO: Il cambio del tuo fedele voto di amore col mio.
    GIULIETTA: Io ti diedi il mio, prima che tu lo chiedessi; e tuttavia vorrei non avertelo ancora dato.
    ROMEO: Vorresti forse riprenderlo? Per qual ragione, amor mio?
    GIULIETTA: Solo per essere generosa, e dartelo di nuovo. Eppure io non desidero se non ciò che possiedo; la mia generosità è sconfinata come il mare, e l’amor mio quanto il mare stesso è profondo: più ne concedo a te, più ne possiedo, poiché la mia generosità e l’amor mio sono entrambi infiniti.

    DonnaFelice

    26-04-2008 at 20:02

  14. Bellissima traduzione, migliore di quella del mio libro.

    18emme75

    26-04-2008 at 20:48

  15. L’ho portata a papà, la tua violetta.
    Grazie Mauro, sono tornata.
    Un bacio a tutti e due
    laurè

    aironedistelle

    26-04-2008 at 21:14

  16. Tra l’altro, mi pare di aver letto che l’ipotesi “Michelangelo Florio” spiegherebbe molto bene la conoscenza di luoghi, usi e costumi di certe parti d’Italia (Verona, Venezia, ecc.)

    Archimede63

    26-04-2008 at 21:28

  17. @Archimede: sì, ma è vero anche che la cultura italiana all’epoca era dominante, si era appena usciti dal Rinascimento, una persona di cultura come sicuramente era Shakespeare (chiunque fosse…) non poteva non conoscere leggende, miti e tradizioni popolari che venissero dall’Italia (qualcosa di analogo avvenne poi con il Romanticismo, ma allora fu parimenti importante la tradizione tedesca); l’ipotesi “Florio” in realtà non ha ricevuto molto credito, a parte la breve notorietà derivante dall’articolo sul Times.

    MauroPiadi

    26-04-2008 at 21:36

  18. Carissimo un saluto e un augurio di buona domenica!

    DavideMarciano

    26-04-2008 at 22:00


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