matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Una storia di oggi – Cap. 3°

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Grazie a Bandolin abbiamo il terzo capitolo; il 4° tocca alla zietta… capito? Ti aspetto!

Capitolo 3

Sbattere la porta: c’è forse un gesto più facile e più significativo? Gli era già capitato di farlo per un litigio, ma c’era una lei, lì in casa a subire la rumorosa violenza di quel gesto.

Stavolta no, il computer era pure spento. Che senso aveva, se non per se stesso… Aveva sbattuto la porta di casa sua, la casa dove viveva da solo.

Da solo con la compagnia del suo computer. Lo accendeva e faceva entrare in casa tutti i mondi possibili. Donne e uomini in cerca di una parola, un gioco, una risata, una scopata… in cerca della vita.

Forse non era arrabbiato con Antonella, ma con la sua solitudine: lavoro, chat, week-end a pulire casa e poi giù al centro commerciale per la spesa. Ci pascolava bene al centro commerciale. Tutte quelle luci, le vetrine, qualche ragazza interessante… e realizzò: siamo tutti in vetrina.

"Ognuno gira con la sua vetrina, si mette in mostra, in vendita. Apro il computer e mi metto in vetrina, passeggio e mi metto in vetrina, qualcuna mi comprerà. Ma sono un oggetto appetibile? Insomma, se io mi vedessi in vetrina, mi comprerei? No, no, no…", non fece altro che ripeterselo per tutta la sera.

"Sono un cibo scaduto, un abito abusato indossato su scarpe sfondate. Dubito di avere ancora sangue nelle vene, di avere un cuore, passioni, interessi. Eppure, eppure prima non era così… prima ero un uomo…"

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Written by matemauro

03-10-2007 a 16:19

Pubblicato su racconto a piu mani

2 Risposte

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  1. Un Uomo… o forse il sogno di un uomo… o forse l’ombra di uomo… o forse l’anelito di un uomo.
    Però si piaceva, prima… si piaceva nel suo eskimo sciupato, nei suoi fiori nei cannoni, nei suoi pace e amore, nel suo maggiolino di sesta mano con i fiori ritrattati sopra.
    Si piaceva nelle lunghe passeggiate con i suoi compagni di vita, compagni di partito, compagni di gioco.
    Si piaceva quando la mattina presto andava a comprare il solito giornale nel solito posto, quando non prendeva mai la macchina per andare a lavoro e ogni giorno tre chilometri per andare e tre per tornare, quando arrivava all’università e lo chiamavano professore, quando le sue allieve, innamorate follemente di lui, centellinavano con brama ogni suo gesto ogni sua parola.
    Adorava i suoi sogni, i suoi ideali, i suoi amori.
    E adorava ancor di più la donna, l’unica donna che avesse mai amato.
    Di donne ne aveva avute tante, negli scantinati, nei motel, sulle spiagge, sui prati, a casa di amici, nel suo letto, in letti sconosciuti; tante donne aveva usato, adorato, annusato, toccato, posseduto.. ma aveva veramente amato solo lei: una donna piccola, bassa, magrissima, non bella; una donna delicata come una farfalla e forte come una tigre; una donna che l’aveva accompagnato con i suoi abbracci strani e necessari per tanti anni.
    E quella donna si chiamava Antonella.
    E quella donna era la madre di sua figlia.
    Ora il centro commerciale, la spesa, la solitudine. Ora la vetrina, la merce, la solitudine. Ora il pc, la consulenza, la solitudine. Ora incontri virtuali, amici virtuali, bicchieri di vino virtuali. Nella sua vita, ora, di reale c’era solo la solitudine.
    Eppure l’incontro con l’Antonella virtuale l’aveva scosso, l’aveva agitato. L’Antonella virtuale, mai vista mai conosciuta. L’Antonella virtuale il cui pensiero l’aveva entusiasmato, eccitato.

    L’Antonella virtuale, il fischio del treno pirandelliano, così la definiva.

    … Continua…

    kateeella

    03-10-2007 at 16:28

  2. Un anno. Era gia’ passato tanto tempo ? Com’era possibile? …. Inverno, primavera, estate, autunno… ed era di nuovo inverno…. Antonella virtuale lo aveva fatto ridere, fantasticare, lo aveva preso per mano ed accompagnato fuori dall’inverno meteorologico e da quello della sua vita degli ultimi tre anni… lo aveva accompagnato nella sua primavera, insieme alle gemme degli alberi si erano schiuse anche emozioni che aveva soffocato per tempo e poi con l’estate si era scoperto, via le maniche lunghe, aveva voglia di prendere aria di respirare la vita e cosi’ si era lasciato andare, aveva scoperto le sue carte, le aveva detto quanto stesse bene con lei. Ma proprio come stava accadendo alle foglie, stavano anche cascando alcune maschere, sue ma anche di Antonella. Le aveva confessato di essere un docente universitario e non uno studente fuoricorso, e soprattutto le aveva confessato che lei gli ricordava terribilmente un’altra donna, la donna piu’ importante della sua vita. Voleva in questo modo farle capire che lei non era solo parole digitate su una chat ma che in qualche modo, con quel misto di leggerezza di cuore e profondita’ del suo “sentire” lo aveva … lo aveva… oddio… lo aveva conquistato? Ma forse lei si era offesa, perche’ temeva che lui vedesse in lei solo la copia di un’altra donna? O forse aveva davvero capito cosa era successo a lui e ne era atterrita perche’ per lei non era davvero lo stesso? Non se ne era reso conto e intanto aveva camminato intorno per un’ora, cominciava ad imbrunire e faceva anche un po’ freddo ma sapeva che non avrebbe atteso di ripiombare nel suo personale inverno senza far nulla. Passando davnti alla libreria vide in vetrina “Questa sera si recita a soggetto”. lo prese per un segno del suo treno Pirandelliano. Decise di tornare a quel pc e di scriverle…

    sonoetta

    03-10-2007 at 16:50


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