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Tortura, pena di morte, illuminismo ecc…

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Cesare Beccaria nasce a Milano nel 1738 in una famiglia agiata. Frequenta il collegio gesuita Farnesiano di Parma e a 20 anni si laurea a Pavia in giurisprudenza. È animatore, insieme ai fratelli Pietro e Alessandro Verri, dell’Accademia dei Pugni e del giornale Il Caffè che esce per meno di due anni (giugno 1764-maggio 1766), ma che costituirà la fucina dell’illuminismo italiano e, con gli enciclopedisti francesi, di quello europeo. A cavallo tra il 1763 e il 1764 scrive Dei delitti e delle pene, che probabilmente è però un lavoro collettivo dei partecipanti all’Accademia.
Nel suo trattato più famoso esamina le caratteristiche della tortura e della pena di morte, frequentissime
all’epoca in tutti gli stati. Esso segna l’inizio della teoria moderna del diritto penale; ripendendo i concetti già espressi da Jean Jacques Rousseau in Il contratto sociale e da John Locke nel Secondo trattato sul governo, Beccaria afferma che al principio del diritto penale vigente all’apoca ("è punito perché costituisce reato") va contrapposto un altro principio ("è punito perché non si ripeta"), separando così il concetto di "reato" da quello di "peccato" e di "lesa maestà" e trasformandolo in un "danno" recato alla comunità sociale. Dunque, essendo il delitto una violazione dell’ordine sociale stabilito per contratto (e non per diritto divino), la pena è un diritto di legittima autodifesa della società e deve essere proporzionata al reato commesso.
Beccaria parte dal concetto della convivenza comune: gli uomini, sostiene, hanno sacrificato una parte
delle loro libertà, accettando di vivere secondo le regole della comunità, in cambio di una maggiore sicurezza e di una maggiore utilità. L’autorità dello Stato e delle leggi è quindi da considerarsi legittima finché non oltrepassi certi limiti accettati dai governati in nome del bene comune.
Partendo da questa premessa, le proposte cardine avanzate dal filosofo sono le seguenti:
– una decisa
battaglia contro l’oscurità delle leggi, perché questa conduce a una varietà di interpretazioni, spesso arbitrarie, che favoriscono gli abusi;
– la necessità di rendere pubblici i giudizi, per non dar adito a sospetti di ingiustizia e tirannide;
la necessità di estirpare il sistema delle denuncie anonime, pratica che alimenta i riprovevoli istinti della vendetta e del tradimento;
– l’opposizione netta alla tortura e alla pena di morte. La
prima non garantisce l’emergere della verità, oltre al fatto di essere una pratica disumana, poiché davanti al dolore fisico chiunque sarebbe disposto a confessare qualsiasi delitto. Riguardo la pena di morte, essa va abolita in quanto viene meno allo spirito del contratto sociale (nessun uomo è disposto a dare la propria vita in nome della convivenza comunitaria), e perché non è un deterrente efficace contro la criminalità: secondo Beccaria spaventa più l’idea di una lunga pena detentiva che non l’idea di una pena durissima, ma istantanea.
È importante anche che la pena segua in tempi brevi
il reato commesso, per non lasciare l’indiziato nell’incertezza riguardo la sua sorte e per imprimere nella mente dei cittadini la consequenzialità di colpa e pena.
Altri due principi fondamentali e innovatori del trattato sono l’attribuzione di un carattere laico alla pena e
l’importanza della prevenzione dei delitti. Beccaria separa nettamente la nozione di peccato da quella di crimine, la punizione per essere venuti meno alle leggi non ha niente a che spartire con l’espiazione di un peccato nel senso cristiano: la pena assegnata dall’autorità giudiziaria è solo un mezzo per impedire che avvengano o si ripetano determinate violazioni. Ma soprattutto è importante cercare di prevenire i crimini, educando alla legalità; bisogna fare in modo che le leggi siano chiare e facili da comprendere per tutti, che siano rispettate e temute.
In definitiva, lo scopo della pena è fare in modo che un danno commesso nei confronti della società non
si ripeta e di scoraggiarne altri: la pena non è, nella visione di Beccaria, uno strumento per "raddoppiare con altro male il male prodotto dal delitto commesso", ma uno strumento per impedire che al male già arrecato se ne aggiunga altro per opera dello stesso criminale o di altri che dalla sua impunità potrebbero essere incoraggiati. La pena è un mezzo di difesa, un mezzo di prevenzione sociale.

Ecco, queste sono alcune delle idee dell’illuminismo contro le quali si è scagliato l’attuale papa non molto tempo fa, affermando, al convegno ecclesiale di Verona, che è in atto una «nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile», e che essa «sul piano della prassi» erige «la libertà individuale a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare».
L’impegno degli illuministi fu quello di cercare di far trionfare la ragione, la tolleranza, la cultura, e di sconfiggere l’ignoranza, i privilegi, i pregiudizi, la tirannia. Si trovarono di fronte l’ancien régime e la Chiesa, il trono e l’altare. Insomma, il potere, nelle sue espressioni meno accettabili.
L’impegno del papa di oggi è esattamente l’opposto. E bene così.

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Written by matemauro

12-02-2008 a 16:26

6 Risposte

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  1. il discorso che si fa sempre piu’ per me fuori dal mondo è che una Chiesa che dovrebbe essere luce e faro verso le diversità, diventa il baluardo dell’intolleranza, del non ascolto e dell’arroganza!!!!
    con grande tristezza!!!
    chicca

    chiccama

    12-02-2008 at 17:08

  2. Se uno va via vestito come il papa lo prendono per matto…
    Se uno dice che parla direttamente ispirato da Dio tramite lo spirito santo lo prendono per matto
    Qualcosa mi sfugge…

    mircomirco

    12-02-2008 at 20:57

  3. Dal teatro, un saluto per Mauro!

    teatroinstabile

    13-02-2008 at 08:59

  4. Secondo me la Chiesa dovrebbe leggersi BENE il Vangelo, cercare di capirlo e PROVARE a metterne in pratica il contenuto.

    mtm

    13-02-2008 at 14:55

  5. Mauro, chiedo venia.
    Probabilmente la mia fede cattolica mi ostacola una vista obiettiva delle cose.
    Io personalmente ignoravo questo discorso.
    Ma, a mio avviso, le estrapolazioni del discorso fatto in quel di Verona, non affermano il contrario di “espiazione” ce va decantando il Beccaria.
    Non so, mandami il link in cui leggere il discorso papale integrale.
    Bada, con questo non voglio tentare una strenua difesa del pontefice, non ne sono all’altezza nè culturalmente parlando nè per esaustiva completezza di informazione.
    Dsmmi na mano a capire.

    bulumba

    13-02-2008 at 15:35

  6. L’attacco contro l’illuminismo è uno degli aspetti più discutibili di Papa Ratzinger, si dimentica che anche grazie all’Illuminismo ed a Cesare Beccaria la Chiesa ha smesso di mettere al rogo gli eretici.

    leorotundo54

    14-02-2008 at 00:04


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