matemauro

Di matematica ma non soltanto…

Una storia di oggi – Cap. 2°

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Grazie a Mary per la stesura del secondo capitolo… La storia inizia a prendere forma!

Capitolo 2

Era strano il loro rapporto, ma nello stesso tempo abbastanza consueto. Ormai conoscersi in Internet, scriversi mail, chattare per mesi parlando di tutto, fare amicizia, affezionarsi un po’, era diventato normale, accadeva a tutti, ogni giorno.

Erano dunque diventati amici, molto amici, non passava giorno senza che si sentissero, se non accadeva pareva che mancasse qualcosa.

Il desiderio di incontrarla a volte lo sfiorava, ma uno strano timore lo bloccava, lo faceva retrocedere. Se non fosse stata come lui la immaginava? Se lo avesse deluso? Peggio ancora, se lui avesse deluso lei?

Ma poi, ora, che voleva? Perchè quel grido esasperato? Cosa poteva averle detto per provocare questo rancore, questo odio nei suoi confronti? Perchè le donne devono sempre essere tanto complicate?

Dario rifletteva, voleva sapere, non capiva, si avvicinava al computer, lo accendeva, voleva chiarire, insomma; Antonella, ma chi si credeva di essere per trattarlo a quel modo?

Si avvicinava alla tastiera, ma poi… che importa, non voleva più "vederlo", sentirlo? Peggio per lei, meglio così, in fondo quella storia che gli rubava troppo tempo, cominciava a stressarlo un po’, ma sì, non voleva più nemmeno risponderle, non ne valeva certo la pena…

Uscì di casa, sbattendo la porta, scuotendo la testa, con uno strano senso di ansia che gli saliva dallo stomaco. Voleva scacciare il pensiero che lo assillava, quello strano malessere, voleva scacciare Antonella. Sapeva, sentiva, che sarebbe stato meglio, molto meglio.

… (continua) …

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Written by matemauro

02-10-2007 a 23:21

Pubblicato su racconto a piu mani

Una Risposta

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  1. Eccolo:

    Sbattere la porta: c’è forse un gesto più facile e più significativo? Gli era già capitato di farlo per un litigio, ma c’era una lei, lì in casa a subire la rumorosa violenza di quel gesto.
    Stavolta no, il computer era pure spento. Che senso aveva, se non per se’ stesso. Aveva sbattuto la porta di casa sua, la casa dove viveva da solo. Da solo con la compagnia del suo computer. Lo accendeva e faceva entrare in casa tutti i mondi possibili. Donne e uomini in cerca di una parola, un gioco, una risata, una scopata…in cerca della vita. Forse non era arrabbiato con Antonella, ma con la sua solitudine. Lavoro, chat, week end a pulire casa e poi giù al centro commerciale per la spesa. Ci pascolava bene al centro commerciale. Tutte quelle luci, le vetrine, qualche ragazza interessante….. e realizzò: siamo tutti in vetrina. Ognuno gira con la sua vetrina, si mette in mostra, in vendita. Apro il computer e mi metto in vetrina, passeggio e mi metto in vetrina, qualcuna mi comprerà. Ma sono un oggetto appetibile. Insomma, se io mi vedessi in vetrina, mi comprerei? No, no, no..non fece altro che ripeterselo per tutta la sera. Sono un cibo scaduto, un abito abusato indossato su scarpe sfondate. Dubito di avere ancora sangue nelle vene, di avere un cuore, passioni, interessi. Eppure, eppure prima non era così…prima ero un uomo……….

    bandolin

    03-10-2007 at 14:32


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